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Italian newspaper reports on the case 28 Feb 2009-

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PostPosted: Sun Mar 01, 2009 2:32 am   Post subject: Italian newspaper reports on the case 28 Feb 2009-   

This is a repository for the (mostly Italian) non-English language newspaper reports about the Meredith Kercher murder trial.

This thread covers reports from 28 Feb 2009 onwards.

Each article has its own post to facilitate back-linking to when being referenced.
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PostPosted: Sun Mar 01, 2009 2:39 am   Post subject: Messaggero 28 Feb 2009 Lumuma interview   

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Sabato 28 Febbraio 2009

di LUIGI FOGLIETTI

PERUGIA - C’é, in Corte d’Assise, seduto nell’emiciclo destinato agli “addetti ai lavori”, posizionato al fianco dell avvocato Pacelli che lo assiste come parte civile, un personaggio che, fin dall’inizio del processo ad Amanda Knox e Raffaele Sollecito, é attentissimo a non perdere neppure una battuta di quanto viene detto in aula.
Capelli con taglio etnico, aria apparentemente smarrita di chi si trova in un ambiente che mette soggezione, Patrick Lumumba ieri ha dovuto rivivere alcuni momenti che lo hanno visto protagonista nei primi giorni di novembre 2007 all’indomani dell’omicidio di Meredith Kercher.
Ieri infatti si sono seduti sul banco dei testimoni il dottor Giacinto Profazio, all’epoca dei fatti dirigente della mobile,e la responsabile della sezione omicidi Monica Napoleoni, che, sottoposti alla fila di domande dei pm Giuliano Mignini e Manuela Comodi, degli avvocati difensori degli imputati Luciano Ghirga, Carlo Dalla Vedova, Marco Brusco, Giulia Bongiorno, hanno più volte evocato anche il nome di Patrick.
«Mi hanno riportato indietro nel tempo - dice Lumumba - e ripercorrendo quei giorni, ho rivissuto i brutti momenti passati. Allora mi chiedevo come potesse essere possibile che un innocente dovesse passare quegli attimi di terrore. Mi sembra di aver visto un brutto film, un film dell’orrore - spiega Lumumba - mi sono rivisto con le manette ai polsi davanti a mia moglie che teneva in braccio mio figlio, e si può immaginare il mio disagio e l’interrogativo che si poneva a mia moglie la quale, pur nella certezza della mia innocenza non sapeva quello che sarebbe accaduto di noi».
«Conoscevo Amanda - spiega ancora - lavorava da me e avevo notato solo che sembrava molto egocentrica, una che voleva essere sempre al centro dell’attenzione”.
«Non riuscivo a spiegarmi però - si avvia a chiudere - se questa conoscenza poteva bastare agli inquirenti per la mia incriminazione».
E Patrick Lumumba chiude: «Mi sono rivisto in carcere terrorizzato dal fatto che potevo non uscirne più, poi fortunatamente la verità e la ragione hanno prevalso ed oggi posso dire con tutta serenità di aver riacquistato piena fiducia nella giustizia italiana, una fiducia che io, cittadino straniero ospite in Italia, in quei momenti avevo fortemente messo in discussione».

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PostPosted: Sun Mar 01, 2009 2:50 am   Post subject: Photos from IL MESSAGGERO front page 28 Feb 2009   

Messaggero



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PostPosted: Sun Mar 01, 2009 2:54 am   Post subject: Messaggero legal export on cross-examination 28 Feb 2009   

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Sabato 28 Febbraio 2009

di GIUSEPPE CAFORIO

IL processo Meredith secondo la previsione del nostro codice di procedura penale riformato è entrato nel vivo con quella fase dibattimentale mutuata dal processo anglosassone nota con il nome di cross-examination. Con tale termine si indica l’esame incrociato da parte dell’accusa e della difesa con il coordinamento da parte dell’organo giudicante, finalizzato all’acquisizione delle prove testimoniali. In altri termini, accusa e difesa cercano, interrogando i testi, di sostenere le proprie argomentazioni, confortandole con le testimonianze di chi per varie ragioni ha avuto cognizioni dei fatti di causa. La cross-examination sostanzialmente nel nostro ordinamento ha quattro fasi: l’esame diretto della parte che ha chiesto la testimonianza, il controesame effettuato dall’altra parte che non ha richiesto quel test, il riesame costituente in nuove domande fatte dalla parte che ha richiesto il test ed infine l’interrogatorio da parte del giudice. Nell’udienza di ieri sono stati ascoltati i dirigenti della polizia giudiziaria che hanno effettuato le indagini e che quindi sono stati chiamati a rendere testionianza dalla Procura.
Mentre l’esame diretto tutto sommato è andato spedito, in sede di controesame le difese hanno fatto ricorso a tutte le tecniche dell’interrogatorio utili ad ingenerare debolezze alle argomentazioni dell’accusa. Uno dei principi cardine in materia di acquisizione delle prove testimoniali è data dal libero apprezzamento che l’organo giudicante deve fare in relazione alla credibilità del teste. Se il teste, ovviamente stuzzicato, si lascia andare a giudizi personali, sensazioni e opinioni indebolisce fortemente la propria credibilità. Il nostro codice penale prevede che il teste debba semplicemente riferire ciò di cui ha avuto cognizione diretta, astenendosi da ogni valutazione. Nell’interrogatorio di coloro che hanno effettuato le indagini reiteratamente sono emerse valutazioni personali che, se da un lato dimostravano il coinvolgimento emotivo nella vicenda Kercher, dall’altro hanno costretto più volte il presidente del collegio ad intervenire per riportare la testimonianza nell’alveo della previsione normativa.
Occorre dare atto alle difese che, ricorrendo a domande suggestive sono riuscite a provocare un pathos espositivo negli investigatori che certamente non ha influito positivamente ai fini delle posizioni dell’accusa. Occorre però dare il giusto peso a quelle che si possono definire schermaglie dialettiche nell’abito del dibattimento processuale, in quanto nella sostanza le prove testimoniali di ieri non hanno aggiunto o tolto alcunché alla dinamica processuale. Ciò significa che le posizioni dell’accusa e della difesa sono uscite sostanzialemente intatte sotto il profilo del sostegno alle proprie tesi. Quello cui stiamo assistendo rimane un processo indiziario dove difficilmente le prove testimoniali potranno aggiungere o togliere qualcosa al quadro complessivo, demandando quindi il difficile compito di rimettere insieme il puzzle degli indizi, a favore e contro, all’organo giudicante. Ci troviamo quindi di fronte al più classico dei processi indiziari dove a seconda da dove si parte si può giungere con argomentazioni geometriche e simmetriche a conclusioni diametralmente opposte. Forse l’ultima cosa che si possa escludere fin da adesso sono soluzioni mediane.
Docente di scienze

dell’investigazione
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PostPosted: Sun Mar 01, 2009 2:56 am   Post subject: Messaggero 28 Feb 2009 The Rock is Evidence   

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Sabato 28 Febbraio 2009

Anche il sasso recuperato in casa di Meredith Kercher è stato portato in aula. E’ stato il pm Manuela Comodi a farlo per mostrarlo al vice dirigente della squadra mobile di Perugia Marco Chiacchiera che ha cominciato a testimoniare nel pomeriggio. Il sasso venne trovato nella camera di una delle coinquiline italiane della vittima. Secondo la procura venne utilizzato per simulare un furto da Raffaele Sollecito e da Amanda Knox per sviare le indagini. Per le difese dei due giovani dalla finestra entrò invece chi uccise Mez, probabilmente in un tentativo di furto finito male. A dimostrare che si tratti di una simulazione sono, almeno secondo gli investigatori, dimensioni e peso della pietra: troppo grandi affinché un ladro lo potesse utilizzare per rompere un vetro così piccolo e fragile. Un vero ladro non l’avrebbe mai usato.
Sui telefoni di Meredith Kercher la polizia ha individuato messaggi inviati dalla sua famiglia che le chiedeva di rispondere dopo avere appreso dai mezzi d'informazione dell'omicidio di una studentessa inglese a Perugia. A riferire questo terribile il particolare è stata la responsabile della sezione omicidi della squadra mobile di Perugia Monica Napoleoni durante la sua deposizione al processo. «Tutti erano atterriti - ha detto la Napoleoni - tranne Amanda e Raffaele. Sembravano indifferenti a tutto, si facevano le smorfie e si sbaciucchiavano».
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PostPosted: Sun Mar 01, 2009 2:59 am   Post subject: Messaggero 28 Feb 2009 hearing   

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Sabato 28 Febbraio 2009

di ITALO CARMIGNANI
e VANNA UGOLINI

«Non ne ravvisai la necessità, erano liberi di farlo ma la loro colpezza emerse poi, dal confronto fra i due interrogatori» e lo ”spostamento” del gancetto del reggiseno in camera di Mez, (la prova più grave a carico di Sollecito, perchè è stato trovato il suo Dna), sottolineato, fra l’altro, anche in sede di rinvio dei due dal gip Paolo Micheli: la Scientifica non lo raccolse il 2 novembre ma solo il 18 dicembre, (in altro posto nella stanza) in un secondo sopralluogo, quando anche gli investigatori della Mobile avevano fatto una perquisizione senza vederlo.
Proprio su questo punto il confronto fra accusa e difesa si era fatto aspro fin dal mattino. L’ex capo della squadra mobile Giacinto Profazio, sentito per primo, ha descritto il comportamento dei due imputati in questura in occasione degli interrogatori: «Quando veniva convocato Sollecito arrivava subito la Knox e viceversa, li ho visti in sala di aspetto uno seduto sulle ginocchia dell'altro». Dopo di lui era intervenuto il vicecapo della Mobile, Marco Chiacchiera, che seguì le indagini solo per una decina di giorni, in quanto, poi, impegnato in un altro omicidio. Chiacchiera ha difeso con un intervento molto deciso l’operato degli investigatori tanto che ogni domanda con le difese è stata motivo di tensione e di scontri. E’ stato lui a far repertare il coltello che verrà poi indicato come l’arma del delitto e ad arrestare materialmente Patrick Lumumba. Il vice dirigente della mobile ha parlato anche della «insofferenza» mostrata dai due giovani agli accertamenti e dei fumetti manga «che mescolano pornografia e horror», affermazioni contestate dalla difesa di Sollecito, Giulia Bongiorno e Donatella Donati.
Ma il nodo con le spine, come detto, è arrivato quando Profazio ha riferito delle due perquisizioni eseguite nella casa di Meredith prima che la polizia scientifica trovasse il gancetto del reggiseno della vittima sul quale sono state individuate tracce del Dna di Raffaele Sollecito. I legali ripercorrono le tappe che portarono al ritrovamento del gancetto del reggiseno il 18 dicembre del 2007, con Profazio che difende l’operato dei suoi uomini fino ad escludere in modo categorico ogni contaminazione. La difesa di Sollecito ha infatti sempre sostenuto una accidentale contaminazione del frammento con il Dna del giovane.
Alla fine parla la Bongiorno: «Abbiamo cominciato a provare che c'è stata una contaminazione accidentale della scena del delitto». E aggiunge: «Quel frammento - ha affermato la Bongiorno - è girato per la stanza, dalle immagini dei sopralluoghi acquisite emerge che è stato anche messo sotto un tappetino. Prima di parlare di tracce di Dna doveva essere garantito che fosse prelevato con la garanzia di una non contaminazione». E il fronte si fa sempre più aspro.
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PostPosted: Sun Mar 01, 2009 3:03 am   Post subject: La Nazione 28 Feb 2009 Ficcara at the hearing   

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IL PROCESSO

Le parole dell'ispettore Ficarra:
"Amanda disse 'Ti faccio un regalo'"

"Amanda Knox mi disse 'ti voglio fare un regalo'''. Queste le parole dell'ispettore capo della squadra mobile di Perugia Rita Ficarra che ha ricostruto davanti alla Corte d'assise la consegna di un memoriale nel quale la giovane americana riferiva alcuni particolari dell'omicidio di Meredith Kercher. Poche ore prima la studentessa aveva accusato Patrick Lumumba (poi prosciolto) dicendo in lacrime: ''e' lui, e' stato lui...''

Perugia, 28 febbraio 2009 – "Amanda Knox mi disse 'ti voglio fare un regalo'''. Queste le parole dell'ispettore capo della squadra mobile di Perugia Rita Ficarra che ha ricostruto davanti alla Corte d'assise la consegna di un memoriale nel quale la giovane americana riferiva alcuni particolari dell'omicidio di Meredith Kercher. Poche ore prima la studentessa aveva accusato Patrick Lumumba (poi prosciolto) dicendo in lacrime: ''e' lui, e' stato lui...''.

Il funzionario della polizia si è soffermata in particolare sulla notte tra il 5 e il 6 novembre del 2007, quella in cui Amanda e Raffaele sono stati sottoposti a fermo. ''Non era stata convocata - ha detto la Ficarra - ma venne ugualmente perchè avevamo chiamato il fidanzato Raffaele Sollecito. La trovai nell'anticamera della squadra mobile che faceva il ponte, la spaccata e la ruota. Faceva vedere la sua abilità ginnica''. L'ispettore ha quindi detto che quando alla Knox venne fatto il nome di Lumumba in riferimento a un sms trovato sul suo cellulare lei ''si mise a piangere, si mise le mani in testa e cominciò a scrollarla''.

''Disse - ha aggiunto Ficarra - 'è stato lui'. Sospesi il verbale e informai l'autorità giudiziaria''. La mattina del 6 novembre, intorno a mezzogiorno, quando alla Knox venne notificato il decreto di fermo in lingua inglese
chiese - ha riferito la testimone - penna e fogli. ''Si mise a scrivere chiedendomi poi di leggere quel foglio prima di accompagnarla in carcere perchè voleva che avessi le idee più chiare su quanto successo''. Ficarra ha sottolineato che la Knox ''non subì mai minacce o violenze''. ''Venne trattata - ha aggiunto - con fermezza ma con
cordialità''.

Nel corso della precedente testimonianza della dirigente della sezione omicidi Monica Napolenoni era tra l'altro emerso che sul cuscino trovato sotto al corpo della vittima venne individuata un'impronta di scarpa femminile, di numero 36-38, mai attribuita con certezza.

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PostPosted: Sun Mar 01, 2009 3:08 am   Post subject: La Nazione 28 Feb 2009 Napoleoni at the hearing   

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IL DELITTO

"Mez uccisa, una scena inguardabile"
Il racconto di Monica Napoleoni


"Non era sgozzata, era stata proprio scannata: aveva una ferita che dava fastidio a vederla. C’era sangue dappertutto, me ne accorsi quando mi affacciai dal corridoio per guardare dentro la stanza del delitto...". Monica Napoleoni, responsabile della sezione omicidi della questura di Perugia racconta con grande lucidità quella terribile scena davanti alla Corte d’Assise

Perugia, 28 febbraio 2009 – "Non era sgozzata, era stata proprio scannata: aveva una ferita che dava fastidio a vederla. C’era sangue dappertutto, me ne accorsi quando mi affacciai dal corridoio per guardare dentro la stanza del delitto...". Monica Napoleoni, responsabile della sezione omicidi della questura di Perugia racconta con grande lucidità quella terribile scena davanti alla Corte d’Assise.

La poliziotta ricorda anche che, poco dopo il ritrovamento del cadavere di Meredith, la notizia dell’uccisione a Perugia di una giovane studentessa inglese era arrivata anche in Inghilterra, tramite le televisioni e i siti internet. Tanto che, anche i genitori di alcune amiche inglesi di Mez (come i Kercher del resto), avevano chiamato preoccupati le loro figlie. "Tutti erano atterriti - aggiunge - tranne Amanda e Raffaele che sembravano indifferenti, si facevano le smorfie e si sbaciucchiavano". Atteggiamento ripetutosi qualche sera dopo quando vennero convocati in questura per essere ascoltati sui fatti.

"Mi sorprese vederla mentre faceva la ruota e la spaccata sui corridoi...." aggiunge la Napoleoni. "Ricordo che in sala d’attesa Amanda salì sulle ginocchia di Raffaele - aveva detto poco prima alla Corte l’ex dirigente della Mobile perugina Giacinto Profazio -. Ci parve strano e fuori luogo questo atteggiamento di grande attaccamento fra loro". "Amanda venne trattata bene, le vennero date camomilla, merendine e venne anche accompagnata a fare colazione al bar - fa notare la Napoleoni -. No, nessuna pressione. Certo, è stata trattata con fermezza ma non maltrattata". Le contraddizioni tra i due ragazzi, "versioni inversosimili" fa rilevare quindi l’investigatrice, si fecereo sempre più evidenti fino al fermo del mattino seguente.

Deciso al punto da aggiungere 'ficcanti' valutazioni (provocando il richiamo del presidente della Corte Giancarlo Massei), anche il vice questore Marco Chiacchiera che effettuò la perquisizione nell’abitazione perugina di Raffaele Sollecito. La casa dove venne sequestrato il coltello (su cui sono state poi trovate tracce di dna di Meredith, sulla punta, e di Amanda Knox sull’impugnatura), considerato compatibile con l’arma del delitto. "Avevo visto dal corridoio del casolare di via della Pergola - racconta Chiacchiera -, dove tutti entrammo comunque con calzari ai piedi e guanti sterili alle mani, il tipo di ferita che aveva al collo la vittima e avevo capito che tipo di coltello dovessimo cercare".

Lungo e serrato il confronto sui telefonini di Knox e Sollecito. "Spenti intorno alle 20.30 del 1 novembre - sottolinea il poliziotto - e riaccesi solo intorno alle 6 del mattino seguente. Sull’apparecchio di Sollecito non c’è traccia della chiamata delle 23 ricevuta dal padre di cui il ragazzo parla, così come sul suo computer non c’è traccia di interazione umana fino al mattino dopo". All’avvocato Giulia Bongiorno che lo incalza sul come sia possibile evincere spegnimento o accensione dai tabulati telefonici, Chiacchiera replica: "Con i tabulati è stata fatta una lunga ricerca durata mesi per capire quali fossero le abitudini del ragazzo. Che di solito teneva l’apparecchio acceso fino a tarda ora, cosa che il 1 novembre non avvenne". Dei particolari tecnici usati per verificare il funzionamento di computer e telefonini riferiranno comunque in aula più avanti gli esperti della Postale.

Intanto sul fronte degli accertamenti relativi all’irruzione della casa sotto sequestro di Meredith avvenuta nei giorni scorsi, gli ivestigatori lavorano su un biglietto da visita ritrovato nella stanza di Laura Mezzetti che la ragazza non ha riconosciuto come suo. L’ipotesi è che chi ha violato la scena del crimine possa averlo perso inavvertitamente, o magari volutamente per despitare gli inquirenti. In ogni caso il professionista cui appartiene il biglietto da visita verrà ascoltato dagli investigatori quanto prima. Anche se probabilmente non ha alcun legame diretto con la 'profanazione' del casolare.
Donatella Miliani, Enzo Beretta


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PostPosted: Sun Mar 01, 2009 3:11 am   Post subject: AGI 28 Feb 2009   

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MEREDITH, POLIZIA AL BANCO DEI TESTIMONI

(AGI) - Perugia, 28 feb. - E' ripresa con la testimonianza, interrotta ieri sera, della responsabile della sezione omicidi della questura di Perugia, Monica Napoleoni, l'udienza davanti alla corte d'assise di Perugia per l'omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher. Presenti anche oggi in aula gli imputati, Amanda Knox e Raffaele Sollecito. Sempre per oggi e' presta la testimonianza di altri investigatori della polizia che hanno svolto le indagini dopo il ritrovamento del cadavere di Meredith.

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PostPosted: Sun Mar 01, 2009 3:13 am   Post subject: AGI 28 Feb 2009 for 27 Feb 2009   

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MEREDITH: ISPETTORE, AMANDA MI CHIESE CARTA E PENNA
(AGI) - Perugia, 27 feb. - "Amanda mi chiese carta e penna perche' aveva intenzione di scrivere e mi disse: 'voglio farti un regalo'". Ha ricordato cosi' oggi in aula, l'ispettore capo, Rita Ficarra, in servizio presso la squadra mobile di Perugia, il momento in cui, la mattina del 6 novembre 2007, dopo il fermo della Knox e le sue dichiarazioni che tirarono in ballo il musicista congolese Patrick Lumumba, la giovane studentessa di Seattle chiese di poter avere carta e penna per scrivere quello che e' poi stato definito il 'memoriale di Amanda'.
"Amanda mi consegno' la lettera e mi disse di leggerla prima che lei fosse portata in carcere - ha ricordato l'ispettore -. Mi disse che leggendola avrei potuto avere una idea piu' chiara di quello che era accaduto la sera del delitto e di quello che lei aveva voluto dire durante l'interrogatorio.
Ci disse anche che, se avevamo dei dubbi, dovevamo farle le domande prima del suo trasferimento in carcere". Il memoriale di Amanda prende corpo a distanza di poche ore dal suo interrogatorio durante il quale, per la prima volta, tira in ballo Lumumba, additandolo come l'autore dell'omicidio di Meredith Kercher.
"In questura era in corso l'interrogatorio di Raffaele Sollecito - ha ricordato l'ispettore -. Ad un certo punto i miei colleghi mi dissero che Sollecito stava dicendo cose diverse e non forniva piu' un alibi ad Amanda. Mi dissero quindi di sentire la ragazza e di chiederle cosa avesse fatto la sera dell'1 novembre. Amanda rimase inizialmente stupita. Le chiedemmo di mostrarci il suo cellulare e lei lo fece spontaneamente. Trovammo un messaggio in uscita, intorno alle 20, 20.30 del primo novembre, inviato a Lumumba. Quando le mostrammo l'sms chiedendole chi era questa persona, per un attimo e' rimsta a guardarlo, dopo di che' e' scoppiata a piangere, ha messo le mani in testa e lo ha accusato di essere l'autore del delitto". "E' lui...e' lui...e' stato lui ad ucciderla" avrebbe quindi detto Amanda riferendosi a Patrick Lumumba.
L'ispettore Ficarra ha sottolineato che "Amanda in questura non e' stata mai trattata male" e che "e' stata fatta riposare e mangiare'". Nei ricordi dell'agente della mobile anche l'immagine di Amanda in questura, la sera del 5 novembre. "La vidi vicino alla porta dell'ascensore - ha riferito la funzionaria - mentre stava mostrando le sue abilita' ginniche, facendo la ruota e la spaccata. Un comportamento che non mi parve consono al posto e alla situazione tanto che sgridai la ragazza. Amanda fu rimproverata anche perche' continuava ad avere un comportamento non idoneo. In questura continuava a sbaciucchiarsi e abbracciarsi con Raffaele". Durante la deposizione precedente, la responsabile della sezione omicidi della questura di Perugia, Monica Napoleoni, aveva parlato di una impronta di scarpa femminile rinvenuta sul cuscino accanto al corpo di Meredith e mai attribuita.

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PostPosted: Sun Mar 01, 2009 3:18 am   Post subject: ASCA 28 Feb 2009   

Quote:

28-02-2009
MEREDITH: INVESTIGATORI SPIEGANO IN AULA LE FASI DELLE INDAGINI
(ASCA) - Perugia, 28 feb - Gli investigatori che hanno operato nell'indagine sull'omicidio di Meredith Kercher, la studentessa inglese uccisa nella notte tra l'1-2 novembre 2007 a Perugia, dopo aver escluso il tentativo di furto nella casa con rottura di un vetro di una stanza con un sasso da 4 Kg, e dopo aver verificato con riscontri della polizia scientifica perugina e di quelli della scientifica romana, erano giunti a dei convincimenti fatti propri dal Pm.

Giuliano Mignini che il 6 novembre, dispose il fermo di Amanda Knox e Raffaele Sollecito. Anche stamane in aula sono presenti Amanda e Raffaele, cosi' il padre della giovane americana, Curt. Nel corso della ripresa dell'escussione del sostituto commissario Monica Napoleoni (ierisera era stata interrotta alle 19,30) la funzionaria di Polizia ha risposto alle domande del difensore di Sollecito, Donatella Donati, poi a quelle di Luciano Ghirga per la difesa Knox, affermando che quando fu notificato il fermo dei due giovani che erano gia' in questura ed avevano risposto alle domande di agenti e ispettori, ''le firme sul verbale erano di tutti coloro che avevano effettuato attivita' d'indagine, in ruoli diversi, 36 colleghi in totale, una prassi''. Rispetto alla tabella di marcia che il presidente della corte Giancarlo Massei si era dato c'e' molto ritardo, poiche' oggi dovrebbero essere ascoltati 10 investigatori, cosa che appare poco probabile.

Monica Napoleoni alla quale erano state mostrate (dalla difesa Sollecito) una decina di fotografie delle stanze della casa (riferite ai vari interventi effettuati dalla Polizia scientifica e dalla mobile per acquisizione prove) ha risposto puntualizzando che ''sempre, chi interveniva, aveva ai piedi calzari e guanti alle mani, e una volta (il 18 dicembre) anche gli scafandri, poiche' stava operando la polizia scientifica''.

red/mcc/ss
(Asca)

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PostPosted: Sun Mar 01, 2009 3:22 am   Post subject: La Nazione 28 Feb 2009 RS spontaneous declaration   

Quote:

L'OMICIDIO DI MEZ

Raffaele Sollecito ha preso la parola
"Non ho potuto chiamare l'avvocato"

"La notte tra il 5 e il 6 novembre sono stato per lungo tempo in Questura. Più volte ho chiesto e fatto presente alla polizia che volevo contattare mio padre. Volevo perlarci in qualsiasi modo, ma loro me lo hanno negato. Ho chiesto anche, in alternativa, di poter sospendere il verbale e chiamare un avvocato. Ma anche questo mi è stato negato". Queste le parole di Raffaele Sollecito nel corso di una dichiarazione spontanea durante il processo per l'omicidio di Meredith Kercher

Perugia, 28 febbraio 2009 – "La notte tra il 5 e il 6 novembre sono stato per lungo tempo in Questura. Più volte ho chiesto e fatto presente alla polizia che volevo contattare mio padre. Volevo perlarci in qualsiasi modo, ma loro me lo hanno negato. Ho chiesto anche, in alternativa, di poter sospendere il verbale e chiamare un avvocato. Ma anche questo mi è stato negato". Queste le parole di Raffaele Sollecito nel corso di una dichiarazione spontanea durante il processo per l'omicidio di Meredith Kercher.

Sollecito poi ha aggiunto: "Non voglio fare accuse, ma ho sentito cose imprecise e vorrei fare alcune precisazioni chiarendo dei particolari. Anche quando sono stato portato in carcere sono stato messo in una cella e non ho potuto parlare con nessuno - ha proseguito Sollecito - nè con mio padre nè con un avvocato, fino a quando non sono comparso davanti al gip Matteini". Il giovane pugliese ha ribadito che durante l'interrogatorio gli hanno chiesto di togliersi le scarpe: "Mi hanno tenuto di fatto a piedi nudi per tutta la notte fino al mattino successivo (quando hanno perquisito casa mia). Mi hanno lasciato scalzo senza spiegarmi il motivo e nessuno mi ha parlato di impronta".

[b]Raffaele ha voluto fare delle precisazioni sul suo uso di droghe.[b] "Riguardo alla questione delle confidenze fatte ad Amanda su un mio uso di sostanze stupefacenti oltre all'hashish confermo che questa confidenza c'è stata e riguardava quello che io definisco un 'esperimento' di quando avevo 17-18 anni. Sono passati diversi anni e non ho più toccato niente di simile. Mi sono reso conto dell'errore fatto fatto all'epoca. Ogni tanto ho fatto uso di cannabis, lascio a voi le conclusioni".

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PostPosted: Sun Mar 01, 2009 3:27 am   Post subject: Libero 28 Feb 2009 Amanda and the Police HQ gymnastics   

Quote:

Amanda e le giravolte
nella caserma della polizia

28/02/2009 |
Un regalo un particolare da consegnare al capo della squadra mobile di Perugia, Rita Ficarra. L’aveva promesso Amanda Knox, la studentessa americana inquisita con l’ex fidanzato Raffaele Sollecito per l’omicidio dell’inglese Meredith Kercher. “Amanda mi disse che mi volva fare un regalo”, ha riferito la Ficarra alla Corte d’assise di Perugia, riferendosi alla consegna di un memoriale nel quale la giovane americana riferiva alcuni particolari sulla vicenda. Erano le stesse ore durante le quali l’americana aveva accusato dell’assassinio Patrick Lumumba, poi prosciolto.
Ficarra si è soffermata in particolare sulla notte tra il 5 e il 6 novembre del 2007: “Non era stata convocata, ma venne ugualmente perché avevamo chiamato il fidanzato Raffaele Sollecito. La trovai nell'anticamera della squadra mobile che faceva il ponte, la spaccata e la ruota. Faceva vedere la sua abilità ginnica”. Una scena inusuale in un commissariato, in particolare dopo un omicidio.
L'ispettore ha proseguito dicendo che quando alla Knox venne fatto il nome di Lumumba in riferimento a un sms trovato sul suo cellulare lei “si mise a piangere, si mise le mani in testa e cominciò a scrollarla. Disse ‘è stato lui’. Sospesi il verbale e informai l'autorità giudiziaria”.
La mattina del 6 novembre, quando alla Knox venne notificato il decreto di fermo in lingua inglese, Amanda “si mise a scrivere chiedendomi poi di leggere quel foglio prima di accompagnarla in carcere perché voleva avessi le idee più chiare su quanto successo”. Ficarra ha sottolineato che la Knox “non subì mai minacce o violenze. Venne trattata con fermezza, ma con cordialità”. Nel corso della testimonianza della dirigente della sezione omicidi, Monica Napolenoni, era tra l'altro emerso che sul cuscino trovato sotto al corpo della vittima venne individuata un'impronta di scarpa femminile, di numero 36-38, mai attribuita con certezza.

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PostPosted: Sun Mar 01, 2009 3:31 am   Post subject: Libero 28 Feb 2009 The night of arrests (2)   

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MICIDIO MEREDITH: PERUGIA, RICOSTRUITA IN AULA LA NOTTE DEI FERMI (2)

(Adnkronos) - Anche l'ex fidanzato di Amanda Knox, Raffaele Sollecito, in una dichiarazione spontanea, si e' lamentato del trattamento ricevuto la notte tra il 5 e il 6 novembre del 2007: ''Sono stato per lungo tempo in Questura - ha detto - Piu' volte ho chiesto e fatto presente che volevo contattare mio padre, ma loro me lo hanno negato. Ho chiesto anche di poter sospendere il verbale e chiamare un avvocato. Ma anche questo mi e' stato negato. Anche quando sono stato portato in carcere sono stato messo in una cella e non ho potuto parlare con nessuno finche' non sono comparso davanti al gip''.
Poi ha raccontato che a un certo punto gli e' stato chiesto di togliersi le scarpe: ''Mi hanno di fatto lasciato scalzo per tutta la notte senza spiegarmi il motivo e nessuno mi ha parlato di impronte'', ha sostenuto.

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PostPosted: Sun Mar 01, 2009 3:35 am   Post subject: Quotidiano 28 Feb 2009 Ficcara at hearing; RS statement   

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IL DELITTO DI PERUGIA

Lo strano comportamento di Amanda
"In questura faceva la ruota e la spaccata"

Deposizione al processo per la morte di Meredith Kercher. L'ispettore capo della mobile ricorda il fermo della Knox il 6 novembre 2007. "Mi chiese carta e penna e mi disse: voglio farti un regalo"

Perugia, 27 febbraio 2009 - "Amanda mi chiese carta e penna perchè aveva intenzione di scrivere e mi disse: voglio farti un regalo". Ha ricordato così oggi in aula, l’ispettore capo, Rita Ficarra, in servizio presso la squadra mobile di Perugia, il momento in cui, la mattina del sei novembre 2007, dopo il fermo della Knox e le sue dichiarazioni che tirarono in ballo il musicista congolese Patrick Lumumba, la giovane studentessa di Seattle chiese di poter avere carta e penna per scrivere quello che è poi stato definito il memoriale di Amanda.

Amanda mi consegnò la lettera e mi disse di leggerla prima che lei fosse portata in carcere - ha ricordato l’ispettore Ficarra -. Mi disse che leggendola avrei potuto avere una idea più chiara di quello che era accaduto la sera del delitto e di quello che lei aveva voluto dire durante l’interrogatorio. Ci disse anche che, se avevamo dei dubbi, dovevamo farle le domande prima del suo trasferimento in carcere".

Il memoriale di Amanda prende corpo a distanza di poche ore dal suo interrogatorio durante il quale, per la prima volta, tira in ballo Lumumba, additandolo come l’autore dell’omicidio di Meredith Kercher. "In questura era in corso l’interrogatorio di Raffaele Sollecito - ha ricordato l’ispettore -. Ad un certo punto i miei colleghi mi dissero che Sollecito stava dicendo cose diverse e non forniva più un alibi ad Amanda. Mi dissero quindi di sentire la ragazza e di chiederle cosa avesse fatto la sera dell’uno novembre. Amanda rimase inizialmente stupita. Le chiedemmo di mostrarci il suo cellulare e lei lo fece spontaneamente. Trovammo un messaggio in uscita, intorno alle 20, 20.30 del primo novembre, inviato a Lumumba. Quando le mostrammo l’sms chiedendole chi era questa persona, per un attimo è rimasta a guardarlo, dopo di chè è scoppiata a piangere, ha messo le mani in testa e lo ha accusato di essere l’autore del delitto".

"È lui...è lui...è stato lui ad ucciderla" avrebbe quindi detto Amanda riferendosi a Patrick Lumumba. L’ispettore Ficarra ha sottolineato che "Amanda in questura non è stata mai trattata male" e che "è stata fatta riposare e mangiare". Nei ricordi dell’agente della mobile anche l’immagine di Amanda in questura, la sera del cinque novembre. "La vidi vicino alla porta dell’ascensore - ha riferito la funzionaria - mentre stava mostrando le sue abilità ginniche, facendo la ruota e la spaccata. Un comportamento che non mi parve consono al posto e alla situazione tanto che sgridai la ragazza. Amanda fu rimproverata anche perchè continuava ad avere un comportamento non idoneo. In questura continuava a sbaciucchiarsi e abbracciarsi con Raffaele".

Durante la deposizione precedente, la responsabile della sezione omicidi della questura di Perugia, Monica Napoleoni, aveva parlato di una impronta di scarpa femminile rinvenuta sul cuscino accanto al corpo di Meredith e mai attribuita.

"MI HANNO MALTRATTATO"

Raffaele Sollecito ha sostenuto che la notte tra il 5 e il 6 novembre del 2007, quando venne fermato per l’omicidio di Meredith Kercher, voleva chiamare il padre dopo essere stato portato in questura per essere interrogato, ma questo gli venne impedito. Sollecito oggi pomeriggio ha reso una dichiarazione spontanea davanti alla Corte d’assise di Perugia.

Il giovane ha anche sostenuto di avere ‘’chiesto di sospendere il verbale per avere un avvocato ma anche questo mi e’ stato negato’’. Sollecito ha cominciato la sua dichiarazione spontanea dicendo di non volere fare accuse ma di avere sentito ‘’cose non precise. Riferendosi sempre alla notte tra il 5 e il 6 novembre ha sostenuto di ‘’avere fatto presente alla polizia di voler contattare mio padre sul cellulare o su altre utenze, ma mi hanno negato questo’’.

’’Durante l’interrogatorio - ha proseguito - mi hanno chiesto di togliermi le scarpe e sono stato lasciato a piedi nudi, scalzo. Sono stato lasciato cosi’ fino alla mattina successiva’’. Sollecito ha affermato che non gli venne detto il motivo di quanto stava succedendo. ’’Ho anche chiesto - ha affermato il giovane pugliese - di sospendere il verbale e di avere un avvocato ma anche questo mi e’ stato negato. Sono stato poi portato in carcere e anche qui non ho potuto parlare con nessuno fino a quando sono comparso davanti al Gip’’.

Sollecito ha infine fatto ‘’un chiarimento’’ su una confidenza ad Amanda, della quale hanno parlato oggi gli investigatori, sull’uso di stupefacenti oltre all’hashish. ’’Questa confidenza - ha spiegato - c’e’ stata. E’ stato, se cosi’ lo posiamo chiamare, un esperimento che ho fatto quando avevo 17-18 anni. Non ho mai piu’ toccato niente di simile. Ho fatto uso di cannabis, questo si legge dagli atti. Lascio a voi le conclusioni’’.
Fonte Agi


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PostPosted: Sun Mar 01, 2009 3:44 am   Post subject: Affari 28 Feb 2009 AK spontaneous declaration   

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Amanda: "Mi hanno pestato in Questura"
Sabato 28.02.2009 19:10

MEREDITH: AMANDA,TRATTATA COME PERSONA SOLO DOPO DICHIARAZIONI

"Sono stata trattata come una persona soltanto dopo che avevo fatto delle dichiarazioni e basta". Ad affermarlo Amanda Knox che, alla ripresa del processo, ha voluto fare dichiarazioni spontanee riferendosi, in particolare, alla testimonianza degli agenti di polizia che in aula hanno riferito in aula che la ragazza di Seattle "e' stata trattata "bene" durante la sua permanenza in questura. Con un italiano incerto e impreciso Amanda Knox ha spiegato che la polizia le avrebbe offerto poi da bere, di andare al bagno e di prendere da mangiare. "Prima di questo e' stato come ho detto". La studentessa americana si e' detta "francamente dispiaciuta di quanto sentito di non vero dai testimoni".
MEREDITH: RAFFAELE, NON POTEI PARLARE CON MIO PADRE E AVVOCATO
"La notte tra il 5 e il 6 novembre sono stato per lungo tempo in Questura. Piu' volte ho chiesto e fatto presente alla polizia che volevo contattare mio padre. Volevo contattarlo in qualsiasi modo, ma loro me lo hanno negato. Ho chiesto anche, in alternativa, di poter sospendere il verbale e chiamare un avvocato. Ma anche questo mi e' stato negato". Cosi' Raffaele Sollecito nelle sue dichiarazioni spontanee rilasciate davanti alla Corte d'Assise di Perugia, subito dopo che a parlare era stata anche Amanda Knox. "Non voglio fare accuse, ma ho sentito cose imprecise e vorrei fare alcune precisazioni chiarendo dei particolari - ha detto lo studente di Giovinazzo, alzandosi in piedi davanti al microfono -. "Anche quando sono stato portato in carcere sono stato messo in una cella e non ho potuto parlare con nessuno - ha proseguito Sollecito - ne' con mio padre ne' con un avvocato, fino a quando non sono comparso davanti al gip Matteini". Il ragazzo ha quindi riferito che, verso la fase finale dell'interrogatorio, gli e' stato chiesto di togliere le scarpe. "Mi hanno tenuto di fatto a piedi nudi per tutta la notte - ha detto Raffaele - fino al mattino successivo e la perquisizione a casa mia. Mi hanno lasciato scalzo senza spiegarmi il motivo e nessuno mi ha parlato di impronta". Raffaele Sollecito ha voluto fare delle precisazioni anche in merito a quanto riferito in aula in relazione ad un suo uso di droghe. "Riguardo alla questione delle confidenze fatte ad Amanda su un mio uso di sostanze stupefacenti oltre all'hashish - ha detto il ragazzo - confermo che questa confidenza c'e' stata e riguardava quello che io definisco un 'esperimento' di quando avevo 17-18 anni. Sono passati diversi anni e non ho piu' toccato niente di simile. Mi sono reso conto dell'errore fatto fatto al'epoca. Ogni tanto ho fatto uso di cannabis, lascio a voi le conclusioni".

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PostPosted: Sun Mar 01, 2009 3:48 am   Post subject: ANSA 28 Feb 2009: spontaneous declarations (brief)   

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2009-02-28 14:51

Meredith: oggi dichiarazioni spontanee

Rese in aula da Raffaele Sollecito e Amanda Knox (ANSA) - PERUGIA, 28 FEB - Raffaele Sollecito e Amanda Knox oggi hanno reso una dichiarazione spontanea al processo davanti alla Corte d'assise di Perugia. Riferendosi a quando in questura, prima del fermo suo e di Raffaele le venne offerto da bere e da mangiare, Amanda ha detto: 'Sono stata trattata come una persona solo dopo avere fatto le dichiarazioni'. Mentre Raffaele ha sostenuto che volle chiamare il padre dopo essere stato portato in questura per essere interrogato, ma questo gli venne impedito.

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PostPosted: Sun Mar 01, 2009 3:51 am   Post subject: TGCOM 28 Feb 2009 AK spontaneous declaration   

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28/2/2009
Mez,Amanda:non trattata da persona

"Solo dopo le mie dichiarazioni"
Amanda Knox e Raffaele Sollecito, davanti ai giudici della Corte d'assise di Perugia, raccontano il loro primo interrogatorio in questura sulla morte di Meredith. "Sono stata trattata come una persona solo dopo avere fatto le dichiarazioni", ha detto Amanda in una breve dichiarazione spontanea. Raffaele ha sostenuto invece che, quando fu portato in questura per l'interrogatorio voleva chiamare il padre, ma questo gli venne impedito.
Il giovane ha anche sostenuto di avere "chiesto di sospendere il verbale per avere un avvocato ma anche questo mi è stato negato".

"Durante l'interrogatorio - ha proseguito - mi hanno chiesto di togliermi le scarpe e sono stato lasciato a piedi nudi, scalzo. Sono stato lasciato così fino alla mattina successiva". Sollecito ha affermato che non gli venne detto il motivo di quanto stava succedendo.

"Sono stato poi portato in carcere e anche qui non ho potuto parlare con nessuno fino a quando sono comparso davanti al gip". Sollecito ha infine fatto "un chiarimento" su una confidenza ad Amanda, della quale hanno parlato gli investigatori, sull'uso di stupefacenti oltre all'hashish. "Questa confidenza - ha spiegato - c'è stata. E' stato, se così lo possiamo chiamare, un esperimento che ho fatto quando avevo 17-18 anni. Non ho mai più toccato niente di simile. Ho fatto uso di cannabis, questo si legge dagli atti. Lascio a voi le conclusioni".

Amanda in aula ha parlato in italiano, senza interprete. Ha fatto riferimento a quando in questura, prima del fermo suo e di Raffaele Sollecito le venne offerto da bere e da mangiare. "Prima di questo - ha affermato in un italiano piuttosto incerto - e' stato come io ho detto".

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PostPosted: Sun Mar 01, 2009 3:58 am   Post subject: Unione SARDA 28 Feb 2009   

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Meredith, Amanda e Raffaele
"In questura duri con noi"

Sabato 28 febbraio 2009 20.57

Amanda: "Trattata come una persona solo dopo aver fatto delle dichiarazioni". Raffaele: "Mi hanno impedito di chiamare mio padre e un avvocato". Gli agenti: "Sono stati trattati con cortesia, ma anche con fermezza".

Amanda Knox e Raffaele Sollecito accusano la polizia per quanto avvenuto la notte del loro fermo alla questura di Perugia. Prendono la parola in aula prima lei, "sono stata trattata come una persona solo dopo avere fatto dichiarazioni"; e poi lui: "ho chiesto di chiamare mio padre e poi un avvocato ma mi è stato negato". I funzionari della squadra mobile che testimoniano davanti alla Corte d'assise non hanno però incertezze: "sono stati trattati con la massima cortesia, ma anche con fermezza".

LE TESTIMONIANZE SULLE PERQUISIZIONI. Nell'aula degli Affreschi della Corte d'Assise di Perugia si è parlato oggi delle perquisizioni e delle modalità con le quali sono state fatte, ma soprattutto della notte tra il 5 e il 6 novembre del 2007 quando vennero fermati Sollecito, la Knox e Patrick Lumumba, poi prosciolto e ora parte civile nei confronti dell'americana che deve rispondere di calunnia nei suoi confronti.

GLI AGENTI. A riferirne sono in particolare i funzionari della questura Monica Napoleoni, Rita Ficarra e Lorena Zugarini. Tutti escludono qualsiasi pressione o maltrattamento. Spiegano che alla Knox venne dato da bere e da mangiare. "Fui addirittura rimproverata - dice la Ficarra - per avere portato Amanda al bar della questura senza manette dopo il fermo". "Cortesie" che - aggiunge la Zugarini - ci furono anche prima degli interrogatori. E con due "no" decisi risponde la Napoleoni a chi le chiede se a Sollecito era stato tolto il cellulare o impedito di chiamare il padre. L'ispettore Ficarra ricorda quando alla Knox venne mostrato un sms inviato a Lumumba. "Rimase un attimo a guardarlo - dice - e poi scoppiò a piangere. "E' lui, l'ha uccisa lui" disse. A quel punto il verbale fu interrotto e venne informata l'autorità giudiziaria". Dalla testimonianza emerge tra l'altro che mentre la Knox veniva sentita arrivò un altro agente che disse: "Raffaele (interrogato in un'altra stanza) non dà più l'alibi ad Amanda".

IL MEMORIALE DI AMANDA. La mattina successiva la giovane - secondo la ricostruzione dell'investigatore - chiese dei fogli e un penna e si mise a scrivere una sorta di memoriale nel quale confermò di essere stata nella casa di via della Pergola mentre Lumumba uccideva Mez (versione poi ritrattata sostenendo di essere stata sotto stress). "Mi disse - ha spiegato ancora Ficarra - ti voglio fare un regalo. Vorrei lo leggessi prima di accompagnarmi in carcere per avere le idee più chiare su quanto successo".

AMANDA. "Quello che ho sentito non è vero" sostiene la Knox in un italiano incerto. "Sono stata trattata da persona solo dopo che ho fatto dichiarazioni" aggiunge. "Io le credo" dice il padre Curt, anche oggi in aula.

RAFFAELE. Poi Sollecito. "Ho fatto presente alla polizia - dice - che volevo chiamare mio padre ma me lo hanno negato". Sostiene poi di essere stato lasciato "a piedi nudi" durante l'interrogatorio senza che qualcuno gli spiegasse il motivo. "Avevo poi chiesto - afferma quindi - di sospendere il verbale per avere un avvocato ma anche ciò mi è stato negato". Il giovane si sofferma quindi sulla confidenza alla Knox, riferita dagli investigatori, di avere fatto uso di altre droghe oltre all'hascisc. "E' vero, - ammette Raffaele - c'è stata. E' stato un esperimento ma è passato tanto tempo e non ho più toccato niente di simile".

L'AVVOCATO BONGIORNO. "Abbiamo sempre rilevato una lesione dei diritti di difesa e anche la Cassazione ci ha dato ragione" afferma l'avvocato Giulia Bongiorno.

LA VERITA'. "Avete sentito le nostre dichiarazioni. Abbiamo giurato di dire la verità" chiude così la sua deposizione il sostituto commissario Napoleoni.



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PostPosted: Sun Mar 01, 2009 4:01 am   Post subject: Notiziario 28 Feb 2009 Napoleoni   

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28/02/2009 15:50 - OGGI IN AULA LA TESTIMONIANZA DI MONICA NAPOLEONI

Processo per l’omicidio di Meridith al banco dei testimoni la polizia

PERUGIA- E' ripresa, con la testimonianza di Monica Napoleoni, responsabile della sezione omicidi della questura di Perugia, l'udienza davanti alla corte d'assise per l'omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher. Durante la deposizione precedente, la Napoleoni, aveva parlato di una impronta di scarpa femminile rinvenuta sul cuscino accanto al corpo di Meredith e mai attribuita. Presenti anche oggi in aula gli imputati, Amanda Knox e Raffaele Sollecito. Ieri la testimonianza dell'ispettore capo Rita Ficarra, in servizio presso la squadra mobile di Perugia, che ha ricostruito in aula il momento in cui Amanda accusò Lumumba, additandolo come l'autore dell'omicidio.

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PostPosted: Sun Mar 01, 2009 4:04 am   Post subject: Corriere 28 Feb 2009 Ficcara   

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l'ispettore capo Rita Ficarra: la Knox mi diede un memoriale
Delitto Meredith: Amanda e Raffaele:
«Siamo stati maltrattati in Questura»
La ragazza: «Mi trattarono come una persona solo dopo le dichiarazioni». Lui: «Rimasi tutta la notte scalzo»
PERUGIA - Amanda Knox e Raffaele Sollecito hanno ribadito sabato in aula, davanti alla corte d'Assise di Perugia, di aver subito maltrattamenti da parte degli inquirenti nell'ambito delle indagini sull'omicidio di Meredith Kercher. Nel corso dell'udienza Rita Ficarra, ispettore capo della narcotici della squadra mobile di Perugia, ha smentito nelle sue deposizioni qualsiasi maltrattamento: «La Knox non subì mai minacce o violenze. Venne trattata con fermezza, ma con cordialità». Pronta la reazione di Amanda: «Quello che ho sentito non è vero. Io sono stata trattata come una persona soltanto dopo che ho fatto delle dichiarazioni e basta. Dopo mi hanno offerto da bere e mi hanno permesso di andare in bagno e di mangiare qualcosa. Prima di questo, era come io ho già detto».
SOLLECITO: MI TOLSERO LE SCARPE - Anche Raffaele Sollecito, in una dichiarazione spontanea, si è lamentato per il trattamento ricevuto nella notte tra il 5 e il 6 novembre: «Sono stato per lungo tempo in Questura. Più volte ho chiesto e fatto presente alla polizia che volevo contattare mio padre, ma loro me lo hanno negato. Ho chiesto anche, in alternativa, di poter sospendere il verbale e chiamare un avvocato. Ma anche questo mi è stato negato. Anche quando sono stato portato in carcere sono stato messo in una cella e non ho potuto parlare con nessuno finché non sono comparso davanti al gip Matteini». Il ragazzo ha quindi riferito che, verso la fase finale dell'interrogatorio, gli è stato chiesto di togliere le scarpe. «Mi hanno tenuto di fatto a piedi nudi per tutta la notte - ha detto Raffaele - fino al mattino successivo e la perquisizione a casa mia. Mi hanno lasciato scalzo senza spiegarmi il motivo e nessuno mi ha parlato di impronte».
«SOLO CANNABIS» - Raffaele Sollecito ha voluto fare delle precisazioni anche in merito a quanto riferito in aula in relazione ad un suo uso di droghe. «Riguardo alla questione delle confidenze fatte ad Amanda su un mio uso di sostanze stupefacenti oltre all'hashish - ha detto il ragazzo - confermo che questa confidenza c'è stata e riguardava quello che io definisco un esperimento di quando avevo 17-18 anni. Sono passati diversi anni e non ho più toccato niente di simile. Mi sono reso conto dell'errore fatto all'epoca. Ho fatto uso di cannabis ogni tanto durante il periodo di feste. Lascio a voi il giudizio».
IL MEMORIALE - L'ispettore Rita Ficarra ha anche riferito particolari sul «memoriale» scritto da Amanda Knox. «Mi disse che mi voleva fare un regalo». La mattina del 6 novembre, intorno a mezzogiorno, quando alla Knox venne notificato il decreto di fermo in lingua inglese «si mise a scrivere chiedendomi poi di leggere quel foglio prima di accompagnarla in carcere perché voleva avessi le idee più chiare su quanto successo». Nel corso della testimonianza della dirigente della sezione omicidi, Monica Napolenoni, era tra l'altro emerso che sul cuscino trovato sotto al corpo della vittima venne individuata un'impronta di scarpa femminile, di numero 36-38, mai attribuita con certezza.
L'ACCUSA A LUMUMBA - Ficarra si è soffermata in particolare sulla notte dei fermi tra il 5 e il 6 novembre 2007. «Non era stata convocata, ma venne ugualmente perché avevamo chiamato il fidanzato Raffaele Sollecito. La trovai nell'anticamera della squadra mobile che faceva il ponte, la spaccata e la ruota. Faceva vedere la sua abilità ginnica». L'ispettore ha quindi detto che quando alla Knox venne fatto il nome di Lumumba in riferimento a un sms trovato sul suo cellulare lei «si mise a piangere, si mise le mani in testa e cominciò a scrollarla. Disse "è stato lui". Sospesi il verbale e informai l'autorità giudiziaria». Poche ore prima, infatti, la studentessa americana aveva accusato Patrick Lumumba (poi prosciolto).

28 febbraio 2009

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PostPosted: Sun Mar 01, 2009 4:15 am   Post subject: ANSA 28 Feb 2009 hearing continues   

Quote:

2009-02-28 13:48

MEREDITH: RIPRESA DEPOSIZIONE FUNZIONARIO POLIZIA PERUGIA

PERUGIA - E' ripresa la deposizione del dirigente della sezione omicidi della squadra mobile di Perugia Monica Napoleoni davanti alla Corte d'assise che sta processando Raffaele Sollecito e Amanda Knox per l'omicidio di Meredith Kercher.

La testimonianza era stata sospesa nella tarda serata di ieri dopo le domande dei pubblici ministeri Giuliano Mignini e Manuela Comodi. Il sostituto commissario sta ora rispondendo alle domande della difesa di Sollecito, oggi in aula insieme alla Knox. In programma nella giornata le deposizioni anche degli altri funzionari di polizia impegnati nelle indagini.

Sul verbale con il quale venne notificato a Sollecito e alla Knox il fermo per l'omicidio figurano 36 firme di investigatori. Il particolare è emerso nel corso della deposizione. Rispondendo all'avvocato Luciano Ghirga, uno dei difensori della giovane americana, in merito alle firme, la funzionaria della questura ha parlato "di una prassi".

"Si tratta - ha aggiunto - di quelle di tutti i colleghi che avevano partecipato all'attività". Il sostituto commissario Napoleoni ha quindi ribadito di essere rimasta "colpita" per avere visto negli uffici della questura la Knox "fare la spaccata e la ruota" ma anche piangere. Stamani le domande delle difese si sono concentrate sulle modalità delle perquisizioni nella casa del delitto, sull'eventuale spostamento di oggetti e sulla verbalizzazione di testimonianze alla presenza di due persone contemporaneamente.


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PostPosted: Sun Mar 01, 2009 5:43 am   Post subject: Repubblica 28 Feb 2009 brief   

Quote:

I CELLULARI DI AMANDA E RAFFAELE ERANO MUTI LA SERA DEL DELITTO
Repubblica — 28 febbraio 2009 pagina 20 sezione: CRONACA
PERUGIA - «C' è stata una contaminazione accidentale della scena del delitto»: così l' avvocato Giulia Bongiorno, uno dei difensori di Raffaele Sollecito, accusato dell' omicidio di Meredith Kercher con l' ex fidanzata Amanda Knox. Nell' udienza di ieri la Bongiorno ha detto che il gancetto del reggiseno di Mez, sul quale sono state trovate alcune tracce del Dna del suo assistito, è stato contaminato nei vari prelievi fatti in casa della vittima e in particolare al ritardo con cui il reperto è stato ritrovato: ci sono volute due ispezioni e due visite delle forze dell' ordine nella villa di Perugia e il frammento sarebbe finito persino «sotto un tappetino». Nell' udienza è anche venuto fuori che i telefonini di Amanda e Raffaele la notte del delitto si sarebbero spenti entrambi tra le 20 e le 20.30.


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PostPosted: Sun Mar 01, 2009 11:14 am   Post subject: Virgilio 01 Mar 2009 On the Seattle Observer   

Quote:

MEREDITH/ SEATTLE SI SCHIERA CON AMANDA, "TROPPE BUGIE SU DI LEI"
THE OBSERVER NELLA CITTÀ DI KNOX: "NON SUPERVAMP, RAGAZZA DOLCE"
postato 11 ore fa da APCOM
Roma, 1 mar. (Apcom) - Chi è Amanda Knox, imputata a Perugia nel processo per l'omicidio di Meredith Kercher? Di certo, secondo i suoi concittadini, non la ragazzetta supersexy e cinica che emerge dai ritratti dei giornali italiani e di quelli inglesi. Il domenicale The Observer è andato a Seattle, città natale della americana che condivideva a Perugia l'appartamento con l'inglese Kercher, ritrovata in casa con la gola tagliata.
Il caso, suggerisce The Observer, riceve una attenzione mediatica straordinaria perché Amanda è molto carina (assai meno si parla del coimputato Raffaele Sollecito) e perché è diventata il simbolo dei giovani stranieri che in Italia col pretesto di studiare passano un anno di gioia fra feste, droga e sesso.
Capofila degli sforzi pro-Amanda a Seattle è Anne Bremner, ex procuratore distrettuale, secondo cui "cambiare la percezione che si ha di lei è come far virare una petroliera: un processo lento, lungo e laborioso".
Aiutato da Bremner, il gruppo "Friends of Amanda" ha messo assieme siti web, tenuto riunioni di finanziamento e contattato giornalisti per dare pubblicità alla sua verità sulla ragazza: una fanciulla dolce e un po' hippy precipitata in un incubo, accusata di un delitto che non solo non ha commesso ma per cui già è in carcere Rudy Guede, condannato a trent'anni. Tutto falso che la morte di Meredith sia stato il risultato di un'orgia con Guede, Sollecito e Knox. Tutto basato sulla confessione di Amanda che ha detto che era nella casa al momento della morte: confessione secondo loro (e lei) estorta dalla polizia.
"Vogliamo un processo giusto" dice Bremner; e con lei gli amici della famiglia borghese dove Amanda è cresciuta in un quartiere tranquillo. Così il website dei Friends of Amanda contiene foto, un kit per i media, le dichiarazioni del processo; ha avuto oltre 50mila contatti nelle ultime settimane. Inoltre il gruppo raccoglie finanziamenti per pagare le spese legali e le spese di viaggio alla famiglia, economicamente provatissima dalla vicenda. E ha attirato l'attenzione e il supporto di alcuni nomi di grido fra cui Paul Ciolino, un investigatore di Chicago, e Douglas Preston, autore di "The Monster of Florence", libro sul caso Pacciani.
Ciolino ha attaccato il procuratore Giuliano Mignini che perseguirebbe una "teoria della cospirazione vendicativa", tesi sostenuta sul West Seattle Herald in un articolo per cui Mignini ha minacciato querela. A seguire, un editoriale del Seattle Post-Intelligencer si è scagliato contro il procuratore italiano: "ha qualcosa da temere dalla stampa libera?"
L'articolo dell'Observer critica il tono dei media incentrato sul gossip e sulla figura di Amanda piuttosto che sulla vittima, Meredith Kercher della cui tragedia quasi non si parla più; ma critica anche le "eccentricità del sistema giudiziario italiano dove il processo si tiene solo due giorni a settimana e alla giuria è consentito andare a casa a leggere tutti i giornali che vogliono sull'omicidio".

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PostPosted: Sun Mar 01, 2009 1:08 pm   Post subject: Quotidiano posted 28 Feb 2009 dateline 27 Feb 2009: Gift   

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IL DELITTO DI PERUGIA

LO STRANO COMPORTAMENTO DI AMANDA
"IN QUESTURA FACEVA LA RUOTA E LA SPACCATA"

Deposizione al processo per la morte di Meredith Kercher. L'ispettore capo della mobile ricorda il fermo della Knox il 6 novembre 2007. "Mi chiese carta e penna e mi disse: voglio farti un regalo"

Perugia, 27 febbraio 2009 - "Amanda mi chiese carta e penna perchè aveva intenzione di scrivere e mi disse: voglio farti un regalo". Ha ricordato così oggi in aula, l’ispettore capo, Rita Ficarra, in servizio presso la squadra mobile di Perugia, il momento in cui, la mattina del sei novembre 2007, dopo il fermo della Knox e le sue dichiarazioni che tirarono in ballo il musicista congolese Patrick Lumumba, la giovane studentessa di Seattle chiese di poter avere carta e penna per scrivere quello che è poi stato definito il memoriale di Amanda.

Amanda mi consegnò la lettera e mi disse di leggerla prima che lei fosse portata in carcere - ha ricordato l’ispettore Ficarra -. Mi disse che leggendola avrei potuto avere una idea più chiara di quello che era accaduto la sera del delitto e di quello che lei aveva voluto dire durante l’interrogatorio. Ci disse anche che, se avevamo dei dubbi, dovevamo farle le domande prima del suo trasferimento in carcere".

Il memoriale di Amanda prende corpo a distanza di poche ore dal suo interrogatorio durante il quale, per la prima volta, tira in ballo Lumumba, additandolo come l’autore dell’omicidio di Meredith Kercher. "In questura era in corso l’interrogatorio di Raffaele Sollecito - ha ricordato l’ispettore -. Ad un certo punto i miei colleghi mi dissero che Sollecito stava dicendo cose diverse e non forniva più un alibi ad Amanda. Mi dissero quindi di sentire la ragazza e di chiederle cosa avesse fatto la sera dell’uno novembre. Amanda rimase inizialmente stupita. Le chiedemmo di mostrarci il suo cellulare e lei lo fece spontaneamente. Trovammo un messaggio in uscita, intorno alle 20, 20.30 del primo novembre, inviato a Lumumba. Quando le mostrammo l’sms chiedendole chi era questa persona, per un attimo è rimasta a guardarlo, dopo di chè è scoppiata a piangere, ha messo le mani in testa e lo ha accusato di essere l’autore del delitto".

"È lui...è lui...è stato lui ad ucciderla" avrebbe quindi detto Amanda riferendosi a Patrick Lumumba. L’ispettore Ficarra ha sottolineato che "Amanda in questura non è stata mai trattata male" e che "è stata fatta riposare e mangiare". Nei ricordi dell’agente della mobile anche l’immagine di Amanda in questura, la sera del cinque novembre. "La vidi vicino alla porta dell’ascensore - ha riferito la funzionaria - mentre stava mostrando le sue abilità ginniche, facendo la ruota e la spaccata. Un comportamento che non mi parve consono al posto e alla situazione tanto che sgridai la ragazza. Amanda fu rimproverata anche perchè continuava ad avere un comportamento non idoneo. In questura continuava a sbaciucchiarsi e abbracciarsi con Raffaele".

Durante la deposizione precedente, la responsabile della sezione omicidi della questura di Perugia, Monica Napoleoni, aveva parlato di una impronta di scarpa femminile rinvenuta sul cuscino accanto al corpo di Meredith e mai attribuita.

"MI HANNO MALTRATTATO"

Raffaele Sollecito ha sostenuto che la notte tra il 5 e il 6 novembre del 2007, quando venne fermato per l’omicidio di Meredith Kercher, voleva chiamare il padre dopo essere stato portato in questura per essere interrogato, ma questo gli venne impedito. Sollecito oggi pomeriggio ha reso una dichiarazione spontanea davanti alla Corte d’assise di Perugia.

Il giovane ha anche sostenuto di avere ‘’chiesto di sospendere il verbale per avere un avvocato ma anche questo mi e’ stato negato’’. Sollecito ha cominciato la sua dichiarazione spontanea dicendo di non volere fare accuse ma di avere sentito ‘’cose non precise. Riferendosi sempre alla notte tra il 5 e il 6 novembre ha sostenuto di ‘’avere fatto presente alla polizia di voler contattare mio padre sul cellulare o su altre utenze, ma mi hanno negato questo’’.

’’Durante l’interrogatorio - ha proseguito - mi hanno chiesto di togliermi le scarpe e sono stato lasciato a piedi nudi, scalzo. Sono stato lasciato cosi’ fino alla mattina successiva’’. Sollecito ha affermato che non gli venne detto il motivo di quanto stava succedendo. ’’Ho anche chiesto - ha affermato il giovane pugliese - di sospendere il verbale e di avere un avvocato ma anche questo mi e’ stato negato. Sono stato poi portato in carcere e anche qui non ho potuto parlare con nessuno fino a quando sono comparso davanti al Gip’’.

Sollecito ha infine fatto ‘’un chiarimento’’ su una confidenza ad Amanda, della quale hanno parlato oggi gli investigatori, sull’uso di stupefacenti oltre all’hashish. ’’Questa confidenza - ha spiegato - c’e’ stata. E’ stato, se cosi’ lo posiamo chiamare, un esperimento che ho fatto quando avevo 17-18 anni. Non ho mai piu’ toccato niente di simile. Ho fatto uso di cannabis, questo si legge dagli atti. Lascio a voi le conclusioni’’.
Fonte Agi


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PostPosted: Sat Mar 07, 2009 7:17 am   Post subject: La NAZIONE 02 Mar 2009: Seattle v Perugia   

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IL DELITTO DI MEREDITH KERCHER

GLI STATI UNITI VICINI AD AMANDA
"LA CONFESSIONE È STATA ESTORTA"

Mentre Seattle è innocentista e si schiera con Amanda criticando apertamente sulla stampa americana il modo in cui è stata trattata dagli investigatori italiani, nella rete fa il giro del mondo un video in cui si vede un vice sceriffo, proprio di Seattle, Paul Schene 31 anni, che picchia una quindicenne prendendola a calci e scaraventandola a terra colpendola anche quando è stesa sul pavimento

Perugia, 2 marzo 2009 – Mentre Seattle è innocentista e si schiera con Amanda criticando apertamente sulla stampa americana il modo in cui è stata trattata dagli investigatori italiani, nella rete fa il giro del mondo un video in cui si vede un vice sceriffo, proprio di Seattle, Paul Schene 31 anni, che picchia una quindicenne prendendola a calci e scaraventandola a terra colpendola anche quando è stesa sul pavimento, arrestata con l’accusa di aver rubato un’auto che poi si è scoperto essere quella dei suoi genitori.

"Era molto sfrontata" ha cercato di giustificarsi lo sceriffo finito ora sotto inchiesta per uso eccessivo della forza. "Troppe bugie su di lei" titola comunque l’edizione domenicale del giornale 'The Observer' che è andato a chiedere ai concittadini della studentessa americana accusata, insieme a Raffaele Sollecito, dell’omicidio di Meredith Kercher, chi sia per loro la Knox. "Di certo non la ragazzetta supersexy e cinica di cui si parla in Italia e in Inghilterra...". Quindi la critica sulle "Eccentricità del sistema giudiziario italiano dove il processo si tiene solo due giorni a settimana e alla giuria è consentito andare a casa a leggere tutti i giornali che vogliono sull’omicidio".

Il caso, per The Observer, riceve un’attenzione mediatica straordinaria perché "Amanda è molto carina e nell’immaginario collettivo è diventata il simbolo dei giovani stranieri che in Italia, col pretesto di studiare, passano un anno di gioia fra feste, droga e sesso". Capofila degli sforzi pro-Knox a Seattle è Anne Bremner, ex procuratore distrettuale che sta aiutando il gruppo 'Friends of Amanda' che ha messo assieme siti web, tenuto riunioni di finanziamento (per pagare le spese legali e di viaggio della famiglia economicamente molto provata dalla vicenda), e contattato giornalisti per dare pubblicità alla sua verità sulla ragazza.

"Una fanciulla dolce e un po’ hippy precipitata in un incubo, accusata del delitto per una confessione in cui ha detto che era nella casa al momento della morte: confessione - secondo loro (e lei) - estorta dalla polizia". Risultato, il sito ha avuto oltre 50mila contatti nelle ultime settimane. "Nessuna violenza e nessuna pressione - dichiarano però con fermezza e sotto giuramento gli agenti della squadra mobile perugina sulla cui correttezza è intervenuto anche il Sap nazionale -. Amanda e Raffaele la notte tra il 5 e il 6 novembre sono stati trattati bene.

Tutto si è svolto in un clima di massimo rispetto delle leggi e delle persone ascoltate. Anche il ‘memoriale’ - con cui smentiva il suo alibi e quello di Raffaele poi ritratto perchè dato sotto stress ndr - è stato consegnato spontaneamente dalla Knox poco dopo aver accusato Patrick Lumumba dell’omicidio", poi risultato estraneo al delitto.
Donatella Miliani


[ La Nazione ] 02 Mar 2009
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PostPosted: Sat Mar 07, 2009 7:44 am   Post subject: AGI 03 Mar 2009: Lumumba's compensation claim   

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MEREDITH: LUMUMBA CHIEDE RISARCIMENTO PER INGIUSTA DETENZIONE

(AGI) - Perugia, 3 mar. - Ciede 516 mila euro allo Stato per ingiusta detenzione, il musicista congolese, Patrick Lumumba, arrestato il 6 novembre del 2007 nell'ambito dell'indagine sull'omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher.

Rimasto in carcere per 15 giorni, Lumumba e' stato scagionato da ogni accusa. A riportare la notizia e' il quotidiano 'Il Corriere dell'Umbria'. L'istanza presentata dal suo legale, Carlo Pacelli, sara' esaminata domani dalla Corte d'appello di Perugia. A tirare in ballo Lumumba era stata Amanda Knox, ora imputata davanti alla Corte d'Assise insieme a Raffaele Sollecito per l'omicidio di Mez (per lo stesso delitto e' stato gia' condannato a 30 anni con rito abbreviato l'ivoriano Rudy Hermann Guede). La ex coinquilina della vittima, durante l'interrogatorio in questura, la notte tra il 5 e il 6 novembre 2007 (il 6 novembre fu poi fermata per il delitto) indico' Patrick, allora titolare di un pub nel centro storico perugino dove Amanda lavorava, come l'autore dell'omicidio. Il musicista congolese si e' anche costituito parte civile nei confronti della Knox, accusata di calunnia nei suoi confronti. Patrick, sposato e padre di un bambino, e' attualmente disoccupato dopo aver chiuso il pub 'Le Chic'. Nella domanda presentata alla Corte d'Appello, l'avvocato Pacelli, sostiene che emegre "in maniera inequivocabile" il diritto di Lumumba "ad ottenere il giusto risarcimento per la ingiusta detenzione sofferta, con il carico di conseguenze familiari, sociali ed economiche che alla stessa ne sono inesorabilmente ed irreparabilmente conseguite".

Lumumba ha allegato alla domanda anche le relazioni di un commercialista (che ha quantificato i danni per la chiusura dell'attivita' commerciale dei Patrick) e di uno psichiatra.

[ AGI ] 03 Mar 2009
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PostPosted: Sat Mar 07, 2009 7:53 am   Post subject: TSICALI 03 Mar 2009 (incorrect dateline): Lumumba's claim   

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MEZ, LUMUMBA CHIEDE 500 MILA EURO DI RISARCIMENTO

27 settembre 2008 - Ha passato due settimane in carcere con l'accusa di avere ucciso Meredith Kercher ma poi Lumumba Diya, per tutti Patrick, non solo è tornato in libertà ma è stato totalmente prosciolto. Ora il quarantenne originario del Congo per quella ingiusta detenzione chiede un risarcimento di 516 mila euro e la sua istanza sarà esaminata domani dalla Corte d'appello di Perugia. "Davanti a tutto il mondo è stato considerato l'assassino della povera giovane inglese - ha detto il suo legale, l'avvocato Carlo Pacelli - nonostante avesse da subito respinto ogni addebito. In seguito a questa vicenda ha subito gravissimi danni economici ma anche conseguenze psichiche legate allo stress". Quando venne arrestato, Lumumba gestiva un pub nel capoluogo umbro che è stato poi però costretto a chiudere non riuscendo più - ha sostenuto - a fare fronte alle spese.

Il suo nome fatto da Amanda - L'americana lo indicò come responsabile dell'omicidio. "Dichiarazioni assolutamente non riscontrate" ha rilevato ancora l'avvocato Pacelli, ricordando che "Patrick venne prelevato a casa sua mentre dormiva con il figlio piccolo e con la moglie". Dalle successive indagini emerse invece che la notte del delitto il musicista congolese era regolarmente al lavoro nel suo locale in orari incompatibili con la sua presenza sulla scena del delitto. Per questo il 20 novembre del 2007 Lumumba tornò in libertà su richiesta dello stesso pm, proprio nel giorno dell'arresto di Rudy Guede poi condannato a 30 anni con il rito abbreviato.

Prosciolto dalle accuse - Per Patrick, invece, il 22 maggio del 2008 il gip, sempre su richiesta del pubblico ministero, ha disposto l'archiviazione del procedimento "per il venire meno degli elementi sufficienti a sostenere l'accusa in giudizio". Per le accuse a Lumumba, rivelatesi infondate, la Knox deve rispondere di calunnia nei suoi confronti, oltre che, insieme a Raffaele Sollecito, dell'omicidio di Mez. Patrick si è costituto parte civile nei confronti della giovane di Seattle e ha partecipato finora a tutte le udienze. Pochi i commenti, anche sabato scorso quanto uno dei funzionari della questura perugina ha ricostruito le dichiarazioni della Knox che portarono ai fermi. "Lei - aveva detto riferendosi ad Amanda - èla seconda persona, dopo di me, che sa la verità. Cosa è successo? E' stato come se uno fosse in spiaggia e gli cadesse un aereo in testa".

Sedici testimoni nelle prossime udienze - In aula ancora agenti della squadra mobile di Perugia e del Servizio centrale operativo della polizia di Roma che parteciparono alle indagini. Con loro anche un assistente della squadra volante che riferirà sull'attività di interprete svolta in questura. In particolare sull'atteggiamento della Knox e delle amiche inglesi della vittima, nonché su quali particolari dell'omicidio fossero a loro noti.

Saranno poi chiamate a deporre le interpreti - Quelle che seguirono la giovane americana la notte dei fermi. Tutti saranno sentiti il 13 marzo. Il giorno successivo si comincerà a parlare dei personal computer sequestrati nel corso dell'indagine con gli investigatori della polizia postale. L'udienza del 20 marzo sarà invece incentrata sui telefoni cellulari degli imputati e della vittima. Con un investigatore della squadra mobile che si è occupato dei tabulati e con i responsabili sicurezza della Vodafone.
Redazione Tiscal


[ TSICALI ] 03 Mar 2009
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PostPosted: Sat Mar 07, 2009 11:39 am   Post subject: Unita 03 Mar 2009: Lumumba compensation claim   

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MEREDITH:LUMUMBA CHIEDE RISARCIMENTO PER INGIUSTA DETENZIONE
(ANSA) - PERUGIA, 3 MAR - Arrestato per l'omicidio di Meredith Kercher e poi prosciolto da ogni addebito, Patrick Lumumba ha chiesto un risarcimento. Vuole dallo Stato 516 mila euro per ingiusta detenzione. Lo scrive il Corriere dell'Umbria. L'istanza sara' esaminata domani dalla Corte d'appello. Lumumba chiede di essere risarcito per le conseguenze familiari, sociali ed economiche derivate dai 15 giorni di carcere. Si e' costituito parte civile contro Amanda Knox accusata di calunnia nei suoi confronti.
03 marzo 2009


[ Unita ] 03 Mar 2009
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PostPosted: Sat Mar 07, 2009 11:43 am   Post subject: Virigilio 03 Mar 2009: Lumumba compensation claim   

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MEREDITH/ LUMUMBA CHIEDE 516MILA EURO ALLO STATO PER LA PRIGIONE
IL PROCESSO RIPRENDERÀ IL 13 MARZO. TESTIMONI SU PC SOLLECITO
postato 3 giorni fa da APCOM
Perugia, 3 mar. (Apcom) - Quanto vale, in termini di risarcimento, essere finito ingiustamente in carcere per un mese, essere chiamato 'assassino', aver perso il proprio locale commerciale ed aver visto insinuare il dubbio persino all'interno della propria famiglia? Per Patrick Lumumba - musicista e commerciante - accusato da Amanda Knox di essere l'assassino di Meredith Kercher quel periodo di inferno vale esattamente 516mila euro. Il conto è stato inviato - secondo il Corriere dell'Umbria - allo Stato per ingiusta detenzione. L'istanza dei legali di Lumumba sarà esaminata ora dalla Corte d'appello di Perugia. Il congolese venne fermato dalla polizia il 6 novembre del 2007 dopo le rivelazioni di Amanda Knox che lo accusò del delitto. Lumumba però era estraneo all'omicidio, come provò un testimone: un professore svizzero che passò con lui la notte dell'omicidio nel bar Le Chic.

Il processo sulla morte di Meredith riprenderà a singhiozzo il 13 e 14 e il 20 marzo. Saranno 16 i testimoni chiamati a parlare sia del comportamento di Amanda e Raffaele sia dela metodologia utilizzata per le indagini. Il 14 e 20 marzo parola ai tecnici: sul computer di Sollecito, il suo alibi durante l'ora della morte di Metz, e sui telefonini degli indagati.

[ Virgilio ] 03 Mar 2009
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PostPosted: Sat Mar 07, 2009 11:48 am   Post subject: Yahoo 04 Mar 2009: Lumumba compensation claim   

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MEREDITH, LUMUMBA CHIEDE MAXI-RISARCIMENTO PER LA SUA DETENZIONE
Mer 4 Mar - 12.28
Patrick Lumumba, il congolese arrestato e poi prosciolto nell'inchiesta sull'omicidio della studentessa britannica Meredith Kercher, ha chiesto un risarcimento di mezzo milione di euro, il massimo previsto dalla legge, per ingiusta detenzione.

Lo ha riferito il suo legale.
Lumumba, che all'epoca dell'omicidio gestiva un bar, fu arrestato pochi giorni dopo l'omicidio avvenuto nella notte del primo novembre del 2007, e rilasciato dopo circa due settimane per poi uscire dall'inchiesta.
"Abbiamo chiesto un risarcimento di 516.000 euro, il massimo che potevamo chiedere per l'ingiusta detenzione di Patrick Lumumba", ha detto a Reuters l'avvocato Carlo Pacelli, dopo aver depositato la sua richiesta alla Corte d'Appello di Perugia.
Al termine di un'udienza a porte chiuse, il giudice si è riservato di decidere nei prossimi giorni, ha detto ancora Pacelli.
Il congolese -- che ha già querelato per calunnia la studentessa americana Amanda Knox, attualmente sotto processo per omicidio con l'ex studente Raffaele Sollecito -- ritiene di essere stato fortemente danneggiato sia dalla risonanza mediatica della vicenda che dalla chiusura del locale che gestiva a Perugia.
"La sua immagine che continua a ripercorrere tutti i media del globo per motivi di cronaca è stata fortemente danneggiata, oltre a questo abbiamo considerato il crollo della sua attività che ha determinato la chiusura del suo locale con cui viveva tutta la famiglia", ha spiegato il legale.
"Inoltre abbiamo dimostrato una patologia di sofferenza psichica nella quale vive oggi Patrick. Abbiamo espresso un discorso di equità che ci ha portato a chiedere il massimo della cifra".
Il processo per l'omicidio di Meredith in Corte d'Assise riprenderà il 13 marzo con la deposizione di altri agenti della squadra mobile di Perugia per chiarire alcuni aspetti delle indagini.
Knox e Sollecito, studenti e fidanzati all'epoca della morte di Meredith, devono rispondere di omicidio, violenza sessuale, simulazione di reato, furto. I due si dichiarano innocenti.
Il terzo accusato dell'omicidio, il nigeriano Rudy Guede, è stato condannato a 30 anni per omicidio e violenza sessuale nell'ottobre scorso, dopo aver chiesto di essere giudicato col rito abbreviato.


[ Yahoo ] 04 Mar 2009
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PostPosted: Sat Mar 07, 2009 11:52 am   Post subject: Tempo 03 Mar 2009: Lumumba compensation claim   

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OMICIDIO MEREDITH: PATRICK LUMUMBA CHIEDE RISARCIMENTO 516MILA EURO
Perugia, 3 mar. (Adnkronos) - Patrick Lumumba, il musicista congolese arrestato il 6 novembre del 2007 con l'accusa di omicidio volontario e violenza sessuale nei confronti di Meredith Kercher, ha presentato una richiesta di risarcimento allo Stato pari a 516mila euro, per i 15 giorni trascorsi in carcere prima di essere rimesso in liberta' e completamente scagionato dalle accuse a suo carico. A darne notizia oggi 'Il Corriere dell'Umbria'. L'istanza di Lumumba sara' discussa domani dalla Corte d'Appello di Perugia. Patrick Lumumba venne arrestato il 6 novembre del 2007 in seguito alle dichiarazioni di Amanda Knox, la ex coinquilina della vittima oggi accusata dell'omicidio di Meredith insieme a Raffaele Sollecito e Rudy Guede. Lumumba si e' anche costituito parte civile nei confronti dell'americana, sulla quale pesa, oltre alle altre accuse, anche quella di calunnia nei confronti del congolese. Nella richiesta avanzata alla Corte d'Appello di Perugia l'avvocato Carlo Pacelli parla di ''conseguenze devastanti'' nella vita del suo assistito ''sotto il profilo morale, patrimoniale, fisico e psichico'' a causa della ingiusta detenzione subita. (segue)
(Fam/Col/Adnkronos)
03-MAR-09 13:23


[ TEMPO ] 03 Mar 2009
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PostPosted: Sat Mar 07, 2009 11:57 am   Post subject: Nazione 05 Mar 2009: Lumumba claim   

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"QUANTO VALE IL CALVARIO DI LUMUMBA?"
"LA CIFRA RICHIESTA È TROPPO ALTA"

La Procura generale e l'Avvocatura di Stato non si sono opposte alla richiesta di risarcimento, giudicando però eccessiva la quantificazione. La Corte d'Appello si è riservata la decisione che verrà depositata probabilmente nei prossimi giorni

Perugia, 5 marzo 2009 - Per due settimane la sua faccia fece il giro del mondo e venne identificata come quella del 'mostro' che aveva sgozzato, dopo averla violentata, la studentessa inglese dal dolce sorriso. Ad indicarlo come l’assassino, la notte tra il 5 e il 6 novembre durante un interrogatorio in questura, Amanda Knox, l’americana alla quale Patrick Lumumba Diya aveva 'dato lavoro' nel suo pub di via Alessi frequentato da studenti e professori.

Quelle che poi si rivelarono essere solo infamanti bugie, riabilitando completamente il musicista congolese (a chiedere l’archiviazione perché il fatto non sussiste fu poi lo stesso pubblico ministero Giuliano Mignini) , ebbero comunque un effetto devastante sulla sua vita. Per questo i suoi legali Carlo Pacelli e Scaroni, ora chiedono allo Stato un 'conto' pari a un miliardo di lire. "Una cifra esagerata" è la replica della Procura Generale e dell’Avvocatura dello Stato, che tuttavia non hanno fatto opposizione all’istanza di risarcimento.

Ma la somma, secondo gli avvocati del congolese, è assolutamente motivata dagli effetti devastanti del calvario al quale il loro assistito, prelevato la mattina del 6 novembre da casa davanti a moglie e figlio senza troppe spiegazioni, fu sottoposto suo malgrado. Il bar Le Chic, (il cui dissequestro è arrivato solo a fine gennaio 2008), nonostante il tentativo fatto dallo stesso Lumumba una volta chiarita la sua posizione, non è più riuscito ad attirare lo stesso giro di clienti; "troppo negativa evidentemente la pubblicità che si era creata intorno al mio assistito, che veniva comunque guardato con diffidenza e sospetto" ha fatto notare alla Corte d’Appello l’avvocato Carlo Pacelli.

Anche la moglie di Patrick, Alexandra, impegnata a seguire il primogenito che all’epoca aveva un anno e mezzo (oggi i Lumumba gli hanno 'regalato' anche una splendida sorellina) , non potè seguire il locale che nel giro di breve tempo fu costretto così a chiudere definitivamente i battenti. "Ma è soprattutto il fatto che davanti a tutto il mondo è stato considerato l’assassino di Meredith, nonostante avesse respinto subito ogni addebito, che deve trovare una equa riparazione da parte dello Stato" ha sottolineato ancora il legale di Lumumba facendo presente, tra l’altro, che in seguito a questa vicenda Lumumba ha subito non solo gravissimi danni economici ma anche conseguenze psichiche sviluppando una patologia cronica legata allo stress.

Patrick, che ieri mattina ha partecipato all’udienza, che si è svolta a porte chiuse, ha poi scambiato qualche parola con i giornalisti, mostrandosi tutto sommato sereno. "E’ un periodo difficile - ha detto infilando un giubbotto di pelle bianca -. Ora sono disoccupato, la mia vita è stata travolta da quello che è accaduto. Cosa faccio adesso? Passo il tempo soprattutto scrivendo musica e canzoni", una in particolare sarebbe proprio ispirata alla sua vicenda e avrebbe anche un titolo 'Analogia'.

Alla richiesta di risarcimento, sulla quale la Corte si è riservata di pronunciarsi nei prossimi giorni, è stata allegata anche la consulenza tecnica del commercialista Francesco Taddei e quella medico-psichiatrica del dottor Davide Albrigo. "Le conseguenze personali e familiari subite da Lumumba sono quasi incalcolabili - ha concluso l’avvocato Pacelli -. In un attimo la vita dell’incolpevole Patrick come marito, padre e persona è stata distrutta totalmente, azzerando la stima di cui egli godeva nella comunità... Quanto vale tutto questo? Se fosse successo a vostro figlio?".
Donatella Miliani, Alex Tatini

[ Nazione ] 05 Mar 2009
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PostPosted: Sat Mar 07, 2009 12:00 pm   Post subject: ANSA 04 Mar 2009: Lumumba compensation claim   

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2009-03-04 11:50

Meredith: Lumumba chiede risarcimento
Corte Appello Perugia si e' riservata decisione

(ANSA) - PERUGIA, 4 MAR - La Corte d'appello di Perugia si e' riservata di decidere sulla richiesta di risarcimento per 516 mila euro presentata da Patrick Lumumba. Il congolese l'ha prtesentata per l'ingiusta detenzione subita nell'ambito dell'indagine sull'omicidio di Meredith Kercher. Il musicista congolese venne arrestato e scarcerato 14 giorni dopo, per essere poi prosciolto da ogni addebito. La Corte depositera' la sua decisione nei prossimi giorni.

[ ANSA ] 04 Mar 2009
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PostPosted: Sat Mar 07, 2009 12:03 pm   Post subject: Unione Sarda 03 Mar 2009: Lumumba compensation claim   

Quote:

MEREDITH: LUMUMBA CHIEDE IL RISARCIMENTO PER L'INGIUSTA DETENZIONE
Martedì 03 marzo 2009 12.25

Arrestato per l'omicidio di Meredith Kercher e poi prosciolto da ogni addebito (dopo aver trascorso 15 giorni in carcere) Patrick Lumumba ha chiesto un risarcimento di 516 mila euro allo Stato per ingiusta detenzione. Lo scrive oggi il Corriere dell'Umbria. L'istanza sarà esaminata ora dalla Corte d'appello di Perugia. Lumumba - assistito dall'avvocato Carlo Pacelli - chiede di essere risarcito per le conseguenze familiari, sociali ed economiche derivate, secondo la sua versione, dalla ingiusta detenzione. Il musicista congolese venne fermato dalla polizia il 6 novembre del 2007 dopo le rivelazioni di Amanda Knox che lo accusò del delitto. Dalle indagini emerse però che Lumumba era estraneo all'omicidio. Quando la Kercher veniva uccisa si trovava infatti al lavoro nel suo pub. Per questo venne scarcerato dopo 15 giorni e poi prosciolto su richiesta dello stesso pm. Ora Lumumba è costituito parte civile nei confronti della Knox accusata di calunnia nei suoi confronti.


[ Unione Sarda ] 03 Mar 2009
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PostPosted: Sat Mar 07, 2009 12:05 pm   Post subject: ASCA 04 Mar 2009: Lumumba compensation claim   

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04-03-2009 MEREDITH: SU RICHIESTA RISARCIMENTO LUMUMBA CORTE SI RISERVA DI DECIDERE
(ASCA) - Perugia, 4 mar - ''Io penso che questo momento difficile stia continuando''.

Lo ha detto stamani Patrick Lumumba, al termine dell'udienza a porte chiuse svoltasi davanti alla Corte d'Appello di Perugia nella quale e' stata trattata la sua richiesta di risarcimento di 516mila euro per ingiusta detenzione.

La Corte, presieduta dal giudice Maurizio Muscato, a latere Maria Giuseppina Fodaroni, si e' riservata di decidere. Il musicista congolese fini' in carcere il 6 novembre del 2007 nell'ambito dell'inchiesta per l'omicidio della studentessa inglese, Meredith Kercher, a seguito delle accuse, rivelatesi poi infondate, di Amanda Knox che lo aveva indicato come autore materiale del delitto. Rimase in carcere per 2 settimane per venire poi scagionato e prosciolto su richiesta dello stesso PM (all'epoca Giuliano Mignini, affiancato poi nella fase finale delle indagini preliminari da Manuela Comodi - ndr). ''Tecnicamente non e' un errore giudiziario - ha spiegato l'avvocato di Lumumba Carlo Pacelli - e' una domanda che ha carattere restitutorio del pregiudizio nettamente connesso alla privazione della liberta' personale, Amanda sapeva benissimo che Patrick era innocente e quando questo riscontro fu effettuato lo stesso fu scagionato''.

Nell'ambito del processo ordinario per l'omicidio di Meredith, a carico di Amanda Knox e Raffaele Sollecito (Rudy Guede e' stato gia' condannato a 30 anni con rito abbreviato - ndr -) Patrick Lumumba si e' costituito parte civile nei confronti della studentessa americana accusata di calunnia.

All'epoca dei fatti gestiva un pub, ''Le Chic'' nel centro storico di Perugia, nel quale saltuariamente lavorava anche Amanda. Rimasto sotto sequestro a lungo e poi riaperto, il locale non e' riuscito a 'decollare' e Patrick e' stato costretto a chiuderlo definitivamente. Attualmente il musicista non ha un lavoro e la sua famiglia e' aumentata con la nascita di un secondo figlio. Nell'istanza di risarcimento, oltre all'''ingiusta detenzione sofferta'' si fa riferimento alle ''conseguenze subite di ordine ''morale, patrimoniale, fisico e psichico'', in quanto i media di tutto il mondo indicarono Lumumba come assassino. Ragioni, queste che per l'avvocato del congolese supportano la necessita' di un cospicuo risarcimento. Il processo per l'omicidio della giovane inglese, di cui sono imputati Amanda Knox e Raffaele Sollecito riprendera' in corte Assise, il 13 marzo con udienze il 14 e il 20.

red/mac/ss
(Asca)

[ ASCA ] 04 Mar 2009
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PostPosted: Sat Mar 07, 2009 12:08 pm   Post subject: Tempo 04 Mar 2009: Lumumba compensation claim   

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LUMUMBA ORA BATTE CASSA E CHIEDE 516MILA EURO
Patrick Lumumba Diya, prosciolto dalle accuse di omicidio nel Meredith, chiede un risarcimento di 516mila euro. Oggi la sua istanza sarà esaminata dalla Corte d'Appello di Perugia.
Ha passato due settimane in carcere con l'accusa di avere ucciso Meredith Kercher, poi Lumumba Diya, per tutti Patrick, non solo è tornato in libertà ma è stato totalmente prosciolto. Ora il 40enne originario del Congo per quella ingiusta detenzione chiede un risarcimento di 516mila euro e la sua istanza sarà esaminata oggi dalla Corte d'Appello di Perugia. "Davanti a tutto il mondo è stato considerato l'assassino della giovane inglese - ha detto il suo avvocato - nonostante avesse da subito respinto ogni addebito. Ha subìto gravissimi danni economici, ma anche conseguenze psichiche da stress".
Quando venne arrestato, Lumumba gestiva un pub nel capoluogo umbro che è stato poi però costretto a chiudere non riuscendo più - ha sostenuto - a fare fronte alle spese. A lui la polizia arrivò dopo che Amanda Knox fece il suo nome nella notte tra il 5 e il 6 novembre 2007, indicandolo come responsabile dell'omicidio. "Dichiarazioni assolutamente non riscontrate" ha rilevato ancora il legale, ricordando che "Patrick venne prelevato a casa sua mentre dormiva con il figlio piccolo e con la moglie".
04/03/2009


[ TEMPO ] 04 Mar 2009
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PostPosted: Sat Mar 07, 2009 12:11 pm   Post subject: TGCOM 04 Mar 2009: Lumumba compensation claim   

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DELITTO MEZ, LUMUMBA CHIEDE I DANNI
INGIUSTA DETENZIONE: VUOLE 516MILA EURO

Patrick Lumumba, indagato e poi scagionato per l'omicidio di Meredith Kercher a Perugia, ha chiesto alla Corte d'appello un risarcimento per l'ingiusta detenzione di 14 giorni. Vuole 516mila euro. "E' un periodo difficile - ha spiegato il 40enne originario del Congo - ho dovuto chiudere il pub e sono disoccupato, per ora scrivo musica e canzoni". Si è inoltre costituito parte civile contro Amanda Knox accusata di calunnia nei suoi confronti.
"Per tutti è stato il 'mostro di via della Pergola' anche se ha respinto da subito ogni accusa", ha detto il suo avvocato. Alla richiesta di risarcimento è stata allegata una consulenza di uno psichiatra che attesta i problemi psichici riscontrati a Lumumba per lo stress legato all'arresto e una di un commercialista sui danni economici subiti.

Il suo pub, a lungo sotto sequestro nella prima fase dell'indagine, "era il mezzo di sostentamento della famiglia del nostro assistito - ha spiegato il legale -. Dopo la scarcerazione Patrick ha tentato di riaprirlo, ma non aveva più clientela e quindi è stato costretto a chiuderlo definitivamente".

A coinvolgere Lumumba nella vicenda fu Amanda Knox che lo indicò alla polizia come il responsabile dell'omicidio della Kercher. Dall'indagine è invece poi emerso che quando la studentessa inglese venne uccisa, il musicista congolese era al lavoro nel suo pub e quindi risultò estraneo alla vicenda.

Per questo la Knox è stata accusata, oltre che dell'omicidio di Mez, anche di calunnia nei confronti di Patrick, che si è costituito parte civile. Parlando della vicenda il musicista ha detto che "è stato come se mi fossi trovato in spiaggia e mi fosse caduto un aereo sulla testa".

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PostPosted: Tue Mar 10, 2009 11:37 am   Post subject: ASCA 09 Mar 2009: Rudy's appeal   

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09-03-2009 MEREDITH: APPELLO PER RUDY GUEDE, DIFESA ARTICOLA 7 MOTIVI
(ASCA) - Perugia, 9 mar - ''Con fermezza abbiamo riproposto tutti i temi della nostra difesa che riteniamo ancora validi e non sufficientemente superati dalla sentenza del Gup, quindi abbiamo articolato le nostre motivazioni in 7 motivi d'appello, dove, a nostro giudizio, anche ciascuno di questi puo' esaurire tutto l'accoglimento dell'appello''. Lo ha detto l'avvocato Walter Biscotti, uno dei difensori di Rudy Hermann Guede, in merito all'atto di appello contro la sentenza pronunciata dal Gup di Perugia Paolo Micheli con la quale l'ivoriano, giudicato con rito abbreviato, e' stato condannato a 30 anni di reclusione per l'omicidio in concorso di Meredith Kercher, avvenuto nella notte tra il primo ed il 2 novembre 2007. Il documento e' stato depositato stamani nella cancelleria del Giudice per l'udienza preliminare avanti al quale tra settembre ed ottobre scorso si e' svolto il procedimento di primo grado. Rispondendo ai cronisti, a ribadire l'innocenza di Rudy, attualmente detenuto nel carcere di Viterbo, l'avvocato Nicodemo Gentile ha aggiunto ''abbiamo evidenziato in sentenza l'esistenza di innumerevoli ragionevoli dubbi, al di la' dei quali il giudice non e' riuscito ad andare, ci sono tante situazioni che non sono state chiarite, ci sono tante prove a favore di Rudy che dovranno essere riesaminate in appello''. A necessitare di ulteriori approfondimenti, secondo i legali dell'ivoriano, il movente dell'omicidio, da ricercarsi ''nell'ammanco di soldi'' scoperto dalla stessa Mez ed attribuito ''alla sua coinquilina'' e, conseguentemente, nel ''litigio fra le due''. Cio' in linea con quanto Rudy racconto' a suo tempo ed a contraddire la tesi accusatoria per cui il delitto fu il momento apicale di una violenza sessuale. A riprova i legali sono tornati a citare i risultati dell'incidente probatorio dai quali scaturisce ''il coinvolgimento di Meredith Kercher in attivita' sessuale recente rispetto al decesso'' sebbene, secondo gli esperti non si possa definire ''se si sia trattato di attivita' consenziente o meno''. Il ricorso, composto da una cinquantina di pagine, dovra' essere notificato alle parti nel termine di 45 giorni; il fascicolo passera' poi alla Corte d'appello che provvedera' ad indicare l'udienza; dati i tempi di lavoro della Corte stessa, si ipotizza che avverra' al rientro dalla pausa estiva. Alla domanda dei giornalisti se nell'appello sono stati indicati altri testimoni a sostegno della tesi difensiva ''guarderemo con attenzione tutto quello che accade nell'altro processo - ha detto l'avvocato Biscotti - perche' sicuramente alcune testimonianze potranno rivelarsi utili anche al nostro appello e quindi in quel caso chiederemo anche nuove testimonianze''. Intanto venerdi' 13 e sabato 14 marzo davanti alla Corte d'Assise del capoluogo, nuova udienza del processo ordinario a carico di Raffaele Sollecito ed Amanda Knox, che, al pari di Rudy Guede, respingono ogni accusa per l'omicidio della studentessa inglese.

red/res/alf
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[ ASCA ] 09 March 2009
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PostPosted: Tue Mar 10, 2009 11:43 am   Post subject: AGI 09 Mar 2009: Rudy's appeal   

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MEREDITH: DIFESA GUEDE, PROVATO CHE RUDY E MEZ SI CONOSCEVANO

(AGI) - Perugia, 9 mar. - ''Prove certe ed attendibili'' confermano che Rudy Guede e Meredith Kercher ''si conoscevano'', in quanto ''spesso sono stati visti protagonisti della stessa scena, all'interno persino di una stessa ed unica stanza''. E' quanto scrivono nelle motivazioni di appello i legali di Rudy Hermann Guede, gli avvocati Valter Biscotti e Nicodemo Gentile. ''Per il Giudice, Rudy - scrivono i legali - non aveva contatti con Mez, pertanto non poteva avere un appuntamento con la stessa, ergo Guede l'ha violentata''. Guede ha sempre sostenuto, invece, di conoscere Meredith e che la sera del delitto entro' in casa con il benestare della giovane che aveva incontrato anche la sera precedente in un locale di Perugia. Gli avvocati Biscotti e Gentile nell'appello sostengono che ''la notte del 31 ottobre e' certo che Rudy e Meredith ad una certa ora erano insieme nella stessa discoteca denominata Domus''. Per i legali, quindi ''il giudice cade in contraddizione'' perche' prima sostiene che i tre imputati ''si conoscessero in quanto frequentavano gli stessi posti'' e poi ''esclude il fatto che il Guede potesse, nonostante abitasse a Perugia, conoscere la Kercher''.
''Nella non creduta ipotesi che il Giudice avesse ragione in ordine all'assoluta non credibilita' del Guede - e' scritto nell'appello -, questo non e' assolutamente sufficiente per considerare raggiunta la prova dell'esistenza della violenza sessuale, fatto processualmente rilevante che sostanzialmente da solo porta alla condanna di Rudy per omicidio in concorso''.
I legali, quindi, chiedono l'assoluzione del loro assistito e richiamano quanto riportato dal gup nelle motivazioni della sua sentenza e, in particolare, quando scrive a proposito di Guede che ''detto dell'incontestabilita' della sua presenza in casa, e del fatto che egli ebbe un contatto sessuale con la vittima, l'unica alternativa e' che sia del tutto estraneo ai fatti (ove abbia detto il vero) o che abbia commesso l'omicidio (se ha mentito)''. ''Noi partiremo proprio dall'assunto sostanziale del Giudice - scrivono i legali -: se Rudy ha detto il vero, e' del tutto estraneo ai fatti. Questo concretamente significa che nella sua intima convinzione il giudice ammette, sia pur astrattamente, che negli atti c'e' configurata la possibilita' dell'innocenza dell'imputato, senza bisogno di altro. Noi ce ne siamo persuasi completamente, ed e' questa la ragione per cui la difesa ha chiesto il rito abbreviato''.

[ AGI ] 09 Mar 2009
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PostPosted: Tue Mar 10, 2009 11:47 am   Post subject: La Nazione 09 Mar 2009: Rudy's appeal   

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L'OMICIDIO DI MEREDITH

NUOVA MOSSA DEI LEGALI DI RUDY GUEDE
DEPOSITATO L'APPELLO CONTRO LA SENTENZA

I difensori di Rudy Guede, Walter Biscotti e Nicodemo Gentile, hanno depositato l'appello contro la sentenza con la quale il giovane ivoriano è stato condannato a 30 anni di reclusione, con il rito abbreviato, per l'omicidio di Meredith Kercher. Gli avvocati lo hanno consegnato alla cancelleria del gip di Perugia davanti al quale si è svolto il processo di primo grado

Perugia, 9 marzo 2009 - I legali di Rudy Hermann Guede hanno depositato questa mattina l'appello contro la sentenza con la quale il giovane ivoriano è stato condannato a 30 anni di reclusione, con il rito abbreviato, per l'omicidio di Meredith Kercher.

L'atto si compone di una cinquantina di pagine. I legali lo hanno consegnato oggi alla cancelleria del gip di Perugia davanti al quale si è svolto il processo di primo grado. L'appello sarà ora notificato, entro 45 giorni, alle parti coinvolte fin quando la Corte d'appello fisserà l'udienza. L'avvocato Biscotti ha spiegato oggi che la difesa di Guede, detenuto a Viterbo, si riserva di presentare ''fino all'ultimo giorno utile memorie o altri atti che si dovessero rendere necessari in relazione a quanto eventualmente emerso nel processo ora in corso''.

Le prossime udienze a carico di Raffaele Sollecito e ad Amanda Knox, anche loro accusati dell'omicidio Kercher, sono previste per venerdì e sabato prossimo. Guede, Sollecito e la Knox si proclamato tutti estranei all'omicidio della studentessa inglese avvenuto a Perugia nella notte tra il primo e il 2 novembre del 2007.


[ Nazione ] 09 Mar 2009
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PostPosted: Sat Mar 14, 2009 8:13 am   Post subject: Gazzettino 13 March 2009   

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Meredith, chiesto sopralluogo casa delitto
Sollecito: «Scalzo anche in strada»

In aula immagini telecamere del parcheggio davanti alla casa
Interprete Amanda: choc quando vide sms Lumumba

PERUGIA (13 marzo) - È ripreso stamani davanti alla Corte d'assise di Perugia il processo a Raffaele Sollecito e ad Amanda Knox per l'omicidio di Meredith Kercher.
Al loro arrivo nella sala degli affreschi hanno rivolto un segno di saluto con la testa al presidente della Corte d'assise Giancarlo Massei e al giudice a latere Beatrice Cristiani. La Knox indossa una maglia a righe orizzontali colorate su dei jeans ed ha i capelli raccolti in una piccola coda, mentre Sollecito è vestito con un maglione color senape e pantaloni avana.

Immagini telecamere. Alcune delle immagini riprese da una delle telecamere del parcheggio davanti alla casa del delitto sono state proposte stamani alla Corte d'assise. È successo durante la deposizione dell'assistente Mauro Barbadori, in servizio alla squadra mobile di Perugia. A fare vedere su un grande pannello bianco i fotogrammi sono stati i difensori di Sollecito, gli avvocati Giulia Bongiorno e Luca Maori. In quelli relativi al 2 novembre del 2007, il giorno del ritrovamento del corpo, tra le 12.36 e le 12.41 si vede una Punto di colore scuro, individuata come quella della polizia postale per prima intervenuta, che sembra entrare nel parcheggio per poi fare retromarcia. Le immagini mostrano poi la vettura ripassare. «Senza imboccare via della Pergola» ha sostenuto l'avvocato Bongiorno. L'assistente ha poi descritto le immagini riprese alle 20.41 del primo novembre, con una persona «che ipoteticamente potrebbe corrispondere a Meredith».

Chiesto sopralluogo. I difensori di Sollecito hanno chiesto un sopralluogo nella casa dove venne uccisa Meredith. A formalizzare l'istanza è stato l'avvocato Luca Maori. Alla richiesta si sono associati tutte le parti. La Corte si è riservata di decidere. Respinta invece la richiesta di dissequestro della casa.

Sollecito: camminai scalzo. Raffale Sollecito in una dichiarazione spontanea torna a ribadire di non essere stato trattato bene quando venne feramto in questura: «Ho camminato scalzo in questura e in strada. Nessuno mi ha dato un paio di scarpe». Le calzature indossate dal giovane vennero sequestrate dalla polizia per un confronto con alcune impronte individuate nella casa del delitto. Sollecito ha voluto così replicare alla deposizione dell'ispettore dello Sco Daniele Moscatelli il quale aveva riferito che l'imputato non aveva mai chiesto di interrompere il verbale per chiamare un avvocato e «venne messo a suo agio». «Non ho potuto avvisare mio padre e l'avvocato. Mi venne impedito di telefonare».

Compagno madre di Amanda: è innocente. «Amanda è innocente. Non ho dubbi»: a dirlo è Chris Mellas, compagno della madre di Amanda Knox, Edda, presente oggi nell'aula.«Tutto è cominciato per un fraintendimento legato al sms inviato a Lumumba. Abbiamo comunque fiducia nella giustizia italiana e quando sarà il nostro turno dimostreremo la sua innocenza».

Per Amanda oltre 600 lettere. Sono oltre 600 le lettere scritte e ricevute da Amanda Knox dal carcere di Perugia dal momento dell'arresto alla primavera scorsa. Un particolare emerso dalla deposizione davanti alla Corte d'assise di Aida Colantone, interprete del ministero dell'Interno che si è occupata dell'indagine sull'omicidio di Meredith Kercher. Le lettere erano state inviate a parenti ed amici negli Usa ma non contenevano particolari ritenuti determinanti per l'inchiesta. «Anche perchè emergeva da esse che la Knox immaginava di essere intercettata». L'interprete ha parlato anche di una e-mail inviata dalla Knox a 25 conoscenti la notte del 4 novembre. «In essa - ha affermato - raccontava in maniera rigorosa quanto successo in quei giorni».

«Amanda tremava e poi piangeva». La Colantone ha poi descritto l'atteggiamento di Amanda durante un sopralluogo nella casa del delitto: «cominciò a tremare e poi la vidi piangere». «Dopo un interrogatorio in questura - ha aggiunto - ricordo di averla notata in una sala d'attesa, sola. Bianca in volto e con gli occhi chiusi, con il capo reclinato. Aveva un segno rosso sul collo». Dell'atteggiamento della Knox in questura ha parlato anche l'assistente Fabio D'Astolto che svolse il ruolo di interprete per la sua conoscenza dell'inglese. «Sembrava tranquilla - ha spiegato - come se non fosse successo nulla. Con Sollecito si baciavano e ridevano, parlavano tra loro a voce bassa».

Choc di fronte sms Lumumba. Quando ad Amanda Knox la polizia mostrò il messaggio sms inviato a Patrick Lumumba ebbe «un vero e proprio choc emotivo» portandosi le mani alle orecchie e scuotendo la testa. Lo ha detto Anna Donnino, interprete presso la questura di Perugia. «Venne interrotto il verbale e quando ad Amanda venne chiesto se voleva un legale, lei rispose di no» ha aggiunto. Riferendosi a Lumumba la Knox - ha spiegato l'interprete - ripeteva «è stato lui, è cattivo». La Donnino ha riferito che il messaggio venne mostrato ad Amanda quando gli investigatori le chiesero di chiarire perchè non fosse andata al lavoro quella sera nel locale di Lumumba. L'interprete ha poi spiegato che la Knox non subì alcun maltrattamento in questura e rese volontariamente le spontanee dichiarazioni alla polizia nelle quali confermava sostanzialmente la sua presenza nella casa del delitto e le accuse a Lumumba.
[ Gazzettino ] 13 March 2009
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PostPosted: Sat Mar 14, 2009 8:14 am   Post subject: Tiscali 13 March 2009   

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Meredith, ispettore: "Famiglia Sollecito voleva insabbiare"

13 marzo 2009 - Alcuni familiari di Raffaele Sollecito, processato a Perugia per l'omicidio di Meredith Kercher, avevano l'intenzione di "insabbiare" l'indagine sul giovane pugliese. "Volevano eliminare personalmente e fisicamente" chi si occupava dell'inchiesta. ha detto l'ispettore della squadra mobile di Perugia Oreste Volturno, testimoniando davanti alla Corte d'assise. L'investigatore ha riferito delle intercettazioni telefoniche e ambientali eseguite. In esse venivano citati politici quali "Nania, Formisano e Mastella" come "persone alle quali rivolgersi". L'ispettore Volturno ha spiegato che i congiunti di Sollecito "avevano manifestato la volontà di rivolgersi" a questi esponenti fino alla decisione della Cassazione (che confermò le ordinanze di custodia cautelare). Ha comunque affermato che agli atti dell'indagine "non risultano telefonate ai politici" e non è stato accertato un loro intervento. Le intercettazioni - è emerso dalla deposizione - hanno riguardato il padre, la sua compagna, la sorella e uno zio di Sollecito, nonché altri familiari dei quali l'ispettore ha detto di non ricordare il nome.
La Knox: "Presa a scapellotti" - Ha parlato di "insistenza aggressivissima sul messaggio ricevuto da Patrick", sostenendo inoltre di avere ricevuto "scappellotti sulla testa" Amanda Knox, che ha preso la parola per una dichiarazione spontanea al termine dell'udienza del processo a suo carico per l'omicidio di Meredith Kercher. Lo ha fatto riferendosi a un interrogatorio in questura, senza comunque specificare quale. Al termine il pubblico ministero ha chiesto e ottenuto dai giudici la trasmissione del verbale per verificare eventuali reati che dovessero emergere dalla versione della giovane americana. Un provvedimento sollecitato anche dalla difesa della stessa Knox.

La difesa di Amanda - "I testimoni stanno negando dei fatti" ha sostenuto l'americana, spiegando che invece questi sono per lei importanti. Ha sostenuto di avere "ripetuto per ore, ore e ore la stessa versione". Poi riguardo al messaggio ricevuto da Lumumba ha affermato di essere stata "chiamata stupida bugiarda". Nella sua dichiarazione la Knox ha affermato che una delle interpreti presenti in questura, Anna Donnino, le disse che "aveva subito un trauma", invitandola a "provare a ricordare qualcos'altro". La Knox ha infine fatto riferimento agli "scappellotti sulla testa" ricevuti. "Li ho ricevuti - ha concluso - è vero... scusate". E stato a quel punto che il pm Giuliano Mignini ha chiesto la trasmissione del verbale e all'istanza si è associato uno dei difensori di Amanda, l'avvocato Carlo Dalla Vedova. Un atto poi disposto dalla Corte d'assise.

Il messaggio inviato a Lumumba - Quando la polizia le mostrò l'sms ebbe "un vero e proprio choc emotivo" portandosi le mani alle orecchie e scuotendo la testa. Lo ha detto Anna Donnino, interprete presso la questura di Perugia, testimoniando nel processo per l'omicidio di Meredith Kercher. "Venne interrotto il verbale e quando ad Amanda venne chiesto se voleva un legale, lei rispose di no" ha aggiunto. Riferendosi a Lumumba la Knox - ha spiegato l'interprete - ripeteva "è stato lui, è cattivo". Il musicista congolese venne arrestato in base alle accuse dell'americana ma è stato poi completamente prosciolto perché estraneo al delitto ed ora é parte civile nei confronti dell'imputata per il reato di calunnia.
Chiesto un nuovo sopralluogo - E' stato chiesto dai difensori di Raffaele Sollecito. A formalizzare l'istanza è stato l'avvocato Luca Maori. Alla richiesta si sono associati tutte le parti. La Corte si è riservata di decidere. Respinta invece la richiesta di dissequestro della casa da paei proprietari dell'immobile.

Le 600 lettere di Amanda - E' un particolare emerso dalla deposizione davanti alla Corte d'assise di Aida Colantone, interprete del ministero dell'Interno che si è occupata dell'indagine sull'omicidio di Meredith Kercher. Le lettere - ha detto - erano state inviate a parenti ed amici negli Usa ma non contenevano particolari ritenuti determinanti per l'inchiesta. "Anche perché - ha spiegato la Colantone - emergeva da esse che la Knox immaginava di essere intercettata". L'interprete ha parlato anche di una e-mail inviata dalla Knox a 25 conoscenti la notte del 4 novembre. "In essa - ha affermato - raccontava in maniera rigorosa quanto successo in quei giorni".

"Sbiancò in volto al sopralluogo" - La Colantone ha poi descritto l'atteggiamento di Amanda durante un sopralluogo nella casa del delitto: "cominciò a tremare e poi la vidi piangere". "Dopo un interrogatorio in questura - ha aggiunto - ricordo di averla notata in una sala d'attesa, sola. Bianca in volto e con gli occhi chiusi, con il capo reclinato. Aveva un segno rosso sul collo". Dell'atteggiamento della Knox in questura ha parlato anche l'assistente Fabio D'Astolto che svolse il ruolo di interprete per la sua conoscenza dell'inglese. "Sembrava tranquilla - ha spiegato - come se non fosse successo nulla. Con Sollecito si baciavano e ridevano, parlavano tra loro a voce bassa".

Sollecito: "Ho camminato scalzo in questura e in strada" - "Nessuno mi ha dato un paio di scarpe": Raffaele Sollecito lo ha ribadito in una dichiarazione spontanea davanti alla Corte d'assise riferendosi alla notte in cui venne fermato dalla polizia per l'omicidio di Meredith Kercher. Il giovane pugliese ha spiegato di avere voluto così replicare alla deposizione dell'ispettore dello Sco Daniele Moscatelli il quale aveva riferito che l'imputato non aveva mai chiesto di interrompere il verbale per chiamare un avvocato e "venne messo a suo agio". "Non ho potuto avvisare mio padre e l'avvocato. Mi venne impedito di telefonare" ha replicato Sollecito. "Sono rimasto senza scarpe - ha aggiunto - dalla chiusura del verbale fino a quando andammo a casa mia per un sopralluogo".
Redazione Tiscal

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PostPosted: Sat Mar 14, 2009 8:15 am   Post subject: Mezzogiorno 13 March 2009   

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Omicidio Meredith, alla Knox 600 lettere in pochi mesi PERUGIA – Amanda

Knox ripete di avere subito in questura una «insistenza aggressivissima» e degli «scappellotti» ma anche di essere stata chiamata «stupida bugiarda». Presunte pressioni già riferite in passato alla Corte d'assise di Perugia che la processa per l'omicidio di Meredith Kercher ma questa volta il pm chiede e ottiene il verbale per valutare se sussista il reato di calunnia. Accade nell'udienza dalla quale emerge che la giovane nei mesi successivi all'arresto ha scritto e ricevuto dal carcere oltre 600 lettere.

A riferirlo è una delle interpreti che si è occupata della traduzione per conto della polizia. Lettere scambiate con amici e parenti, ma ricevute tutt'ora da Amanda - spiega uno dei suoi difensori, Carlo Dalla Vedova - da persone che nemmeno conosce e da altri detenuti.

«Abile scrittrice» definisce la Knox un'altra della interpreti. Davanti alla Corte si è parlato anche del presunto tentativo di insabbiare l'indagine emersa dalle intercettazioni a carico di alcuni familiari di Raffaele Sollecito, l'altro imputato. A riferirne è l'ispettore della squadra mobile perugina Oreste Volturno. «Volevano eliminare personalmente e professionalmente - dice - chi si è occupato dell'inchiesta».

Nei colloqui tra il padre, la compagna, la sorella e lo zio del giovane pugliese venivano citati - aggiunge - «come persone alle quali rivolgersi», prima del pronunciamento della Cassazione, i politici Nania, Formisano e Mastella. L'investigatore spiega che agli atti dell'inchiesta non risultano comunque contatti con questi esponenti, così come non è stato accertato un effettivo loro intervento. Volturno riferisce poi del «dossier preparato dalla famiglia Sollecito contro i pm», dei due flaconi di candeggina sequestrati nella casa perugina del giovane e degli accertamenti compiuti presso le scuole da lui frequentate in Puglia (con l'acquisizione di copie dei registri).

Oggi la Corte ha intanto visionato alcuni fotogrammi ripresi dalle telecamere del parcheggio antistante l'abitazione dove venne uccisa Mez. Mostrano l'arrivo dell'auto della polizia postale la mattina del ritrovamento del cadavere e il passaggio di un uomo non identificato la sera precedente, quella dell'omicidio (sugli orari indicati nelle immagini nasce però una controversia con la difesa Sollecito). I giudici potrebbero comunque recarsi a breve a visionare di persona l'area teatro del delitto. Un sopralluogo chiesto dalla difesa Sollecito e al quale si associano tutte le parti. Il collegio si riserva di decidere e intanto respinge un'istanza di dissequestro della casa avanzata dalla proprietaria. A chiudere la giornata, prima del rinvio a domani, sono le dichiarazioni spontanee della Knox. Dice di avere ripetuto in questura «per ore, ore e ore la stessa versione».

Parla di «insistenza aggressivissima» sul messaggio di Patrick Lumumba, costituito parte civile nei suoi confronti per il reato di calunnia, e afferma di essere stata chiamata «stupida bugiarda». «Ho ricevuto scappellotti sulla testa - conclude - è vero... scusate» (ma investigatori e interpreti presenti la notte degli arresti e sentiti oggi smentiscono qualsiasi forma di pressione). Il pm Giuliano Mignini replica ottenendo la trasmissione del verbale per valutare un eventuale reato di calunnia ma anche la difesa della Knox chiede che il magistrato valuti eventuali reati in danno della giovane.

13/3/2009
[ Mezzogiorno ] 13 March 2009
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PostPosted: Sat Mar 14, 2009 8:16 am   Post subject: Notizie 13 March 2009   

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12/03/2009 16:09 - OLTRE AGLI INVESTIGATORI TESTIMONIERà L'INTERPRET

Al via domani e sabato il processo per l'omicidio di Meredith Kercher

PERUGIA – Nell'udienza di domani e sabato, del processo per l'omicidio di Meredith Kercher. saranno ancora protagonisti gli investigatori della squadra mobile di Perugia e del Servizio centrale operativo della polizia di Roma che seguirono le indagini. Davanti alla Corte d' Assise di Perugia ci saranno Raffaele Sollecito e ad Amanda Knox i quali hanno sempre sostenuto di essere estranei al delitto, dopo gli investigatori, a sedere sul banco dei testimoni saranno le interpreti chiamate in questura per assistere la Knox la notte che precedette il suo fermo. Sabato mattina invece, al centro del procedimento, gli accertamenti effettuati dalla polizia. sui computer sequestrati nel corso delle indagini.Ricordiamo che per lo stesso delitto è stato già condannato a 30 anni con rito abbreviato l'ivoriano Rudy Hermann Guede.

[ Notiziario ]
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PostPosted: Sat Mar 14, 2009 8:17 am   Post subject: Notiziario 13 March 2009   

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13/03/2009 17:21 - TRADOTTE OLTRE 600 LETTERE

Ascoltata in aula Aida Colantone interprete del Ministero degli Interni

PERUGIA - Oggi testimone, davanti alla Corte d'Assise di Perugia nel procedimento in corso che vede imputati Raffaele Sollecito e Amanda Knox, Aida Colantone, interprete del Ministero degli Interni in servizio presso la Questura di Perugia che ha tradotto oltre 600 lettere scritte e ricevute dall'imputata in carcere dal giorno del suo arresto fino alla primavera scorsa. La Colantone ha parlato in aula anche dell'e-mail che la Knox scrisse alle 3.25 della notte tra il tre e il quattro novembre 2007 a 25 persone, tra amici, conoscenti e parenti, nella quale Amanda raccontava con rigore e precisione tutto quello che era accaduto dal giorno dell'omicidio a giorno in cui ha scritto l'e-mail. L'interprete ha poi descritto alcuni atteggiamenti di Amanda avuti in questura e nell'abitazione di Via della Pergola in particolare la Colantone ricorda che, durante il sopralluogo nella casa Amanda iniziò a tremare ed era notevolmente sconvolta tanto da mettersi a piangere.

[ Notiziario ] 13 march 2009
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PostPosted: Sat Mar 14, 2009 8:18 am   Post subject: Virgilio 13 March 2009   

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Meredith/ Amanda: sono stata presa a scappellotti sulla testa

Dichiarazioni spontanee su un interrogatorio
postato 22 ore fa da APCOM

Perugia, 13 mar. (Apcom) - Amanda Knox prende la parola e gela l'aula in una delle dichiarazione spontanee più controverse del processo sull'omicidio di Meredith Kercher fino ad oggi. "Sono stata chiamata stupida bugiarda dopo che hanno visto il messaggio di Lumumba", ha affermato Amanda che ha confermato in aula di aver sempre ribadito la stessa versione dei fatti prima del messaggio di Lumumba su cui ha subito pressioni.

Durante un interrogatorio, la ragazza americana (senza specificare quando è avvenuto) ha detto di essere stata presa a "scappellotti sulla testa". "Li ho ricevuto...è vero...ora scusate": ha spiegato Amanda interrompendo la sua dichiarazione spontanee.

Il verbale è stato acquisito dal Pm per verificare se queste dichiarazioni possono produrre, se provate, dei reati da sanzionare.

[ Virgilio ] 13 March 2009
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PostPosted: Sat Mar 14, 2009 8:19 am   Post subject: Virgilio 13 March 2009   

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Mez:600 lettere per Amanda in cella

Ma non contenevano particolari determinanti per l'inchiesta
postato 1 giorno fa da ANSA

(ANSA) - PERUGIA, 13 MAR - Sono oltre 600 le lettere scritte e ricevute da Amanda Knox dal carcere di Perugia dal momento dell'arresto alla primavera scorsa. Un particolare emerso dalla deposizione davanti alla Corte d'assise di Aida Colantone, interprete del ministero dell'Interno che si e' occupata dell'indagine sull'omicidio di Meredith Kercher. Le lettere - ha detto - erano state inviate a parenti ed amici negli Usa ma non contenevano particolari ritenuti determinanti per l'inchiesta.
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PostPosted: Sat Mar 14, 2009 8:20 am   Post subject: Virgilio 13 March 2009   

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Meredith/ Interprete: Amanda non si è mai tradita in lettere a Usa

Oltre 600 missive, ma nessuna parola di troppo o passo falso
postato 1 giorno fa da APCOM

Perugia, 13 mar. (Apcom) - Nelle lettere inviate dal carcere ad amici e parenti - sono oltre 600, comprese quelle ricevute - Amanda Knox non si sarebbe mai tradita. La conferma è stata data ai Pm Mignini e Comodi direttamente da Aida Colantone, interprete del ministero dell'Interno che si è occupata dell'indagine sull'omicidio di Meredith Kercher.
Mai uno sfogo fuori dalle righe o una parola che potesse servire alle indagini. Per l'inteprete è forte il sospetto, proveniente dalle lettere, che Amanda "immaginava di essere intercettata". L'interprete però è utile per fornire un nuovo profilo di Amanda nel corso degli interrogatori e dei sopralluoghi. Descritta dagli agenti sempre fredda, oppure fuori dalle righe perchè non dispiaciuta o turbata della morte di Meredith, ne esce un quadro diverso secondo Colatone. "Nel corso di un sopralluogo nella casa del delitto - spiega riferendosi ad Amanda - cominciò a tremare e poi la vidi piangere". Remissiva anche in un interrogatorio in Questura: Era bianca in volto e con gli occhi chiusi, con il capo reclinato".

[ Virgilio ] 13 March 2009
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PostPosted: Sat Mar 14, 2009 8:21 am   Post subject: Virgilio 13 March 2009   

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Meredith/ Dichiarazione spontanee di Sollecito su interrogatorio
Il pugliese: "Sono rimasto scalzo in Questura per molte ore"

postato 1 giorno fa da APCOM

Perugia, 13 mar. (Apcom) - Raffaele Sollecito, indagato per l'omicidio di Meredith Kercher insieme ad Amanda Knox, ha chiesto di nuovo di poter rilasciare dichiarazioni spontanee per contestare quanto detto dagli agenti che hanno parlato di un interrogatorio sereno tra loro e il ragazzo pugliese: "Ho camminato scalzo in questura e in strada. Nessuno mi ha dato un paio di scarpe. Sono rimasto a piedi nudi dalla chiusura del verbale fino a quando andammo a casa mia per un sopralluogo". Le calzature del giovane vennero prese per verificare la compatibilità con un'orma trovata nella casa di via della Pergola. All'inizio si parla di compatibilità, mesi dopo fu attribuita con certezza ad una suola di scarpa di Rudy Guede, condannato a trent'anni con il rito abbreviato.

Raffaele ha aggiunto sulla sera del fermo: "Non ho potuto avvisare mio padre e l'avvocato. Mi venne impedito di telefonare"

[ Virgilio ] 13 March 2009
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PostPosted: Sat Mar 14, 2009 8:22 am   Post subject: JulieNews 13 March 2009   

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13/03/2009, ore 19:17 - In oltre 600 lettere non si sarebbe mai tradita
Meredith, Amanda cauta quanto fragile
di: Nico Falco
Amanda Knox non si sarebbe mai tradita. L’interprete del ministero dell’Interno che si è occupata dell’indagine sull’omicidio di Meredith Kercher, Aida Colantone, ha confermato ai pm Mignini e Comodi che nelle oltre seicento lettere, tra inviate e ricevute dal carcere ad amici e parenti, la ragazza non si sarebbe mai tradita rivelando un eventuale coinvolgimento.

Mai uno sfogo fuori dalle righe, mai una parola che potesse servire alle indagini. Secondo l’interprete, però, questo comportamento potrebbe avere un motivo molto chiaro: Amanda potrebbe aver sospettato di essere intercettata e, quindi, pesava bene le parole che usava. Ma la Colantone fornisce anche un ritratto di Amanda del tutto nuovo, se confrontato con gli atteggiamenti freddi e impassibili che l’avevano contraddistinta secondo le descrizioni degli agenti.

“Nel corso di un sopralluogo, - spiega la Colantone, - cominciò a tremare e poi la vidi piangere”. Anche durante un interrogatorio in Questura viene descritta come pallida in volto, con gli occhi chiusi, il capo reclinato.

La Corte di Assise non ha inoltre accolto la richiesta di dissequestro del luogo del delitto, ovvero il casolare di via della Pergola, avanzata dalla proprietaria dell’abitazione, costituita parte civile nel provvedimento. Anche i pm Manuela Comodi e Giuliano Mignini hanno espresso parere negativo.

L’interprete della questura di Perugia, Anna Donnino, parla invece della reazione di Amanda Knox quando, la notte tra il 5 e il 6 novembre, gli agenti le mostrarono l’sms di Patrick Lumumba, suo ex datore di lavoro Nel vedere quel nome comparire sul suo cellulare, Amanda ebbe “un vero choc emotivo”. La Donnino lo ha ricordato oggi davanti alla Corte di Assise di Perugia, nel processo per l’omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher, con Raffaele Sollecito e Amanda Knox in qualità di imputati.

Lumumba venne arrestato in seguito alle dichiarazioni della Knox, ma successivamente fu completamente scagionato e prosciolto da qualsiasi accusa. “E’ lui.. è lui.. è stato lui.. è cattivo”, aveva dichiarato la ragazza. “Sembrava, - ha continuato la Donnino, - che la ragazza temesse questa persona”.

[ Julie News ] 13 March 2009
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PostPosted: Sat Mar 14, 2009 8:23 am   Post subject: JulieNews 13 March 2009   

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13/03/2009, ore 19:44 - Domani l'esame del pc del ragazzo
Meredith: Knox e Sollecito denunciano maltrattamenti dagli agenti
di: Nico Falco
Amanda Knox e Raffaele Sollecito, imputati nel processo per l’omicidio di Meredith Kercher, hanno dichiarato di aver subito dei maltrattamenti durante gli interrogatori.

In un italiano stentato, al termine dell’udienza di oggi davanti alla Corte di Assise di Perugia, Amanda ha detto di voler insistere su un punto per lei molto importante. “I testimoni stanno negando dei fatti sul mio interrogatorio sui quali vorrei dare dei chiarimenti per me molto importanti, - ha detto, - ci sono ore e ore che loro non dicono e in cui io ho confermato sempre la stessa versione. Sono stata chiamata stupida e bugiarda”. Il riferimento è agli interrogatori della notte tra il 5 e il 6 novembre 2007, immediatamente precedenti al fermo della ragazza per l’omicidio. Ma le violenze sarebbero state anche fisiche. La Knox ha infatti dichiarato di aver “ricevuto scappellotti sulla testa”, sottolineando e ribadendo questo particolare.

Raffaele Sollecito ha invece affermato di essere stato privato delle scarpe, che gli sono state restituite soltanto quando lo hanno portato in casa sua per il sopralluogo. “Quindi ho camminato scalzo sia in questura che per strada”. Sollecito ha preso la parola dopo le dichiarazioni del sovrintendente della polizia di stato Daniele Moscatelli, secondo il quale al ragazzo erano state fornite delle altre scarpe dopo che le sue erano state prelevate per consentire i rilievi della scientifica.

“Vorrei puntualizzare sul fatto delle scarpe, - ha aggiunto Sollecito, - ribadisco che sono rimasto scalzo e che ho chiesto di poter contattare mio padre e mi è stato negato”.

Durante l’udienza Chris Mellas, 35enne di Seattle, che conosce Amanda da quando era piccola, ha dichiarato in inglese di non avere “assolutamente mai avuto dubbi” sulla sua innocenza. Per quanto riguarda i “comportamenti anomali” della Knox durante gli interrogatori, ovvero gli esercizi come la ruota e la spaccata, la Mellas ha riferito che non erano state una iniziativa dell’imputata ma che lo aveva fatto perché un poliziotto l’aveva invitata a “dimostrare la propria agilità”.

Domani si procederà probabilmente con l’esame del computer di Sollecito.

[ JulieNews ] 13 March 2009
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PostPosted: Sat Mar 14, 2009 8:24 am   Post subject: Pupia 13 March 2009   

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Amanda: “Mi hanno picchiata”. E spunta presunto tentativo di insabbiare indagini

di Stefano Quinni del 13/03/2009 in Cronaca - Letto 342 volte - Voto: 0 / 5

PERUGIA. Nel corso della dichiarazione spontanea resa al termine dell’udienza del processo sull’omicidio di Meredith Kercher, la studentessa americana Amanda Knox ha detto di essere stata picchiata dagli inquirenti.




L’episodio, secondo la sua versione, si sarebbe verificato durante l’interrogatorio in Questura, in seguito a domande molto insistenti su un sms che le aveva mandato Patrick Lumumba, da lei inizialmente accusato dell’omicidio di Meredith, e scagionato nel giro di poche settimane. Avrebbe ricevuto “scappellotti sulla testa” e, riguardo al messaggio ricevuto da Lumumba, l’avrebbero apostrofata come “stupida bugiarda”.

Emerse anche accuse nei confronti della famiglia di Raffaele Sollecito, ex fidanzato di Amanda e altro imputato nel processo. Secondo l’ispettore della squadra mobile di Perugia, Oreste Volturno, che ha testimoniato nel pomeriggio davanti alla Corte d’assise, la famiglia di Sollecito voleva “insabbiare le indagini”. L’investigatore ha riferito delle intercettazioni telefoniche e ambientali eseguite nei confronti del padre del giovane e della sua compagna, della sorella e di uno zio di Sollecito, nonché altri familiari dei quali l’ispettore ha detto di non ricordare il nome.
Nelle conversazioni intercettate venivano citati politici quali “Nania, Formisano e Mastella” come “persone alle quali rivolgersi”. Tuttavia, Volturno ha affermato che agli atti dell’indagine “non risultano telefonate ai politici” e finora non è stato accertato un intervento da parte loro.

[ Pupia ]


[ Sky video of arrival in court (after recess?)
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PostPosted: Sat Mar 14, 2009 10:54 pm   Post subject: Momento Sera 13 March 2009   

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Amanda Knox in aula: «Presa a scappellotti»

Al processo di Perugia per la morte della studentessa inglese Meredith Kercher, l’americana accusa la polizia di pressioni. Lo stesso fa più tardi Raffaele Sollecito

Sempre più simile ad una fiction televisiva il
processo in corso di svolgimento a Perugia per
la morte della studentessa inglese Meredith
Kercher, uccisa nel novembre 2007. L’america-
na Amanda Knox prende la parola in aula e ac-
cusa apertamente la polizia di aver subito
pressioni e preso qualche «scappellotto». Più
tardi lo stesso fa Raffaele Sollecito.
«Sono stata chiamata stupida e bugiarda. Mi dicevano che non ricordavo bene, perché ero traumatizzata e quindi mi dovevo sforzare per ricordare oltre. Ho ricevuto anche degli scappellotti sulla testa» dichiara in aula la Konx. Il pubblico ministero quindi chiede e ottiene dai giudici la trasmissione del verbale per verificare eventuali reati che dovessero emergere dalla versione resa nota dall’americana. Un atto che era stato sollecitato anche dalla difesa della Knox.
Più tardi pure Anche Raffaele Sollecito, in una dichiarazione spontanea resa davanti alla Corte d’Assise di Perugia, accusa gli agenti di polizia: «Mi hanno lasciato senza scarpe da poco prima di chiudere il verbale fino a quando mi hanno portato a casa mia per il sopralluogo. Ho camminato scalzo sia in Questura che per strada».
Su questo episodio risponde il sovrintendente della polizia di stato, Daniele Moscatelli, assicurando che a Sollecito furono fornite altre scarpe subito dopo aver prelevato le sue per analizzare alcune tracce presenti sulle suole, presumibilmente compatibili con quelle individuate nella casa del delitto da parte della scientifica. Ma Sollecito ha voluto replicare: «Vorrei puntualizzare sul fatto delle scarpe: ribadisco che sono rimasto scalzo e che ho chiesto di poter contattare mio padre e mi è stato negato».

13-03-2009

[ Momento Sera ] 13 March 2009
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PostPosted: Sat Mar 14, 2009 10:55 pm   Post subject: AGI 13 march 2009   

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MEREDITH: TRADOTTE OLTRE 600 LETTERE DI AMANDA

(AGI) - Perugia, 13 mar. - Centinaia e centinaia di lettere, oltre 600, scritte e ricevute da Amanda Knox in carcere dal giorno del suo arresto fino alla primavera scorsa, sono state tradotte nell'ambito delle indagini della polizia del capoluogo umbro sull'omicidio della studentessa inglese, Meredith Kercher. Lettere inviate e ricevute dalla studentessa di Seattle a e da amici e parenti. A svolgere il lungo lavoro di traduzione anche Aida Colantone, interprete del Ministero degli Interni in servizio presso la Questura di Perugia oggi testimone davanti alla Corte d'Assise di Perugia nel procedimento in corso che vede imputati Raffaele Sollecito e Amanda Knox. La Colantone ha parlato in aula anche dell'e-mail che Amanda scrisse alle 3.25 della notte tra il tre e il quattro novembre 2007 a 25 persone, tra amici, conoscenti e parenti e che venne anch'essa tradotta. "Cinque pagine - ha riferito l'interprete - nelle quali Amanda raccontava con rigore e precisione tutto quello che era accaduto dal giorno dell'omicidio a giorno in cui ha scritto l'e-mail. Tutto descritto con estrema lucidita'". Aida Colantone ha poi riferito in aula di alcuni atteggiamenti di Amanda in questura e nell'abitazione di Via della Pergola. "Durante il sopralluogo nella casa - ha riferito l'interprete - Amanda inizio' a tremare. La fecero sedere. Era notevolmente sconvolta. Mi ricordo che si mise anche a piangere". Subito dopo la Knox fu ricondotta dalla polizia in Questura. "La notte tra il 5 e il 6 novembre - ha riferito ancora l'interprete -, dopo l'interrogatorio, Amanda era stata fatta accomodare in una saletta. Passando la notai mentre era seduta su una sedia con il capo reclinato verso il muro. Era pallida in viso e aveva gli occhi chiusi. Dal pallore del suo viso notai un segno rosso sul collo. Mi disse che era stremata".

[ AGI ] 13 March 2009
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PostPosted: Sat Mar 14, 2009 10:56 pm   Post subject: ANSA 13 March 2009   

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2009-03-13 15:57 Mez: 600 lettere per Amanda in cella
Ma non contenevano particolari determinanti per l'inchiesta

(ANSA) - PERUGIA, 13 MAR - Sono oltre 600 le lettere scritte e ricevute da Amanda Knox dal carcere di Perugia dal momento dell'arresto alla primavera scorsa. Un particolare emerso dalla deposizione davanti alla Corte d'assise di Aida Colantone, interprete del ministero dell'Interno che si e' occupata dell'indagine sull'omicidio di Meredith Kercher. Le lettere - ha detto - erano state inviate a parenti ed amici negli Usa ma non contenevano particolari ritenuti determinanti per l'inchiesta.

[ ANSA ] 13 March 2009
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PostPosted: Sat Mar 14, 2009 10:57 pm   Post subject: Nazione 13 March 2009   

Quote:

L'OMICIDIO DI MEZ
La testimonianza dell'interprete
"Amanda nelle lettere non si è tradita"
Respinta la richiesta di dissequestro

Nelle oltre 600 lettere tra quelle inviate e quelle ricevute dal carcere ad amici e parenti, Amanda Knox non si sarebbe mai tradita. La conferma è stata data direttamente da Aida Colantone, interprete del ministero dell'Interno. Intanto la Corte d'Assise ha espresso parere negativo sulla richiesta di dissequestro dell'abitazione in via della Pergola



Perugia, 13 marzo 2009 - Nelle oltre 600 lettere tra quelle inviate e quelle ricevute dal carcere ad amici e parenti, Amanda Knox non si sarebbe mai tradita. La conferma è stata data ai Pm Mignini e Comodi direttamente da Aida Colantone, interprete del ministero dell'Interno che si è occupata dell'indagine sull'omicidio di Meredith Kercher.

Mai uno sfogo fuori dalle righe o una parola che potesse servire alle indagini. Per l'inteprete è forte il sospetto, proveniente dalle lettere, che Amanda "immaginava di essere intercettata". L'interprete però è utile per fornire un nuovo profilo di Amanda nel corso degli interrogatori e dei sopralluoghi. Descritta dagli agenti sempre fredda, oppure fuori dalle righe perchè non dispiaciuta o turbata della morte di Meredith, dalla testimonianza della Colantone esce come una persona completamente diversa.

"Nel corso di un sopralluogo nella casa del delitto - spiega riferendosi ad Amanda - cominciò a tremare e poi la vidi piangere". Remissiva anche in un interrogatorio in Questura: era bianca in volto e con gli occhi chiusi, con il capo reclinato".

Intanto si è saputo che non è stata accolta da parte della Corte d'Assise di Perugia la richiesta di dissequestro del casolare di via della Pergola avanzata dalla proprietaria dell'abitazione, costituita parte civile nel procedimento in corso che vede imputati Amanda Knox e Raffaele Sollecito. Parere negativo è stato espresso anche dai pubblici ministeri Giuliano Mignini e Manuela Comodi.


[ Nazione ] 13 March 2009
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PostPosted: Sat Mar 14, 2009 10:58 pm   Post subject: ASCA 13 March 2009   

Quote:

13-03-09 MEREDITH: VISIONATI FILMATI DI TELECAMERA DI UN PARCHEGGIO

(ASCA) - Perugia, 13 mar - Le immagini delle telecamere del parcheggio dinanzi alla casa di Via della Pergola dove si e' consumato l'omicidio di Meredith Kercher, tra l'1 e 2 novembre 2007, sono state mostrate stamani, su un maxischermo appositamente predisposto, alla Corte d'assise (presidente Giancarlo Massei) che deve giudicare Amanda Knox e Raffaele Sollecito accusati in concorso, della morte della giovane inglese. L'intento della difesa di Sollecito (Avv. Maori e Bongiorno), in aula dalle 9,40 al pari di Amanda, e' smontare il quadro accusatorio dei Pm Mignini e Comodi (ad essere emerso pero' che l'importanza investigativa attribuita alle stesse immagini non e' elevata data l'angolazione delle telecamere). Tra gli spunti di riflessione indicati dai legali del neo ingegnere di Giovinazzo, perche' la vettura della Polizia postale giunse davanti alla casa ma non si fermo' (lo dovranno spiegare forse gli agenti in servizio).

Dai fotogrammi si rileva inoltre l'orario dell'arrivo dei carabinieri che rispetto a quanto asserito a suo tempo da Sollecito differisce di 10 minuti, ed ancora una sagoma, forse della giovane Mez al rientro a casa dopo avere lasciato le amiche. Ad essere escussi come testi, gli agenti Mauro Barbadori (si occupo' di approfondire i video delle telecamere) ed Oreste Volturno dello Sco di Roma, e gli interpreti (citati Fabio Dal Torto, Anna Donnino e Aida Colantuono che traduce le lettere indirizzate in carcere all'americana) che seguirono nell'imminenza dei fatti gli interrogatori di Amanda Knox (la difesa della studentessa ha sempre sostenuto che lei non poteva ben comprendere il senso delle domande rivolte). In una nuova dichiarazione spontanea, Sollecito ha detto di ''non essere stato messo a proprio agio dagli investigatori'', ribadendo che in Questura non gli e' stato permesso alcun contatto ne' con il padre, ne' con un avvocato. Presente in aula anche Chris, compagno della madre di Amanda Knox, Edda Mellas, che ha detto ai giornalisti che e' tutto un equivoco ed alla fine si riuscira' a dimostrare l'innocenza della giovane. Domani nuova udienza.

red/res/ss


[ ASCA ] 13 March 2009
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PostPosted: Sat Mar 14, 2009 10:59 pm   Post subject: Affari 13 March 2009   

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Meredith/ Amanda ebbe uno choc quando vide l'sms di Lumumba

Venerdí 13.03.2009 16:15

"Un vero choc emotivo": cosi' secondo l'interprete della questura di Perugia, Anna Donnino, reagi' Amanda Knox quando, la notte tra il cinque e il sei novembre del 2007, la polizia le mostro' in questura l'sms del suo ex datore di lavoro, Patrick Lumumba. La Donnino lo ha ricordato oggi in aula durante la sua testimonianza davanti alla Corte d'Assise di Perugia nel processo che vede imputati Raffaele Sollecito e Amanda Knox per l'omicidio della studentessa inglese, Meredith Kercher.
In seguito alle dichiarazioni di Amanda, Patrick Lumumba venne arrestato per poi essere completamente scagionato e prosciolto da ogni accusa. "Amanda all'inizio era tranquilla - ha raccontato l'interprete - . Quando le venne mostrato l'sms di Lumumba ebbe un vero e proprio choc emotivo, si mise le mani alle orecchie, inizio' a scuotere la testa. Inizio' a dire 'e' lui...e' lui...e' stato lui...e' cattivo'".

La Donnino ha detto che "tutto e' avvenuto con estremo coinvolgimento emotivo" da parte di Amanda che "piangeva" ed "era scossa, spaventata". "Sembrava che la ragazza temesse questa persona" ha detto l'interprete. A questo punto, secondo il racconto dell'interprete venne interrotto il verbale e chiesto alla knox se voleva parlare con un avvocato. "Disse di no - ha proseguito -. Disse che era stanca e voleva riposare. La facemmo sedere e qualcuno ando' a prendere delle bevande calde e qualcosa da mangiare".


[ Affari ] 13 March 2009
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PostPosted: Sat Mar 14, 2009 11:00 pm   Post subject: AGI 13 March 2009   

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MEREDITH: AMANDA, PRESA A SCAPPELLOTTI E CHIAMATA BUGIARDA

(AGI) - Perugia, 13 mar. - Per Amanda Knox "c'e' stata una insistenza aggressivissima sul messaggio ricevuto da Patrick" durante il suo interrogatorio in questura la notte tra il cinque e il sei novembre 2007, quella che ha preceduto il suo fermo per l'omicidio di Meredith Kercher. La studentessa di Seattle lo ha detto rilasciando dichiarazioni spontanee al termine dell'udienza di oggi davanti alla Corte d'Assise di Perugia. Alzandosi in piedi e parlando un italiano non perfetto Amanda ha detto in aula di voler insistere su un punto per lei molto importante e sul quale voleva fare chiarezza. "I testimoni stanno negando dei fatti sul mio interrogatorio sui quali vorrei dare dei chiarimenti per me importanti - ha detto Amanda -. Ci sono ore e ore che loro non dicono e in cui io ho confermato sempre la stessa versione. Sono stata chiamata stupida bugiarda". La Knox ha quindi riferito di aver "ricevuto scappellotti sulla testa". "L'ho ricevuti, e' vero - ha detto l'imputata -. Mi dispiace". La ragazza ha, inoltre, aggiunto che, l'interprete, Anna Donnino, l'avrebbe spronata a provare a ricordare qualcos'altro dicendole che "aveva subito un trauma".

Al termine delle dichiarazioni spontanee i pubblici ministeri, Manuela Comodi e Giuliano Mignini, hanno chiesto e ottenuto dalla Corte la trasmissione degli atti. Richiesta alla quale si e' associata anche la difesa di Amanda. L'udienza si e' quindi conclusa per riprendere domani mattina.

[ AGI ] 13 March 2009
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PostPosted: Sat Mar 14, 2009 11:01 pm   Post subject: AGI 13 March 2009   

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MEREDITH: ISPETTORE, FAMIGLIA SOLLECITO VOLEVA DEPISTARE

(AGI) - Perugia, 13 mar. - "Da parte della famiglia Sollecito c'era intenzione di depistare e insabbiare le indagini.
Volevano eliminare il personale che se ne stava occupando, sia dal punto di vista professionale, sia dal punto di vista personale". E' quanto ha riferito oggi in aula l'ispettore capo Oreste Volturno, della sezione omicidi della squadra mobile di Perugia, sentimo come testimone nel processo per l'omicidio di Meredith Kercher che vede imputati Raffaele Sollecito e Amanda Knox. In particolare l'ispettore Volturno ha fatto riferimento ad alcune intercettazioni telefoniche e ambientali da lui eseguite e che hanno interessato alcuni familiari della famiglia Sollecito, tra cui il padre, la sorella e lo zio di Raffaele. Secondo quanto riferito da Volturno in alcune di queste intercettazioni si faceva riferimento "a politici come Nania, Mastella e Formisano", citati da alcuni dei familiari come "persone a cui rivolgersi" in vista della decisione della Cassazione sulle ordinanze di custodia cautelare.

L'investigatore ha quindi precisato che "agli atti delle indagini non risultano telefonate fatte a questi politici" e che quindi non risultano contatti diretti tra la famiglia Sollecito e questi ultimi.



[ AGI ] 13 March 2009
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PostPosted: Sat Mar 14, 2009 11:02 pm   Post subject: Reuters 13 March 2009   

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Meredith, Sollecito e Knox: maltrattamenti da polizia

venerdì 13 marzo 2009 18:1

PERUGIA (Reuters) - Raffaele Sollecito e Amanda Knox, sotto processo per l'omicidio della studentessa inglese Meredith
Kercher, hanno detto oggi di aver subito maltrattamenti quando furono interrogati dalla polizia.

"Sono rimasto senza scarpe da poco prima di chiudere il verbale fino a quando mi hanno portato a casa mia per il sopralluogo", ha detto Sollecito in una dichiarazione spontanea resa davanti alla Corte d'Assise di Perugia dove si sta celebrando il processo. "Quindi ho camminato scalzo sia in questura che per strada".

Nell'udienza di oggi a Perugia sono stati ascoltati gli inquirenti sulle prime ore dopo il ritrovamento del corpo. La polizia ha ribadito la correttezza del proprio comportamento.

Sollecito ha preso la parola dopo le dichiarazioni del sovrintendente della polizia di stato Daniele Moscatelli, secondo il quale gli inquirenti avevano fornito delle altre scarpe all'imputato subito dopo aver prelevato le sue per analizzare alcune tracce sulle suole, presumibilmente compatibili con quelle individuate in casa dalla scientifica.

"Vorrei puntualizzare sul fatto delle scarpe", ha detto Sollecito. "Ribadisco che sono rimasto scalzo e che ho chiesto di poter contattare mio padre e mi è stato negato".

Durante una pausa del processo, il patrigno di Amanda ha detto a Reuters "che verrà fuori come sono state condotte le indagini, fino adesso non è emersa nessuna prova certa ".

Anche Amanda ha preso la parola per denunciare il comportamento della polizia durante il suo interrogatorio.
"Sono stata chiamata stupida e bugiarda. Mi dicevano che non ricordavo bene, perché ero traumatizzata quindi mi dovevo sforzare per ricordare di piu. Ho ricevuto degli scappellotti sulla testa".

La ragazza dal carcere avrebbe inoltre scritto e ricevuto circa 600 lettere, secondo la testimonianza di una traduttrice, Anna Donnino.

Parlando in inglese, Chris Mellas, 35enne di Seattle, ha spiegato di conoscere Amanda da quando era piccola e di non avere "assolutamente mai avuto dubbi" sulla sua innocenza.

Parlando dei "comportamenti anomali" della Knox durante gli interrogatori -- la ragazza si era esibita in esercizi ginnici come la ruota e la spaccata -- Mellas ha detto che era stato un poliziotto ad invitarla "a dimostrare la propria agilità", e lei lo ha fatto.
Il processo prosegue domani, con il probabile esame del computer di Sollecito.


[ Reuters ] 13 March 2009
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PostPosted: Sat Mar 14, 2009 11:03 pm   Post subject: ADN Kronos 13 March 2009   

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Respinta la richiesta di dissequestro della villetta
Omicidio Meredith, Amanda: "Mi hanno presa a scappellotti e chiamata bugiarda"

E' quanto ha dichiarato la giovane americana nel corso delle dichiarazioni spontanee in udienza

ultimo aggiornamento: 13 marzo, ore 20:53
Perugia, 13 mar. - (Adnkronos/Ign) - Presa "a scappellotti" e chiamata "bugiarda". E' quanto ha detto oggi Amanda Knox, rilasciando dichiarazioni spontanee al termine dell'udienza di davanti alla Corte d'Assise di Perugia per l'omicidio di Meredith Kercher. Secondo il racconto della studentessa americana, accusata del delitto insieme a Raffaele Sollecito, c'e' stata "un'insistenza aggressivissima sul messaggio ricevuto da Patrick", durante l'interrogatorio in questura la notte tra il 5 e il 6 novembre 2007, antecedente il suo fermo. "I testimoni stanno negando dei fatti sul mio interrogatorio - ha sottolineato la Knox - sui quali vorrei dare dei chiarimenti per me importanti". La giovane ha raccontato che "ci sono ore e ore che loro non dicono e in cui ho confermato la stessa versione. Sono stata chiamata stupida bugiarda". La Knox ha poi riferito di aver "ricevuto scappellotti sulla testa". I pm Manuela Comodi e Giuliano Mignini hanno chiesto e ottenuto dalla Corte la trasmissione degli atti. Una richiesta sollecitata anche dalla difesa della Knox.

Nel corso dell'udienza e' stata ascoltata anche l'interprete della Questura di Perugia, Anna Donnino. Secondo quest'ultima la Knox ebbe "un vero choc emotivo" quando la polizia, la notte tra il 5 e il 6, le mostro' l'sms del suo ex datore di lavoro Patrick Lumumba. Secondo la Donnino, davanti all'sms Amanda "si mise le mani alle orecchie, inizio' a scuotere la testa. Inizio' a dire 'e' stato lui...e' lui... e' stato lui... e' cattivo".

Nell'udienza di oggi è stata infine respinta la richiesta di dissequestro della casa di via della Pergola dove e' avvenuto il delitto. Richiesta che era stata avanzata dalla proprietaria della casa.


[ ADN Kronos ] 13 March 2009
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PostPosted: Sat Mar 14, 2009 11:04 pm   Post subject: RAI 13 March 2009   

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Perugia | 13 marzo 2009

Amanda Knox: ho ricevuto pressioni. I Sollecito accusati di voler insabbiare l'inchiesta

Amanda Knox ripete di avere subito in questura una "insistenza aggressivissima" e degli "scappellotti" ma anche di essere stata chiamata "stupida bugiarda".

E' quanto ha detto oggi rilasciando dichiarazioni spontanee al termine dell'udienza di davanti alla Corte d'Assise di Perugia per l'omicidio di Meredith Kercher.

Presunte pressioni gia' riferite in passato alla Corte d'assise di Perugia che la processa per l'omicidio di Meredith Kercher, ma investigatori e interpreti presenti la notte degli arresti e sentiti oggi smentiscono qualsiasi forma di pressione.

Il pm Giuliano Mignini replica ottenendo la trasmissione del verbale per valutare un eventuale reato di calunnia ma anche la difesa della Knox chiede che il magistrato valuti se l'imputata abbia subito pressioni.

"I testimoni stanno negando dei fatti sul mio interrogatorio - ha sottolineato la Knox - sui quali vorrei dare dei chiarimenti per me importanti".

Dall'udienza emerge anche che i familiari di Raffaele Sollecito, anch'egli imputato, avevano l'intenzione di "insabbiare" l'indagine sul giovane pugliese.

"Volevano eliminare personalmente e fisicamente" chi si occupava dell'inchiesta, ha detto l'ispettore della squadra mobile di Perugia Oreste Volturno nella sua testimonianza.

L'investigatore ha riferito delle intercettazioni telefoniche e ambientali eseguite. In esse venivano citati politici quali "Nania, Formisano e Mastella" come "persone alle quali rivolgersi". L'ispettore Volturno ha spiegato che i congiunti di Sollecito "avevano manifestato la volonta' di rivolgersi" a questi esponenti fino alla decisione della Cassazione (che confermo' le ordinanze di custodia cautelare). Ha comunque affermato che agli atti dell'indagine "non risultano telefonate ai politici" e non e' stato accertato un loro intervento.

Le intercettazioni - e' emerso dalla deposizione - hanno riguardato il padre, la sua compagna, la sorella e uno zio di Sollecito, nonche' altri familiari dei quali l'ispettore ha detto di non ricordare il nome.



[ RAI ] 13 March 2009
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PostPosted: Sat Mar 14, 2009 11:06 pm   Post subject: Giornale 13 March 2009   

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venerdì 13 marzo 2009, 19:52

Meredith, Amanda rivela: presa a schiaffi da agenti
di Redazione

Perugia - Ha parlato di "insistenza aggressivissima sul messaggio ricevuto da Patrick", sostenendo inoltre di avere ricevuto "scappellotti sulla testa" Amanda Knox, che ha preso la parola per una dichiarazione spontanea al termine dell’udienza di oggi del processo a suo carico per l’omicidio di Meredith Kercher.

L'interrogatorio della Knox Al termine il pubblico ministero ha chiesto e ottenuto dai giudici la trasmissione del verbale per verificare eventuali reati che dovessero emergere dalla versione della giovane americana. Un provvedimento sollecitato anche dalla difesa della stessa Knox. La Knox ha parlato in italiano, senza interprete, e al termine del suo intervento l’udienza è stata rinviata a domani.

Insulti e scappellotti "I testimoni stanno negando dei fatti", ha sostenuto Amanda spiegando che invece questi sono per lei importanti. Ha sostenuto di avere "ripetuto per ore, ore e ore la stessa versione". Poi riguardo al messaggio ricevuto da Lumumba ha affermato di essere stata "chiamata stupida bugiarda". Nella sua dichiarazione la Knox ha affermato che una delle interpreti presenti in questura, Anna Donnino, le disse che "aveva subito un trauma", invitandola a "provare a ricordare qualcos’altro". La Knox ha, infine, fatto riferimento agli "scappellotti sulla testa" ricevuti. "Li ho ricevuti - ha concluso - è vero scusate". E stato a quel punto che il pm Giuliano Mignini ha chiesto la trasmissione del verbale e all’istanza si è associato uno dei difensori di Amanda, l’avvocato Carlo Dalla Vedova. Un atto poi disposto dalla Corte d’assise.

La difesa di Sollecito chiede il sopralluogo Un sopralluogo da parte dei giudici della Corte d’Assise di Perugia nel casolare di via della Pergola. Richiesta alla quale si è associata anche la difesa di Amanda Knox e che ha visto anche il parere favorevole dell’accusa, rappresentata dai pm Giuliano ignini e Luca Maori. Secondo l’avvocato Maori un sopralluogo della Corte all’interno e all’esterno dell’abitazione è necessario affinchè il collegio giudicante si renda conto dello stato dei luoghi "anche in virtù delle testimonianze fino ad oggi ascoltate in aula e i fatti riportati". "Un sopralluogo da parte della Corte - ha detto il pm Giuliano Mignini - può chiarire aspetti che sono decisivi". La Corte si è riservata di decidere sulla richiesta.


[ Giornale ] 13 March 2009
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PostPosted: Sat Mar 14, 2009 11:06 pm   Post subject: Repubblica 13 March 2009   

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La giovane imputata ha riferito di un interrogatorio in questura
per l'sms ricevuto da Lumumba: "Mi chiamavano stupida bugiarda"
Meredith, Amanda accusa la polizia
"In questura fui presa a scappellotti"
Un ispettore rivela che la famiglia di Sollecito "voleva insabbiare le indagini"
Nelle intercettazioni le ipotesi di rivolgersi a una serie di politici per ottenere aiuto


Amanda Knox
PERUGIA - Amanda Knox sostiene di aver ricevuto "scappellotti sulla testa" nel corso di un interrogatorio in questura, in seguito a domande molto insistenti su un sms che le aveva mandato Patrick Lumumba, da lei inizialmente accusato dell'omicidio di Meredith Kercher, e scagionato nel giro di poche settimane. Amanda ha preso la parola per una dichiarazione spontanea al termine dell'udienza di oggi del processo a suo carico.

Al termine il pubblico ministero ha chiesto e ottenuto dai giudici la trasmissione del verbale per verificare eventuali reati che dovessero emergere dalla versione della giovane americana. Un provvedimento sollecitato anche dalla difesa della stessa Knox.

La Knox ha parlato in italiano, senza interprete, e al termine del suo intervento l'udienza è stata rinviata a domani. "I testimoni stanno negando dei fatti" ha sostenuto Amanda, spiegando che invece questi sono per lei importanti. Ha sostenuto di avere "ripetuto per ore, ore e ore la stessa versione". Poi riguardo al messaggio ricevuto da Lumumba ha affermato di essere stata "chiamata stupida bugiarda".

Nella sua dichiarazione la Knox ha affermato che una delle interpreti presenti in questura, Anna Donnino, le disse che "aveva subito un trauma", invitandola a "provare a ricordare qualcos'altro". La Knox ha infine fatto riferimento agli "scappellotti sulla testa" ricevuti. "Li ho ricevuti - ha concluso - è vero...scusate".

Nell'udienza di oggi sono emerse anche accuse nei confronti della famiglia di Raffaele Sollecito, l'altro imputato nel processo per l'omicidio di Meredith. Secondo l'ispettore della squadra mobile di Perugia Oreste Volturno, che ha testimoniato oggi pomeriggio davanti alla Corte d'assise, la famiglia di Sollecito "voleva insabbiare" le indagini.

"Volevano eliminare personalmente e fisicamente" chi si occupava dell'inchiesta, ha detto Volturno. L'investigatore ha riferito delle intercettazioni telefoniche e ambientali eseguite nei confronti del padre del giovane e della sua compagna, della sorella e di uno zio di Sollecito, nonchè altri familiari dei quali l'ispettore ha detto di non ricordare il nome.


Nelle conversazioni intercettate venivano citati politici quali "Nania, Formisano e Mastella" come "persone alle quali rivolgersi". L'ispettore Volturno ha spiegato che i congiunti di Sollecito "avevano manifestato la volontà di rivolgersi" a questi esponenti fino alla decisione della Cassazione (che confermò le ordinanze di custodia cautelare). Ha comunque affermato che agli atti dell'indagine "non risultano telefonate ai politici" e non è stato accertato un loro intervento.


[ Repubblica ] 13 March 2009
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PostPosted: Sat Mar 14, 2009 11:07 pm   Post subject: AGI 14 March 2009   

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MEREDITH: IN AULA IMMAGINI ACCERTAMENTI PC SOLLECITO

(AGI) - Perugia, 14 mar. - Le immagini relative agli accertamenti svolti dalla polizia postale sui pc sequestrati nell'ambito delle indagini sull'omicidio di Meredith Kercher, tra cui anche la visione del film 'Il favoloso mondo di Amelie' che Raffaele Sollecito sostiene di aver visto la sera del delitto, sono state mostrate oggi in aula durante il processo davanti alla Corte d'Assise di Perugia. Le immagini sono state mostrate durante la testimonianza dell'investigatore della polizia postale di Perugia, Marco Trotta, che si e' occupato di svolgere le indagini sui pc sequestrati, in particolare su quelli di Meredith, di Amanda, di Raffaele e di Patrick Lumumba. In particolare, secondo quanto riferito in aula dall'investigatore, per quanto riguarda il pc di Sollecito, risulta interazione umana alle 18.27 del primo novembre del 2007 (Meredith e' stata uccisa la notte tra il primo e il due novembre 2007 ndr) quando e' stata avviata la visione del film 'Il favoloso mondo di Amelie' e alle 21.10 della stessa sera (per questo ultimo orario non e' stato possibile accertare il tipo di operazionee che e' stata svolta). Sempre secondo quanto accertato dall'esperto della polizia postale, il film, che risulta essere stato scaricato sul pc il 29 ottobre del 2007, ha una durata di un'ora e 56 minuti. Altra interazione umana, sullo stesso computer dello studente di Giovinazzo, risulta, infine, alle 5.32 del 2 novembre 2007 quando vi e' un tentativo di apertura di file audio. Per quanto riguarda gli altri pc sequestrati, l'esperto della polizia postale ha spiegato che non e' stato possibile acquisire dati a causa di problemi tecnici dei computer.

[ AGI ] 14 March 2009
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PostPosted: Sun Mar 15, 2009 1:04 am   Post subject: Repubblica 14 March 2009   

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Oggi l'udienza numero nove, alla sbarra Sollecito e Amanda
Ripercorriamo le tappe di una vicenda dai contorni ancora oscuri
Perugia, una condanna e nove udienze
Ma il delitto Meredith resta un mistero
di MEO PONTE


PERUGIA - Alla nona udienza del processo per la morte di Meredith Kercher un unico dato appare indubbio: l'uccisione della studentessa inglese trovata cadavere la mattina del 2 novembre 2007 a quasi di anni di distanza è ancora in gran parte avvolta nel mistero. Di questo delitto non si ha ancora un movente certo, né una ricostruzione precisa della dinamica. Ciò nonostante per l'omicidio di Mez nell'ottobre scorso è stato condannato dal gup Paolo Micheli a trent'anni con il rito abbreviato Rudy Guede, il giovane ivoriano comparso a sorpresa nell'inchiesta verso le fine del novembre 2007 e dal 16 gennaio scorso gli altri due sospettati, Amanda Knox e Raffaele Sollecito, sono sul banco degli imputati davanti ai giudici della Corte d'Assise di Perugia. E a due mesi dall'inizio del dibattimento accusa e difesa paiono essere impantanati nelle stesse difficoltà: i pm non riescono a provare in modo definitivo la partecipazione dell'americana e del suo ex fidanzato pugliese al delitto di via della Pergola 7, gli avvocati di Amanda Knox e Raffaele Sollecito non sono in grado di dimostrare la completa estraneità dei loro assistiti alla vicenda.

In attesa di conoscere la sorte giudiziaria di Amanda e Raffaele si può provare a ricapitolare, alla luce di quanto emerso sinora in aula, le diverse fasi dell'indagine che sin dal suo inizio sembra essere stata percorsa dalla confusione.

La scoperta del cadavere. Il corpo senza vita di Meredith nella sua stanza in via Della Pergola 7, una palazzina a due piani nella zona universitaria di Perugia, è scoperto per caso nella tarda mattinata del 2 novembre 2007. Qualche ora prima la signora Lana, allarmata da una telefonata anonima arrivata a casa sua la notte precedente ("Non andate nel bagno, c'è una bomba"), ha denunciato la misteriosa minaccia alla Polizia Postale. Gli agenti della Postale quindi alle 12,41 sono in via della Pergola 7. Lì trovano Amanda Knox che dice di aver passato la notte a casa di Raffaele e, tornata per farsi la doccia, di aver notato tracce di sangue in uno dei bagni, la porta d'ingresso aperta, il vetro della finestra della stanza di Filomena Romanelli rotto e la camera completamente sottosopra. Con lei c'è Raffaele Sollecito, con cui da una settimana ha intrecciato una relazione sentimentale. Ci sono anche Filomena, avvertita da Amanda di quanto accaduto nella sua camera, il suo fidanzato e una coppia di amici. Raffaele dice di aver già telefonato al 112 seguendo il consiglio della sorella Vanessa, tenente dei carabinieri, la prima che ha chiamato. L'accusa però più tardi dirà che quella telefonata è stata fatta quando il ragazzo ha visto arrivare gli agenti della Postale. Il cui comportamento, è emerso in udienza, è curioso: hanno due telefoni di certo trafugati, sono di fronte ad una camera con un vetro rotto e completamente a soqquadro, la stanza di Meredith chiusa a chiave ma se ne guardano bene dallo sfondarne la porta. Tocca a Luca Altieri, il fidanzato di Filomena, farlo. Dietro quella soglia c'è un piumone beige da cui spunta il piede di una ragazza. L'ispettore Michele Battistelli che comanda la pattuglia della Postale giura di aver allontanato tutti per non inquinare la scena del crimine ma al processo Luca Altieri lo smentisce: "L'ispettore è entrato nella stanza ed ha anche sollevato il piumone che copriva il corpo". Il confronto in aula tra i due deciso dal presidente Massei lascia entrambi sulle loro posizioni.


Le indagini. Amanda Knox e Raffaele Sollecito sono sospettati sin dal primo monento. Si abbracciano e si baciano mentre tutti paiono disperarsi per la tragica fine di Meredith. Continuano a farlo anche in questura. Lei che si vanta di aver scoperto il cadavere desta perplessità per aver fatto la doccia nonostante la porta aperta e le tracce di sangue notate in uno dei bagni. Non saranno più persi di vista. E la sera del 5 novembre Raffaele è convocato in questura. Amanda, interrogata in precedenza, lo raggiunge. Entrambi, per la verità, paiono far di tutto per attirare i sospetti. Il primo a cambiare versione però è lui. Dopo ore di interrogatorio ammette: "Ho detto un sacco di cazzate, forse Amanda è uscita da casa mia di notte". In più racconta di una telefonata del padre che risulterà non esserci mai stata e di aver passato la sera al computer, circostanza smentita nell'ultima udienza dalla Postale. A questo punto Amanda Knox è già indagata anche se continua ad essere interrogata come persona informata sui fatti. Quando apprende del cambio di versione di Raffaele, reagisce in modo sorprendente. Dice di essere certa di non essere stata in via Della Pergola la sera del 1 novembre ma aggiunge di aver strane visioni. La scoperta di un sms di Patrick Lumunba sul suo cellulare infiamma gli investigatori. Lumumba è il titolare del pub dove lavora come cameriera e pierre la giovane americana. Lei quella notte la indica come l'assassino. Il verbale di interrogatorio del fermo (firmato da 36 persone) si chiude con un laconico: "Ricordo confusamente che Patrick ha ucciso Meredith". Come e perché nessuno glielo chiede. E nessuno chiede nulla a Lumumba, arrestato alle sei del mattino e portato direttamente in carcere senza avergli fatto una semplice domanda: "Lei dov'era la notte del 1 novembre?". All'udienza di convalida del 7 novembre Raffaele Sollecito si rimangia il cambio di versione ("Ho detto che Amanda era uscita perché ero sotto stress, in realtà è sempre stata con me"), Amanda si avvale della facoltà di non rispondere e Lumumba giura di essere stata nel suo locale per tutta la sera. Il gip Claudia Matteini però non ha dubbi: l'assassino è Lumunba che riassume anche il movente dato che è attratto irresistilmente da Meredith, ha potuto contare sulla complicità di Amanda e Raffaele, perversi in cerca di emozioni proibite, l'inglese è stata uccisa perché ha rifiutato un rapporto contro natura. Caso risolto dunque e il questore Arturo De Felice può annunciare al mondo la conclusione in tempi record dell'inchiesta.

Le prime crepe. A rovinare tutto è un professore svizzero che giura di aver passato la sera nel pub di Lumumba e di non aver visto allontanarsi dal locale il dj zairese. Anche gli Esperti della Ricerca Tracce della Scientifica incrinano fortemente le tesi dell'accusa: le feci trovate nel bagno, l'impronta digitale sul cuscino, il cromosona Y scovato sul tampone vaginale e tutte le altre tracce biologiche rilevate sulla scena del crimine appartengono a Rudy Guede, ivoriano dal passato difficile, un personaggio sinora non comparso nell'inchiesta e che è già fuggito in Germania. In Germania Rudy può incontrare i suoi legali, il pm preferisce aspettare il suo rientro in Italia. L'ivoriano può così raccontare una versione che curiosamente spiega tutti gli indizi raccolti sulla scena del crimine: è stato invitato in via Della Pergola da Meredith, ha avuto un rapido approccio, costretto a andare in bagno da un'effervescenza intestinale ha udito un grido e poi sorpreso un giovane in casa che lo ha ferito con un coltello e con cui ha lottato prima di fuggire con una complice che lo aspettava all'esterno. Per gli inquirenti il caso resta lo stesso: Rudy sostituisce Patrick nell'accompagnare Amanda e Raffaele. Il movente del delitto resta la violenza sessuale anche se stavolta ad essere attratto da Mez è l'ivoriano.

La violenza sessuale. Per il primo consulente medico legale del pm, il dottor Luca Lalli, non c'è stata. Anche il professor Umani Ronchi, perito del gip, ha dei dubbi sullo stupro. Il pm Giuliano Mignini però a Carreggi ha scovato un ginecologo che basandosi sulle tracce esterne dice che un tentativo c'è stato. In più l'accusa articola il quadro indiziario: Rudy, Amanda e Raffaele arrivano in via Della Pergola, uccidono (è di Amanda la mano assassina) e fuggono. Amanda e Raffaele però tornano e cancellano le loro tracce dalla scena del crimine. Qualsiasi esperto di investigazioni scientifiche se, interrogato, potrà dire che è impossibile cancellare qualsiasi traccia dallo scenario di un delitto. Se Amanda e Raffaele ci sono riusciti sono davvero due geni del male. Hanno però lasciato tutte le tracce che accusano il loro complice Rudy. Perché? Cercano un capro espiatorio? Forse, ma come si concilia questa tesi con quella, sempre avanzata dall'accusa, che Amanda è pronta ad accusare Lumumba pur di coprire Rudy?

Il processo. Un grosso aiuto all'accusa arriva paradossalmente dalla famiglia Sollecito. Genitori, zii e parenti vari dello studente di Giovinazzo si agitano per scagionarlo. Dimostrando un'idea alquanto personale della giustizia cercano appoggi politica contattando esponenti di An e dell'Italia dei Valori per rimuovere i funzionari impegnati nell'indagine. Non contenti vanno oltre. Strani dialoghi telefonici fanno balenare l'ipotesi di contatti con personaggi della Bari vecchia per soluzioni più drastiche. Finiscono tutti indagati mentre arriva l'udienza preliminare. Il gup Paolo Micheli conferma le accuse contro i tre anche se riconosce che alcuni indizi giudicati fondamentali (il coltello sequestrato a casa di Sollecito con un profilo biologico microscopico di Mez sul dorse della lama, e il gancetto del reggiseno della studentessa inglese dove è stato trovato il dna di Sollecito) meriterebbero approfondimenti scientifici. Condanna comunque Rudy a 30 anni e rinvia gli altri due imputati a giudizio.

Le prime udienze in Corte d'assise sono sorprendenti: le amiche inglesi su cui l'accusa puntava per dimostrare la conflittualità tra Mez e Amanda non possono che ricordare una tiepida insofferenza tra coinquiline che comunque si parlano e si frequentano, Amanda accusa ancora la polizia di averla minacciata e addirittura malmenata ("C'è stato uno scappellotto") sino a che non ha accusato Lumumba. Gli unici a confermare la tesi del pm sono gli esperti della Postale: il computer di Sollecito non riporta traccia di attività umana durante la notte del 1 novembre.

Le prossime udienze. Il processo entrerà nel vivo nei prossimi mesi. Si attende con ansia la testimonianza di Rudy che, con una condanna sul groppone, potrebbe aver ritrovato la memoria. L'ivoriano però è ormai scarsemente credibile. Poco più interessanti le deposizioni di una vicina che giura di aver sentito i passi di almeno tre persone in fuga e di un barbone convinto di aver visto Meredith, Amanda con Rudy e Raffaele avviarsi verso via della Pergola la sera prima del delitto. Fondamentali invece le udienze riguardante le tracce scoperte dalla Polizia Scientifica. In primo luogo l'accusa dovrà chiarire come mai il gancetto del reggiseno di Mez su cui è stato trovato il dna di Sollecito è stato filmato il 2 novembre 2007 ma repertato soltanto il 18 dicembre e dopo che era stato inspiegabilmente spostato. E poi il coltello le cui tracce biologiche scoperte dalla Scientifica sono frutto, secondo la difesa, di contaminazione. Non volontaria ma accidentale come quella già registrata quando un reperto riguardante Meredith arrivato a Roma fece dire agli esperti che la studentessa inglese era in coma etilico quando fu ucciso. In realtà il reperto durante il trasferimento nella capitale era stato custodito in un contenitore impregnato di alcol. E infine restano da provare i rapporti tra Rudy, Amanda e Raffaele. Se i tre non si conoscevano o si conoscevano appena come hanno fatto ad organizzare la serata conclusasi con l'uccisione di Meredith? L'unico a conoscere tutti e tre in aula è paradossalmente Patrick Lumumba, un tempo presunto assassino e oggi parte lesa.

(14 marzo 2009)


[ Repubblica ] 14 March 2009
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MEREDITH: LUMUMBA, L'UMILIAZIONE CONTINUA

(AGI) - Perugia, 20 mar. - Si definisce "veramente umiliato", Patrick Lumumba, dal risarcimento di 8mila euro quantificato dalla Corte d'Appello di Perugia per l'ingiusta detenzione subita nell'ambito delle indagini sull'omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher. Patrick lo ha detto questa mattina parlando ai giornalisti prima di fare il suo ingresso a Palazzo di Giustizia dove sta per iniziare l'udienza per il procedimento che vede imputati Amanda Knox e Raffaele Sollecito per il delitto di via della Pergola. "L'umiliazione nei miei confronti continua - ha detto Patrick -. Mi sento umiliato veramente. Qui ci sono tanti giornalisti, che vengono da piu' di ottanta Paesi del mondo. Se c'e' un australiano questo vuol dire che la mia immagine come mostro e' arrivata fino all'Australia". "Come si puo' valutare la dignita' di una persona la cui vita e' stata distrutta anche dal punto di vista morale - ha detto ancora il musicista congolese -. Io sto male.
Quello che cerco e' l'equita'. Non sto chiedendo l'elemosina, non e' questo il discorso. Quello che succede a me oggi puo' succedere anche a voi, e cioe', un giorno, potete essere considerati mostri anche fino a Nuova Zelanda". Patrick Lumumba ha quindi spiegato di non provare rabbia "ma grande delusione".
"Non c'e' motivo di essere arrabbiati - ha concluso - qui si tratta della dignita' di un essere umano. Ora confidiamo nella Corte di Cassazione".

[ AGI ] 20 March 2009
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OMICIDIO MEREDITH: LUMUMBA, CONTINUO AD ESSERE UMILIATO

CERCO EQUITA', NON PROVO RABBIA MA DELUSIONE

ultimo aggiornamento: 20 marzo, ore 10:19
Perugia, 20 mar. - (Adnkronos) - "L'umiliazione nei miei confronti continua. Ci sono tanti giornalisti qui che vengono da piu' di 80 paesi del mondo. Se c'e' un australiano qui vuol dire che fino a li' sono arrivato come un mostro". Lo ha detto il musicista congolese, Patric Lumumba Diya ai giornalisti prima di entrare in tribunale a Perugia, dove sta per iniziare l'udienza per il procedimento che vede imputati Amanda Knox e Raffaele Sollecito per il delitto di Meredith Kercher. Lumumba parla a proposito della decisione della Corte D'Appello di Perugia che ha stabilito il risarcimento in 8 mila euro per la sua ingiusta dentenzione, arrestato il 6 novembre del 2007 nell'ambito delle indagini sull'omicidio della studentessa inglese, Lumumba rimase in carcere 14 giorni per poi essere scagionato e prosciolto da ogni accusa.


[ AND Kronos ] 20 March 2009
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Nuova intrusione in casa Meredith
Perugia, è ancora sotto sequestro
Ignoti, per la seconda volta, si sono introdotti nell'abitazione di via della Pergola a Perugia, dove venne uccisa Meredith Kercher, ancora sottoposta a sequestro giudiziario. E' in corso un sopralluogo della polizia scientifica e della squadra mobile per appurare quanto accaduto. Recentemente c'era stata un'altra incursione notturna attraverso una delle finestre della abitazione che era stata messa a soqquadro.
Ad accorgersi di quanto accaduto sono stati i poliziotti che periodicamente controllano l'abitazione soprattutto dopo la precedente incursione scoperta il 18 febbraio scorso. Gli agenti hanno notato che erano state rimosse le tavolette di legno messe a protezione della finestra della cucina posta sul retro dell'abitazione che era stata sfondata in quella occasione.

Dagli accertamenti all'esterno è emerso che probabilmente c'è stato un tentativo di effrazione anche di una delle persiane delle finestre che guardano verso la strada. All'interno dell'appartamento del delitto è stato trovato un po' di disordine ma in una situazione ben diversa da quella del 18 febbraio quando i poliziotti erano entrati in casa per recuperare alcuni oggetti personali da restituire alle coinquiline di Amanda e Meredith. Allora tutto l'appartamento era stato messo a soqquadro.

Furono trovati mozziconi di candele usate per fare luce e soprattutto quattro coltelli disposti in modo ben visibile. Uno di questi era poggiato sopra una busta che normalmente viene distribuita come gadget dalla polizia in manifestazioni varie. Si era inoltre appurato che uno dei coltelli era stato prelevato da una valigia di Amanda che si trovava in casa e della cui esistenza poche persone dovrebbero essere a conoscenza.

Gli altri sarebbero stati portati dall'esterno. Le indagini su quella incursione sono ancora aperte e tra le ipotesi investigative c'era anche quella di una sorta di atto a sfondo intimidatorio da mettere in relazione con l'inchiesta ed il processo per la morte della studentessa inglese. Ipotesi che resta aperta anche dopo la nuova incursione. Quella del 18 febbraio fu scoperta un paio di giorni prima di una delle udienze del processo ad Amanda Knox e Raffaele Sollecito. Questa volta invece la scoperta della nuova scorribanda nella casa del delitto ha coinciso con la vigilia della ripresa del processo nel quale domani e sabato verranno sentiti 11 testimoni.

Nel sopralluogo della polizia scientifica e della squadra mobile sono stati repertati una lattina di Coca Cola trovata all'esterno della casa, un telefono cellulare scoperto tra la vegetazione ma alla cui presenza gli inquirenti non attribuirebbero grande rilevanza, ed un pezzo di stoffa di colore verde, a quadri, che era nel piazzale. La polizia ha prelevato anche pezzi del nastro adesivo utilizzato per chiudere esternamente le persiane delle finestre. Sono tutti elementi che potrebbero essere utili per rilevare impronte e tracce dei responsabili della incursione.

Al sopralluogo hanno partecipato il capo della squadra mobile Giorgio Di Munno e l'ispettore Monica Napoleoni, responsabile della sezione omicidi. In una delle ultime udienze i difensori di Raffaele Sollecito avevano chiesto che la Corte d' assise compisse un sopralluogo sulla "scena del delitto". Richiesta sulla quale i giudici si sono riservati di decidere. Subito dopo l' incursione del 18 febbraio i legali di Sollecito, Marco Brusco e Luca Maori, avevano commentato con i giornalisti che l'episodio era "una ulteriore conferma che chiunque dal 3 novembre in poi puo' essere entrato nell'appartamento inquinando la scena del delitto".



[ TGCom ] 19 March 2009
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IL DELITTO DI MEREDITH

Nuova incursione nella casa
E oggi Amanda e Raffaele
tornano in Corte d'Assise

La Nazione photo

I poliziotti se ne sono accorti durante un controllo di routine. Non c’erano più le assi di legno sistemate a protezione della finestra della cucina, quella utilizzata anche per l’incursione di un mese fa. E anche la finestra dell’antibagno era stata forzata. Nell’appartamento niente di strano, se non i segni evidenti di qualcuno che ha rovistato

Perugia, 20 marzo 2009 - Stavolte i coltelli non c’erano. Neanche i mozziconi di candela. C’era un po’ di disordine, ma niente a che vedere con l’episodio di metà febbraio. Perché, alla vigilia delle udienze di oggi e domani, gli agenti della squadra mobile hanno scoperto una nuova intrusione nel casolare di via della Pergola, dove la notte di Ognissanti venne uccisa la studentessa inglese Meredith Kercher.

I poliziotti se ne sono accorti ieri mattina, durante un controllo di routine. Non c’erano più le assi di legno sistemate a protezione della finestra della cucina, quella utilizzata anche per l’incursione di un mese fa. E anche la finestra dell’antibagno era stata forzata. Nell’appartamento niente di strano, se non i segni evidenti di qualcuno che ha rovistato. La polizia ha prelevato un cellulare, una lattina di coca-cola (trovate fuori, tra le sterpaglie), un lembo di stoffa, del nastro adesivo e di una busta di cellophane: oggetti sui quali verranno effettuati accertamenti.

Come dopo l’omicidio e nel caso dell’altra intrusione, si è ripetuto il 'rituale' della Scientifica: tutte le cose che possono avere rilievo per l’indagine sono state segnalate con grosse lettere. Una sorta di 'alfabeto dell’orrore' che, in quel casolare, è stato snocciolato fin troppe volte. L’ultima incursione apre nuove domande proprio quando Amanda Knox e Raffaele Sollecito tornano davanti ai giudici della Corte d’Assise.

Stamattina sul banco dei testimoni saliranno alcuni degli investigatori che svolsero le indagini e due responsabili di un gestore di telefonia. Al centro dell’udienza di oggi, infatti, ci saranno gli accertamenti svolti sui tabulati dei telefoni dei due imputati e sulle celle telefoniche.
Annalisa Angelici


[ Nazione ] 20 March 2009
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OMICIDIO MEREDITH: NUOVA INTRUSIONE A VIA DELLA PERGOLA, SOPRALLUOGO SCIENTIFICA

IGNOTI SAREBBERO ENTRATI DALLA FINESTRA DELLA CUCINA, COME GIA' NEI GIORNI SCORSI

ultimo aggiornamento: 19 marzo, ore 14:14
Perugia, 19 mar. (Adnkronos) - Nuova misteriosa 'incursione' di sconosciuti nel casolare di via della Pergola a Perugia, dove la notte tra il 1 e il 2 novembre del 2007 venne uccisa Meredith Kercher, la studentessa inglese per il cui omicidio si sta celebrando il processo ad Amanda Knox e Raffaele Sollecito, dopo la condanna di Rudy Guede, giudicato con rito abbreviato.


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Meredith: proprietaria della casa del delitto chiede il dissequestro
Venerdì 20 marzo 2009 10.34


Ha rinnovato la richiesta di dissequestro della casa dove venne uccisa Meredith Kercher l'avvocato Letizia Magnini che rappresenta la proprietaria come parte civile nel processo a Raffaele Sollecito e ad Amanda Knox ripreso stamani alla Corte d'assise di Perugia. Le difese dei due imputati hanno chiesto di poter svolgere alcune misurazioni nella abitazione. La Corte ha quindi concesso alle parti il termine del 25 marzo per indicare le operazioni richieste



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20/3/2009 Tre giorni un processo

RICCARDO BARENGHI Abituati ai processi italiani, interminabili, farraginosi, ai loro riti, alle udienze che si susseguono per anni, ai rinvii da un mese all’altro per qualsiasi ragione o pretesto o futile eccezione della difesa, o magari perché il giudice di turno non ha molta voglia di lavorare, si resta colpiti da quello che è successo in Austria. In tre giorni di dibattimento (preceduti però da un anno di istruttoria) si è arrivati alla sentenza di ergastolo per l’imputato, padre carnefice e infanticida.

Non solo, si resta colpiti anche dalla civiltà con cui i mass media hanno seguito il processo. Nessun giornale, nessuna televisione, nessun sito Internet, nessun mezzo di comunicazione si è insomma lasciato prendere dal gusto del particolare macabro, neanche un piccolo brano del video di accusa della vittima è uscito dalle aule giudiziarie per essere sbattuto su qualche schermo e magari sezionato e «commentato» dagli invitati d’occasione, psicologi, politici, giornalisti. E questo non solo grazie alla deontologia professionale dimostrata dai nostri colleghi austriaci, ma anche grazie al fatto che nessun giudice o avvocato o cancelliere abbia «passato» alla stampa le informazioni che dovevano restare riservate e che tali sono rimaste. E questo è indubbiamente un esempio di civiltà dell’informazione.

Ma è un giusto processo quello che si conclude in tre giorni? Anche se l’imputato ha confessato, malgrado la schiacciante testimonianza della figlia, nonostante insomma l’evidenza dei fatti oltre ogni ragionevole dubbio, è questo l’esempio che si dovrebbe seguire? In altre parole, hanno fatto bene gli avvocati difensori a rinunciare al loro mestiere, visto che il loro assistito era inchiodato da prove schiaccianti e dalla sua stessa confessione? Oppure avrebbero comunque dovuto difenderlo sollevando eccezioni, chiedendo perizie su perizie, insomma allungando i tempi e fornendo quanto più materiale possibile nella speranza di ottenere almeno uno sconto di pena?

È una domanda che chiama in causa il rispetto delle garanzie e dei diritti degli imputati, anche rei confessi. Anzi, di più: chiama in causa la stessa concezione del processo e del ruolo della difesa.

È evidente che un processo troppo lungo, come la stragrande maggioranza di quelli che si svolgono in Italia, rischia spesso di essere un processo ingiusto perché alla fine la stessa condanna può essere superata dalla prescrizione o comunque annacquata dal tempo che è passato. Non a caso si discute da anni di certezza della pena senza che però questa certezza diventi mai certa. Di contro, un processo troppo breve rischia di essere sommario, hai visto mai che un domani si scoprisse qualcosa di nuovo (l’altro ieri in Inghilterra un uomo è risultato innocente dopo 27 anni di carcere grazie alla prova del Dna).

Se dunque l’eccessiva brevità dei processi resta una questione controversa, così come controversa è la loro eccessiva lungaggine (e su questo noi dovremmo fare non uno ma dieci passi in avanti), quello che ci sembra indiscutibile è la civiltà mediatica che ha accompagnato la vicenda austriaca. Pensate se fosse successo qui da noi, cosa saremmo stati capaci di mettere in piazza, cioè sui giornali e soprattutto in televisione. Da Erika e Omar (Novi Ligure), a Annamaria Franzoni (Cogne), da Andrea Stasi (Garlasco) a Amanda Knox (Perugia), non ci siamo persi neanche un particolare, una macchia di sangue, una lacrima, un urlo di dolore, un pigiama, un pezzo di cervello sul soffitto... Nulla è stato risparmiato alle vittime e ai carnefici di quei delitti, tutto è stato dato in pasto a un’opinione pubblica (chiamiamola così) affamata di mostruosità. Dicono che si trattava del diritto di cronaca. Fesserie: i mass media austriaci hanno dimostrato che quel diritto si può esercitare egregiamente senza sconfinare nella morbosità.

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LUMUMBA E IL RISARCIMENTO: "QUEGLI
8.000 EURO SONO UN'UMILIAZIONE"

Considera 'un'umiliazione' il risarcimento di 8 mila euro ottenuto per l'ingiusta detenzione, di 14 giorni, subita dopo essere stato coinvolto nell'inchiesta sull'omicidio di Meredith Khercher, Patrick Lumumba Diya, poi completamente prosciolto da ogni addebito per il delitto. Lo ha detto lui stesso arrivando stamani al palazzo di Giustizia di Perugia dove è in programma una nuova udienza del processo a Raffaele Sollecito e ad Amanda Knox. Il musicista congolese, attraverso gli avvocati Carlo Pacelli e Sabrina Scaroni, è costituito parte civile nei confronti della studentessa americana accusata anche di calunnia nei suoi confronti.
ERO IL 'MOSTRO'... «Ci sono tanti giornalisti qua - ha detto Lumumba - che vengono da più di 80 paesi del mondo. Se c'è un australiano vuol dire che fino a lì sono arrivato come un mostro». Patrick ha quindi sottolineato che la sua vita è stata distrutta «anche da un punto di vista morale. Io sto male. Quello che cerco - ha aggiunto - è l'equità. Non sto chiedendo l' elemosina. Non è questo il discorso. Quello che succede a me oggi può succedere anche a voi un giorno». Lumumba ha infine spiegato di non provare rabbia ma ha «grande delusione». «Non c'è motivo - ha affermato ancora - di essere arrabbiati. Qui si tratta - ha concluso Lumumba - della dignità di un essere umano».
DISSEQUESTRO Ha rinnovato la richiesta di dissequestro della casa dove venne uccisa Meredith Kercher l'avvocato Letizia Magnini che rappresenta la proprietaria come parte civile nel processo a Raffaele Sollecito e ad Amanda Knox ripreso stamani alla Corte d'assise di Perugia. Le difese dei due imputati hanno chiesto di poter svolgere alcune misurazioni nella abitazione. La Corte ha quindi concesso alle parti il termine del 25 marzo per indicare le operazioni richieste. Successivamente sarà fissata anche la data per un sopralluogo della stessa corte nell' appartamento del delitto.

ultimo aggiornamento 11:51
Venerdì 20 Marzo 2009

[ Leggo ] 20 March 2009
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MEREDITH: NUOVA IRRUZIONE IN CASA DELITTO

(AGI) - Perugia, 19 mar. - Una nuova irruzione da parte di ignoti si e' verificata all'interno del casolare di Via della Pergola, a Perugia, dove, la notte tra il primo e il 2 novembre 2007, e' stata uccisa la studentessa inglese Meredith Kercher. Sul posto sono in corso accertamenti da parte della Squadra Mobile di Perugia e della Polizia scientifica. Presenti, fino a poco tempo fa, anche i pubblici ministeri Giuliano Mignini e Manuela Comodi. Secondo le prime notizie l'irruzione sarebbe avvenuta attraverso la stessa finestra della cucina dalla quale ignoti, qualche tempo fa, erano entrati mettendo a soqquadro la casa e lasciando in vari punti dell'abitazione dei coltelli e una busta con su scritto 'Polizia'.

[ AGI ] 19 March 2009
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Photo [ Riformista ]

Meredith; Nuova intrusione nella casa di via della Pergola
Nel giro di mese si tratta del secondo ingresso 'clandestino'


Perugia, 19 mar. (Apcom) - Per la seconda volta ignoti si sono introdotti nell'abitazione di via della Pergola a Perugia, dove venne uccisa il 1 novembre del 2007 la studentessa inglese Meredith Kercher. La casa è ancora sottoposta a sequestro giudiziario. La verifica sulla seconda intrusione nella 'casa degli orrori', a pochi metri dal centro storico perugino, è stata effettuata dalla polizia scientifica e della squadra mobile. Gli agenti si sono accorti della nuova effrazione nella casa durante uno dei controlli di routine. Il segnale è arrivato dallo spostamento delle tavole che bloccavano l'accesso alla finestra della cucina della casa, che era stata rotta nel corso della prima intrusione del 18 febbraio. La finestra è posta sul retro dell'abitazione. Il sopralluogo ha dimostrato che all'interno della casa sono stati smossi oggetti e arredi: c'è un disordine che è stato definito "nuovo" dagli inquirenti, anche se meno invasivo del primo, dove vennero messi in evidenza dei coltelli e vennero ritrovati dei mozziconi di candele. L'ipotesi investigativa resta quella di un atto a sfondo intimidatorio da mettere in relazione con l'inchiesta ed il processo per la morte della studentessa inglese. Al sopralluogo hanno partecipato il capo della squadra mobile Giorgio Di Munno e l'ispettore Monica Napoleoni, responsabile della sezione omicidi.

bnc
giovedì, 19 marzo 2009



[ Riformista ] 19 March 2009
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MEREDITH: NUOVA IRRUZIONE IN CASA DELITTO, INDAGA POLIZIA
(AGI) - Perugia, 19 mar. - C’e’ anche una lattina di coca cola e un vecchio cellulare tra gli oggetti repertati questa mattina dalla polizia scientifica di Perugia durante il sopralluogo nel casolare di Via della Pergola, scenario di una nuova irruzione da parte di ignoti, dopo quella scoperta dalla polizia il 18 febbraio scorso. La lattina di coca cola e’ stata rinvenuta nel retro del casolare, dalla stessa parte dove e’ presente la finestra della cucina dalla quale e’ avvenuta l’intrusione (la stessa utilizzata per introdursi nel casolare nella prima irruzione da parte di ignoti ndr). Il telefono cellulare, invece, e’ stato ritrovato tra la vegetazione circostante all’abitazione e non e’ escluso che si potesse trovare li’ gia’ da tempo, tanto che non sembra essere considerato di particolare rilevanza investigativa. Su entrambi i reperti, comunque, saranno ora svolti i rilievi della polizia scientifica. Ad accorgersi che qualcuno era entrato nel casolare di Via della Pergola, attualmente ancora sotto sequestro e dove la notte tra il primo e il due novembre del 2007 e’ stata uccisa la studentessa inglese, Meredith Kercher, sono stati, questa mattina intorno alle undici, gli investigatori della squadra mobile di Perugia, recatisi sul posto per un normale controllo. In particolare gli agenti hanno notato che le sbarre di legno utilizzate per chiudere la finestra esternamente dopo la prima irruzione, erano state rimosse. Quindi il sopralluogo della polizia scientifica e della squadra mobile fuori e dentro l’abitazione. Sul posto anche il capo della squadra mobile di Perugia, Giorgio Di Munno, la respondabile della sezione omicidi, Monica Napoleoni e i pubblici ministeri titolari dell’inchista sull’omicidio di Meredith Kercher, Giuliano Mignini e Manuela Comodi. Secondo quanto emerso, all’interno del casolare non sarebbero stati trovati elementi giudicati di particolare rilevanza investigativa. Chi e’ entrato nel casolare avrebbe anche forzato esternamente la persiana della finestra che da sul lato della strada, verso il parcheggio. Tra i reperti prelevati dalla scientifica anche il pezzo di nastro adesivo con il quale erano state chiuse le due finestre e sul quale verra’ ora accertata la eventuale presenza di impronte come anche su un pezzo di stoffa di colore verde e a quadri trovato nel piazzale della casa. La prima irruzione da parte di ignoti era stata scoperta, il 18 febbraio scorso, dagli stessi agenti della squadra mobile di Perugia allora recatisi sul posto per dare esecuzione alla restituzione di alcuni effetti personali appartenenti alle due coinquiline italiane di Mez, come disposto dalla Corte d’Assise di Perugia durante una delle udienze del processo in corso e che vede imputati per l’omicidio Amanda Knox e Raffaele Sollecito (per lo stesso delitto e’ stato gia’ condannato a 30 anni con rito abbreviato l’ivoriano Rudy Hermann Guede). In quella occasione furono rinvenuti anche 4 coltelli, che si trovavano gia’ all’interno dell’appartamento prima dell’ingresso da parte di ignoti e che erano stati posizionati in vari punti della casa da chi vi e’ entrato.(AGI)
Cli/Pg/Tri
Questo articole è stato pubblicato il Thursday, March 19th, 2009 alle 6:17 pm ed è archiviato nella categoria quadri Puoi lasciare un commento. Il Pinging non è permesso.


[ Pittura Oggi ] 19 March 2009
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2009-03-19 14:28
Meredith: nuova intrusione in casa delitto Recentemente sconosciuti avevano messo a soqquadro l'abitazione

(ANSA) - PERUGIA, 19 MAR - Per la seconda volta ignoti si sono introdotti nell'abitazione di via della Pergola dove venne uccisa Meredith Kercher. L'appartamento e' ancora sotto a sequestro giudiziario. E' in corso un sopralluogo della polizia scientifica e della squadra mobile. Negli ultimi tempi c'era stata un'altra incursione notturna, gli sconosciuti erano entrati attraverso una delle finestre, l'abitazione era stata messa a soqquadro.

[ ANSA ] 19 March 2009
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La scoperta, questa mattina

Photo [ Terni ]

NUOVAMENTE VIOLATI I SIGILLI DELLA CASA DI VIA DELLA PERGOLA DOVE VENNE UCCISA LA KERCHER
19 Marzo 2009 18.35 - di Adriano Lorenzoni - Fonte: Terni in rete - cod.172297

I poliziotti che , di routine, controllano la casa dove venne uccisa Meredith Kercher, hanno scoperto , questa mattina, che c'è stata una nuova intrusione. Hanno notato che il legno con il quale è stata riparata la finestra , rotta nella precedente, misteriosa, visita, era stato divelto. I Pm dell'inchiesta hanno subito effettuato un sopralluogo sul posto dal quale ,sembra, non sia emerso alcunchè di rilevante. Gli inquirenti avrebbero trovato soltanto un pò di disordine. La volta precedente, invece, il 18 Febbraio scorso, vennero trovati coltelli e candele. Il tempismo di queste visite è comunque sospetto. Domani,infatti, riprende, in aula, il processo agli imputati Amanda Knox e Raffaele Sollecito. Devono essere ascoltati, fra domani e sabato, undici testimoni.

[ Terni in Rete ] 19 March 2009
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Delitto Perugia, nuova incursione in via della Pergola

giovedì, 19 marzo 2009 Delitto di Perugia. Tutti i pezzi

19 marzo 2009 – Nuova incursione nella casa di via della Pergola, dove nella notte del 1° novembre 2007 fu assassinata Meredith Kercher, delitto per il quale sono attualmente indagati Amanda Knox e Raffaele Sollecito. Per la seconda volta ignoti si sono introdotti nella casa, ancora sottoposta a sequestro giudiziario, dopo l’incursione effettuata lo scorso 18 febbraio. Al momento è in corso un sopralluogo della polizia scientifica della squadra mobile, per appurare quanto accaduto. Ad accorgersi del fatto sono stati questa mattina i poliziotti che periodicamente controllano l’abitazione: sono stati loro a notare che le tavole di legno apposte a protezione della finestra della cucina erano state rimosse. Dagli accertamenti compiuti in esterna è emerso che probabilmente c’è stato un tentativo di effrazione. All’interno della casa è stato trovato un po’ di disordine. Intanto, le prossime udienze del processo sono previste per il 20 e il 21 marzo, come rende noto l’Ansa. Last Updated ( giovedì, 19 marzo 2009 )

[ Fondazione ] 19 March 2009
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OMICIDIO MEREDITH: NUOVA INTRUSIONE A VIA DELLA PERGOLA, SOPRALLUOGO SCIENTIFICA
Perugia, 19 mar. (Adnkronos) - Nuova misteriosa 'incursione' di sconosciuti nel casolare di via della Pergola a Perugia, dove la notte tra il 1 e il 2 novembre del 2007 venne uccisa Meredith Kercher, la studentessa inglese per il cui omicidio si sta celebrando il processo ad Amanda Knox e Raffaele Sollecito, dopo la condanna di Rudy Guede, giudicato con rito abbreviato.
Subito dopo la scoperta dell'incursione sul posto si sono recati i pm che hanno coordinato l'inchiesta e che ora rappresentano l'accusa, Giuliano Mignini e Manuela Comodi. Nella villetta e' ancora in corso il sopralluogo degli uomini della Polizia Scientifica e della Squadra Mobile perugina, che stanno svolgendo accertamenti sia all'interno sia all'esterno.
La via d'accesso utilizzata dagli sconosciuti potrebbe essere la finestra della cucina, la stessa utilizzata nella precedente intrusione, il 18 febbraio scorso, quando qualcuno violo' i sigilli dell'appartamento, inquinando ulteriormente la scena del delitto e lasciando sul posto due coltelli e una candela.



[ Libero ] 19 March 2009
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19-03-09 MEREDITH: NUOVA INCURSIONE MISTERIOSA NELLA CASA DEGLI ORRORI
(ASCA) - Perugia, 19 mar - Una nuova incursione 'misteriosa' ad opera di sconosciuti (la prima e' avvenuta il 18 febbraio scorso - ndr -) e' stata scoperta stamani a Perugia nella casa di via Sant'Antonio, angolo di via della Pergola, dove la notte tra il primo e il 2 novembre 2007, venne uccisa la studentessa inglese Meredith Kercher. Non ci sono ancora notizie ufficiali da parte della Squadra Mobile del capoluogo che sta effettuando il sopraluogo; presente la Polizia scientifica ed anche i pubblici ministeri Giuliano Mignini e Manuela Comodi.

Da quanto si e' appreso, la nuova incursione nella casa, ancora con i sigilli disposti dalla magistratura, sarebbe avvenuta dalla stessa finestra della cucina da cui un mese fa uno o piu' sconosciuti erano entrati, mettendo ulteriormente a soqquadro i locali. La Corte d'Assise aveva respinto l'istanza di dissequestro della abitazione, avanzata nel corso delle ultime udienze dal legale della proprietaria, costituita parte civile nel processo a carico di Amanda Knox e Raffaele Sollecito in corso a Perugia dopo la condanna a 30 anni di Rudy Guede, giudicato con rito abbreviato. Nella prima incursione, gli ignoti avevano lasciato quasi come 'sfida' agli inquirenti, alcuni coltelli davanti alla stanza della vittima, uno dei quali collocato sopra ad una busta recante la scritta Polizia. Non e' ancora chiaro se e cosa sia stato spostato o introdotto nelle stanze. Domani riprenderanno le udienze del processo a carico di Amanda Knox e Raffaele Sollecito; tra i testi, personale della polizia delle comunicazioni per riferire sui dati tecnici delle celle occupate dai telefonini sia degli imputati che della vittima.

Sabato saranno invece ascoltati dalla corte (presidente Giancarlo Massei) la domestica dell'abitazione di Sollecito, la titolare di una lavanderia e un addetto di un negozio.

red-res/mcc/ss


[ ASCA ] 19 March 2009
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MEREDITH/ INTRUSIONI IN CASA. AGENTI: "NON CI DORMIAMO LA NOTTE"
MASSIMO RISERBO SULLE OPERAZIONI DI INDAGINI. UDIENZA INIZIATA
postato 19 ore fa da APCOMPerugia, 20 mar. (Apcom) - "Non ci dormiamo la notte": è questo il commento, mentre l'udienza sulla morte di Meredith Kercher è in corso, di un alto funzionario della Questura che si sta occupando delle intrusioni nella casa di via della Pergola dove a distanza di un mese dalla prima effrazione, sono entrati nuovamente degli ignoti, violando così i sigilli posti dalle forze dell'ordine.
La Polizia è convinta che questa sia un'operazione ben orchestrata, che vuole 'abbattere' l'inchiesta puntando proprio su delle intrusioni che possono, fin dal novembre del 2007 essere state messe in atto per 'taroccare' gli elementi analizzati dalla scientifica e ora utilizzati dal Pm per potere portare avanti le accuse ad Amanda Knox e Raffaele Sollecito. Gli agenti, secondo alcune fonti interne, sono convinti che all'interno della casa possano essere stati lasciati dei messaggi in 'codice di sfida'. Per questo si sta lavorando intensamente senza rilasciare dichiarazioni.


[ Virgilio ] 19 March 2009
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2009-03-20 13:21 Meredith: proprietaria chiede dissequestro casa delitto
Acquisito da Corte messaggio telefonico di Amanda a Lumumba

(ANSA) - PERUGIA, 20 MAR - Ha rinnovato la richiesta di dissequestro della casa dove fu uccisa Meredith la proprietaria nel processo a Sollecito e ad Amanda. Le difese dei due imputati hanno chiesto di poter svolgere alcune misurazioni nella abitazione. La Corte ha concesso alle parti il termine del 25 marzo per indicare le operazioni richieste. Oggi i giudici hanno acquisito la foto del messaggio telefonico inviato da Amanda a Lumumba la sera dell'omicidio: 'Certo. Ci vediamo piu' tardi. Buona serata!'

[ ANSA ] 20 March 2009
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2009-03-20 13:03
MEREDITH: PROPRIETARIA CHIEDE DISSEQUESTRO CASA DELITTO



Photo [ ANSA ]

PERUGIA - Ha rinnovato la richiesta di dissequestro della casa dove venne uccisa Meredith Kercher l'avvocato Letizia Magnini che rappresenta la proprietaria come parte civile nel processo a Raffaele Sollecito e ad Amanda Knox ripreso stamani alla Corte d'assise di Perugia. Le difese dei due imputati hanno chiesto di poter svolgere alcune misurazioni nella abitazione. La Corte ha quindi concesso alle parti il termine del 25 marzo per indicare le operazioni richieste. Successivamente sarà fissata anche la data per un sopralluogo della stessa corte. I giudici hanno respinto una richiesta della questura di collocare grate alle finestre dopo la nuova intrusione di ieri. Episodio sul quale la polizia ha inviato un'annotazione di servizio ai giudici.

LUMUMBA, IL RISARCIMENTO E' UN'UMILIAZIONE - Considera "un'umiliazione" il risarcimento di 8 mila euro ottenuto per l'ingiusta detenzione, di 14 giorni, subita dopo essere stato coinvolto nell'inchiesta sull'omicidio di Meredith Khercher, Patrick Lumumba Diya, poi completamente prosciolto da ogni addebito. Lo ha detto lui stesso arrivando stamani al palazzo di Giustizia di Perugia. Il musicista congolese è parte civile nei confronti della studentessa americana accusata anche di calunnia nei suoi confronti. "Ci sono tanti giornalisti qua - ha detto Lumumba - che vengono da più di 80 paesi del mondo. Se c'é un australiano vuol dire che fino a lì sono arrivato come un mostro". Patrick ha quindi sottolineato che la sua vita è stata distrutta "Io sto male. Quello che cerco - ha aggiunto - è l'equità. Non sto chiedendo l' elemosina. Quello che succede a me oggi può succedere anche a voi un giorno". Lumumba prova "grande delusione" ma non rabbia. "Non c'é motivo. Qui si tratta - ha concluso Lumumba - della dignità di un essere umano".

IL MESSAGGIO TELEFONICO INVIATO DA AMANDA A LUMUMBA - La foto dell'sms inviato da Amanda a Patrick Lumumba la sera dell'omicidio di Meredith Kercher, in risposta a una richiesta di quest'ultimo di non recarsi al lavoro nel pub del musicista congolese, è stata acquisita stamani dalla Corte d'assise di Perugia. "Certo. Ci vediamo più tardi. Buona serata!" il testo dell'sms scritto in italiano dalla giovane di Seattle. A parlarne è stato il responsabile del settore forense della polizia postale Simone Tacconi. L'investigatore ha riferito che non è stato invece possibile individuare il testo dell'sms mandato da Lumumba alla Knox. I testimoni, tra i quali due responsabili della sicurezza Vodafone, hanno parlato di celle telefoniche e del funzionamento dei cellulari degli imputati, della vittima e dello stesso Lumumba (indagato e poi prosciolto da ogni addebito).

[ ANSA ] 20 March 2009
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MEREDITH: LUMUMBA RICORRE IN CASSAZIONE, 'UMILIATO DA RISARCIMENTO'

postato 19 ore fa da ASCA

(ASCA) - Perugia, 20 mar - Patrik Lumumba Diya, il dj congolese chiamato in causa da Amanda Knox e rimasto ingiustamente in carcere per 15 giorni, presentera' ricorso in Cassazione tramite il suo avvocato Carlo Pacelli, giudicando gli 8 mila euro concessi dalla Corte d'appello, sezione penale, una somma esigua per il carcere e l'ingiusta accusa. Stamane in apertura di udienza al processo ad Amanda Knox e Raffaele Sollecito, imputati dell'omicidio in concorso e violenza della studentessa inglese Meredith Kercher, lo stesso Lumumba prima di entrare in aula, ha parlato con i giornalisti, manifestando tutta la sua amarezza per l'indennizzo stabilito, solo 8 mila euro (3mila 537,30 per il periodo passato in cella e 4.462,70 per l'indennizzo del danno di immagine), rispetto alla richiesta di 512mila non accolta. Si e' detto anche ''umiliato'', perche' e' stato considerato un mostro e mandato in giro per il mondo, essendo la vicenda dell'omicidio di Meredith, una notizia seguita in numerosi Paesi. Lumumba che ha dovuto anche cessare la sua attivita' di gestore di un pub in centro storico, ha ribadito che l'elemosina non gli interessa e che non la vuole, e che esige ''solo giustizia ed equita' in difesa di un essere umano''. L'udienza alla quale sono presenti anche questa volta sia Amanda Knox che Raffaele Sollecito e i loro difensori, ha visto esperti della polizia delle comunicazioni e due dirigenti della Vodafone, rispondere alle domande dei Pm sui cellulari della vittima che dei due imputati, che sulle celle telefoniche attivate. Tra oggi e domani quindi verranno ascoltati anche il negoziante che aveva detto di aver visto Amanda alle 8 della mattina del ritrovamento del cadavere della giovane inglese (l'americana ha sempre detto di essersi svegliata alle 10), la colf di Sollecito, la titolare di una lavanderia e una giovane che affermo' di aver visto una persona dicolore nei pressi della casa di Meredith, la sera dell'omicidio, quindi il 1 novembre 2007. Intanto resta il giallo della nuova violazione della casa del delitto; sembra che sia stata trovata una impronta definita d'interesse, una lattina schiacciata di Coca-Cola e un cellulare privo di Sim, il tutto all'esterno sul prato.


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PostPosted: Sat Apr 04, 2009 5:46 am   Post subject:    

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MEREDITH/ LUMUMBA CONFERMA RICORSO IN CASSAZIONE PER RISARCIMENTO
UDIENZA IN CORSO. IL CONGOLESE: "LA MIA VITA DISTRUTTA"
postato 19 ore fa da APCOM

Perugia, 20 mar. (Apcom) - Farà ricorso alla Corte di Cassazione Patrick Lumumba, dopo che la Corte d'Appello di Perugia gli ha riconosciuto un risarcimento danni per i 14 giorni di carcere di soli 8mila euro a fronte di una richiesta di oltre 500mila euro. Lumumba era stato arrestato perchè considerato a torto il killer di Meredith Kercher, dopo le dichiarazioni incerte di Amanda Knox.

"L'umiliazione nei miei confronti continua - ha detto Patrick Qui ci sono tanti giornalisti, che vengono da più di ottanta Paesi del mondo. Se c'è un australiano questo vuol dire che la mia immagine come mostro è arrivata fino all'Australia. Come si può valutare la dignità di una persona la cui vita è stata distrutta anche dal punto di vista morale? Io ci sto male ancora oggi".
Lumumba ha ribadito di confidare nella Corte di Cassazione per un risarcimento equo e non che sia "una elemosina".


[ Virgilio] 20 March 2009
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20-03-09 MEREDITH: LUMUMBA RICORRE IN CASSAZIONE, 'UMILIATO DA RISARCIMENTO'
(ASCA) - Perugia, 20 mar - Patrik Lumumba Diya, il dj congolese chiamato in causa da Amanda Knox e rimasto ingiustamente in carcere per 15 giorni, presentera' ricorso in Cassazione tramite il suo avvocato Carlo Pacelli, giudicando gli 8 mila euro concessi dalla Corte d'appello, sezione penale, una somma esigua per il carcere e l'ingiusta accusa.

Stamane in apertura di udienza al processo ad Amanda Knox e Raffaele Sollecito, imputati dell'omicidio in concorso e violenza della studentessa inglese Meredith Kercher, lo stesso Lumumba prima di entrare in aula, ha parlato con i giornalisti, manifestando tutta la sua amarezza per l'indennizzo stabilito, solo 8 mila euro (3mila 537,30 per il periodo passato in cella e 4.462,70 per l'indennizzo del danno di immagine), rispetto alla richiesta di 512mila non accolta. Si e' detto anche ''umiliato'', perche' e' stato considerato un mostro e mandato in giro per il mondo, essendo la vicenda dell'omicidio di Meredith, una notizia seguita in numerosi Paesi. Lumumba che ha dovuto anche cessare la sua attivita' di gestore di un pub in centro storico, ha ribadito che l'elemosina non gli interessa e che non la vuole, e che esige ''solo giustizia ed equita' in difesa di un essere umano''.

L'udienza alla quale sono presenti anche questa volta sia Amanda Knox che Raffaele Sollecito e i loro difensori, ha visto esperti della polizia delle comunicazioni e due dirigenti della Vodafone, rispondere alle domande dei Pm sui cellulari della vittima che dei due imputati, che sulle celle telefoniche attivate. Tra oggi e domani quindi verranno ascoltati anche il negoziante che aveva detto di aver visto Amanda alle 8 della mattina del ritrovamento del cadavere della giovane inglese (l'americana ha sempre detto di essersi svegliata alle 10), la colf di Sollecito, la titolare di una lavanderia e una giovane che affermo' di aver visto una persona di colore nei pressi della casa di Meredith, la sera dell'omicidio, quindi il 1 novembre 2007.

Intanto resta il giallo della nuova violazione della casa del delitto; sembra che sia stata trovata una impronta definita d'interesse, una lattina schiacciata di Coca-Cola e un cellulare privo di Sim, il tutto all'esterno sul prato.

red/sam/rob


[ ASCA ] 20 March 2009
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PostPosted: Sat Apr 04, 2009 5:47 am   Post subject:    

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MEREDITH/ TELEFONI DI AMANDA E RAFFAELE 'MUTI' LA NOTTE OMICIDIO
LA RAGAZZA AMERICANA HA RIATTIVATO IL SUO PER CHIAMATE MEREDITH
postato 19 ore fa da APCOM
Perugia, 20 mar. (Apcom) - Ancora i telefonini cellulari di Raffaele e Amanda al centro dell'udienza di oggi sull'omicidio di Meredith Kercher. In aula è stato ascoltato l'assistente della Sco, Lettiero Latella che, tabulati alla mano, ha dimostrato come i telefoni di Amanda Knox e Raffaele Sollecito si siamo spenti poco prima dell'omicidio: alle 20.42 quello del ragazzo pugliese e alle 20.35 quello della ragazza americana. Secondo l'agente poi si sono riaccesi intorno alle 6.45 quello di Raffaele e alle 12.07 quello di Amanda, che aveva provveduto a chiamare direttamente Meredith dopo la scoperta del sangue in casa e della porta chiusa della camera.


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PostPosted: Sat Apr 04, 2009 5:48 am   Post subject:    

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MEREDITH/ CELLULARI SPENTI INDAGATI,PER TABULATI BLACK-OUT STRANO
SPEGNIMENTO COSÌ ANTICIPATO CONFRONTATO CON ABITUDINI ULTIMO MESE
postato 19 ore fa da APCOM
Perugia, 20 mar. (Apcom) - L'anomalia dei telefonini spenti all'unisono - a distanza di sette minuti - di Raffaele Sollecito e Amanda Knox non sarebbe l'unica. Almeno stando alla dichiarazione dell'assistente Sco Lettiero Latella resa oggi in aula. "Una chiusura così anticipata dei telefonini degli imputati - ha spiegato - non trova riscontri nel mese precedente con cui abbiamo fatto una comparazione". Insomma un black-out delle utenze insolito e che si è verificato solo in occasione del 1 novembre del 2007, il giorno in cui è stata uccisa Meredith Kecher.


[ Virgilio ] 20 March 2009
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PostPosted: Sat Apr 04, 2009 5:50 am   Post subject:    

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IL DELITTO DI MEZ
ACQUISITO COME NUOVA PROVA L'SMS
CHE AMANDA HA MANDATO A LUMUMBA


La foto del messaggio inviato da Amanda Knox a Patrick Lumumba la sera dell'omicidio di Meredith Kercher, in risposta a una richiesta di quest'ultimo di non andare al lavoro è stata acquisita dalla Corte d'Assise. ''Certo. Ci vediamo più tardi. Buona serata!''

Perugia, 20 marzo 2009 - E' stata acquisita agli atti la foto del messaggio inviato da Amanda Knox a Patrick Lumumba la sera dell'omicidio di Meredith Kercher, in risposta a una richiesta di quest'ultimo di non andare al lavoro. ''Certo. Ci vediamo più tardi. Buona serata!'' il testo dell'sms scritto in italiano dalla giovane di Seattle.

A parlarne in Corte d'Assie è stato il responsabile del settore forense della polizia postale Simone Tacconi. L'investigatore ha riferito che non è stato invece possibile individuare il testo dell'sms mandato da Lumumba alla Knox. L'udienza di oggi è stata finora molto tecnica. I testimoni, tra i quali due responsabili della sicurezza della Vodafone, hanno infatti parlato di celle telefoniche e del funzionamento dei cellulari degli imputati, della vittima e dello stesso Lumumba (indagato e poi prosciolto da ogni addebito).

La Corte ha intanto respinto una richiesta della questura di Perugia di collocare grate di ferro alle finestre della casa del delitto dopo la nuova intrusione di ieri. Un episodio sul quale la polizia ha oggi inviato una annotazione di servizio ai giudici.


[ Nazione ] 20 March 2009
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OMICIDIO MEREDITH: CORTE ASSISE PERUGIA ACQUISISCE FOTO SMS AMANDA A LUMUMBA

PRESENTI IN AULA GLI IMPUTATI, AL CENTRO DELL'UDIENZA I TABULATI TELEFONICI

ultimo aggiornamento: 20 marzo, ore 14:10
Perugia, 20 mar. - (Adnkronos) - Si sta incentrando sugli accertamenti tecnici svolti sui tabulati del telefono e sulle celle telefoniche l'udienza di oggi davanti alla Corte d'assise di Perugia per l'omicidio di Meredith Kercher, la studentessa inglese uccisa nella casa di via della Pergola nella notte tra il 1 e il 2 novembre del 2007. Presenti in aula gli imputati Amanda Knox e Raffaele Sollecito. A testimoniare gli investigatori della Polizia postale e dello Sco, il Servizio Centrale Operativo della Polizia, che durante le indagini hanno fatto accertamenti sulle utenze telefoniche.

La Corte ha acquisito agli atti la foto dello schermo del telefonino di Patrick Lumumba relativa all'sms inviato al musicista congolese da Amanda Knox alle 20.32 del primo novembre. Il messaggio, scritto in italiano, letteralmente recita: ''Certo. Ci vediamo piu' tardi. Buona serata''. L'sms e' stato mandato dalla studentessa americana a Lumumba in risposta a quello da lui inviatole alle 20.15 della stessa sera, messaggio in cui il proprietario del pub chiedeva ad Amanda di non recarsi al lavoro quella sera.


[ ADN Kronos ]
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LA CORTE D'APPELLO DI PERUGIA HA STABILITO IN 8 MILA EURO IL RISARCIMENTO PER LA SUA INGIUSTA DENTENZIONE
OMICIDIO MEREDITH, LUMUMBA: ''CONTINUO AD ESSERE UMILIATO''

Il musicista rimase in carcere 14 giorni per poi essere scagionato e prosciolto da ogni accusa: ''Non provo rabbia ma grande delusione''

ultimo aggiornamento: 20 marzo, ore 17:06
Perugia, 20 mar. - (Adnkronos) - "L'umiliazione nei miei confronti continua. Ci sono tanti giornalisti qui che vengono da piu' di 80 paesi del mondo. Se c'e' un australiano qui vuol dire che fino a li' sono arrivato come un mostro". Lo ha detto il musicista congolese, Patrick Lumumba Diya ai giornalisti prima di entrare in tribunale a Perugia, dove sta per iniziare l'udienza per il procedimento che vede imputati Amanda Knox e Raffaele Sollecito per il delitto di Meredith Kercher. Lumumba parla a proposito della decisione della Corte D'Appello di Perugia che ha stabilito il risarcimento in 8 mila euro per la sua ingiusta dentenzione, arrestato il 6 novembre del 2007 nell'ambito delle indagini sull'omicidio della studentessa inglese, Lumumba rimase in carcere 14 giorni per poi essere scagionato e prosciolto da ogni accusa.

"Come si puo' valutare la dignita' di una persona la cui vita e' stata distrutta anche dal punto di vista morale - ha continuato Lumumba - Io sto male. Quello che cerco e' l'equita', non sto chiedendo l'elemosina, non e' questo il discorso, quello che succede a me oggi puo' succedere anche a voi: cioe' che un giorno potreste essere considerati mostri anche fino in Nuova Zelanda. Non provo rabbia ma grande delusione. Ora confidiamo nella Corte di Cassazione".


[ ADN Kronos ]
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Ancora i telefonini cellulari di Raffaele e Amanda al centro dell'udienza sull'omicidio di Meredith Kercher. In aula è stato ascoltato l'assistente della Sco, Lettiero Latella che, tabulati alla mano, ha dimostrato come i telefoni di Amanda Knox e Raffaele Sollecito si siano spenti poco prima dell'omicidio: alle 20.42 quello del ragazzo pugliese e alle 20.35 quello della ragazza americana. Secondo l'agente poi si sono riaccesi intorno alle 6.45 quello di Raffaele e alle 12.07 quello di Amanda, che aveva provveduto a chiamare direttamente Meredith dopo la scoperta del sangue in casa e della porta chiusa della camera. In aula scambio di sguardi e sorrisi tra i due imputati.

[ TGCOM Gallery ] 20 March 2009
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I telefonini indicano le ore dell’agonia di Mez.

La morte della ragazza collocata tra le 22,13 e le 00,10. Il “silenzio” dei cellulari di Raffaele e Amanda.
PERUGIA21.03.2009




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Esperti L’ispettore Letterio Latella (a lato) e, in alto Andrea Paoloni e Bruno Pellero della difesa.
A destra: Amanda Knox entra in aula

Telefonini muti per tutta la notte.
“Spenti” per l’esperto dello Sco di Roma, ispettore capo Lettiero Latella. O meglio “inattivi”. Altra spiegazione non sa darne il testimone-consulente dell’accusa. Ricorda che un messaggio partito dal telefono di Francesco Sollecito alle 23,14’11” e indirizzato al cellulare del figlio era entrato in memoria solo alle 6,02’59” del mattino successivo. “E la casa di Sollecito è servita da tre celle”, ha spiegato l’esperto. Dunque telefonini chiusi sia per Raffaele che per Amanda Knox (dalle 20,45, alle 12,07).

Un particolare che per l’ispettore capo Latella ha tenuto a sottolineare. “Non era mai successo in precedenza - rileva - che Raffaele avesse smesso di comunicare così presto con il telefonino e che tutti e due i telefoni, il suo e quello di Amanda, fossero rimasti silenziosi tutta la notte...” Per l’accusa tutto questo vuol dire che Raffaele e Amanda avrebbero spento volontariamente i loro cellulari perché presenti sulla scena del delitto, riaccendendoli soltanto la mattina successiva. E’ stata, ieri, una lezione sul funzionamento dei cellulari, che si chiamano così, hanno spiegato gli ingegneri Luca Fioravanti e Sonia Cerri della Vodafone, perché utilizzano le celle. Si parla di “Best server cell” (cioè la cella privilegiata di un dato punto geografico), di radiofrequenze, di come, nello specifico, siano servite dai trasmettitori le fasce di territorio interessate e cioè via della Pergola (la casa dell’omicidio), via Sperandio (dove si trova la villa in cui furono lanciati i telefonini della vittima), corso Garibaldi (dove insiste l’appartamento di Raffaele). Una cosa - da utenti di cellulari - è sicura: i gestori e, nel caso di indagini, la polizia, sono in grado di verificare, metro per metro, lo spostamento di un utente su tutto il territorio. Lettiero Latella spiega perché l’sms inviato da Patrick Lumumba Diya la sera del delitto ad Amanda, risulti partito, ma non sia stato possibile leggerlo (non è stato archiviato o è stato cancellato) e come invece, la risposta di Amanda, digitata qualche minuto più tardi, sia stata repertata. Non solo. Latella aggiunge che Amanda quando riceve il messaggio non è a casa di Raffaele in corso Garibaldi, mentre proprio da lì è partita la sua risposta (“Certo. Ci vediamo più tardi. Buona serata”: questo il testo).

Sul maxi schermo si succedono immagini di mappe della città, gli esagoni (“Teorici” -, continua a precisare Latella) in cui ogni cella ha la sua espansione, i vari disegni e i diversi colori in cui ogni cella che serve una data zona viene indicata. Già perché ogni zona è servita da più celle per poter venire incontro alla mobilità del cliente (se è in auto o commina, parlando al cellulare); per evitare che le condizioni atmosferiche mettano in silenzio il telefonino; o che un ostacolo casuale blocchi una conversazione). Dunque telefonini “inattivi” quella notte. Ma l’avvocato Marco Brusco ha fatto notare che anche in altre occasioni (agli inizi del mese di ottobre) il traffico del cellulare si interruppe nel tardo pomeriggio (poco dopo le 19) e dalle domande dell’avvocato Giulia Bongiorno è parso di capire che per quel silenzio ci potrebbe essere un’altra spiegazione (una ricezione non buona all’interno dell’appartamento). Ha chiesto infatti a Latella dove fossero stati fatti gli esperimenti e l’ispettore ha spiegato di non essere entrato nell’appartamento, ma di aver preso i dati sia fuori il portone di ingresso, sia, alzando una antenna, all’altezza delle finestre della casa. Non dentro, comunque. Tutte le telefonate dal cellulare di Mez Gli esperti dicono che la telefonata partita alle 22,13 dell’1 novembre dal telefonino di Mez è stata presa da una cella (la 622) opposta a quella di via Sperandio. Per cui a quell’ora il telefono era ancora in via della Pergola. Si è trattato di una connessione ad un server inglese, durato 9”. Per gli esperti un tocco di tasti involontario.

Ma anche qui, quando sarà la volta dei consulenti di Sollecito (presenti all’udienza gli ingegneri Andrea Paoloni e Bruno Pelliero) la battaglia si riaccenderà. Ma la morte di Mez va collocata tra quest’ora e le 00,10 (telefonata inglese in entrata sul cellulare della vittima, situato in via Sperandio, cella 622). “Una casa maledetta” Ha chiesto il dissequestro del cascinale di via della Pergola 7 l’avvocato Letizia Magnini, che rappresenta la proprietà. Lo ha chiesto all'inizio dell’udienza prendendo spunto dalla seconda irruzione fatta da ignoti nell’appartamento, alla vigilia dell’udienza. “Queste incursioni rappresentano un danno all’immagine, un deprezzamento del bene. Non aggiungiamo danno a danno”, ha argomentato l’avvocato Magnini. “Le grate alle finestre” Il presidente Giancarlo Massei ha preso atto che la squadra mobile ha inviato una relazione alla corte e chiede, per evitare continue incursioni, di poter mettere le grate su alcune finestre, quelle che si possono raggiungere. A questa richiesta si è opposta la difesa Sollecito e la difesa Knox. Il presidente dal canto suo ha spiegato che deciderà in merito dopo il sopralluogo

Elio Clero Bertoldi


[ CdU ] 21 March 2009
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22/3/2009 (7:31) - IL DELITTO DI PERUGIA
Lo strano caso del materasso rubato


Rilievi della polizia scientifica nella casa del delitto
[La Stampa]

Un’altra irruzione nella casa di Mez, scomparsi anche i coltelli
ELISA LORENZETTI
PERUGIA
Potrebbe essere opera di un voyeur, un feticista del macabro, il furto dal casolare perugino di via della Pergola del materasso di Meredith, dove, sul telo che lo ricopriva, era rimasta impressa la sagoma di una lama sporca di sangue. A volatilizzarsi, calati, come il resto degli oggetti, dalla finestra della cucina, anche i cuscini della giovane britannica uccisa ad Halloween nel 2007, oltre ad una valigia, contenente una serie di coltelli, lasciata nella camera della coinquilina americana Amanda Knox.

I dubbi
Questa è la seconda effrazione del casolare umbro, tuttora sotto sequestro, dove quella notte di Ognissanti è stata stuprata e assassinata la ventunenne londinese, arrivata in Italia da poco più di due mesi per studiare. Che la doppia intrusione nella villetta del delitto possa essere opera di un mitomane dalla condotta psicotica è difatti ben più di un’ipotesi. Considerando anche i dettagli dell’incursione del 18 febbraio durante la quale alcuni sconosciuti dopo aver violato i sigilli e messo a soqquadro l’abitazione, si sono premurati di compiere un inspiegabile rito, posizionando dei coltelli sul pavimento della cucina, accertandosi poi che uno di essi fosse poggiato su una busta di plastica blu della polizia (diversa da quelle utilizzate dalla questura del capoluogo umbro), accendendo infine una candela dalla quale avrebbero fatto colare della cera. Una specie di firma esoterica, insomma.

Un’intimidazione?
Ad essere tuttavia poco convinti della pista della necrofilia sono gli inquirenti umbri che ritengono piuttosto si sia trattato di un messaggio in codice destinato proprio a loro. Una sfida, forse un’intimidazione. In ogni caso, qualunque sia la verità e a prescindere dalla supposizione in base alla quale a introdursi nella casa del delitto sia stato un maniaco, resta il fatto che qualcuno è entrato nella villetta dell’orrore, muovendosi con agio tra la stanza di Meredith, quella di Amanda e il bagno piccolo. Lasciando perfino delle tracce. Alla questura perugina spetterà così il compito di decriptare le impronte digitali impresse da una mano sporca di cacao e quelle lasciate sul nastro isolante che sigillava la finestra del bagno. Oltre, naturalmente, a due orme di scarpe rinvenute, appunto, nello stesso bagno. E ancora. Tra i reperti da analizzare anche una lattina di Coca Cola, trovata schiacciata sul pavimento, un pezzo di stoffa verde a quadri bianchi e un telefono cellulare rinvenuto nel giardino che circonda la villetta. L’apparecchio, che non ha più la scheda sim, potrebbe, in virtù del codice Imei. A dover parlare sarà dunque, ancora una volta, la scena del crimine attraverso le tracce che qualcuno vi ha incautamente lasciato.


[ Stampa ] 22 March 2009
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domenica 22 marzo 2009, 07:00

La curiosità E la Knox da dietro le sbarre traduce le poesie del papà di Frattini

«Prenderà la laurea entro due anni». Lo assicura Chris Mellas, il patrigno. E sul fatto che Amanda Knox, 21 anni, sia una brava studentessa, non ci sono dubbi. Lo hanno assicurato gli insegnanti delle scuole superiori di Seattle, lo ha ripetuto in tribunale la professoressa Antonella Negri («Brava, attenta, partecipativa»), lo sostiene il professor Giuseppe Leporace, docente di letteratura italiana alla Washington University di Seattle, che segue Amanda a distanza, così come l'insegnante di tedesco. I genitori, o gli amici che possono avere colloqui in carcere con lei, prima di partire dagli Usa, vanno a prendere il materiale all'università, lo consegnano alle autorità carcerarie italiane e queste, dopo la verifica, lo passano alla detenuta. Amanda, una volta, completati i propri elaborati, consegna il tutto alla direzione, che, a sua volta restituisce il plico ai congiunti, i quali, rientrati a Seattle, lo depositano in facoltà.

Ebbene, nonostante questo iter farraginoso, Amanda ha tradotto in inglese i versi di un poeta italiano del Novecento e lo ha fatto in maniera che il professor Leporace ha definito: «Un lavoro degno di pubblicazione: la Knox ha talento». Il talento di miss Knox si è esercitato su Alberto Frattini, (padre di Franco Frattini, ministro degli Esteri) già insegnante della Lumsa di Roma e, appunto, poeta. A lui, l'anno scorso a maggio, è stato dedicato, a Roma, un convegno con relazioni di Walter Geerts dell'università di Anversa sull'impegno critico e di Riccardo Scrivano dell'università di Tor Vergata sulla ricerca poetica.

[ Giornale ] 22 March 2009
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Amanda, un sorriso per Raffaele
E in aula sfilano i testimoni
Sabato 21 marzo 2009 19.44



Amanda sorride a Raffaele
[Photo]

Con la deposizione di una giovane studentessa di medicina che conosceva Raffaele Sollecito e Amanda Knox è ripreso il processo davanti alla Corte d'assise di Perugia ai due giovani accusati dell'omicidio di Meredith Kercher. La testimone ha riferito ai giudici di avere chiesto a Sollecito di accompagnarla alla stazione per ritirare una valigia nella notte tra il primo e il 2 novembre del 2007, quella del delitto. Ha quindi spiegato di non avere avuto più bisogno del passaggio perché la borsa non era più arrivata. Oggi sono in programma le deposizioni di cinque testimoni.

SGUARDO TRA I DUE. Dopo la maglietta dell'amore, esibita nell'ultima udienza, Amanda Knox ha stupito ancora l'Aula del Tribunale di Perugia, sede che ospita il processo per l'omicidio di Meredith Kercher. Al suo arrivo la studentessa americana ha regalato a Raffaele un sorriso d'altri tempi.

[ Unione Sarda ] 21 March 2009
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IL DELITTO DI PERUGIA
Cellulari spenti nell'ora X
Amanda e Raffaele nei guai

Battaglia in udienza su telefonate e messaggini. L'ultimo sms della Knox a Lumunba: "Ci vediamo dopo"

PERUGIA, 21 MARZO 2009 - I TELEFONI cellulari di Raffaele Sollecito e Amanda Knox sono rimasti «muti» per molte ore la sera in cui venne uccisa Meredith Kercher. Il dato è emerso nel corso della lunga maratona tecnica che ha caratterizzato l’ultima udienza davanti alla Corte d’assise. Sul banco dei testimoni si sono avvicendati esperti della Vodafone, della Polizia postale e dello Sco, che hanno illustrato il funzionamento delle «celle» che vengono agganciate dai telefonini durante le conversazioni o l’invio di sms e mms, nelle varie zone della città. Nella fattispecie, quelle che servono via della Pergola, dove si trova la casa del delitto, quelle di corso Garibaldi, dove c’è l’abitazione perugina presa in affitto da Sollecito, e quelle di via Sperandio, dove sono stati ritrovati i due apparecchi in uso alla vittima che l’assassino ha abbandonato nel giardino di una villetta.
Dall’analisi dei tabulati forniti dai gestori della rete telefonica (Vodafone e Wind, a quest’ultimo faceva riferimento il telefonino inglese di Meredith), emerge in particolare che l’apparecchio di Sollecito rimane inattivo dalle 20,42 del primo novembre 2007 alle 6,02 del giorno successivo, quando alla sua utenza, tornata raggiungibile, viene «consegnato» l’sms con scritto «Buonanotte» che il padre Francesco gli aveva inviato alle 23,14. Quella sera anche il telefono di Amanda diventa «muto» dalle 20,35 (quando invia un messaggino di risposta a Lumumba che la invitava a non andare al pub Le Chic perché c’era poca gente: «Certo, ci vediamo più tardi. Buona serata»), fino alle 12,07 del giorno dopo, ora in cui l’americana prova a contattare l’utenza inglese della coinquilina Mez.

UN «SILENZIO» che sulla base delle verifiche delle abitudini dei due ragazzi appare sospetto. Mentre fuori dal Palazzo di giustizia imperversa una nevicata, anche dentro l’aula cala così aria di tempesta sui due imputati le cui difese, comunque, non rinunciano a dare battaglia contestando, in particolare, la possibilità che il telefonino inglese di Meredith possa essere stato usato dall’assassino alle 20,56, 21,58 e 22 del primo novembre, come emerso dai tentativi «segnalati» dall’apparecchio. Ma i tabulati dell’utenza di Mez la sera del delitto registrano solo un contatto Gprs con una banca del Regno Unito alle 22,35. Poi più nulla fino alla mezzanotte, quando il telefonino riceve dall’Inghilterra una chiamata del padre della vittima. A quell’ora però Meredith è morta e il suo apparecchio, come attesta la cella telefonica di copertura, è già stato abbandonato dall’omicida nel giardino di via Sperandio.

DOPO l’ennesima «intrusione» da parte di ignoti nella casa del delitto, la questura aveva chiesto la possibilità di mettere delle grate alle finestre per evitare ulteriori violazioni. Le parti però si sono opposte «almeno fino al sopralluogo dei componenti la Corte d’assise», che così ha bocciato l’istanza.
di DONATELLA MILIANI



[ Quotidiano ] 21 March 2009
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Omicidio Meredith, scomparso materasso vittima
sabato 21 marzo 2009 16:06


PERUGIA (Reuters) - Nella casa di Perugia dove viveva Meredith Kercher, la studentessa britannica uccisa a coltellate il primo novembre 2007, è stato sottratto il materasso della vittima. La notizia, confermata dalla difesa di parte civile della famiglia Kercher, è stata diffusa oggi, mentre è in corso il processo per l'omicidio.

Si tratta della seconda incursione avvenuta nella casa che Meredith divideva con Amanda Knox, la studentessa americana che insieme all'italiano Raffaele Sollecito è accusata dell'omicidio per una vicenda non chiarita di sesso e droga.

Un terzo imputato, il nigeriano Rudy Guede, è stato condannato nei mesi scorsi col rito abbreviato a 30 anni di carcere.
A metà febbraio la polizia ritrovò le stanze dell'abitazione messe a soqquadro e una serie di coltelli lasciati sul pavimento.
Intanto, oggi, al processo, il proprietario di un negozio di alimentari e prodotti per la casa ha testimoniato di aver visto entrare Knox nel suo negozio la mattina del 2 novembre, poche ore dopo l'omicidio.

Marco Quintavalle, il cui negozio si trova nei pressi dell'abitazione di Sollecito all'epoca dei fatti (il ragazzo, già fidanzato di Knox, si è poi laureato) ha riconosciuto in aula la giovane, dicendo di averla vista alle 7.45: "Lei era davanti al negozio e aspettava che aprissi. Aveva gli occhi azzurri chiarissimi e il volto bianchissimo. Una sciarpa di colore azzurrino, un copricapo...".

Il negoziante ha detto di non sapere con certezza cosa comprò la giovane, ma di avrla vista diretta al reparto dei detersivi.
Gli investigatori hanno sempre ritenuto che qualcunò puli a fondo la casa dopo l'omicidio di Meredith, probabilmente per cancellare delle tracce.



[ Reuters ] 21 March 2009
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MEREDITH: UDIENZA RIPRESA, IN AULA CONOSCENTE IMPUTATI

(AGI) - Perugia, 21 mar. - E' ripresa a Palazzo di giustizia, a Perugia, con la testimonianza di una giovane studentessa di medicina di origini serbe e conoscente di Amanda Knox e Raffaele Sollecito, l'udienza davanti alla Corte d'Assise di Perugia per l'omicidio di Meredith Kercher. La giovane, in Italia dal 2007, ha riferito ai giudici che, il primo novembre 2007 (Meredith e' stata uccisa la notte tra il primo e il 2 novembre) si e' recata, intorno alle 17:45, a casa di Raffaele Sollecito per chiedergli il favore di accompagnarla, intorno alla mezzanotte, alla stazione degli autobus per ritirare una valigia che le avrebbe mandato la madre. "Mi apri' la porta Amanda", ha riferito la giovane in aula, "e mi disse di entrare perche' Raffaele si trovava in casa. Chiesi ai due ragazzi il favore e loro mi dissero di si. Ci mettemmo d'accordo per vederci intorno alla mezzanotte". La giovane ha quindi riferito che, successivamente, la madre le disse di non aver potuto inviarle la valigia e di essersi recata nuovamente da Raffaele per avvertirlo. "Mi apri' nuovamente Amanda", ha raccontato ancora la studentessa, "saranno state le 20:40. Mi sembra che disse che Raffaele era in bagno. Mi propose nuovamente di entrare in casa ma io mi limitai a dirle che non avevo piu' bisogno del passaggio e ringraziai. Amanda era molto sorridente e allegra".

[ AGI ] 21 March 2009
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MEREDITH: MATERASSO E VALIGIA SCOMPARSI DA CASA DOPO INTRUSIONE

(AGI) - Perugia, 21 mar. - Il materasso del letto di Meredith Kercher insieme ai cuscini e alla valigia che conteneva diversi coltelli e che era stata lasciata nella camera di Amanda Knox sono scomparsi dal casolare di via della Pergola dopo l'intrusione da parte di ignoti scoperta giovedi' scorso dalla polizia. A riportare oggi la notizia il quotidiano locale 'Il Giornale dell'Umbria'. Sempre secondo quanto si legge nelle pagine del giornale umbro alcune impronte sono state rilevate.

La notizia non e' stata ne' confermata ne' smentita questa mattina da parte degli inquirenti presenti oggi in aula durante il processo in corso che vede imputati Amanda Knox e Raffaele Sollecito per l'omicidio di Meredith Kercher. Gli investigatori della squadra mobile di Perugia e i pubblici ministeri, Giuliano Mignini e Manuela Comodi, non hanno voluto rilascire nessun commento sulla notizia. Sull'intrusione di giovedi' sono in corso indagini e gli investigatori ritengono che potrebbe esserci un collegamento con la prima incursione, scoperta nel casolare di Via della Pergola il 18 febbraio scorso.

[ AGI ] 21 March 2009
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21-03-09 MEREDITH: CINQUE TESTI IN AULA A PERUGIA. VENERDI' NUOVA UDIENZA
(ASCA) - Perugia, 21 mar - Ha risposto per poco piu' di mezz'ora, dinanzi alla Corte d'Assise di Perugia (presidente Massei) che sta giudicando per omicidio in concorso e violenza Amanda Knox e Raffaele Sollecito, i due ex fidanzatini accusati della morte della studentessa inglese Meredith Kercher; e' una studentessa di medicina che conosceva i due imputati ed aveva chiesto a Sollecito di portarla alla Stazione ferroviaria del capoluogo per ritirare una valigia. Poiche' pero' la valigia non arrivo' piu', salto' anche l'appuntamento previsto per la mezzanotte del 1 novembre, la sera dell'omicidio della giovane inglese. La studentessa ha spiegato alla Corte, rispondendo alle domande del PM. Mignini, come aveva conosciuto Sollecito, che era andata presso il suo piccolo appartamento ma che era rimasta sull'uscio e quanto si ricordava di quell'incontro e della sua richiesta di ''favore'', appunto l'accompagnamento in stazione. Per l'udienza odierna (presenti in aula i due imputati e Patrik Lumumba costituitosi parte civile, dietro il suo legale) erano previsti 5 testi, tutti ascoltati; tra questi il titolare di un piccolo supermercato della zona, che aveva visto Amanda Knox la mattina del 2 novembre 2007, attorno alle 7,45, mentre la giovane ha sempre asserito di non essere uscita prima delle 10. L'escussione della titolare di una lavanderia ha chiuso la udienza odierna, con la fissazione a venerdi' della prossima. Ieri gli esperti delle comunicazioni e funzionari dei gestori di telefonia, avevano risposto alle domande dei PM sia sui messaggini inviati dal telefonino di Amanda e ricevuti (anche il messaggo di Lumumba), sia sugli ''agganci'' alle celle telefoniche, sui tabulati, ma in particolare sul fatto che i telefonini dei 2 imputati erano rimasti ''disattivati'' contemporaneamente, silenzio questo, che secondo gli inquirenti, sarebbe sospetto anche per le abitudini che i due avevano, riscontrati proprio dai tabulati telefonici. La prossima udienza e' fissata quindi per venerdi' 27; in questa settimana Raffaele Sollecito si sottoporra' a due esami all'Universita' di Verona essendosi iscritto ad un corso di specializzazione, dopo essersi laureato in informatica (laurea breve) mentre era detenuto nel carcere di Perugia.

red/uda/ss

[ ASCA ] 21 March2009
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2009-03-21 12:45 Meredith: scomparsi materasso e valigia coltelli Dopo incursione in casa delitto, no comment investigatori e pm (ANSA) - PERUGIA, 21 MAR - Il materasso della camera di Meredith Kercher, due cuscini e una valigia con dei coltelli sarebbero scomparsi dalla casa del delitto. Il fatto sarebbe avvenuto dopo l'incursione scoperta giovedi' scorso. Riporta la notizia il Giornale dell'Umbria: nessuna conferma o smentita da parte degli investigatori nel corso dell'udienza di stamani. E nessun commento da parte dei pm Giuliano Mignini e Manuela Comodi.

[ ANSA ] 21 March 2009
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OMICIDIO MEREDITH: SPARITI DA CASA DELITTO MATERASSO, CUSCINI E VALIGIA

Perugia, 21 mar. - (Adnkronos) - Dalla casa di via della Pergola a Perugia, dove la notte tra il 1 e il 2 novembre del 2007 e' stata uccisa Meredith Kercher, sarebbero spariti il materasso del letto della vittima, i cuscini e una valigia contenente alcuni coltelli dopo l'intrusione di ignoti denunciata giovedi' scorso dalla polizia e su cui sono in corso indagini. E' quanto riporta oggi 'il Giornale dell'Umbria', che riferisce anche che sarebbero state rilevate alcune impronte.

Nessuna conferma ne' smentita alla notizia da parte degli inquirenti oggi in aula per l'udienza del processo davanti alla Corte D'Assise di Perugia, durante la quale e' stata ascoltata una studentessa di origine serba, conoscente di Amanda Knox e Raffaele Sollecito. La giovane ha riferito di essere stata il giorno della morte di Meredith, il 1 novembre del 2007, a casa di Raffaele Sollecito intorno alle 17.45 per chiedergli di accompagnarla in serata alla stazione degli autobus a ritirare una valigia inviatale dalla madre.

Ad aprirle la porta, secondo la testimonianza, sarebbe stata Amanda. Una volta entrata in casa la ragazza avrebbe preso accordi con entrambi, Amanda e Raffaele, per andare alla stazione intorno a mezzanotte. Poi, secondo il racconto della studentessa, non avendo sua madre inviato la valigia lei sarebbe andata di nuovo a casa di Raffaele per avvertirli che non era piu' necessario che la accompagnassero, e che di nuovo era stata Amanda ad aprirle la porta dicendo che Raffaele era in bagno. Ma questa seconda volta, intorno alle 20.40, lei non era entrata in casa limitandosi a dire ad Amanda di non avere piu' bisogno del passaggio.
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[ Libero ] 21 March 2009
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MEREDITH: SOLLECITO PROSSIMA SETTIMANA A VERONA PER ESAMI

(AGI)- Perugia, 21 mar. - Raffaele Sollecito la prossima settimana si rechera' a Verona dove, presso la locale Universita', sosterra' due esami del corso di laurea specialistico in 'Realta' virtuale' al quale si e' scritto dopo essersi laureato alla triennale quado si trovava gia' in carcere per l'omicidio di Meredith Kercher. Il giovane studente di Giovinazzo dovrebbe lasciare il carcere di Perugia lunedi' per arrivare in giornata in quello di Verona dove trascorrera' la notte. Martedi', quindi, sosterra' i due esami sul tema 'Linguaggio formale' e 'Elementi di fisica'. Raffaele fara' quindi rientro nell'istituto penitenziario del capoluogo umbro dove, giovedi', trascorrera' il giorno del suo compleanno. Lo studente di Giovinazzo, oggi presente in aula, durante le pause del processo ha sfogliato spesso un giornale riportante annunci di lavoro.

[ AGI ] 21 March 2009
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IL DELITTO DI PERUGIA
Nuova incursione nella casa di Meredith
Trafugati un materasso e alcuni coltelli
Ancora una volta ignoti sono riusciti a entrare nell'appartamento di via della Pergola dove è stata uccisa la studentessa inglese: spariti un materasso, due cuscini e una valigia di coltelli

Perugia, 21 marzo 2009 - E’ sempre mistero intorno alla casa di via della Pergola, dove il 1 novembre del 2007 fu uccisa Meredith Kercher. Sarebbe infatti stato trafugato dalla casa il materasso del letto della vittima: un oggetto fondamentale per la ricostruzione di quello che avvenne la sera in cui Metz fu ammazzata.

Ma c’è dell’altro: sarebbe stata trafugata anche una valigia appartenente ad Amanda Knox, e non sottoposta a sequestro, con all’interno vestiti e coltelli da cucina. Proprio quella valigia, il 18 febbraio scorso, era stata oggetto di un altro intervento esterno. Quando qualcuno, dopo essere entrato nella villetta, prese i coltelli e li lasciò sul pavimento dell’abitazione.

Secondo fonti investigative questo sarebbe stato una sorta di messaggio. Poi completato dal furto di cui si è in qualche modo avuta conferma oggi. Tutto il materiale che è stato rubato sarebbe stato calato al di fuori della villetta dalla finestra delle cucina.

Durante lo svolgimento dell’udienza di oggi i pm Giuliano Mignini e Manuela Comodi non hanno commentato l’indiscrezione, che stamane è anche stata riportata dal Giornale dell’Umbria. Obbligo del silenzio anche tra i dirigenti della Questura che si stanno occupando delle misteriose intrusioni avvenute in via della Pergola.


[ Quotidiano ] 21 March 2009
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2009-03-21 11:56 Meredith: ripreso processo, in aula conoscente imputati Aveva chiesto un passaggio a Sollecito la notte del delitto (ANSA)- PERUGIA, 21 MAR - Con la deposizione di una studentessa di medicina, che conosceva Sollecito e Knox, e' ripreso il processo per l'omicidio di Meredith. La testimone ha riferito ai giudici di avere chiesto a Sollecito di accompagnarla alla stazione per ritirare una valigia nella notte tra il primo e il 2 novembre del 2007, quella del delitto.Ha quindi spiegato di non avere avuto bisogno del passaggio successivamente perche' la borsa non era piu' arrivata.Oggi sono in programma le deposizioni di 5 testimoni.

[ ANSA ] 21 March 2009
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Mez, ladri nella casa dell'assassinio
il pugliese Sollecito trasferito a Verona PERUGIA - Il materasso e il cuscino utilizzati da Meredith Kercher a Perugia non ci sono più. Qualcuno li ha portati via nei giorni scorsi dalla casa dove l'inglese venne uccisa insieme a una valigia con coltelli e posate. Chi sia stato e perchè lo abbia fatto lo sta cercando di chiarire la polizia. Davanti alla Corte d’assise che processa il pugliese Raffaele Sollecito e Amanda Knox sono sfilati intanto oggi altri testimoni che hanno fornito nuovi dettagli sui due imputati. Il giovane (di Giovinazzo, nei pressi di Bari) nelle prossime ore sarà trasferito nel carcere di Verona dove martedì sosterrà i primi due esami del corso di laurea specialistica in informatica.


Linguaggio informale ed elementi di fisica le materie sulle quali si misurerà davanti a una commissione, all’interno della struttura di reclusione. Nelle pause del processo, Sollecito ha comunque cominciato a consultare le offerte di lavoro proposte sulle pagine di un giornale. “Pensa al suo futuro” ha commentato uno dei suoi difensori, l’avvocato Luca Maori. Il personale della squadra mobile e i pm Giuliano Mignini e Manuela Comodi non hanno intanto voluto fornire alcun particolare della indagine sulla seconda incursione compiuta nella casa del delitto e scoperta giovedì scorso. Dagli accertamenti sembra comunque emergere che il materasso e gli altri oggetti siano stati portati via dalla finestra usata anche per entrare, la stessa dell’altra intrusione abusiva accertata il 18 febbraio. Chiunque sia stato ha pure cercato di forzare l'abbaino che dà sul tetto presente nel bagno piccolo della casa. Dove sono state trovate anche delle impronte di scarpe.


L'ipotesi alla quale sta lavorando la polizia è quella di una stessa mano dietro ai due episodi. Gli inquirenti vogliono chiarire dove siano stati portati il cuscino e il materasso e perchè siano stati sottratti. Il processo va comunque avanti e in aula sono sfilati oggi altri cinque testimoni. Alessandra Formica ha riferito che la sera dell’omicidio passò con il fidanzato sulle scalette nei pressi della casa di Mez e una “persona di colore”, un ragazzo, li urtò salendo “di fretta” i gradini. Ha spiegato che non saprebbe riconoscerlo ma ha escluso “a priori” che potesse trattarsi di Rudy Guede, l’ivoriano già condannato per il delitto. Rosa Guaman Fernandez, che lavorò nella casa di Sollecito come collaboratrice domestica, ha affermato poi di non avere mai utilizzato la candeggina (che per l’accusa fu impiegata per ripulire l’arma del delitto) nelle pulizie ma solo del Lisoform. Marco Quintavalle, titolare di un supermercato non lontano dall’abitazione del giovane pugliese, ha spiegato invece che il 2 novembre del 2007 vide la Knox nell’esercizio commerciale di mattina presto. Non ha però saputo indicare se avesse acquistato qualcosa. Nel corso della sua deposizione la difesa della giovane americana ha ottenuto di proporre in aula un brano della trasmissione “Porta a porta” con un’intervista allo stesso Quintavalle.


Nuova udienza venerdì prossimo ma entro giovedì le parti dovranno indicare alla Corte i rilievi che intendono compiere nella casa di via della Pergola nel corso del sopralluogo chiesto ai giudici stessi. Un atto non ancora disposto dal collegio ma che sembra ormai imminente. (claudio.sebastiani@ansa.it).


21/3/2009

[ Gazzetta Mezogiorno ] 21 March 2009
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MEREDITH: TESTE, URTATA DA RAGAZZO DI COLORE VICINO ALLA CASA
(AGI) - Perugia, 21 mar. - La sera del primo novembre un “ragazzo di colore” con una “corporatura robusta e non molto alto” e’ stato visto salire di fretta dalle scalette che, da via della Pergola portano in via Pinturicchio e che costeggiano il campetto da basket. E’ quanto ha riferito oggi in aula un giovane perugina, Alessandra Formica, sentita come testimone nel processo per l’omicidio di Meredith Kercher. Secondo quanto riferito ai giudici dalla ragazza, la sera del primo novembre (Meredith e’ stata uccisa la notte tra il primo e il due novembre 2007 ndr), mentre, insieme al fidanzato, stava raggiungendo l’auto lasciata al parcheggio di Via della Pergola, sono stati urtati da un giovane di colore che “a testa bassa e con molta fretta” stava salendo le scalette. “Dopo averci urtato non ci chiese neanche scusa”, ha detto la testimone che ha riferito di non essere in grado di riconoscere quella persona. La giovane, durante la sua testimonianza ha detto comunque di escludere “a priori” che potesse trattarsi dell’ivoriano Rudy Hermann Guede, gia’ condannato a 30 anni con rito abbreviato per l’omicidio di Meredith Kercher.
Sentito in aula anche Marco Quintavalle, proprietario di un piccolo supermercato situato poco distante dall’abitazione di Raffaele Sollecito. L’uomo ha riferito in aula di aver visto, la mattina presto del due novembre, Amanda Knox entrare nel suo negozio per poi uscire e dirigersi verso Piazza Grimana. L’uomo,che ha riconosciuto anche oggi la studentessa americana in aula, ha riferito di non saper indicare se la giovane quella mattina fece acquisti nel supermercato. In aula e’ stato mostrato anche un video relativo ad una intervista rilasciata da Quintavalle alla trasmissione televisiva ‘Porta a Porta’. L’uomo ha riferito di essere rimasto particolarmente colpito dagli occhi azzurri della ragazza.(AGI)
Cli/Pg
Questo articole è stato pubblicato il Saturday, March 21st, 2009 alle 2:47 pm ed è archiviato nella categoria Sport Puoi lasciare un commento. Il Pinging non è permesso.


[ SPORT ] 21 March 2009
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MEREDITH: SOLLECITO PROSSIMA SETTIMANA A VERONA PER ESAMI
21 marzo 2009 alle 13:46 — Fonte: repubblica.it

Raffaele Sollecito la prossima settimana si recherà a Verona dove, presso la locale Università, sosterrà due esami del corso di laurea specialistico in ‘Realta’ virtualé al quale si è scritto dopo essersi laureato alla triennale quado si trovava già in carcere per l’omicidio di Meredith Kercher.
Il giovane studente di Giovinazzo dovrebbe lasciare il carcere di Perugia lunedì per arrivare in giornata in quello di Verona dove trascorrerà la notte. Martedì, quindi, sosterrà i due esami sul tema ‘Linguaggio formale’ e ‘Elementi di fisica’. Raffaele farà quindi rientro nell’istituto penitenziario del capoluogo umbro dove, giovedì, trascorrerà il giorno del suo compleanno. Lo studente di Giovinazzo, oggi presente in aula, durante le pause del processo ha sfogliato spesso un giornale riportante annunci di lavoro.
AGI


[ KataWeb ] 21 March 2009
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In programma oggi le deposizioni di cinque testimoni
OMICIDIO MEREDITH: AL PROCESSO LE DEPOSIZIONI DI AMICI DEGLI IMPUTATI
Aveva chiesto un passaggio a Sollecito la notte del delitto


Perugia - Prosegue il processo per l'omicidio di Meredith, con la deposizione di una studentessa di medicina, amica degli imputati Raffaele Sollecito e Amanda Knox. Parlando ai giudici, la testimone ha dichiarato di aver chiesto a Sollecito, nella notte del delitto ovvero tra il primo e il 2 di novembre 2007, un passaggio, per recarsi alla stazione per ritirare una valigia. Dopodichè ha aggiunto di non aver più avuto bisogno del passaggio poichè la borsa non è arrivata. Nella giornata di oggi sono in programma altre cinque deposizioni di testimoni.


[ VOCE ]
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MEREDITH: RIPRENDE PROCESSO, 11 TESTIMONI TRA DOMANI E SABATO
(AGI) - Perugia, 19 mar. - Riprendera' domani per proseguire anche nella giornata di sabato, il processo davanti alla Corte d'Assise di Perugia che vede imputati per l'omicidio della studentessa inglese, Meredith kercher, la coinquilina americana della vittima, Amanda Knox e lo studente di Giovinazzo, Raffaele Sollecito. Undici, in tutto, le persone chiamate a sedersi sul banco dei testimoni dai pubblici ministeri Giuliano Mignini e Manuela Comodi. Al centro dell'udienza di domani, in particolare, gli accertamenti svolti sui tabulati del telefono dei due imputati e sulle celle telefoniche. Per questo a testimoniare saranno alcuni degli investigatori che svolsero le indagini e due responsabili di un gestore di telefonia. Sabato, invece, tra i testimoni, la giovane straniera che lavorava come domestica nell'abitazione di Raffaele Sollecito, il dipendente del supermercato che si trova poco distante dalla stessa casa e il titolare di una lavanderia dove lo studente di Giovinazzo avrebbe portato a lavare una camicia i giorni successivi al delitto. Potrebbe arrivare sempre domani anche la decisione dei giudici sulla richiesta avanzata dai difensori di Raffaele Sollecito sulla possibilita' di effettuare un sopralluogo da parte della Corte nel casolare di Via della Pergola, dove la notte tra il primo e il due novembre 2007 avvenne il delitto. Sopralluogo che, secondo la difesa, dovrebbe interessare sia l'interno sia l'esterno dell'abitazione per permettere alla Corte di prendere visione dello stato dei luoghi.(AGI) Cli/Pg
Questo articole è stato pubblicato il 2009-03-19 18:15:58


[ Telefoni ] 19 March 2009
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PERUGIA, RUBATO IL MATERASSO DI MEREDITH
21 marzo 2009

Il materasso che si trovava nella camera di Meredith Kercher, due cuscini e una valigia con alcuni coltelli sarebbero scomparsi dalla casa dove venne uccisa la studentessa inglese dopo l’incursione scoperta giovedì scorso. A riportare la notizia è stato oggi il Giornale dell’Umbria. Nessuna conferma o smentita da parte degli investigatori nel corso dell’udienza di stamani del processo a Raffaele Sollecito e ad Amanda Knox. Sull’ingresso abusivo nella casa del delitto sono in corso indagini da parte della squadra mobile di Perugia.

Il personale della polizia presente in aula non ha voluto commentare la notizia e altrettanto hanno fatto i pm Giuliano Mignini e Manuela Comodi. Gli investigatori ipotizzano che l’incursione sia in qualche modo legata a quella compiuta il 18 febbraio scorso quando l’ appartamento era stato messo a soqquadro ed erano stati trovati alcuni coltelli sparsi in casa. Uno di questi era stato prelevato nella valigia che ora sarebbe scomparsa mentre gli altri sarebbero stati portati dall’ esterno.

[ Secolo XIX ] 21 March 2009
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GIOVEDÌ SCORSO ROTTI I SIGILLI DELL'ABITAZIONE DOVE VENNE UCCISA LA STUDENTESSA INGLESE
NUOVA UDIENZA. RAFFAELE TRASFERITO A VERONA PER SOSTENERE DUE ESAMI UNIVERSITARI
PERUGIA, GIALLO NELLA CASA DEL DELITTO
RUBATO IL MATERASSO E I COLTELLI DI MEREDITH

PERUGIA - Il materasso di Meredith Kercher, due cuscini e una valigia con alcuni coltelli sono stati rubati dalla casa dove venne uccisa la studentessa inglese. Giovedì scorso ignoti hanno rotto i sigilli e sono entrati nella casa del delitto. Gli investigatori ipotizzano che l'incursione sia in qualche modo legata a quella compiuta il 18 febbraio scorso quando l'appartamento era stato messo a soqquadro ed erano stati trovati alcuni coltelli sparsi in casa. Uno di questi era stato preso proprio in quella valigia che ora è scomparsa.

"Quel giorno Amanda era allegra". Continua intanto il processo contro Amanda Knox e Raffaele Sollecito. Ha testimoniato una giovane studentessa di medicina, amica dei due giovani imputati, che il primo novembre 2007 (Meredith è stata uccisa la notte tra il primo e il 2 novembre) è andata poco prima delle 18, a casa di Raffaele per chiedergli il favore di accompagnarla più tardi alla stazione degli autobus. "Mi aprì la porta Amanda", ha riferito la giovane in aula. In casa c'era anche Raffaele". Ma più tardi - "saranno state le 20.40", ha detto la teste - ritornai a casa loro per dirgli che non avevo più bisogno del passaggio. Amanda era molto sorridente e allegra".

il compleanno di Raffaele in carcere. Lunedì Raffaele Sollecito sarà trasferito nel carcere di Verona per sostenere la prossima settimana due esami all'Università di Verona dove è iscritto alla facoltà specialistica in realtà virtuale dopo essersi laureato in informatica a Perugia. Tornerà poi nel carcere del capoluogo umbro dove giovedì trascorrerà il giorno del suo venticinquesimo compleanno.

(21 marzo 2009)

[ Repubblica ] 21 March 2009
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IL MISTERO,NON SI TROVANO NEANCHE I COLTELLI


MEREDITH, SPARITO IL MATERASSO DALLA CASA
Il materasso e gli altri oggetti siano stati portati via dalla finestra usata anche per entrare, la stessa dell'altra intrusione abusiva accertata il 18 febbraio. Chiunque sia stato ha pure cercato di forzare l'abbaino che dà sul tetto presente nel bagno piccolo della casa.


Qualcuno li ha portati via nei giorni scorsi dalla casa dove l'inglese venne uccisa insieme a una valigia con coltelli e posate. Chi sia stato e perché lo abbia fatto lo sta cercando di chiarire la polizia. Davanti alla Corte d'Assise che processa Raffaele Sollecito e Amanda Knox sono sfilati intanto ieri altri testimoni che hanno fornito nuovi dettagli sui due imputati. Dagli accertamenti sembra, comunque, emergere che il materasso e gli altri oggetti siano stati portati via dalla finestra usata anche per entrare, la stessa dell'altra intrusione abusiva accertata il 18 febbraio.
Chiunque sia stato ha pure cercato di forzare l'abbaino che dà sul tetto presente nel bagno piccolo della casa. Dove sono state trovate anche delle impronte di scarpe. L'ipotesi alla quale sta lavorando la polizia è quella di una stessa mano dietro ai due episodi. In aula ieri, uno dei testimoni, Alessandra Formica ha riferito che la sera dell'omicidio passò con il fidanzato sulle scalette nei pressi della casa di Mez e una «persona di colore», un ragazzo, li urtò salendo «di fretta» i gradini.
22/03/2009


Il materasso e il cuscino utilizzati da Meredith Kercher a Perugia non ci sono più.

[ TEMPO ] 22 March 2009
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MEREDITH/ I LADRI NELLA CASA DELL’OMICIDIO
Sabato 21.03.2009 21:30

Secondo quanto riporta il 'Giornale dell'Umbria' dal casolare di via della Pergola sono spariti il materasso del letto di Meredith insieme ai cuscini e alla valigia che conteneva diversi coltelli. Sempre secondo quanto si legge nelle pagine del giornale umbro alcune impronte sono state rilevate. La notizia non e' stata ne' confermata ne' smentita questa mattina da parte degli inquirenti. Tutto il materiale che è stato rubato sarebbe stato calato al di fuori della villetta dalla finestra delle cucina.
Non è la prima volta che la casa di via Pergola è fatta oggetto di intrusioni esterne. Infatti lo scorso 18 febbraio, ignoti hanno violato i sigilli, messo le stanze a soqquadro e compiuto uno strano “rito”, posizionato sul pavimento della cucina dei coltelli, uno dei quali appoggiato su una busta di plastica blu della polizia, di quelle di solito usate per i reperti ma non del tipo utilizzato dalla questura del capoluogo umbro, mentre nella stanza hanno messo una candela e colato della cera.


[ Affari ] 21 March 2009
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PERUGIA, 13:08

MEREDITH: MATERASSO E VALIGIA SCOMPARSI DA CASA
Il materasso del letto di Meredith Kercher insieme ai cuscini e alla valigia che conteneva diversi coltelli e che era stata lasciata nella camera di Amanda Knox sono scomparsi dal casolare di via della Pergola dopo l'intrusione da parte di ignoti scoperta giovedi' scorso dalla polizia. A riportare oggi la notizia il quotidiano locale 'Il Giornale dell'Umbria'. Sempre secondo quanto si legge nelle pagine del giornale umbro alcune impronte sono state rilevate. La notizia non e' stata ne' confermata ne' smentita questa mattina da parte degli inquirenti presenti oggi in aula durante il processo in corso che vede imputati Amanda Knox e Raffaele Sollecito per l'omicidio di Meredith Kercher. Gli investigatori della squadra mobile di Perugia e i pubblici ministeri, Giuliano Mignini e Manuela Comodi, non hanno voluto rilascire nessun commento sulla notizia. Sull'intrusione di giovedi' sono in corso indagini e gli investigatori ritengono che potrebbe esserci un collegamento con la prima incursione, scoperta nel casolare di Via della Pergola il 18 febbraio scorso.

(21 March 2009)

[ Repubblica ] 21 March 2009
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domenica 22 marzo 2009, 09:53
NUOVO GIALLO NELLA CASA DEL DELITTO RUBATO IL MATERASSO DI MEREDITH
di Andrea Acquarone

Puntuale, una volta al mese e negli stessi giorni. Per la seconda volta qualcuno ha «profanato» in piena notte, proprio come si addice a un macabro noir intinto di misteri, la casa perugina di via della Pergola. Il luogo del delitto, quello dove il 1° novembre 2007 Meredith Kercher, all’indomani di Halloween, trovò la morte nella sua stanzetta da studentessa. Seminuda e sgozzata.

Un giallo con due imputati e un condannato, un mistero i cui contorni a dispetto del processo in corso, sembrano, però, ancora troppo sfumati. Rudy in cella con 30 anni da scontare, la bella Amanda e l’allora suo fidanzato Raffaele sul banco degli imputati. Fuori intanto si aggira un’ombra, ammesso che di una sola si tratti, che avvolta nel buio, inquietante come l’enigma che nasconde raccoglie macabri feticci. Il 19 febbraio la polizia scoprì che qualcuno aveva violato i sigilli entrando nella cascina; il 19 marzo ci si è accorti del bis. E stavolta il solito ignoto si è portato via il materasso e il cuscino dove dormiva la vittima, oltre a una valigia con coltelli e posate.

Certo non un furto per far soldi. Dunque? Vien da pensare a un angosciante cacciatore di «reliquie», a un qualche malato satanista avvezzo a pentacoli e macabri riti.

La prima volta gli intrusi erano passati da una finestra laterale, dopo aver scalato, con l’aiuto di una grata dell’appartamento del seminterrato, la parete dell’edificio. Contro gli infissi e i vetri della finestra era stato lanciato un vaso di fiori, mentre all'interno, nel soggiorno, avevano provveduto a mettere tutto a soqquadro. Come se si cercasse qualcosa. Il tutto in una cornice da horror, con ceri e candele accese, coltelli appositamente disposti sul pavimento e su una poltrona dove c’era ancora una coperta appartenuta a Metz. Infine una lama appoggiata su una busta intestata forse con un fotomontaggio, alla «Polizia». Gli intrusi stavolta hanno anche cercato di forzare l’abbaino che dà sul tetto presente nel bagno piccolo della casa. E lì gli uomini della Scientifica sono riusciti a isolare delle impronte di scarpe.

Insomma un giallo nel giallo, mentre nell’aula della corte d’Assise continuano gli interrogatori. Ieri è stata la volta di cinque testimoni.

Una, Alessandra Formica, ha raccontato che la sera dell’omicidio passò con il fidanzato sulle scalette nei pressi della casa di Mez e una «persona di colore», un ragazzo, li urtò salendo «di fretta» i gradini. Ha spiegato che non saprebbe riconoscerlo ma ha escluso «a priori» che potesse trattarsi di Rudy Guede, l’ivoriano già condannato. Rosa Guaman Fernandez, che lavorò nella casa di Sollecito come collaboratrice domestica, spiega invece di non avere mai utilizzato la candeggina (che per l’accusa fu impiegata per ripulire l’arma del delitto) nelle pulizie ma solo del Lisoform. Nuova udienza venerdì prossimo ma entro giovedì le parti dovranno indicare alla Corte i rilievi che intendono compiere nella casa di via della Pergola nel corso del sopralluogo chiesto ai giudici stessi.

Intanto Sollecito, inseguito anche ieri dagli amorevoli sguardi di Amanda, si prepara a traslocare. Almeno per un po’. Nelle prossime ore verrà trasferito nel carcere di Verona dove martedì sosterrà i primi due esami del corso di laurea specialistica in informatica. Linguaggio informale ed elementi di fisica le materie sulle quali si misurerà davanti a una commissione, all’interno della struttura di reclusione. Nelle pause del processo, intanto, lui sfoglia gli annunci dei giornali. Sotto la voce «offerte di lavoro».

[p2]
Beata fiducia.


[ Giornale ] 22 March 2009
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QUANDO I ROMENI D’EUROPA SIAMO NOI
di Tony Damascelli

Chris Mellas ha trentasei anni. È il patrigno di Amanda Knox. Di lei si è scritto e detto tutto per la storia brutta di Perugia e l’omicidio di Meredith Kercher. Mister Mellas ha voluto metterci del suo e ha concesso un’intervista all’Independent on Sunday dalla quale si evince che:
A) Amanda è stata costretta a confessare
B) L’interrogatorio, svoltosi di notte, è stato condotto con metodi coercitivi dalla polizia italiana
C) Uno dei poliziotti ha colpito alla testa più volte Amanda
D) L’interprete era di parte, dunque non neutrale
E) Amanda e Raffaele Sollecito sono stati trattati come criminali
L’intervistatore dell’Independent on Sunday ha ascoltato, scritto e non ha provato a porre domande sull’esito delle indagini, sulle prove a carico degli imputati, insomma sulla posizione della stessa Amanda Knox nell’intera vicenda.
Da ciò si deduce che il nostro sia il Paese dove non soltanto la giustizia non è uguale per tutti ma che la polizia, durante gli interrogatori dei sospettati, ricorre a metodi squadristi, picchiando, strappando confessioni forzate che devono seguire una tesi già costruita in precedenza.
Gli inglesi se la spassano con l’Italia. Tre giorni fa il Times ha lanciato un’iniziativa per spostare da Roma la finale della Champions league di calcio, sostenendo che la capitale è terreno di rischio per i cittadini britannici, alcuni dei quali sono stati accoltellati, in occasione delle partite di coppa europea di calcio del Chelsea, del Manchester United, del Middlesbrough, dell’Arsenal e che la polizia ha ripetutamente caricato e picchiato tifosi innocenti. Lo stesso Times ha evitato di riportare la risposta dell’Uefa, l’ente europeo che gestisce i tornei e che fa capo a Michel Platini: gli inglesi ci provano e ci riprovano sempre, non andava bene Mosca, non andava bene Istanbul, non andava bene Atene, vorrebbero sempre la finale a Wembley. Di più e di peggio il Times, considerato autorevole organo di informazione inglese, si è dimenticato di sottolineare il numero di morti per accoltellamento dell’ultimo anno nelle strade inglesi: ventisette, tutti giovani, senza interrogatorio coercitivo e pestaggio della polizia britannica che, come si sa o si usa dire, usa i guanti bianchi e la dinner jacket per intervenire durante le manifestazioni (chiedere ai tifosi della Roma che avevano seguito la squadra a Manchester). Se qualcuno avesse la memoria debole provvedo a scrivere il nome di Heysel, stadio di Bruxelles, morti 39, italiani, con la partecipazione del gentile popolo di sua Maestà.
Non è finita. L’Ilo, il comitato dei ventuno giuslavoristi di tutto il mondo che si occupa dell’organizzazione internazionale del lavoro ed è agenzia dell’Onu, ha denunciato l’Italia perché viola i diritti umani e il Cerd, sempre collegato all’Organizzazione delle Nazioni unite, per la lotta alla discriminazione razziale, ha aggiunto che in Italia vige l’odio nei confronti degli stranieri e che le forze di polizia maltrattano soprattutto i Rom.
Dunque non è cambiato nulla o forse siamo peggiorati. Siamo noi i romeni, anzi siamo sempre gli italiani di una volta, vittime di pregiudizio e di insoferrenza altrui. Il Paese della pizza, del mandolino e della magia adesso è anche il Paese dei razzisti e dei picchiatori, siamo noi gli scafisti del male, noi i cattivi torturatori dell’assassino Cesare Battisti, come dicono i brasiliani. La sinistra inzuppa il biscotto dell’informazione, come il Times[p2] , trascura di ricordare come mai l’emigrazione non punta ai Paesi comunisti, sempre che possa metterci piede o come mai in Gran Bretagna le leggi per concedere il permesso di lavoro sono severissime o come mai la periferia parigina va in fiamme con una puntualità abbastanza svizzera ma seguendo l’aria che tira all’Eliseo? Siamo noi dunque gli extracomunitari dell’Europa, i tafazzi della nostra civiltà, pronti a vendere il prodotto interno “lordo” cioè sporco, lercio, tra mafiosi e camorristi, intrallazzatori, pappagalli, corruttori, doppiogiochisti, vigliacchi nelle azioni di guerra, eroi soltanto nel calcio, pronti a prenderci gli insulti del Times o di mister Mellas, a scuola di vita da inglesi e americani, in ginocchio, con il bicchiere di champagne in una mano per festeggiare Obama o Zapatero, Sarkozy o la Merkel, ignorando che loro, americani, spagnoli, francesi o tedeschi se ne fregano di noi, essendo l’Italia un’espressione geografica come disse Metternich, senza esservi costretto dalla polizia.
Senza dimenticare come italiani siano stati e ancora sono trattati all’estero, non dico gli stilisti, i cuochi, i calciatori, gli imprenditori, ma i lavoratori, gli immigrati, la gente ordinaria che fatica, quello che, non avendo dimora, dormiva sulle grate della metropolitana parigina per sentire il caldo. Adesso no, siamo un buon traguardo turistico e basta, mister Mellas aveva spedito la sua figlioccia Amanda perché studiasse a Perugia. Si era sbagliato, meglio le scuole americane, dove al massimo sparano e uccidono, a caso, ma trattasi di stragi, non di semplici omicidi. Speriamo che nessun mister Mellas si azzardi a dire che il Paese di Bush o di Obama fu trovato, per un errore di navigazione, da uno che, maltrattando la ciurma, veniva da Genova.


[ Giornale ]
23 March 2009
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Snowy Perugia

21 March 2009



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2009-03-26 15:11
Mez: auguri di Amanda a Sollecito
Oggi l'imputato potra' fare una telefonata al padre

(ANSA) - PERUGIA, 26 MAR - Nel giorno del suo venticinquesimo compleanno, il secondo in carcere, Raffaele Sollecito ha ricevuto un biglietto da Amanda Knox. 'Buon compleanno Raffaele' c'e' scritto nel biglietto che gli e' stato consegnato nel carcere perugino di Capanne. Lo hanno riferito i suoi difensori, che gli hanno portato in regalo una penna ed una statuetta di Padre Pio da parte della sua famiglia. Oggi Sollecito potra' fare una telefonata al padre.

[ ANSA ] 26 March 2009
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PostPosted: Sat Apr 04, 2009 7:20 am   Post subject:    

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AMANDA SCRIVE A SOLLECITO
"BUON COMPLEANNO RAFFAELE"

In occasione del suo venticinquesimo compleanno Raffaele Sollecito riceve un biglietto d'auguri della sua ex fidanzata Amanda Knox.

Nel giorno del suo venticinquesimo compleanno, il secondo che trascorre in carcere, Raffaele Sollecito ha ricevuto anche un biglietto di auguri della sua ex fidanzata americana Amanda Knox, accusata con lui dell' omicidio di Meredith Kercher. "Buon compleanno Raffaele" è scritto nel biglietto che gli è stato consegnato nel carcere perugino di Capanne. Lo hanno riferito i suoi difensori, Luca Maori e Marco Brusco, che stamani sono andati a trovarlo in carcere e che gli hanno portato in regalo una penna da parte del loro studio legale ed una statuetta di Padre Pio da parte della sua famiglia. Come dono di compleanno inoltre Raffaele oggi pomeriggio alle 17 potrà fare una telefonata al padre.


[ Unione Sarda ] 26 March 2009
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PostPosted: Sat Apr 04, 2009 7:21 am   Post subject:    

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OMICIDIO MEREDITH: PER IL COMPLEANNO DI SOLLECITO BIGLIETTO DI AMANDA E STATUETTA DI PADRE PIO

Perugia, 26 mar. - (Adnkronos)- 'Tanti auguri, Raffaele'. Poche parole scritte in inglese. Sono gli aguri di Amanda Knox per il venticinquesimo compleanno di Raffaele Sollecito. "E' stato contento, ha reagito in maniera normale, come chi riceve un pensiero da un'amica". Cosi' i legali di Sollecito, Luca Maori e Marco Brusco, raccontano all'ADNKRONOS il momento in cui il loro assistito ha ricevuto il biglietto di Amanda. "Virtualmente, perche' c'e' la censura del carcere -ha raccontato Maori- ha ricevuto anche una statuetta di Padre Pio dal padre e una penna dal nostro studio".

Domani, davanti alla Corte d'Assise di Perugia, ci sara' un'altra udienza del processo per l'omicidio di Meredith Kercher, la studentessa inglese uccisa nella casa di via della Pergola nella notte tra il 1 e il 2 novembre del 2007, in cui sono imputati sia Raffaele Sollecito che Amanda Knox. "Raffaele e' tranquillo, ma lo abbiamo trovato dimagrito, ancora piu' dimagrito della volta scorsa -spiega l'avvocato Marco Brusco- contento di aver sostenuto gli esami all'universita'".

Martedi' scorso, infatti, Sollecito ha superato gli esami in 'linguaggio formale' ed 'elementi di fisica' sostenuti all'Universita' di
Verona, dove e' iscritto alla facolta' specialistica in realta' virtuale.


[ Libero ] 26 March 2009
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MEREDITH: IN AULA DONNA CHE SENTI' URLO DA CASA DELITTO

(AGI) - Perugia, 26 mar. - Un urlo proveniente dal casolare di Via della Pergola, la notte tra il primo e il due novembre del 2007 e, poco dopo, i passi frettolosi di persone che sembrava stessero scappando. E' quanto riferi' di aver udito, nel corso delle indagini, un'anziana donna che vive poco distante dalla casa del delitto, la notte in cui Meredith Kercher venne uccisa. La stessa donna sara' sentita domani, insieme ad altri sei testimoni, davanti alla Corte d'Assise di Perugia nella ripresa del processo che vede imputati Amanda Knox e Raffaele Sollecito per l'omicidio della ragazza inglese (per lo stesso delitto e' stato gia' condannato a 30 anni con rito abbreviato l'ivoriano Rudy Hermann Gude). Altri quattro testimoni, invece, saranno sentiti nella giornata di sabato. Tutti sono stati citati dai pubblici ministeri Manuela Comodi e Giuliano Mignini. Per gli inquirenti l'urlo che la donna senti' la notte tra il primo e il due novembre, fu quello di Meredith, prima di essere ammazzata con una coltellata alla gola. Sempre domani e' probabile che la Corte d'Assise di Perugia si pronunci sulla richiesta di un sopralluogo nella casa del delitto da parte dei giudici, fatta dalla difesa di Sollecito e alla quale si sono associate tutte le parti. Tra i testimoni che saranno sentiti domani anche ex compagni di scuola e di collegio di Raffaele Sollecito. Tra i testi citati per sabato, invece, l'albanse Hekuran Kokomani che ha sostenuto di avere incontrato Sollecito, la Knox e Rudy Guede insieme, davanti al casolare di Via della Pergola. Lo straniero, arrestato recentemente dai carabinieri che hanno sequestrato nel suo appartamento otto grammi di cocaina, si trova attualmente agli arresti ma dovrebbe comunque deporre. Dopo di lui sara' sentito come testimone anche il suo avvocato, Antonio Aiello.

[ AGI ] 26 March 2009
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"BUON COMPLEANNO RAFFAELE", FIRMATO AMANDA
26 MARZO 2009

ROMA - "Buon compleanno Raffaele": sono questi gli auguri che Amanda Knox ha inviato al suo ex fidanzato, nel giorno del suo venticinquesimo compleanno.

Il secondo in carcere: il biglietto, infatti, gli è stato consegnato nel a Capanne, nella cui sezione femminile è reclusa, per l'omicidio di Meredith Kercher, la stessa studentessa di Seattle. A riferirlo, questa mattina, i due dei legali di Raffaele Sollecito, Luca Maori e Marco Brusco.

Gli avvocati, inoltre, hanno portato in dono all'indagato anche una penna, da parte dello studio legale e una statuetta di Padre Pio, da parte della sua famiglia. Al giovane, inoltre, è stato concesso, nel pomeriggio, di contattare telefonicamente il padre che potrà così fargli gli auguri.


[ Dire Giovani ] 26 March 2009
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MEREDITH: AMANDA INVIA BIGLIETTO AUGURI COMPLEANNO A RAFFAELE
(AGI) - Perugia, 26 mar. - I legali Luca Maori e Marco Brusco hanno riferito che Raffaele e’ apparso ’soddisfatto e contento’ per l’esito positivo degli esami universitari sostenuti martedi’ mattina nel carcere di Verona. Il giovane, laureatosi alla triennale in informatica quando gia’ si trovava recluso per l’omicidio di Meredith Kercher, e’ attualmente iscritto alla specialistica in ‘Realta’ virtuale’ presso l’ateneo di Verona. Per consentire al giovane di sostenere le prove universitarie lunedi’ e’ stato disposto il suo trasferimento dall’istituto penitenziario perugino a quello veronese di Montorio. Qui, martedi’ mattina, ha incontrato una commissione composta da tre professori e guidata dal preside della facolta’ di Scienze matematiche e fisiche dell’ateneo, Roberto Giacobazzi e con loro ha sostenuto una sorta di colloquio valutativo per consentirgli il recupero di crediti formativi e quindi il passaggio dalla triennale frequentata nel capoluogo umbro alla specializzazione nell’Ateneo di Verona. ‘Esami brillantemente superati’ hanno sottolineato questa mattina i legali del ragazzo ‘e per il cui esito Raffaele e’ apparso soddisfatto’. Parlando con i suoi legali Sollecito ha riferito come, durante le soste agli Autogrill, nel tragitto da Perugia e Verona e viceversa, e’ stato riconosciuto da alcune persone che si sono lasciate andare a commenti nei suoi confronti, ‘a volte negativi, altre di incoraggiamento’. Agli avvocati Raffaele ha detto di sentire la mancanza della sua terra, della sua famiglia e dei suoi amici.(AGI)
Cli/Pg/Noc


[ Informatica Oggi ] 26 March 2009
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OMICIDIO DI PERUGIA
RAFFAELE SOLLECITO COMPIE 25 ANNI
UN BIGLIETTO DI AUGURI DA AMANDA

Secondo compleanno in carcere per il giovane, accusato con l'ex fidanzata di aver ucciso Meredith Kercher. La studentessa di Seattle, anche lei in prigione, gli ha fatto recapitare un biglietto

Perugia, 26 marzo 2009 - Per il suo venticinquesimo compleanno, il secondo che trascorre in carcere, Raffaele Sollecito ha ricevuto anche un biglietto di auguri dalla sua ex fidanzata, Amanda Knox, la giovane americana accusata assieme allo studente di Giovinazzo dell’omicidio di Meredith Kercher.

A riferirlo questa mattina due dei legali di Sollecito, Luca Maori e Marco Brusco, che si sono recati nel carcere perugino di Capanne per fare visita a Raffaele, nel giorno del suo compleanno. "Buon compleanno Raffaele" avrebbe scritto la giovane studentessa di Seattle nel biglietto fatto recapitare a Raffaele. Amanda si trova reclusa nella sezione femminile dello stesso carcere di Capanne.

Gli avvocati Maori e Brusco, questa mattina, hanno portato in dono a Raffaele anche una penna, da parte dello studio legale e una statuetta di Padre Pio, da parte della famiglia del ragazzo
Agenzia AGI



[ Quotidiano ] 26 March 2009
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26/03/2009 13:58 - 'BUON COMPLEANNO RAFFAELE?
Raffaele Sollecito riceve un biglietto di auguri dalla sua ex fidanzata

PERUGIA – Oggi Raffaele Sollecito ha ricevuto un biglietto di auguri dalla sua ex fidanzata, Amanda Knox per il suo compleanno, il secondo che trascorre in carcere. A riferirlo questa mattina due dei legali di Sollecito, Luca Maori e Marco Brusco, che si sono recati nel carcere perugino di Capanne per fare visita a Raffaele, nel giorno del suo venticinquesimo compleanno. La giovane studentessa di Seattle avrebbe scritto nel biglietto "Buon compleanno Raffaele", oltre al biglietto gli avvocati Maori e Brusco, questa mattina, hanno portato a Raffaele una penna, da parte dello studio legale e una statuetta di Padre Pio, da parte della famiglia del ragazzo. Al giovane sarà concesso, oggi pomeriggio alle 17, di contattare telefonicamente il padre che potrà cosi' fargli gli auguri.(Foto dalla rete)
Amalia Coletta



[ Notiziario ] 26 March 2009
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2009-03-27 12:46
Mez: teste, sentii grido prolungato
Poi correre sulle scale e passi sulla ghiaia e le foglie secche


(ANSA) - PERUGIA, 27 MAR - La notte in cui venne uccisa Meredith Kercher, si senti' un 'grido prolungato di donna' e poi un 'correre' sulle scalette in ferro. 'Quasi nello stesso momento' ci fu un rumore di passi sulla ghiaia e tra le foglie secche sul piazzale davanti al casolare di via della Pergola. Poi 'piu' niente'. E' la testimonianza di Nara Capezzali, che ha deposto oggi davanti alla Corte d'Assise di Perugia nel processo a Raffaele Sollecito e ad Amanda Knox. La donna abita vicino alla casa del delitto.


[ ANSA ] 27 March 2009
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MEREDITH: LEGALI RUDY, TESTIMONIANZA CAPEZZALI "GENUINA"

(AGI) - Perugia, 27 mar. - E' stata "una testimonianza genuina, spontanea ed efficace" e da "manuale di Corte d'Assise" quella di Nara Capezzali, secondo i legali dell'ivoriano Rudy Hermann Guede, gli avvocati Valter Biscotti e Nicodemo Gentile, oggi presenti in aula per assistere al processo che vede imputati Raffaele Sollecito ed a Amanda Knox per l'omicidio di Meredith Kercher. "Abbiamo sempre pensato che la Capezzali fosse la vera super testimone di questo processo - hanno detto i legali - ed e' per questo che oggi abbiamo voluto ascoltarla di persona in aula. Le nostre convinzioni si sono rafforzate. La teste ha detto chiaramente di aver sentito perfettamente la notte dell'omicidio scappare due persone, uno di qua e l'altro di la'. Una versione che calza perfettamente con il racconto di Rudy il quale ha sostenuto che mentre gli altri scappavano lui soccorreva Meredith".

[ AGI ] 27 March 2009
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MEREDITH: RIPRENDE PROCESSO, IN AULA SETTE TESTIMONI

(AGI) - Perugia, 27 mar. - E' ripreso nell'aula degli Affreschi di palazzo di giustizia, a Perugia, il processo davanti alla corte d'assise di Perugia che vede imputati Raffaele Sollecito e Amanda Knox per l'omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher. Sette i testimoni previsti per oggi. Tra questi anche l'anziana donna che, nella notte tra il primo e due novembre 2007, quando Meredith venne uccisa, affermo' di aver sentito un urlo provenire dalla casa del delitto. In aula sono presenti entrambe gli imputati e gli avvocati dell'ivoriano Rudy Hermann Guede (gia' condannato a 30 anni con rito abbreviato per lo stesso delitto), Valter Biscotti e Nicodemo Gentile.

[ AGI ] 27 March 2009
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27/3/2009 (11:4) - IL GIALLO DI PERUGIA
"Una donna ha urlato, poi la fuga"
Testimone racconta la morte di Mez

"Il grido mi fece accapponare la pelle"
PERUGIA
Il grido prolungato di una donna proveniente dal casolare di via della Pergola e, poco dopo, i passi veloci di qualcuno che correva. Passi di più persone, alcuni percepiti lungo il viale della casa del delitto, altri lungo le scalette di ferro che costeggiano il parcheggio difronte al casolare.

È quanto ha raccontato di aver udito, la notte in cui Meredith Kercher è stata uccisa, Nara Capezzali, un’anziana vedova di 69 anni che vive insieme alla figlia in un appartamento di fronte alla casa del delitto, sopra al parcheggio. La donna è stata sentita oggi come testimone davanti alla Corte d’Assise di Perugia nell’ambito del processo che vede imputati Raffaele Sollecito e Amanda Knox per l’omicidio della studentessa inglese.

La donna ha raccontato in aula di essere andata a dormire intorno alle 9, 9.30, la notte tra il primo e il due novembre 2007. «Mi alzai circa due ore dopo per andare in bagno - ha raccontato la donna in aula -.Ad un certo punto sentii il grido prolungato di una donna proveniente dall’abitazione difronte. Non era un grido normale. Mi si è accapponata la pelle. Guardai dalla finestra del bagno ma non vidi nessuno, soltanto 2 o 3 macchine. Poco dopo sentii un calpestio di foglie secche e ghiaia lungo il viale della casa del delitto e, quasi contemporaneamente, i passi frettolosi di qualcuno lungo le scalette di metallo del parcheggio». La donna ha raccontato che, quella notte, non riuscì a prendere sonno tanto che dovette prendere una camomilla. Secondo gli inquirenti l’urlo di donna che la Capezzali sentì quella notte fu quello della povera Meredith, prima di essere ammazzata con una coltellata alla gola. «Ogni volta che passo davanti a quella casa mi sembra di risentire quell’urlo» ha detto la donna.


[ Stampa ] 27 March 2009
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Venerdì 27 marzo 2009 09.44
MEREDITH: NUOVA UDIENZA DEL PROCESSO A SOLLECITO E ALLA KNOX

Nuova udienza stamani davanti alla Corte d'assise di Perugia del processo a Raffaele Sollecito e ad Amanda Knox accusati dell'omicidio di Meredith Kercher avvenuto nel capoluogo umbro la notte tra il primo e il 2 novembre del 2007. Gli imputati sono entrambi presenti in aula. Tra oggi e domani è prevista la deposizione di undici testimoni d'accusa. Tra loro la donna che, secondo gli inquirenti, la notte del delitto sentii l'ultimo grido di aiuto della vittima. Nella sala degli Affreschi, dove si tiene il processo, sono presenti stamani tra il pubblico anche i difensori di Rudy Guede. Gli avvocati Walter Biscotti e Nicodemo Gentile hanno spiegato di essere in aula per ascoltare la deposizione della donna che ha sostenuto di aver udito l'urlo di Meredith.

[ Unione Sarda ] 27 March 2009
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Delitto Perugia, Raffaele e Amanda in aula per la nuova udienza

venerdì, 27 marzo 2009 Delitto Perugia. Tutti i pezzi
27 marzo 2009- Si tiene questa mattina, davanti alla Corte d'assise di Perugia, il processo a Raffaele Sollecito e ad Amanda Knox, accusati dell'assassinio di Meredith Kercher avvenuto nella città umbra nella notte tra il primo e il 2 novembre del 2007. Tutti e due gli imputati sono presenti in aula. Tra il 27 e il 28 marzo è in programma la deposizione di undici testimoni d'accusa. Tra loro la donna che, secondo gli inquirenti, la notte dell’omicidio udì l’ultimo grido di aiuto della vittima. Nella sala degli Affreschi, dove si svolge il processo, ci sono stamani tra il pubblico anche i difensori di Rudy Guede. Gli avvocati Walter Biscotti e Nicodemo Gentile hanno riferito di trovarsi in aula per sentire la deposizione della donna che ha affermato di aver udito l'urlo di Meredith. Lo si apprende dall’Ansa.

Last Updated ( venerdì, 27 marzo 2009 )


[ Fondazioni ] 27 March 2009
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ARRIVANO I TESTI A SCOPPIO RITARDATO.

Saranno sentiti nell’udienza fissata per sabato prossimo.
PERUGIA22.03.2009

I testimoni a scoppio ritardato verranno sentiti dai giudici della corte d'assise a fine marzo, il prossimo week end. Per il 28 saranno chiamati sull'emiciclo l'albanese Hekuran Kokomani, che il gup Paolo Micheli ha "marchiato" come non credibile tanto da non averlo inserito nella lista dei testimoni per il rinvio a giudizio di Amanda Knox e Raffaele Sollecito; il ricercatore universitario Fabrizio Gioffredi e il clochard di piazza Grimana Antonio Curatolo. Per sostenere la testimonianza di Kokomani la procura (i pubblici ministeri Giuliano Mignini e Manuela Comodi) hanno citato un teste: l'avvocato Antonio Aiello, difensore ormai storico dell'albanese. Il legale spiegherà la genuinità della testimonianza dello straniero e il suo vissuto. Gioffredi è il testimone che sostiene di essersi ricordato di aver visto i quattro (cioè Meredith, Rudy Guede, Amanda e Raffaele), tutti insieme a pochi passi dal cascinale di via della Pergola, il giorno prima del delitto. Una testimonianza che potrebbe risultare importante per poter sostenere che i protagonisti di questa tragica vicenda si conoscevano già da tempo. Ovviamente le difese tenderanno a screditare il testimone. E terranno a portare elementi per dire che i giovani si trovavano, quel pomeriggio, da tutt’altra parte. Curatolo, dal canto suo, racconterà di aver notato, la notte stessa del delitto, due giovani - da lui riconosciuti in Amanda e Raffaele - rimasti a lungo ai giardinetti di piazza Grimana a scrutare in fondo a via degli Scortici, l'ingresso del cascinale di via della Pergola 7. Dove poi si sarebbero portati. Il giorno precedente, il 27 marzo, Saranno chiamati i testi che la notte del delitto sostengono di aver avvertito, nel silenzio delle ore notturne, un urlo lancinante, ritenuto quello della povera Mez mentre veniva ucciso dal uso (o dai suoi) killer. Saranno sentiti, pertanto, Nara Capezzali, Maria Ilaria Dramis, Antonella Monacchia, Giampaolo Lombardi, Francesco Tavernese e Leonardo Fazio (gli ultimi due dell'Onaosi, istituto nel quale Raffaele Sollecito era stato ospite) e Antonio Galizia

Ecb

[ CdU ] 22 March 2009
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Lunedì 23 Marzo 2009
PERUGIA - Basta seguire la scia dei numeri, di telefonata in telefonata, per arrivare alla soluzione. Perché il giallo nel giallo del caso Meredith, ovvero le due incursioni in casa della studentessa inglese uccisa, la sparizione del suo materasso e della coperta di Amanda, è segnato da un numero telefonico trovato dalla polizia sopra un cartoncino al momento della prima entrata. Un cartoncino che prima non c’era. E visto che per gli investigatori la prima e la seconda incursione sono direttamente collegate, il lavoro di ricerca già portato avanti nei giorni precedenti ai furti vale per tutta l’inchiesta. Attraverso i tabulati si arriva infatti a tre persone sospettate di avere agito di notte in casa di Mez. L’inchiesta, condotta dalla sezione omicidi diretta da Monica Napoleoni, si avvia quindi verso una possibile soluzione. Gli investigatori, però, sono convinti che le incursioni non abbiano soltanto degli esecutori, ma anche dei mandanti. Perché la sfida alla polizia per screditare l’inchiesta sulla morte di Mez parte da un piano ben preciso studiato da chi probabilmente vuole accreditare un’altra versione rispetto a quella che vuole imputati di omicidio Rudy Guede (già condannato), Amanda Knox e Raffaele Sollecito.
Intanto Amanda fa parlare ancora di sè. «Prenderà la laurea entro due anni». Lo assicura Chris Mellas, il patrigno. E sul fatto che la Knox, 21 anni, sia una brava studentessa, non ci sono dubbi. Lo hanno assicurato gli insegnanti delle scuole superiori di Seattle, lo ha ripetuto in tribunale la professoressa Antonella Negri («Brava, attenta, partecipativa»), lo sostiene il professor Giuseppe Leporace, docente di letteratura italiana alla Washington University di Seattle, che segue Amanda a distanza, così come l'insegnante di tedesco. I genitori, o gli amici che possono avere colloqui in carcere con lei, prima di partire dagli Usa, vanno a prendere il materiale all'università, lo consegnano alle autorità carcerarie italiane e queste, dopo la verifica, lo passano alla detenuta. Amanda, una volta, completati i propri elaborati, consegna il tutto alla direzione, che, a sua volta restituisce il plico ai congiunti, i quali, rientrati a Seattle, lo depositano in facoltà.
Nonostante questo iter complicato, Amanda ha tradotto in inglese i versi di un poeta italiano del Novecento e lo ha fatto in maniera che il professor Leporace ha definito: «Un lavoro degno di pubblicazione: la Knox ha talento». Il talento di miss Knox si è esercitato su Alberto Frattini, (padre di Franco Frattini, ministro degli Esteri) già insegnante della Lumsa di Roma e, appunto, poeta. A lui, l'anno scorso a maggio, è stato dedicato, a Roma, un convegno con relazioni di Walter Geerts dell'università di Anversa sull'impegno critico e di Riccardo Scrivano dell'università di Tor Vergata sulla ricerca poetica.
I.Cam. e V.Ug.


[ Messaggero ] 23 March 2009
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Lunedì 23 Marzo 2009
Sono due le incursioni in casa di Mez: una il 18 febbraio quando vengono lasciati dei coltelli all’interno dell’abitazione, un’altra il 19 marzo quando vengono portati via il materasso della studentessa uccisa e la coperta di Amanda Knox, l’americana accusata del delitto assieme a Rudy Guede (già condannato a 30 anni) e Raffaele Sollecito, suo fidanzato.

[ Messaggero ] 23 March 2009
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PROCESSO MEREDITH, TESTE RACCONTA: "UN URLO STRAZIANTE"
venerdì 27 marzo 2009 12:07

PERUGIA, 27 marzo (Reputerà) - Al processo per l'omicidio di Meredith Kercher, la studentessa britannica uccisa nel novembre 2007, oggi una vicina di casa della vittima, ritenuta teste importante dall'accusa, ha riferito di aver sentito quella notte un urlo straziante.
"Quella notte sono andata a dormire alle 9-9.30, mi sono svegliata dopo due ore per andare in bagno. Prima di arrivare in bagno ho sentito un urlo strazianete. era un urlo di una donna. Mi si è accapponata la pelle", ha detto Nara Capezzali, 69 anni.
"E' stato un urlo lunghissimo ma uno solo. Poi sono andata in bagno e dalla finestra non si vedeva niente. Quando stavo per tornare a letto ho sentito un calpestio metallico di qualcuno che correva sulla scala di ferro sotto casa mia, contemporaneamente al rumore del calpestio di ghiaia e foglie secche che proveniva dalla casetta".
La testimonianza della donna è ritenuta importante per definire l'ora del delitto e quante persone vi siano coinvolte. La donna ha poi risposto con una serie di "non ricordo" e alcune risposte confuse ad altre domande più precise.
La corte entro domani dovrà decidere su un sopralluogo nella casa.
Il processo vede imputati l'americana Amanda Knox e Raffaele Sollecito, studenti e fidanzati all'epoca della morte di Meredith, che devono rispondere di omicidio, violenza sessuale, simulazione di reato, furto. Knox verrà processata anche per avere calunniato Patrick Lumumba, un congolese arrestato subito dopo l'omicidio e poi rilasciato, quando gli investigatori hanno appurato che era estraneo ai fatti.
A ottobre, nel corso dell'udienza preliminare, Knox e Sollecito hanno ribadito di essere innocenti. La giovane americana ha anche detto di aver subito pressioni dalla polizia per confessare.
Il processo ha avuto una "anticipazione" alcuni mesi fa, quando il terzo accusato dell'omicidio, il nigeriano Rudy Guede, è stato condannato a 30 anni per omicidio e violenza sessuale, dopo aver chiesto di essere giudicato col rito abbreviato.
Il gup aveva anche stabilito il risarcimento da parte di Guede di due milioni di euro ciascuno ai genitori della vittima e di un milione e mezzo per i tre fratelli.



[ Reuters ] 27 March 2009
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27-03-09 MEREDITH: TESTE IN AULA, SENTITO UN GRIDO DISPERATO POI GENTE IN FUGA
(ASCA) - Perugia, 27 mar - Un disperato grido di donna, prolungato, poi rumori di passi di almeno due o tre persone in fuga, lungo la scala in ferro del parcheggio che e' proprio difronte alla casa dove e' avvenuto l'omicidio di Meredith Kercher, la giovane inglese uccisa nella notte tra il 1 e 2 novembre 2007.

Nara Capezzali, la 68enne, vedova che abita nella casa ereditata dal marito, insieme alla figlia, sopra il parcheggio Sant'Antonio ''per costruirlo mi hanno anche espropriato un pezzo di terreno che era di mio marito - ha detto la donna - e mio marito gia' non c'era piu''', ha reso la sua testimonianza dinanzi alla corte d'Assise di Perugia, presidente Giancarlo Massi. Quell'urlo a cui si riferisce la donna e' per i pm Comodi e Mignini, il grido della giovane Meredith accoltellata.

''Io quasi tocco le macchine che entrano ed escono dal parcheggio e sento quello che accade li sotto; quella sera, verso le 23, 23,30 ho sentito un grido straziante che faceva accapponare la pelle. Amanda Knox e Raffaele Sollecito sono presenti in aula, tra i loro legali; dietro, Patrick Lumumba accanto al suo difensore Carlo Pacelli''. Nara Capezzali ha risposto alle domande dei difensori di Amanda Knox, sia a quelle di Luciano Ghirga che di Carlo Dalla Vedova.

''Sono andata a dormire verso le 9,30, la sera tra il primo e due novembre, poi mi sono alzata per andare in bagno e prima di riaddormentarmi - ha detto Capezzali - ha sentito l'urlo prolungato, che mi ha spinto a guardare dalla finestra del bagno, verso la casa di fronte. Vidi solo passare due o tre macchine, poi il rumore di gente che camminava sulla ghiaia e piu' velocemente lungo le scalette in ferro del parcheggio''.

''Quell'urlo di donna mi ha messo ansia tanto che non sono riuscita a riprendere sonno; ho dovuto fare una camomilla per calmarmi''. Tra le dichiarazioni della donna, quella che vedeva spesso le due ragazze (Amanda e Meredith) passare insieme per andare all'universita'; ''non le conoscevo, ma le vedevo insieme - ha ribadito alle domande del presidente Massei - poi ad un certo punto - ha aggiunto - non le ho viste piu' insieme; passava prima una e dopo l'altra ed ho capito che non erano piu' amiche''.

La teste ha anche riferito dei rumori che sentiva quando alcuni giovani si drogavano, la' sotto il parcheggio. ''Si rumori, perche' una volta presa la droga, davano calci al cancello, dicevano parolacce ad alta voce, diventavano un po' violenti''. L'udienza odierna prevede l'escussione di 6 testi (4 sulle circostanze della notte del delitto l'1-2 novembre 2007) citati dall'accusa.

red-res/mcc/rob


[ ASCA ] 27 March 2009
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MEREDITH/ LA TESTIMONIANZA DELLA VICINA: "DALLA CASA URLA LANCINANTI". LA LETTERA DI SOLLECITO: "SONO INNOCENTE"
Venerdí 27.03.2009 18:11

Torna in aula il processo per l'omicidio di Meredith Kercher, uccisa il giorno di Halloween nella villetta di via Pergola a Perugia. Oggi è il giorno della testimonianza di Nara Capezzali, l'anziana vicina di casa che vive insieme alla figlia in un appartamento di fronte alla casa del delitto, sopra al parcheggio.



[ Affari ] 27 March 2009
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LA TESTIMONIANZA DI NARA CAPEZZALI
MEREDITH, PARLA LA VICINA DI CASA: "SENTIVO GRIDA DISPERATE"
"Ho sentito un grido di donna da casolare". E' la testimonianza di Nara Capezzali che abita a poche decine di metri da via della Pergola, resa nell'udienza del processo per l'omicidio di Meredith.

Un grido disperato prolungato nel tempo e poi i rumori come fossero passi di gente in fuga. Si riassume così la
testimonianza di Nara Capezzali che abita a poche decine di metri da via della Pergola, resa nell'udienza odierna del processo a carico di Raffaele Sollecito e Amanda Knox per l'omicidio di Meredith.
Nara Capezzali, la testimone ascoltata nel processo per l'omicidio di Meredith Kercher, e che ha sentito l'urlo di donna da via della Pergola la notte dell'omicidio, è stata considerata "credibile, genuina" dagli avvocati di Rudy Guede, il ragazzo ivoriano condannato a trent'anni. "Abbiamo sempre pensato - hanno detto i legali - che la Capezzali fosse la vera super testimone del processo ed e' per questo che oggi abbiamo voluto ascoltarla di persona in aula. Le nostre convinzioni si sono rafforzate. Ha detto chiaramente che ha sentito perfettamente la notte dell'omicidio scappare due persone, uno di qua e l'altro di là. Una versione che calza perfettamente con il racconto di Rudy il quale ha sostenuto che mentre altre due persone scappavano lui soccorreva Meredith".

Intanto Raffaele Sollecito e Amanda Knox non parteciperanno all'eventuale sopralluogo nella casa del delitto chiesto da tutte le parti e sul quale la Corte non ha ancora sciolto la riserva. Ad annunciare la decisione dei due imputati sono stati i loro difensori alla ripresa del processo. La Corte, che aveva chiesto di conoscere le intenzioni dei due prima di prendere una decisione, ha preso atto della loro scelta.
27/03/2009


[ Tempo ] 27 March 2009
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«MI SI ACCAPPONÒ LA PELLE». AMANDA E RAFFAELE IN AULA: SONO APPARSI SERENI
"LA NOTTE DEL DELITTO SENTII URLO STRAZIANTE"
LA TESTIMONIANZA DELLA DONNA CHE ABITA VICINO ALLA CASA IN CUI FU UCCISA MEREDITH KERCHER



PERUGIA - La notte in cui venne uccisa Meredith Kercher, Nara Capezzali sentì un «grido prolungato e straziante di donna» provenire dalla casa del delitto e poi ancora sentì «correre» sulle scalette in ferro accanto all'abitazione di via della Pergola e «quasi nello stesso momento» passi nella ghiaia e tra le foglie secche sul piazzale antistante il casolare. Dopo, «più niente», il silenzio. È questa la testimonianza resa venerdì davanti alla Corte d'assise di Perugia nel processo a Raffaele Sollecito e ad Amanda Knox. La donna - ha spiegato - abita in via del Melo, vicino alla casa del delitto. Ai giudici ha riferito che l'urlo «non era normale, mi si accapponò la pelle». «Era prolungato - ha raccontato alle domande del pm Giuliano Mignini - ed ogni volta che passo davanti a quella finestra (dove avverti l'urlo - ndr) mi sembra di risentirlo». E di un «urlo fortissimo» la notte del delitto ha parlato anche Antonella Monacchia, giovane insegnante che abita non lontano dalla case del delitto. Lo ha collocato subito dopo una discussione animata in italiano tra un uomo e una donna.

«TESTIMONIANZA ATTENDIBILE» - All'avvocato Giulia Bongiorno, uno dei difensori di Raffaele Sollecito, che le chiedeva di indicare con precisione la data di quando avvertì l'urlo, la Capezzali ha detto: «Non me lo ricordo più». Ha però spiegato che era la sera prima del ritrovamento del cadavere della studentessa. Ad avvertirla della scoperta furono - ha riferito - alcuni giovani che abitavano in un suo appartamento dato loro in affitto. Dopo essere uscita la Capezzali ha spiegato di essersi fermata a parlare con due amiche. «Ecco chi era chi urlava, dissi» ha riferito alla Corte d'assise. Riguardo alla sua decisione di recarsi a riferire quanto sapeva alla polizia diversi giorni dopo il delitto, la Capezzali ha detto di averlo «fatto con il cuore». Francesco Maresca e Serena Perna, legali della famiglia della vittima, la deposizione è «genuina» e «conferma come si sono svolti i atti» hanno sottolineato gli avvocati . «Ribadisce - hanno aggiunto i due avvocati - che l'omicidio è avvenuto tra le 23.30 e la mezzanotte, lontano dall'orario in cui Sollecito sostiene di essere rimasto in casa sua». Una «testimonianza inattendibile» invece per l'avvocato Luca Maori, uno dei difensori del giovane pugliese, secondo il quale in base al racconto della Capezzali «se un urlo c' è stato è da collocare la notte del 31 ottobre e non del primo novembre».

IMPUTATI SERENI - Sollecito e la Knox sono apparsi sereni. Durante le pause dell'udienza si sono scambiati sorrisi e qualche cenno, forse anche un «ciao». La Knox è stata tra l'altro raggiunta dalla madre che dagli Usa le ha portato ieri in carcere libri, cd musicali e un paio di infradito. La donna ha spiegato che a Seattle, la loro città, tutti sono convinti dell'innocenza di Amanda e i dj delle radio «la sostengono».

27 marzo 2009


[ Corriere ] 27 March 2009
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MEREDITH: MADRE AMANDA, DJ SEATTLE CON MIA FIGLIA

(AGI) - Perugia, 27 mar. - I dj di Seattle sostengono la giovane Amanda Knox accusata a Perugia dell'omicidio di Meredith Kercher e alla radio dicono che e' terribile che la ragazza si trovi in questa situazione. Lo ha detto, parlando con i giornalisti, Edda Mellas, la madre di Amanda, arrivata mercoledi' scorso in Italia per cercare di restare vicina alla figlia. La donna, che a Seattle insegna matematica alle scuole primarie, ha preso dei giorni giorni di permesso e si fermera' a Perugia per 15 giorni. Poi, dopo Pasqua, a darle il cambio sara' il padre della Knox, Curt. Edda Mellas ha incontrato ieri la figlia in carcere. Dall'America le ha portato il libro scritto dal padre di una ex compagna di calcio della ragazza e relativo alla scoperta di una nave affondata nel 1700. Alla figlia ha anche portato dei libri in tedesco di Hermann Hesse e un paio di infradito. Gli amici, invece, le hanno fatto arrivare dei cd musicali. La donna ha riferito di aver trovato la figlia "serena". Durante l'udienza di oggi la madre di Amanda non e' potuta restare in aula perche' presto dovra' testimoniare nel processo. E' riuscita comunque a vedere e abbracciare per pochi istanti la figlia. "Mi ha detto che e' andata bene e di essere serena" ha detto la donna. In Italia Edda Mellas si e' portata anche un libro elettronico nel quale e' possibile scaricare centinaia di volumi. "Amanda me lo invidia molto e lo vorrebbe anche lei", ha spiegato la Mellas.


[ AGI ] 27 March 2009
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MEREDITH/ LA TESTIMONIANZA DELLA VICINA: "DALLA CASA URLA LANCINANTI". LA LETTERA DI SOLLECITO: "SONO INNOCENTE"
Venerdí 27.03.2009 18:11

Torna in aula il processo per l'omicidio di Meredith Kercher, uccisa il giorno di Halloween nella villetta di via Pergola a Perugia. Oggi è il giorno della testimonianza di Nara Capezzali, l'anziana vicina di casa che vive insieme alla figlia in un appartamento di fronte alla casa del delitto, sopra al parcheggio.


La donna sostiene di aver sentito il grido prolungato di una donna proveniente dal casolare, poco dopo, i passi veloci di qualcuno che correva. Passi di più persone, alcuni percepiti lungo il viale della casa del delitto, altri lungo le scalette di ferro che costeggiano il parcheggio difronte al casolare.

La donna è stata sentita oggi come testimone davanti alla Corte d'Assise di Perugia nell'ambito del processo che vede imputati Raffaele Sollecito e Amanda Knox per l'omicidio della studentessa inglese. La donna ha raccontato in aula di essere andata a dormire intorno alle 9, 9.30, la notte tra il primo e il due novembre 2007. "Mi alzai circa due ore dopo per andare in bagno. Ad un certo punto sentii il grido prolungato di una donna proveniente dall'abitazione difronte". Ha raccontato la donna. "Non era un grido normale".

[p2]
E ancora: "Mi si è accapponata la pelle. Guardai dalla finestra del bagno ma non vidi nessuno, soltanto 2 o 3 macchine. Poco dopo sentii un calpestio di foglie secche e ghiaia lungo il viale della casa del delitto e, quasi contemporaneamente, i passi frettolosi di qualcuno lungo le scalette di metallo del parcheggio". La donna ha raccontato che, quella notte, non riuscì a prendere sonno tanto che dovette prendere una camomilla.


Secondo gli inquirenti l'urlo di donna che la Capezzali sentì quella notte fu quello della povera Meredith, prima di essere ammazzata con una coltellata alla gola. "Ogni volta che passo davanti a quella casa mi sembra di risentire quell'urlo" .
I LEGALI DI GUEDE - E' stata "una testimonianza genuina, spontanea ed efficace" e da "manuale di Corte d'Assise" quella di Nara Capezzali, secondo i legali dell'ivoriano Rudy Hermann Guede, gli avvocati Valter Biscotti e Nicodemo Gentile, oggi presenti in aula per assistere al processo che vede imputati Raffaele Sollecito ed a Amanda Knox per l'omicidio di Meredith Kercher. "Abbiamo sempre pensato che la Capezzali fosse la vera super testimone di questo processo - hanno detto i legali - ed e' per questo che oggi abbiamo voluto ascoltarla di persona in aula. Le nostre convinzioni si sono rafforzate. La teste ha detto chiaramente di aver sentito perfettamente la notte dell'omicidio scappare due persone, uno di qua e l'altro di la'. Una versione che calza perfettamente con il racconto di Rudy il quale ha sostenuto che mentre gli altri scappavano lui soccorreva Meredith".



[ Affari 27 march 2009]
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OMICIDIO MEREDITH: MADRE AMANDA, E' SERENA SONO RIUSCITA AD ABBRACCIARLA
Perugia, 27 mar. (Adnkronos) - E' arrivata mercoledi' in Italia e ieri e' stata a trovare la 'sua' Amanda nel carcere di Perugia Edda Mellas, la madre di Amanda Knox, imputata con Raffaele Sollecito per l'omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher nel processo in corso davanti alla Corte d'Assise del capoluogo umbro.
Edda Mellas restera' in Italia per 15 giorni, quando a sostituirla verra' il marito, il cui arrivo e' atteso per subito dopo Pasqua. Incontrando i cronisti, la madre di Amanda ha raccontato della visita fatta ieri alla figlia in carcere, spiegando di averla trovata serena e raccontando di averle portato alcuni libri, tra i quali uno che racconta la storia di una nave del 1700 affondata e alcuni romanzi in tedesco di Hermann Hesse, un paio di infradito e alcuni cd musicali da parte degli amici.
La madre di Amanda ha anche raccontato di come in America siano in tanti a battersi per l'innocenza della studentessa, e dei dj di Seattle che alla radio definiscono terribile la vicenda in cui la ragazza americana si trova. Edda Mellas, che non puo' assistere alle udienze perche' dovra' testimoniare, ha infine riferito di essere riuscita ad abbracciare la figlia al termine dell'udienza anche se solo per qualche minuto.



[ Libero ] 27 March 2009
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MEREDITH: EDUCATORE ONAOSI, RAFFAELE TACITURNO E INTROVERSO

(AGI) - Perugia, 27 mar. - Ricorda Raffaele Sollecito come un ragazzo "taciturno, introverso e schivo" ma anche che "arrossiva spesso" e "si imbarazzava", Francesco Tavernese, responsabile della sezione universitaria del collegio Onaosi di Perugia, oggi testimone nel processo che vede imputati Raffaele Sollecito e Amanda Knox per l'omicidio della studentessa inglese, Meredith Kercher. Tavernese ha spiegato in aula che Sollecito e' rimasto ospite dell'Onaosi dal 2003 al 2005 e che, inizialmente, aveva manifestato qualche difficolta' di adattamento. "E' normale, tra le matricole - ha detto il testimone -, che soprattutto all'inizio i ragazzi si sentano spaesati a causa del distacco con la famiglia e del nuovo ambiente universitario". L'educatore ha poi ricordato che Raffaele vedeva molti film, faceva sport, frequentava le palestre, tra cui anche quella dell'Onaosi, faceva kick boxing e amava i fumetti manga. "Raffaele parlava poco - ho proseguito Tavernese -. Anche quando mori' sua madre se ne ando' senza dire nulla a nessuno". Sentito anche Leonardo Fazio, un compagno di Sollecito durante il soggiorno dell'imputato all'Onaosi. Fazio ha descritto Raffaele come un ragazzo "normale, tranquillo, forse introverso".

[ link ] 27 March 2009
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Venerdì 27 marzo 2009 16.27

MEREDITH, PARLA L'EDUCATORE DI RAFFAELE
"E' UN RAGAZZO SCHIVO E INTROVERSO"

Deponendo questo pomeriggio in Aula a Perugia, Francesco Tavernese, educatore di Raffaele sollecito, ha descritto lo studente come un "giovane introverso"
Ha descritto Raffaele Sollecito come un giovane "taciturno, introverso, schivo" che "arrossiva molto spesso" Francesco Tavernese, responsabile della sezione universitaria del collegio Onaosi di Perugia, dove fu ospite dal 2003 al 2005, deponendo oggi pomeriggio davanti alla Corte d'assise di Perugia. Secondo Tavernese Sollecito aveva manifestato "difficoltà di adattamento dovute all'allontanamento dal nucleo familiare" piuttosto "comuni" comunque tra le matricole. Ha poi spiegato che il giovane "aveva fatto un buon percorso di crescita in collegio". "Vedeva molti film - ha riferito Tavernese - e faceva sport, come il kick boxing. Frequentava molto la palestra interna ma anche una esterna, forse anche quella del pugile perugino Gianfranco Rosi". "Raffaele - ha spiegato ancora Tavernese - parlava molto poco delle sue cose. Anche quando morì la madre partì in silenzio, senza dire niente".


[ Unione Sarda ] 27 March 2009
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2009-03-27 11:09 Meredith: teste, grido prolungato di donna da casa delitto Poi correre sulle scale e passi sulla ghiaia e le foglie secche (ANSA) - PERUGIA, 27 MAR - La notte in cui venne uccisa Meredith Kercher, si senti' un 'grido prolungato di donna' e poi un 'correre' sulle scalette in ferro. 'Quasi nello stesso momento' ci fu un rumore di passi sulla ghiaia e tra le foglie secche sul piazzale davanti al casolare di via della Pergola. Poi 'piu' niente'. E' la testimonianza di Nara Capezzali, che ha deposto oggi davanti alla Corte d'Assise di Perugia nel processo a Raffaele Sollecito e ad Amanda Knox. La donna abita vicino alla casa del delitto.

[ ANSA ] 27 March 2009
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Venerdì 27 marzo 2009 16.32
MEREDITH, SORRISI E ABBRACCI IN AULA
UN TESTE: "HO SENTITO UN URLO STRAZIANTE"

Clima apparentemente sereno per Amanda Knox e Raffaele Sollecito. In Aula era la volta dei testimoni: Nara Capezzali, che abita vicino alla casa del delitto, ha raccontato di aver sentito un grido
Rispondendo a una domanda dell'avvocato Giulia Bongiorno, uno dei difensori di Raffaele Sollecito, di indicare con precisione la data di quando sentì l'urlo, la Capezzali ha detto: "non me lo ricordo più". Ha però spiegato che era la sera prima del ritrovamento del cadavere della studentessa. Ad avvertirla della scoperta furono - ha riferito - alcuni giovani che abitavano in un suo appartamento dato loro in affitto. Dopo essere uscita la Capezzali ha spiegato di essersi fermata a parlare con due amiche. "Ecco chi era chi urlava, dissi" ha riferito oggi alla Corte d'assise. Riguardo alla sua decisione di recarsi a riferire quanto sapeva alla polizia diversi giorni dopo il delitto, la Capezzali ha detto di averlo "fatto con il cuore".


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MEREDITH: NO IMPUTATI A SOPRALLUOGO CORTE IN CASA DELITTO

(AGI) - Perugia, 27 mar. - Amanda Knox e Raffaele Sollecito non prenderanno parte all'eventuale sopralluogo della Corte d'Assise di Perugia nel casolare di via della Pergola. Lo hanno riferito oggi in aula i difensori dei due imputati accusati dell'omicidio della studentessa inglese, Meredith Kercher. A chiedere una sopralluogo della Corte fuori e dentro la casa del delitto era stata la difesa di Sollecito. Richiesta alla quale si sono associate tutte le parti. La Corte non si e' ancora espressa ufficialmente in merito.


[ AGI ] 27 March 2009
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L'OMICIDIO DI MEZ
IN AULA TESTIMONIA LA VICINA DI CASA
"QUEL GRIDO MI HA TERRORIZZATO"
La notte in cui venne uccisa Meredith Kercher, Nara Capezzali sentì un ''grido di donna provenire dalla casa del delitto e poi correre sulle scalette in ferro accanto all'abitazione di via della Pergola e quasi nello stesso momento passi nella ghiaia e tra le foglie secche sul piazzale antistante il casolare. Poi più niente"

Perugia, 27 marzo 2009 - A parlare oggi in aula Nora Capezzali, la vedova di 69 anni che vive insieme alla figlia in un'abitazione di fronte al casolare di via della Pergola a Perugia, dove la notte tra il 1 e il 2 novembre 2007 fu uccisa la studentessa inglese Meredith Kercher. "Ho sentito il grido di una donna prolungato, non era un grido normale, mi si è accapponata la pelle".

La Capezzali, ascoltata in aula come testimone nel processo, ha raccontato di essersi affacciata subito dopo alla finestra del bagno ma di non aver visto nulla. "Poco dopo - ha spiegato - ho sentito un calpestio di ghiaia e foglie secche nel viale davanti alla casa e quasi contemporaneamente dei passi veloci sulle scalette di metallo accanto al parcheggio. Ogni volta che passo davanti a quella finestra mi sembra di sentire il grido", ha concluso la donna.


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Venerdì 27 marzo 2009 10.57

MEREDITH, IL TESTE: "UN GRIDO
PROLUNGATO DI DONNA"

In aula testimonia Nara Capezzali che abita vicino alla casa del delitto. La donna ha sentito prima un grido, poi "correre" sulle scalette in ferro ed infine passi sulla ghiaia e le foglie secche.
La notte in cui venne uccisa Meredith Kercher, Nara Capezzali sentì un "grido prolungato di donna" provenire dalla casa del delitto e poi "correre" sulle scalette in ferro accanto all'abitazione di via della Pergola e "quasi nello stesso momento" passi nella ghiaia e tra le foglie secche sul piazzale antistante il casolare; poi "più niente". Lo ha detto lei stessa deponendo stamani davanti alla Corte d'assise di Perugia nel processo a Raffaele Sollecito e ad Amanda Knox. La donna - ha spiegato - abita in via del Melo, vicino alla casa del delitto. Ai giudici ha riferito stamani che l'urlo "non era normale, mi si accapponò la pelle". "Era prolungato - ha riferito rispondendo alle domande del pm Giuliano Mignini - ed ogni volta che passo davanti a quella finestra (dove avverti l'urlo) mi sembra di risentirlo". Riguardo all'orario la Capezzali ha affermato di essere andata a letto verso le 21-21.30 e di essersi rialzata dopo circa due ore per andare in bagno. E' stato in quel momento - ha spiegato - che sentì l'urlo spiegando anche di non avere però guardato l'ora.


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Delitto di Perugia. Parla una testimone: "Ho sentito un urlo agghiacciante"
venerdì, 27 marzo 2009 Nuova udienza per il delitto di Perugia, nel quale venne uccisa la studentessa inglese Meredith Kercher. In aula i due indagati, Raffaele Sollecito e Amanda Knox. Arriva il racconto di una testimone.
di Arianna Luciani

Delitto Perugia. Tutti i pezzi

“HO SENTITO UN GRIDO PRLUNGATO DI DONNA” – Scorrono gli 11 testimoni, a Perugia, che raccontano la loro versione dei fatti. Tra loro, Nara Capezzali, che vive in via del Melo, vicino a via della Pergola, dove è stata uccisa Meredith Kercher. La notte in cui venne uccisa la giovane inglese, la donna ha detto di aver sentito un "grido prolungato di donna" provenire dalla casa del delitto e poi "correre" sulle scalette in ferro accanto all'abitazione di via della Pergola e "quasi nello stesso momento" passi nella ghiaia e tra le foglie secche sul piazzale antistante il casolare; poi "più niente". Ai giudici ha riferito stamani che l'urlo "non era normale, mi si accapponò la pelle". "Era prolungato - ha riferito rispondendo alle domande del pm Giuliano Mignini - ed ogni volta che passo davanti a quella finestra (dove avverti l'urlo - ndr) mi sembra di risentirlo".
Riguardo all'ora, la Capezzali ha affermato di essere andata a dormire intorno le 21-21.30 e di essersi rialzata dopo circa due ore per andare in bagno. È stato in quel momento - ha spiegato - che sentì l'urlo spiegando anche di non avere però guardato l'ora. Alla domanda dell’avvocato Giulia Bongiorno, uno dei difensori di Sollecito, su che ora ha sentito l’urlo, la Capezzali ha risposto: "Non me lo ricordo più". La donna ha però riferito che tutto è avvenuto la sera prima del ritrovamento del corpo di Meredith. Sono stati dei ragazzi che vivevano in affitto in un suo appartamento ad avvertirle della scoperta. Dopo essere uscita, la Capezzali ha spiegato di essersi fermata a parlare con due amiche. "Ecco chi era chi urlava, dissi" ha riferito oggi alla Corte d'assise. Riguardo alla sua decisione di recarsi a riferire quanto sapeva alla polizia diversi giorni dopo il delitto, la Capezzali ha detto di averlo "fatto con il cuore". Secondo i difensori di Rudy Guede – condannato a 30 anni di carcere per l’omicidio, e che erano in aula – la “una testimonianza” di Nara Capezzali è stata “da manuale di Corte d'Assise". Poi, Walter Biscotti e Nicodeno Gentile hanno aggiunto: "Abbiamo sempre pensato che Capezzali fosse la vera super testimone del processo ed è per questo che oggi abbiamo voluto ascoltarla di persona in aula. Le nostre convinzioni si sono rafforzate". I due legali hanno parlato di una teste "genuina, spontanea ed efficace". "Ha detto chiaramente - hanno sostenuto i difensori di Guede - che ha sentito perfettamente la notte dell'omicidio scappare due persone, uno di qua e l'altro di là. Una versione che calza perfettamente con il racconto di Rudy il quale ha sostenuto che mentre altre due persone scappavano lui soccorreva Meredith". Di tutt’altro parere l’opinione di Luca Maori, uno dei legali di Sollecito, secondo il quale la testimonianza della Capezzali si è rivelata “inattendibile”. Inoltre, ha aggiunto: "Se mai c' è stato un urlo era il 31 ottobre e non certo il primo novembre".

SOLLECITO, TACITURNO E SCHIVO – Nella sua deposizione, Francesco Tavernese - il responsabile della sezione universitaria del collegio Onaosi di Perugia, dove Sollecito è stato ospite dal 2003 al 2005 ha descritto il ragazzo "taciturno, introverso, schivo" che "arrossiva molto spesso". Secondo Tavernese Sollecito aveva manifestato "difficoltà di adattamento dovute all'allontanamento dal nucleo familiare" piuttosto "comuni" comunque tra le matricole. Ha poi spiegato che il giovane "aveva fatto un buon percorso di crescita in collegio". "Vedeva molti film - ha riferito Tavernese - e faceva sport, come il kick boxing. Frequentava molto la palestra interna ma anche una esterna, forse anche quella del pugile perugino Gianfranco Rosi". "Raffaele - ha spiegato ancora Tavernese - parlava molto poco delle sue cose. Anche quando morì la madre partì in silenzio, senza dire niente".
In ogni caso, secondo l’avvocato Maori si è trattato di un’udienza “molto positiva”: per il legale è emerso che Raffaele ha un carattere "mite e senza problematiche". Riguardo al carattere di Sollecito, per l'avvocato Maori "nelle indagini preliminari c'è stato un accanimento su ciò che oggi si è dimostrato inesistente". Nel corso della deposizione del comandante della stazione dei carabinieri di Giovinazzo, paese di origine del giovane, è stata affrontata la questione della morte della madre avvenuta per un malore. "Ho chiesto a Raffaele il permesso di introdurre questo argomento - ha rivelato l'avvocato Maori - e lui mi ha detto di farlo perché così si sarebbe chiarita la questione 'una volta per tutte'".

PER AMANDA LIBRI E UN PAIO DI INFRADITO – In aula non è potuto entrare la madre di Amanda, Edda Mellas, che però ha riabbracciare la figlia e le ha portato dei regali ieri: un paio di infradito, dei cd musicali, e alcuni libri. Parlando con i giornalisti al termine dell'udienza, la donna ha rivelato che a Seattle, la loro città, i dj delle radio sostengono la giovane, convinti della sua innocenza all'accusa di avere ucciso Meredith Kercher. Dell’incontro con la figlia, la Mellas ha detto: “È serena e mi ha detto che oggi è andata bene" ha affermato.
Tra i libri che le ha portato dagli Stati Uniti c’erano un testo di di Hermann Hesse e un volume sul ritrovamento di una nave affondata nel 1700 scritto dal padre di una delle ragazze con le quali la Knox giocava a calcio negli Stati Uniti. La Mellas ha rivelato che Amanda "le invidia molto" un libro elettronico in grado di contenere centinaia di testi che la donna ha sempre con sé. Per avere notizie del processo, la donna tiene contatti con i difensori di Amanda, Luciano Ghirga e Carlo Dalla Vedova. Insegnante di matematica alle scuole primarie, ha preso un periodo di permesso per poter essere a Perugia. Lei, l'ex marito e l'attuale compagno si alternano nel capoluogo umbro per non lasciare mai sola la giovane. "Amanda resiste e continua a fare attività in carcere" ha spiegato l'avvocato Dalla Vedova.

Nella mattina del 28 marzo riprenderà il procedimento, con la deposizione di quattro testimoni. Nel caso di un eventuale sopralluogo nella casa di via della Pergola – chiesto da entrambe le parti –, nessuno dei due imputati potrà partecipare; in ogni caso, la Corte non ha ancora sciolto la riserva . Ad annunciare la decisione dei due imputati sono stati i loro difensori alla ripresa del processo. La Corte, che aveva chiesto di conoscere le intenzioni dei due prima di prendere una decisione, ha preso atto della loro scelta.


Arianna Luciani
Last Updated ( venerdì, 27 marzo 2009 )

[ Fondazione ] 27 March 2009
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Omicidio Meredith, una testimone: una coppia litigava, poi si sentì l'urlo PERUGIA – Un grido di donna, prolungato e straziante, “da fare accapponare la pelle”, poi uno o più persone, che correvano nei pressi della casa dove a Perugia venne uccisa Meredith Kercher: è quanto ricorda della notte del delitto Nara Capezzali che oggi ha ricostruito quei momenti davanti alla Corte d’assise che processa Raffaele Sollecito e Amanda Knox. Un urlo che la donna ha poi collegato al delitto. “Dopo le prime notizie pensai, ecco chi era che urlava...” ha detto in aula. Una deposizione “genuina che conferma come si sono svolti i fatti” hanno sottolineato gli avvocati Francesco Maresca e Serena Perna, legali della famiglia della vittima. “Ribadisce – hanno aggiunto – che l’omicidio è avvenuto tra le 23.30 e la mezzanotte, lontano dall’orario in cui Sollecito sostiene di essere rimasto in casa sua”. Una “testimonianza inattendibile” invece per l’avvocato Luca Maori, uno dei difensori del giovane pugliese, secondo il quale in base al racconto della Capezzali “se un urlo c' è stato è da collocare la notte del 31 ottobre e non del primo novembre”. Il giovane e la Knox sono apparsi sereni. Durante le pause dell’udienza si sono scambiati sorrisi e qualche cenno, forse anche un “ciao”. La Knox è stata tra l’altro raggiunta dalla madre che dagli Usa le ha portato ieri in carcere libri, cd musicali e un paio di infradito.

La donna ha spiegato che a Seattle, la loro città, tutti sono convinti dell’innocenza di Amanda e i dj delle radio “la sostengono”. Oggi è stato comunque il giorno della Capezzali, che ha 69 anni, commossa quando in aula è stata proposta una sua intervista a Porta a porta nella quale definiva il grido “straziante come nemmeno nei film dell’orrore”. Lo ha collocato verso le 23-23.30 di quella notte. Ha poi spiegato di avere avvertito “quasi nello stesso momento” qualcuno che correva sulle scalette vicine alla casa del delitto e dei passi sul piazzale antistante il casolare. Rispondendo a una domanda specifica dell’avvocato Giulia Bongiorno, un altro dei difensori di Sollecito, sulla data di quell'episodio la teste ha detto: “non me lo ricordo piu”.

“Voglio cercare di dimenticare” aveva spiegato in precedenza. Per tutta la sua lunga deposizione, la Capezzali ha comunque collocato la notte precedente al ritrovamento del cadavere di Mez quanto udito. Di un “urlo fortissimo” la notte del delitto ha parlato anche Antonella Monacchia, giovane insegnante che abita non lontano dalla case del delitto. Lo ha collocato subito dopo una discussione animata in italiano tra un uomo e una donna. Francesco Tavernese, uno dei responsabili del collegio Onaosi di Perugia dove Sollecito fu ospite dal 2003 al 2005 ha parlato di lui come di un giovane “taciturno e che arrossiva spesso”, ma anche del “buon percorso di crescita” fatto nella struttura. Praticava kick boxing – ha riferito – e leggeva fumetti manga. Nel corso della deposizione Tavernese ha fatto riferimento anche alla visione da parte di Sollecito di un film hard “con animali coinvolti”. “Un film visto per pochi attimi quando era ragazzo” la replica dell’avvocato Maori. (claudio.sebastiani@ansa.it).

27/3/2009

[ Mezzogiorno ] 27 March 2009
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'Rapporti deteriorati tra la Kercher e la Knox'
18.07: I rapporti tra Meredith Kercher e Amanda Knox si sarebbero deteriorati nelle settimane precedenti il delitto. E' la testimonianza resa da una vicina di casa oggi al processo di Perugia per l'omicidio della studentessa inglese. La donna ha raccontato inoltre di aver udito un urlo "non normale" la notte della tragedia. In aula scambi di sorrisi e sguardi tra gli imputati Amanda Knox e Raffaele Sollecito.


[ AudioNews ] 28 March 2009
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27/03/2009 - 17.04
OMICIDIO MEREDITH: VICINA DI CASA, C'ERA RUGGINE TRA AMANDA E METZ


(IRIS) - ROMA, 27 MAR - Si complica la situazione di Amanda Knox dopo la deposizione della testimone Nara Capezzali stamane davanti alla Corte d'Assise di Perugia, nel processo sull'uccisione di Meredith Kercher. Secondo la donna che vive a pochi mesi nella casa dove si è consumato l'omicidio, i rapporti tra la studentessa inglese e Amanda Knox si sarebbero molto deteriorati nelle settimane precedenti la tragedia. L'udienza riprenderù domattina alle 9. Fra i testimoni che saranno chiamati a deporre, anche l'albanese che affermò di aver visto Rudy, Amanda e Raffaele insieme davanti alla casa del delitto.

Ma.car


[ Iris ] 27 March 2009
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OMICIDIO, MEREDITH, "HO SENTITO UN URLO STRAZIANTE"


“La sera dell’omicidio ho sentaito un urlo straziante di donna, mi si è accapponata la pelle”. Queste le parole di Nara Capezzali, vedova di 69 anni, chiamata oggi a testimoniare al processo per l’omicidio di Meredith Kercher a Perugia. La donna abita vicino alla casa della vittima e ha dichiarato che la sera tra l’1 e il 2 novembre è andata a letto presto, verso le 21 e 30 ma circa due ore dopo si è alzata per andare in bagno e ha sentito un solo urlo, prolungato e straziante provenire da via del Pergolato.

La Capezzali, spaventata, si è subito affacciata alla finestra ma non ha notato nulla di strano in strada. Mentre tornava a letto dichiara di aver sentito un rumore di calpestio di ghiaia e foglie secche provenienti dalla casetta e il rumore metallico di qualcuno che scende velocemente le scale. La testimonianza della signora è molto importante per stabilire l’ora precisa del delitto ed è previsto un sopralluogo nella casa della teste. Il processo vede imputati l’americana Amanda Knox e il fidanzato Raffaele Sollecito che dovranno rispondere alle accuse di omicidio, violenza sessuale, furto e calunnia. I due ragazzi continuano a dichiararsi innocenti. Il terzo imputato, il nigeriano Rudy Guede, è stato invece condannato a 30 anni con il rito abbreviato per omicidio e violenza sessuale.

Serena Tondo

[ Bari Mia ]
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Meredith/ Testimone: Amanda e Metz divise nell'ultimo periodo
di Apcom
Una donna interviene sul filone dei difficili rapporti tra le due

Perugia, 27 mar. (Apcom) - La testimone Nara Capezzali, che vive a pochi metri dalla casa di via della Pergola dove è stata uccisa Meredith Kercher, non si è limitata a dire al Pm Giuliano Mignini di aver udito un grido di donna la sera dell'omicidio. Ma ha detto di conoscere di vista sia Amanda Knox che Meredith Kercher. "Non le conoscevo di persona ma spesso vedevo le due ragazze lasciare insieme via della Pergola per andare, borsa in spalla, all'Università. Nell'ultimo periodo, invece, ognuno andava per conto suo. Prima vedevo una ragazza, poi a distanza di poco anche l'altra". Una dichiarazione che rientra nel filone dei presunti cattivi rapporti tra le due coinquiline.


[ Wall Street Italia ] 27 March 2009
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Meredith/Sollecito scrive:Dopo 16 mesi vorrei abbracciare amici
di Apcom
Amanda invia messaggio di auguri ad un ex fidanzato

Perugia, 27 mar. (Apcom) - Raffaele Sollecito, imputato nel porocesso èper l'omicidio di Meredith Kercher, ha ribadito la sua innocenza non in un'aula di tribunale - udienza attualmente in corso - ma attraverso l'ennesima lettera inviata da dietro le sbarre agli organi di informazione. Stavolta l'indirizzo è stato il programma "Mattino 5" di Mediaset. "Cio' che mi fa piu' male qui in carcere, è il fatto che non posso piu' stare in mezzo alla gente e che devo rimanere isolato da tutto e da tutti, come fossi un mostro. Spero che questo incubo finisca al più presto e che, sia io che Amanda, possiamo tornare alla vita. Un caro saluto, Raffaele Sollecito". Il ragazzo pugliese ha espresso il desiderio di "poter finalmente, dopo sedici mesi, riabbracciare i miei amici e i miei familiari e soprattutto fare, una lunga passeggiata con i miei amici, sul lungo mare del mio piccolo paese, Giovinazzo". Dal carcere femminile di Perugia Amanda ha fatto recapitare un messaggio al suo ex fidanzato. Un semplice: auguri di buon compleanno Raffaele.


[ Wall Street Italia ] 27 March 2009
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MEREDITH, LA VICINA: «SENTII UN GRIDO PROLUNGATO DALLA CASA DEL DELITTO»
I legali di Rudy: «Testimonianza spontanea ed efficace»
La difesa di Sollecito: «Teste inattendibile»

ROMA (27 marzo) - Un grido prolungato di donna, urla che fecevano venire i brividi: è questa la testimonianza di Nara Capezzali, vicina di casa di Meredith. La notte in cui Mez venne uccisa, sentì l'urlo dalla casa del delitto e poi «correre» sulle scalette in ferro accanto all'abitazione di via della Pergola e «quasi nello stesso momento» passi nella ghiaia e tra le foglie secche sul piazzale antistante il casolare; poi «più niente».Questa la testimonianza chiave di oggi, il procedimento proseguirà domani mattina, in programma c'è la deposizione di altri quattro testimoni.

La teste in aula. Lo ha detto lei stessa deponendo stamani davanti alla Corte d'assise di Perugia nel processo a Raffaele Sollecito e ad Amanda Knox. La donna - ha spiegato - abita in via del Melo, vicino alla casa del delitto. Ai giudici ha riferito stamani che l'urlo «non era normale, mi si accapponò la pelle». «Era prolungato - ha riferito rispondendo alle domande del pm Giuliano Mignini - ed ogni volta che passo davanti a quella finestra mi sembra di risentirlo». Riguardo all'orario la Capezzali ha affermato di essere andata a letto verso le 21-21.30 e di essersi rialzata dopo circa due ore per andare in bagno. È stato in quel momento - ha spiegato - che sentì l'urlo spiegando anche di non avere però guardato l'ora.

Il racconto di quella notte. Rispondendo a una domanda dell'avvocato Giulia Bongiorno, uno dei difensori di Raffaele Sollecito, di indicare con precisione la data di quando sentì l'urlo, la Capezzali ha detto: «non me lo ricordo più». Ha però spiegato che era la sera prima del ritrovamento del cadavere della studentessa. Ad avvertirla della scoperta furono - ha riferito - alcuni giovani che abitavano in un suo appartamento dato loro in affitto. Dopo essere uscita la Capezzali ha spiegato di essersi fermata a parlare con due amiche. «Ecco chi era chi urlava, dissi» ha riferito oggi alla Corte d'assise. Riguardo alla sua decisione di recarsi a riferire quanto sapeva alla polizia diversi giorni dopo il delitto, la Capezzali ha detto di averlo «fatto con il cuore».

I legali di Rudy Guede. È stata «una testimonianza da manuale di Corte d'Assise» quella di Nara Capezzali secondo i difensori di Rudy Guede, gli avvocati Walter Biscotti e Nicodemo Gentile, presenti oggi nell'aula. «Abbiamo sempre pensato - hanno detto i legali - che la Capezzali fosse la vera super testimone del processo ed è per questo che oggi abbiamo voluto ascoltarla di persona in aula. Le nostre convinzioni si sono rafforzate». Gli avvocati Biscotti e Gentile hanno parlato di una teste «genuina, spontanea ed efficace». «Ha detto chiaramente - hanno sostenuto i difensori di Guede - che ha sentito perfettamente la notte dell'omicidio scappare due persone, uno di qua e l'altro di là. Una versione che calza perfettamente con il racconto di Rudy il quale ha sostenuto che mentre altre due persone scappavano lui soccorreva Meredith».

Il padre di Raffaele in tv. «Le prove non esistono. Mio figlio non solo è innocente, ma è completamente estraneo alla vicenda. Non c'è nulla che collochi mio figlio in quella stanza quella sera». Lo ha detto in un'intervista a Mattino Cinque il padre di Raffaele Sollecito, Francesco Sollecito. «Lui sta disperatamente cercando di resistere e di conservare il suo equilibrio nonostante tutto perchè lui non capisce il motivo per cui è costretto a subire questa carcerazione - ha aggiunto - Per sopportare questa situazione lui sta cercando di aggrapparsi a qualcosa di importante, tipo gli studi e cercando di distrarsi e non pensare al carcere».

«Raffaele è un ragazzo semplice, limpido e lineare - ha sottolineato Francesco Sollecito - Dalla lettera che ha scritto si intuisce benissimo chi è mio figlio. Io posso soltanto aggiungere che quando mi vedo con lui in carcere, la prima cosa che mi chiede è che cosa sono riuscito a fare io per lui a livello di università, se riesco a fargli fare gli esami, se riesco a fargli avere un computer per continuare a studiare. Lui cerca disperatamente di pensare al suo futuro cerca disperatamente di estraniarsi dalla situazione che sta vivendo».

La lettera di Raffaele. «Ciò che mi fa più male qui
in carcere, è il fatto che non posso più stare in mezzo alla gente e che devo rimanere isolato da tutto e da tutti, come fossi un mostro. Spero che questo incubo finisca al più presto e che, sia io che Amanda, possiamo tornare alla vita. Un caro saluto, Raffaele Sollecito». Lo scrive in una lettera inviata nel giorno del suo compleanno alla redazione di Mattino Cinque, che ospita il padre Francesco. «In questo giorno, 26 marzo 2009, data del mio 25esimo compleanno -si legge- avrei un gran desiderio, poter finalmente, dopo sedici mesi, riabbracciare i miei amici e i miei familiari e soprattutto fare, una lunga passeggiata con i miei amici, sul lungo mare del mio piccolo paese, Giovinazzo».

«Mi manca l'odore della mia terra d'origine, ed il sapore del pesce fresco, mi mancano i discorsi spensierati e talvolta grotteschi fatti tra me e i miei amici come se non esistesse nè tempo nè spazio
- prosegue Sollecito dal carcere - Mi manca la mia vita, della quale sono stato privato, senza una giusta causa, senza un motivo che considero valido».

Educatore: Raffaele è introverso e taciturno.
Ha descritto Raffaele Sollecito come un giovane «taciturno, introverso, schivo» che «arrossiva molto spesso» Francesco Tavernese, responsabile della sezione universitaria del collegio Onaosi di Perugia, dove fu ospite dal 2003 al 2005, deponendo oggi pomeriggio davanti alla Corte. Secondo Tavernese Sollecito aveva manifestato «difficoltà di adattamento dovute all'allontanamento dal nucleo familiare» piuttosto «comuni» comunque tra le matricole. Ha poi spiegato che il giovane «aveva fatto un buon percorso di crescita in collegio». «Vedeva molti film - ha riferito Tavernese - e faceva sport, come il kick boxing. Frequentava molto la palestra interna ma anche una esterna, forse anche quella del pugile perugino Gianfranco Rosi». «Raffaele - ha spiegato ancora Tavernese - parlava molto poco delle sue cose. Anche quando morì la madre partì in silenzio, senza dire niente».

Difesa Sollecito: teste inattendibile È stata una udienza «molto positiva» quella di oggi per Raffaele Sollecito secondo uno dei suoi difensori, l'avvocato Luca Maori. Per il legale è infatti emerso che il giovane ha un carattere «mite e senza problematiche», mentre si è rivelata «inattendibile» la deposizione che ha riferito di avere udito un urlo la notte del delitto. Riguardo al carattere di Sollecito, per l'avvocato Maori «nelle indagini preliminari c' è stato un accanimento su ciò che oggi si è dimostrato inesistente». Nel corso della deposizione del comandante della stazione dei carabinieri di Giovinazzo, paese di origine del giovane, è stata affrontata la questione della morte della madre avvenuta per un malore. «Ho chiesto a Raffaele il permesso di introdurre questo argomento - ha rivelato l'avvocato Maori - e lui mi ha detto di farlo perchè così si sarebbe chiarita la questione "una volta per tutte"». Riguardo alla deposizione di Nara Capezzali, il legale ha detto: «se mai c' è stato un urlo era il 31 ottobre e non certo il primo novembre».

Sopralluogo nella casa del delitto. Raffaele Sollecito e Amanda Knox non parteciperanno all'eventuale sopralluogo nella casa del delitto chiesto da tutte le parti e sul quale la Corte non ha ancora sciolto la riserva. Ad annunciare la decisione dei due imputati sono stati i loro difensori alla ripresa del processo, la Corte aveva chiesto di voler conoscere le loro intenzioni prima di decidere.

Amanda: la madre le porta cd, libri e infradito. Un paio di ciabatte infradito, cd musicali e libri inviati dagli amici sono ciò che ha portato in carcere a Perugia ad Amanda Knox la madre Edda Mellas arrivata mercoledì a Perugia. La donna ha rivelato che a Seattle, la loro città, i dj delle radio sostengono la giovane, convinti della sua innocenza all'accusa di avere ucciso Meredith Kercher. La Mellas non ha potuto essere in aula perchè citata come testimone dalla difesa della figlia. Ha comunque incontrato Amanda in tribunale e l'ha potuta abbracciare per un attimo. «È serena e mi ha detto che oggi è andata bene» ha affermato. Ieri l'aveva invece incontrata in carcere. Tra i libri che le ha portato dagli Usa uno in tedesco di Hermann Hesse e un volume sul ritrovamento di una nave affondata nel 1700 scritto dal padre di una delle ragazze con le quali la Knox giocava a calcio negli Stati Uniti.



[ Messaggero ] 27 March 2009
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FRANCESCO SOLLECITO: ''NON C'È PROVA CHE RAFFAELE FOSSE IN VIA PERGOLA''
OMICIDIO MEREDITH, IL RESPONSABILE DEL COLLEGIO: "RAFFAELE ERA UN RAGAZZO TACITURNO E SCHIVO"

Nel corso dell’udienza l'educatore l’ha descritto come un giovane con “difficoltà di adattamento dovute all’allontanamento dal nucleo familiare”

ultimo aggiornamento: 27 marzo, ore 19:49
Perugia, 27 mar. - (Adnkronos/Ign) – "Un ragazzo taciturno, introverso e schivo che si imbarazzava spesso e arrossiva''. Cosi' Francesco Tavernese, responsabile della sezione universitaria del collegio Onaofi di Perugia, dove Raffaele Sollecito e' stato dal 2003 al 2005 ha descritto lo studente pugliese imputato per l'omicidio di Meredith Kercher insieme ad Amanda Knox davanti alla Corte d'Assise di Perugia.

All'arrivo in collegio, ha raccontato il testimone, Sollecito aveva mostrato qualche ''difficolta' di adattamento'', un fattore ritenuto pero' ''normale'' da Tavernese soprattutto nelle matricole a causa del distaccamento dalla famiglia e dell'inserimento nel contesto universitario. Il responsabile del collegio ha poi riferito che lo studente pugliese vedeva molti film, faceva sport, frequentava palestre, tra cui quella dell'Onaofi. Ha spiegato inoltre che Sollecito faceva kick boxing e amava i 'manga', i fumetti giapponesi, e che generalmente ''parlava poco'', tanto che anche quando mori' sua madre, se ne ando' senza dire questa cosa a nessuno.

Da parte sua Sollecito ha voluto ribadire la sua innocenza non in un’aula di tribunale, ma con una lettera, inviata al programma ‘Mattino 5’ di Mediaset. ''Cio' che mi fa piu' male qui in carcere, e' il fatto che non posso piu' stare in mezzo alla gente e che devo rimanere isolato da tutto e da tutti, come fossi un mostro. Spero che questo incubo finisca al piu' presto e che, sia io che Amanda, possiamo tornare alla vita. Un caro saluto, Raffaele Sollecito''.

Torna a difendere il figlio, il padre Francesco. ''Le prove che non esistono. Raffaele non solo e' innocente, ma e' completamente estraneo alla vicenda. Non c'e' nulla che collochi mio figlio in quella stanza in quella sera''. ''Lui sta disperatamente cercando di resistere e di conservare il suo equilibrio nonostante tutto perche' lui non capisce il motivo per cui e' costretto a subire questa carcerazione - ha concluso -. Per sopportare questa situazione lui sta cercando di aggrapparsi a qualcosa di importante, tipo gli studi e cercando di distrarsi e non pensare al carcere''.



[ AND Kronos ] 27 March 2009
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DELITTO PERUGIA, IN AULA DOPO IL COMPLEANNO DI RAFFAELE SOLLECITO PARLA LA TESTE: "UN FORTE URLO, POI PIÙ NIENTE"
PUBBLICATO DA FRANCESCA AIRAGHI, BLOGOSFERE STAFF ALLE 14:01 IN

"BUON COMPLEANNO RAFFAELE", scriveva ieri Amanda Knox su un bigliettino fatto recapitare nel carcere perugino di Capanne, per il venticinquesimo compleanno di Raffaele Sollecito. Poi per quest'ultimo il regalo dai suoi difensori una penna e una statuetta di Padre Pio; infine il pensiero probabilmente più gradito, una telefonata al padre.
Finita la festa e "L'INTRODUZIONE STRAPPALACRIME", quest'oggi si RITORNA in aula. Davanti alla Corte d'assise di Perugia presenti entrambi gli imputati: Raffaele Sollecito ed Amanda Knox accusati, come ormai ben sapete, dell'omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher avvenuto nel capoluogo umbro la notte tra il primo e il 2 novembre del 2007.
Tra oggi e domani è prevista la deposizione dei testimoni d'accusa, tra cui quella della testimone chiave, ovvero colei che sentì l'utimo grido della vittima, Nara Capezzali. Spiega un dispaccio Ansa che nella notte in cui venne uccisa Meredith Kercher, la signora Capezzali sentì un "GRIDO PROLUNGATO DI DONNA" provenire dalla casa del delitto e poi "CORRERE" sulle scalette in ferro accanto all'abitazione di via della Pergola e "QUASI NELLO STESSO MOMENTO" passi nella ghiaia e tra le foglie secche sul piazzale antistante il casolare; poi "PIÙ NIENTE".
Un urlo "non era normale" ma "prolungato".
In aula, tra il pubblico, anche i difensori di Rudy Guede, gli avvocati Walter Biscotti e Nicodemo Gentile, che ritengono la versione fornita dalla donna PERFETTAMENTE CALZANTE CON IL RACCONTO DI RUDY il quale ha sostenuto che mentre altre due persone scappavano lui soccorreva Meredith.
CAMBIANO ORA LE CARTE IN TAVOLA? Mah, secondo quanto pubblica il settimanale Oggi in edicola sulla vicenda a regnare è solo un gran caos. Guardate le foto qui sotto scattate all'indomani del delitto e dopo 46 giorni:






Poi se ne volete sapere di più, andate in edicola.


COMMENTI
1. LUCA, IERI, ORE 16:46
devono stare in galera e buttare via la chiave. sono due ragazzi satanici. sono due persone malvagie e senza regole, due tossicodipendenti dediti all'alcool ed alle orge. fanno solo schifo
2. GIANGIO, IERI, ORE 17:02
Credo di aver ascoltato al Tg5 e al Tg1 una dichiarazione molto importante fatta dalla signora dell'urlo durante la deposizione di oggi: la signora non ricorda se l'urlo l'ha sentito la notte del 31 ottobre, serata di Hallowen, o la notte dell'1 novembre, serata in cui è stato commesso l'omicidio. E vi sembra cosa da poco? Perchè nei diversi articoli presenti su internet non se ne parla? Addirittura la signora ha anche dichiarato durante l'interrogatorio che la mattina del 2 novembre alle 11 ha saputo già dell'omicidio da un gruppo di giovani. Ma come è possibile? La scoperta dell'omicidio è avvenuto sì il giorno 2 novembre, ma dopo le ore 13,30. Capisco che l'accusa ha bisogno di testimoni in mancanza di prove, ma avrebbe potuto trovarne di migliori!!!....!!!
3. GIANGIO, IERI, ORE 17:09
Scusami, Luca, ma da cosa lo deduci? Analisi tossicologiche negative, nessuna crisi di astinenza in un anno e mezzo di detenzione, credo che il Sollecito sia addirittura astemio, di orge non c'è traccia nella sua vita, nè tantomeno nella casa del delitto. Questo è quello che so io, ma forse mi manca qualche particolare. Raccontamelo, così da poter capire da dove deriva tanta certezza.

[ Cronaca Attualita ] Blogosphere 27 Match 2009
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PostPosted: Sat Apr 04, 2009 11:18 am   Post subject:    

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28/3/2009 (15:54) - OMICIDIO DI MEREDITH KERCHER
Processo di Perugia, testimoni in aula
Sollecito controbatte: mai visto Rudy

Kokunami: «Li ho visti insieme davanti alla casa, avevano un coltello». Ma la difesa solleva dubbi su date e ricostruzione dei fatti
PERUGIA
Sul banco dei testimoni è stato il turno del «supertestimone» Erogan Kokunami. L'albanese ha dichiarato ai pm di aver visto davanti la casa di via della pergola Amanda, Raffaele e Rudy che spiavano dalla strada l’abitazione. Il teste ha aggiunto che avrebbe conosciuto la ragazza americana e il ragazzo pugliese tra la fine di agosto e i primi di settembre del 2007; due mesi prima dell’omicidio. «Con loro due e uno zio americano di Amanda - spiega il testimone albanese - bevemmo due birre in un bar di Perugia». Sia gli avvocati di Sollecito che della Knox hanno definito questa possibile conoscenza: Amanda e Raffaele si sono conosciuto soltanto a metà ottobre e la ragazza americana è arrivata da Seattle a fine settembre; impossibile dunque che i protagonisti di questa vicenda possano aver bevuto delle birre in un bar in estate.

Sono molti gli elementi che fanno vacillare la ricostruzione di Kokunami. Si va dal mancato riscontro sull’orario dell’incontro tra il teste e i tre indagati davanti a via della Pergola (non vi è certezza se questo sia avvenuto il 30 ottobre o il primo novembre, ndr.) fino al duplice coltello che avrebbe visto prima in mano di Amanda e poi impugnata da Sollecito. Sulla credibilità del testimone albanese è stato ascoltato anche il suo avvocato Antonio Aiello, che al pm ha ribadito che «il suo assistito intorno al mese di novembre lo aveva contattato per fare delle dichiarazioni sull’omicidio di Meredith Kercher. E che si è presentato ai pubblici ministeri intorno al 18 gennaio 2008 appena di ritorno da una vacanza in Albania».

E' stato poi il turno del clochard Antonio Curatolo che sostiene di aver visto Amanda Knox e Raffaele Sollecito la sera del 1 novembre, attorno alle 21, 30 in piazza Grimana, a poca distanza dalla casa dove è stato compiuto l’omicidio (loro hanno sempre sostenuto di essere rimasti nell’abitazione del giovane e quindi impossibile vederli lì a quell’ora) e il teste Fabrizio Gioffredi, un laureato in relazioni internazionali, che ha asserito di aver visto nel pomeriggio del 30 ottobre 2007, uscire tra le 17 e 17, 30 in una giornata piovosa, dalla casa di via della Pergola, Amanda, Mez, Raffaele Sollecito e un giovane di colore («al 99% Guedè, ma - ha detto - non ne sono sicuro perchè era coperto da Sollecito») affermazioni queste che hanno provocato una reazione dell’ingegnere informatico di Giovinazzo. Sollecito ha infatti chiesto di poter rilasciare una dichiarazione spontanea, per controbattere le affermazioni di chi lo avrebbe visto insieme a Rudy Guedè. «non posso essere stato visto con Rudy Guedè (il terzo imputato per l’omicidio e violenza in concorso che ha avuto 30 anni in rito abbreviato - ndr) perchè non lo ho mai incontrato e conosciuto». «E' la terza, quarta volta che lo ribadisco; non l’ho mai incontrato e non lo conosco».


[ Stampa ] 28 March 2009




Chiara Poggi murder: Stasi asks for fast-track trial
[ Stampa ] 28 March 2009
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Meredith/ Teste: "Rudy voleva la mia auto per portare via mobili"
di Apcom
Il testimone albanese ricostruisce l'incontro con gli indagati

Perugia, 28 mar. (Apcom) - Si è conclusa l'udienza sul processo per l'omicidio di Meredith Kercher che ha visto come protagonista il super testimone albanese Hekuran Kokomani che ha sempre affermato di aver visto Amanda, Raffaele e Rudy di fronte alla casa di via della Pergola, anche se non sa dire se questo sia avvenuto il 30 ottobre o il primo novembre. Kokomani ha ampliato la sua dichiarazione precisando un fatto considerando importante per l'accusa: il suo colloquio con Rudy davanti alla casa di via della Pergola. "Rudy mi chiese se potevo dargli la mia auto - precisa Kokomani - perchè doveva trasportare alcuni mobili dalla casa. In cambio mi avrebbe dato 250 euro. Stavamo contrattando anche perchè non i andava di cedergli l'auto fino alla sera del giorno dopo. Poi sono scappato perchè dallo specchietto, ho visto arrivare Sollecito con un coltello". E proprio sul coltello Kokonami ha avuto diverse esitazione: l'avvocato Giulia Bongiorno, difensore di Raffaele Sollecito, ha fatto notare come il testimone sui verbali afferma "che il coltello di Sollecito era diverso da quello visto impugnare da Amanda" mentre oggi in aula "parla di un coltello unico". Giulia Bongiorno sul colloquio con Rudy parla di dichiarazioni nuove e inedite, mentre per il Pm Manuela Comodi i fatti erano noti e registrati sui verbali.


[ Wall Street Italia ] 28 March 2009
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OMICIDIO MEREDITH, SOLLECITO CONTESTA TESTE: NON CONOSCO RUDY
sabato 28 marzo 2009 16:0

PERUGIA (Reuters) - Raffaele Sollecito, uno degli imputati nel processo per l'omicidio della studentessa britannica Meredith Kercher, ha contestato oggi la deposizione di un testimone che sostiene di averlo visto due sere prima del delitto assieme alla vittima, all'altra imputata Amanda Knox e a una terza persona, identificata come Rudy Guede già condannato nel caso a 30 anni di carcere.
"Gioffredi non può avermi visto con Rudy perché, ribadisco, io Rudy non lo conosco, non l'ho mai incontrato in vita mia", ha detto Sollecito davanti ai giudici della Corte d'Assise oggi a Perugia.
Rispondendo ai giudici che gli chiedevano di descrivere come fossero vestiti quella notte i quattro ragazzi, Gioffredi ha detto: "Ricordo che Amanda aveva un cappotto lungo e rosso".
"Non ho mai visto Amanda con un cappotto lungo e rosso", ha replicato Sollecito.
"Io quel giorno ero altrove e verrà dimostrato dai documenti che di seguito fornirà la mia difesa", ha puntualizzato Sollecito.
Nel corso della prossima udienza -- che si terrà venerdì -- saranno ascoltati i tecnici che hanno eseguito l'autopsia sul corpo di Meredith mentre il giorno dopo -- sabato prossimo -- sarà la volta di Rudy e Lumumba.
Il processo vede imputati l'americana Knox e Sollecito, studenti e fidanzati all'epoca della morte di Meredith, che devono rispondere di omicidio, violenza sessuale, simulazione di reato, furto. Knox verrà processata anche per avere calunniato Patrick Lumumba, un congolese arrestato subito dopo l'omicidio e poi rilasciato, quando gli investigatori hanno appurato che era estraneo ai fatti.
A ottobre, nel corso dell'udienza preliminare, Knox e Sollecito hanno ribadito di essere innocenti. La giovane americana ha anche detto di aver subito pressioni dalla polizia per confessare.


[ Reuters ] 28 March 2009
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PostPosted: Sat Apr 04, 2009 11:21 am   Post subject: Video news   

28/03/2009 15:26:59
OMICIDIO MEREDITH, LA TESTIMONIANZA DEL CLOCHARD
L'uomo ha visto Amanda e Raffaele insieme vicino alla villetta
SERVIZIO DI EMANUELA GARULLI

[ LA7 ]
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PostPosted: Sat Apr 04, 2009 11:22 am   Post subject:    

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INASPETTATA SVOLTA ALL'UDIENZA PER L'OMICIDIO DI PERUGIA. UN CLOCHARD "FILOSOFO"
DICHIARA DI AVER VISTO LA GIOVANE AMERICANA E SOLLECITO IN UNA PIAZZA
PROCESSO MEREDITH, UN ALIBI AD AMANDA
DAL TESTIMONE DELL'ACCUSA
DAL NOSTRO INVIATO MEO PONTE
PERUGIA - Doveva essere il teste chiave dell'accusa, la voce che avrebbe irrimediabilmente inchiodato all'uccisione di Meredith Kercher Amanda Knox e Raffaele Sollecito. Oggi invece Antonio Curatolo, 53 anni, un filosofo di strada che da una decina di anni dorme sulle panchine di piazza Grimana, a pochi passi dalla villetta dove la notte del 1 novembre fu uccisa la studentessa inglese, con la sua sua deposizione ha di fatto dato un alibi ai due imputati.

"Quella sera stavo leggendo l'Espresso su una panchina - ha raccontato il clochard che qualche anno fa aveva testimoniato in un altro processo per omicidio incastrando l'imputato" - mentre fumavo una sigaretta ho notato in fondo alla piazza, vicino al campo da basket due fidanzati, per lo meno mi sono sembrati tali, che discutevano tra loro, come stessero litigando. Li ho osservati dalle 21,30 sino a quando me ne sono andato a dormire nel parco, verso le 23,30. Quei due ragazzi sono in quest'aula. Sono Amanda e Raffaele".

Per gli avvocati dei due imputati la testimonianza di Curatolo si rivela un aiuto inaspettato. Durante l'udienza di venerdì Nara Capezzali, una pensionata che vive a poca distanza dalla casa del delitto, aveva ripetuto di aver sentito un urlo lacerante di donna tra le 23 e le 23,30. E altrettanto aveva fatto Alessandra Monacchia, un'altra vicina di via Della Pergola 7. Che il teste su cui i pm Giuliano Mignini e Manuela Comodi contavano tanto una volta di fronte ai giudici della Corte d'Assise di fatto collochi i due imputati nella piazza nel momento esatto del delitto quindi rappresenta indubbiamente un duro colpo alle tesi dell'accusa.

Alla tredicesima udienza del processo per l'uccisione di Meredith Kercher il tallone d'Achille dell'accusa paiono essere proprio i testimoni chiamati in aula dai pm. In particolare l'albanese Hekuran Kokomani, giudicato già del tutto intattendibile durante l'udienza preliminare dal gup Paolo Micheli e oggi però, masochisticamente, riproposto alla Corte d'Assise. Con un insolito stratagemma: per ridare credibilità al teste che a suo tempo aveva raccontato uno sconcertante incontro con Amanda e Raffaele (armati di coltelli) e Rudy la sera prima del delitto e che era poi caduto nel ridicolo affermando di aver già visto la giovane americana e il suo ragazzo pugliese a luglio insieme ad uno zio made in Usa (è stato accertato che Amanda arrivò in Italia solo nel settembre 2007), i pm hanno convocato in aula anche il suo avvocato, Antonino Aiello che naturalmente non ha potuto far altro che ribadire la credibilità del suo cliente.


Ma Kokomani in aula è dovuto arrivare in manette perché nel frattempo è stato arrestato perché sorpreso con sei grammi di cocaina dai carabinieri. Nonostante gli sforzi del presidente della Corte Giancarlo Massei di mettere ordine nei suoi confusi ricordi, è sostanzialmente caduto in un vortice di contraddizioni. Per Giulia Buongiono, legale di Raffaele Sollecito, non è stato infatti difficile far risaltare la sua assoluta inaffidabilità. E Luciano Ghirga, l'avvocato di Amanda, ha definito la seconda deposizione dell'albanese "il replay di una catastrofe giudiziaria". E poco ha contato anche la deposizione di Fabio Gioffredi, un ragazzo che giura di aver visto insieme Meredith, Amanda, Raffaele e Rudy il 30 ottobre 2007 davanti alla casa di via Della Pergola. Ha voluto rispondergli lo stesso Raffaele: "Non ho mai visto Rudy in vita mia e sono in grado di provare che quel giorno ero da un'altra parte".

In più gran parte dei testimoni si sono presentati al pm quasi ad un anno di distanza dal delitto. Addirittura alcuni di loro lo hanno fatto dopo essere stati rintracciati dai giornalisti de Il giornale dell'Umbria. Un particolare che la dice lunga su come è stata condotta l'inchiesta sulla morte della studentessa inglese. Il processo riprenderà la prossima settimana con le deposizioni dei consulenti medico legali dell'accusa e le deposizioni di Patrick Lumumba, indicato in un primo tempo come l'assassino di Meredith e ora parte lesa, e di Rudy Guede, già condannato a 30 anni con il rito abbreviato, che probabilmente si avvarrà della facoltà di non rispondere.

(28 marzo 2009)


[ Repubblica ] 28 March 2009
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MEREDITH. SCONTRO TRA TESTIMONIANZE: PER LA DIFESA SONO INATTENDIBILI

28 Marzo 2009
Seduto su una panchina di piazza Grimana, non lontano dalla casa dove venne uccisa Meredith Kercher, Antonio Curatolo notò Raffaele Sollecito e Amanda Knox la notte del delitto. Tra le 21.30-22 e le 23-23.30 ha detto oggi alla Corte d'assise di Perugia davanti al quale si svolge il processo ai due giovani per l'omicidio della studentessa inglese. Un'udienza caratterizzata anche dalla deposizione dell'albanese Hekuran Kokomani.
Curatolo ha spiegato di "vivere su una panchina" da otto-nove anni. Della sera del delitto, ha spiegato di essersi messo verso 21.30-22 "a leggere l'Espresso e a fumare una sigaretta" in piazza Grimana. "Intorno al campo di basket (che si trova lì - ndr) - ha proseguito - vidi due ragazzi che sembravano fidanzati, forse discutevano. Lui andava verso la ringhiera a guardare di sotto (dove c' è anche la casa del delitto - ndr). Li ho visti per l'ultima volta poco prima di mezzanotte". Alla domanda del pm su chi fossero, Curatolo ha indicato Sollecito e la Knox.
Secondo gli inquirenti il clochard avrebbe quindi visto gli imputati subito prima dell'omicidio. Dopo di lui Fabrizio Gioffredi ha riferito che il 30 ottobre vide uscire dalla casa di Mez Sollecito, la Knox, con indosso un cappotto rosso, la Kercher e "un ragazzo di colore, al 99% Rudy Guede". Una deposizione alla quale ha replicato Sollecito. "Non può avermi visto insieme a Rudy - ha detto in una dichiarazione spontanea - perché non lo conosco. Non ho poi mai visto Amanda con un cappotto rosso. Quel giorno ero altrove".
A lungo è stato quindi sentito l'albanese Hekuran Kokomani. Ha detto di avere visto davanti alla casa di Mez, Sollecito e la Knox, che avevano in mano ciascuno un coltello (quello del giovane italiano ha detto di averlo poi riconosciuto nelle foto pubblicate dai giornali), ma anche Guede. Non ha saputo indicare se si trattasse della sera del 31 ottobre o quella del primo novembre del 2007 ma ha parlato anche di urla, forse di una lite, provenire dall'abitazione. Kokomani ha anche riferito di avere visto in un bar, tra la fine di agosto e l'inizio di settembre, Sollecito, la Knox e quello che ha definito uno "uno zio" di quest'ultima in base ai loro dialoghi nel locale (circostanza della quale parlava anche in un'intervista al Tg5 proposta in aula), anche se l'americana aveva già spiegato di non avere mai avuto alcuno zio che era venuto a trovarla a Perugia (dove è giunta alla metà di settembre). Ha quindi spiegato di essersi sentito minacciato dopo la deposizione agli investigatori ma di non avere sporto denuncia.
L'avvocato Giulia Bongiorno, uno dei difensori di Sollecito, ha replicato sottolineando che i due imputati si erano conosciuti alla fine di ottobre. Ha ricordato che il testimone è già stato definito inattendibile dal gup che lo ha già sentito e sottolineato che oggi c'è stato "un continuo mutamento di dichiarazioni". "Testimone attendibile riguardo alla conoscenza dei ragazzi" la replica dei legali della famiglia Kercher, Francesco Maresca e Serena Perna. Di Curatolo l'avvocato Bongiorno ha parlato come di un teste che "sgretola l'accusa". "Ha riferito - ha aggiunto - che i ragazzi non erano in via della Pergola". Testimonianza invece "apprezzabile" per gli avvocati Maresca e Perna secondo i quali gli imputati "sicuramente erano in giro".
Venerdì si torna in aula con le deposizioni dei medici legali. Poi, sabato, saranno ascoltati Patrick Lumumba e Guede ( l'invoriano giudicato con rito abbreviato e condannato per il delitto di Mez a 30 anni) che quasi sicuramente si avvarrà della facoltà di non rispondere.


[ Occidentale ] 28 March 2009
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PostPosted: Sat Apr 04, 2009 11:23 am   Post subject:    

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MEREDITH UNA VICINA DI CASA RACCONTA IN AULA QUEL CHE SENTÌ PRIMA DELL'OMICIDIO
«UNA DONNA URLÒ A LUNGO QUELLA NOTTE»
PERUGIA UN GRIDO DI DONNA, PROLUNGATO E STRAZIANTE, «DA FARE ACCAPPONARE LA PELLE», POI UNO O PIÙ PERSONE, CHE CORREVANO NEI PRESSI DELLA CASA DOVE A PERUGIA VENNE UCCISA MEREDITH KERCHER: È QUANTO RICORDA DELLA NOTTE DEL DELITTO NARA CAPEZZALI CHE HA RICOSTRUITO QUEI MOMENTI DAVANTI ALLA CORTE D'ASSISE CHE PROCESSA RAFFAELE SOLLECITO E AMANDA KNOX.

Un urlo che la donna ha poi collegato al delitto. «Dopo le prime notizie pensai, ecco chi era che urlava...», ha detto in aula. Una deposizione «genuina che conferma come si sono svolti i fatti» hanno sottolineato gli avvocati Francesco Maresca e Serena Perna, legali della famiglia della vittima. «Ribadisce - hanno aggiunto - che l'omicidio è avvenuto tra le 23.30 e la mezzanotte, lontano dall'orario in cui Sollecito sostiene di essere rimasto in casa sua». Una «testimonianza inattendibile» invece per l'avvocato Luca Maori, uno dei difensori del giovane pugliese, secondo il quale in base al racconto della Capezzali «se un urlo c' è stato è da collocare la notte del 31 ottobre e non del primo novembre».
28/03/2009


[ Tempo ] 28 March 2009
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OMICIDIO MEREDITH: KOKOMANI ULTIMO TESTE, VENERDI' PROSSIMA UDIENZA

SARANNO ASCOLTATI MEDICI LEGALI - SABATO TOCCHERA' A LUMUMBA E GUEDE

ultimo aggiornamento: 28 marzo, ore 19:48
Perugia, 28 mar. (Adnkronos) - Riprendera' venerdi' prossimo il processo in corso davanti alla Corte d'Assise di Perugia per l'omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher che vede imputati Raffaele Sollecito e Amanda Knox. Nella prossima udienza aranno ascoltati i medici legali, mentre sabato tocchera' a Patrick con rito Lumumba e a Rudy Hermann Guede, l'invoriano giudicato con abbreviato e condannato per il delitto di Mez a 30 anni.


[ AND Kronos ] 28 March 2009
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PostPosted: Sat Apr 04, 2009 11:24 am   Post subject:    

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MEREDITH, UN TESTE: «VIDI SOLLECITO
E AMANDA KNOX VICINO ALLA CASA»
Altra testimonianza: «Erano insieme a Guede»
La reazione dell'imputato: «Impossibile, non ero lì»
ROMA (28 marzo) - Sul banco dei testimoni davanti alla Corte d'Assise di Perugia nel processo per l'omicidio di Meredith Kercher è stato il giorno di un clochard, Antonio Curatolo, e di Fabrizio Gioffredi, un ricercatore universitario. Il senzatetto ha dichiarato di aver visto gli imputati Raffaele Sollecito e Amanda Knox non lontano dalla casa di Via della Pergola nella serata del delitto.

Il riconoscimento. «Da otto-nove anni - ha detto in aula Antonio Curatolo - vivo per strada nella zona di piazza Grimana. Quella sera stavo su una panchina a leggere l'Espresso. Fumavo una sigaretta e vidi intorno al campo da basket (che si trova sulla piazza, ndr) due ragazzi che sembravano fidanzati discutere tra loro. Lui ogni tanto andava alla ringhiera a guardare di sotto (nella zona in cui c'è anche la casa di Meredith, ndr)». Su richiesta del pm Giuliano Mignini, Curatolo ha riconosciuto in aula Raffaele e Amanda come i due fidanzati «che guardavano con fare sospetto verso l’abitazione di via della Pergola».

«Ho visto insieme Sollecito, Guede e la Knox». Il teste Fabrizio Gioffredi ha sostenuto di aver visto i tre «uscire insieme il 30 ottobre dalla casa di via della Pergola. La giovane americana indossava un cappotto lungo rosso». Sollecito ha reagito immediatamente alla testimonianza, chiedendo ai giudici di poter rilasciare dichiarazioni spontanee. «Quel teste non può avermi visto insieme a Rudy - ha ribattuto Sollecito - perché non lo conosco e penso di non averlo mai incontrato in vita mia. Non ho mai visto ad Amanda quel cappotto. Quel giorno ero altrove e verrà dimostrato dalla mia difesa».

«Testimone inattendibile». Nel pomeriggio ha deposto davanti ai giudici di Perugia anche l'albanese Hekuran Kokomani, che ha confermato di avere visto Amanda Knox, Raffaele Sollecito e Rudy Guede davanti alla casa dove abitava Meredith Kercher, senza però sapere specificare se fosse la sera del 31 ottobre o del primo novembre. Secondo lo straniero Sollecito e la Knox avrebbero avuto in mano ciascuno un coltello. Giulia Bongiorno, difensore di Raffaele Sollecito, ha contestato in aula al teste più volte contraddizioni con le versioni rese in passato. Al termine dell'udienza il legale ha sottolineato che si tratta di un testimone «già dichiarato inattendibile dal gup. Abbiamo avuto un continuo mutamento di dichiarazioni. Non si sa quando e a che ora avvengono i fatti e a volte li colloca in date in cui è impossibile si verifichino».

[ Messaggero ] 28 March 2009
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2009-03-28 19:22 Meredith: teste, Knox, Sollecito e Guede davanti casa Mez Pero' non specifica se giorno delitto o prima (ANSA)- PERUGIA, 28 MAR - Il testimone albanese ha confermato di avere visto Knox, Sollecito e Guede davanti alla casa dove abitava Meredith Kercher. Senza pero' sapere specificare se fosse la sera del 31 ottobre o del primo novembre. Secondo lo straniero Sollecito e la Knox avrebbero avuto in mano ciascuno un coltello. Ha inoltre riferito di avere sentito 'voci di piu' persone', forse una lite, nella villetta. 'C'era qualcuno che urlava', ha detto.

[ ANSA ] 28 March 2009
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OMICIDIO MEREDITH: KOKOMANI ULTIMO TESTE, VENERDI' PROSSIMA UDIENZA

Perugia, 28 mar. (Adnkronos) - Riprendera' venerdi' prossimo il processo in corso davanti alla Corte d'Assise di Perugia per l'omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher che vede imputati Raffaele Sollecito e Amanda Knox. Nella prossima udienza aranno ascoltati i medici legali, mentre sabato tocchera' a Patrick Lumumba e a Rudy con rito abbreviato e Hermann Guede, l'invoriano giudicato con condannato per il delitto di Mez a 30 anni.
L'udienza di oggi si e' conclusa con la testimonianza dell'albanese Hekuran Kokomani, portato in aula dagli agenti penitenziari, essendo attualmente detenuto per droga. Kokomani, che era stato ritenuto inattendibile dal gup, ha raccontato di aver visto Amanda e Raffaele insieme a Guede davanti al casolare di via della Pergola, senza pero' riuscire a ricordare se si trattasse della sera del 31 ottobre o di quella dell'1 novembre 2007. In particolare, l'albanese ha detto di aver urtato con la sua auto due ragazzi, identificati in Sollecito e Knox, e di aver discusso con loro. Nel corso della discussione, a suo dire, la studentessa americana gli avrebbe fatto vedere un coltello, dicendogli ''adesso ti faccio vedere io''. Secondo Kokomani, anche lo studente pugliese avrebbe avuto un coltello. Sul posto poi, secondo l'albanese, sarebbe a un certo punto arrivato l'ivoriano Guede, che lui conosceva da prima. A Rudy Kokomani avrebbe chiesto perche' Amanda fosse in possesso di un coltello, sentendosi rispondere che era in corso una festa e che il coltello serviva a tagliare la torta.
L'albanese ha anche raccontato di un episodio avvenuto tra la fine di agosto e i primi di settembre del 2007, quando avrebbe incontrato in un bar di Perugia i due imputati insieme allo zio di Amanda. Una circostanza smentita dalla difesa, secondo cui i due ragazzi si sarebbero conosciuti alla fine di ottobre.


[ Libero ] 28 March 2009
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28-03-09 MEREDITH: SFILANO TESTI CHE HANNO VISTO IMPUTATI. SOLLECITO CONTROBATTE
(ASCA) - Perugia, 28 mar - La Corte d'Assise per il processo ad Amanda Knox e Raffaele Sollecito, accusati della morte della studentessa inglese Meredith Kercher, ha ascoltato oggi 4 testi che asseriscono di aver visto gli imputati.

In aula sono sfilati dinanzi la corte presieduta da Giancarlo Massei, il clochard Antonio Curatolo che sostiene di aver visto Amanda Knox e Raffaele Sollecito la sera del 1 novembre, attorno alle 21,30 in Piazza Grimana, a poca distanza dalla casa dove e' stato compiuto l'omicidio (loro hanno sempre sostenuto di essere rimasti nell'abitazione del giovane e quindi impossibile vederli li' a quell'ora) e il teste Fabrizio Gioffredi, un laureato in relazioni internazionali, che ha asserito di aver visto nel pomeriggio del 30 ottobre 2007, uscire tra le 17 e 17,30 in una giornata piovosa, dalla casa di Via della Pergola, Amanda, Mez, Raffaele Sollecito e un giovane di colore (al 99% Guede', ma - ha detto - non ne sono sicuro perche' era coperto da Sollecito) affermazioni queste che hanno provocato una reazione dell'ingegnere informatico di Giovinazzo.

Sollecito ha infatti chiesto di poter rilasciare una dichiarazione spontanea, per controbattere le affermazioni di chi lo avrebbe visto insieme a Rudy Guede. ''Non posso essere stato visto con Rudy Guede (il terzo imputato per l'omicidio e violenza in concorso che ha avuto 30 anni in rito abbreviato - ndr) perche' non lo ho mai incontrato e conosciuto''. ''E' la terza, quarta volta che lo ribadisco; non l'ho mai incontrato e non lo conosco''. Ed ancora una affermazione sul ''capotto rosso'' di cui aveva parlato il teste Gioffredi nel rispondere alle domande del Pm Mignini e delle difese, tanto che Sollecito ha sottolineato di ''non aver mai visto Amanda con un capotto rosso''.

''In quel giorno - il 30 ottobre - ha concluso Raffaele - io mi trovato altrove e cio' verra' dimostrato dalle mie difese e dai documenti''. Sia nella testimonianza del clochard Curatolo che in quella di Gioffredi, sono stati approfonditi gli orari dei momenti in cui venivano visti Amanda e Raffaele. Curatolo, che da una decina di anni dorme su una panchina dinanzi alla sede dell'Universita' per Stranieri, in piazza Grimana, ha spiegato che alle 21,30, mentre era seduto a leggere il giornale, vide vicino alla ringhiera i due ex fidanzatini che parlavano e che, il ragazzo di tanto in tanto si alzava e si sporgeva in direzione del casolare, mentre c'erano tanti altri giovani che si trovavano nella piazza e che aspettavano di partire con i bus per le discoteche, come avveniva dalle 23,30 a mezzanotte il giovedi', venerdi' e sabato ed i giorni pre-festivi. Sempre su quanto visto dinanzi alla casa del delitto, e' stato sentito anche Hekuran Kokomani, l'albanese che ha dato piu' di una versione, ascoltato dalla corte tra due agenti della penitenziaria, perche' detenuto da meta' febbraio 2009, per possesso di droga.

red/mac/ss


[ ASCA ] 28 March 2009
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OMICIDIO MEREDITH: TESTIMONIA CLOCHARD, VIDI IMPUTATI INSIEME LA SERA DEL DELITTO

Perugia, 28 mar. (Adnkronos) - E' ripreso con la testimonianza del clochard Antonio Curatolo il processo a Raffaele Sollecito e ad Amanda Knox per l'omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher in corso davanti alla Corte d'Assise di Perugia. Curatolo ha ribadito quello che ha sempre detto, cioe' di aver visto la sera del primo novembre Amanda e Raffaele al campetto da basket di piazza Grimana, dove il clochard da anni dorme abitualmente. In particolare, Curatolo, dopo avere indicato in aula i due imputati, riconoscendoli per l'ennesima volta, ha raccontato che alle 21.30 circa di quella sera lui era seduto sulla panchina ''a leggere l'Espresso'', quando, alzando gli occhi, ha notato Amanda e Raffaele, seduti a parlare sul muretto, vicino a un lampione.
Il clochard ha spiegato di averli osservati fino alle 23.30 circa. ''Ogni tanto fumavo una sigaretta e alzavo lo sguardo - ha raccontato - Lo avro' fatto quattro o cinque volte e ogni volta ho visto i due ragazzi insieme''. Curatolo ha anche detto di aver visto Sollecito in piu' occasioni alzarsi dal muretto e affacciarsi alla ringhiera guardando in direzione del casolare di via della Pergola.
Anche un altro teste ha riconosciuto in aula Amanda e Raffaele. Si tratta di Fabrizio Gioffredi, che, nella testimonianza di oggi, ha ribadito di aver visto, intorno alle 17-17.30 del 30 ottobre, i due imputati e la vittima uscire dalla casa del delitto insieme a un ragazzo di colore. "Al 99 per cento Rudy Hermann Guede", ha detto il teste. Gioffredi ha raccontato che pioveva e si stava dirigendo alla sua auto, parcheggiata poco piu' in la', quando ha notato i quattro, tra i quali la studentessa americana che portava un cappotto rosso. Alle parole di Gioffredi Sollecito ha voluto replicare con una dichiarazione spontanea: ''Non posso essere stato visto con Rudy Hermann Guede perche' ribadisco di non averlo mai visto e conosciuto", ha detto lo studente di Giovinazzo, sostenendo anche di non aver ''mai visto ad Amanda un cappotto rosso'', e assicurando: ''Quel giorno ero altrove, e questo verra' dimostrato dalle mie difese e dai documenti''.


[ Libero ] 28 March 2009
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2009-03-28 12:19 Meredith: clochard dice di aver visto imputati La notte del delitto in piazza Grimana da 21, 30 fino a prima 24 (ANSA) - PERUGIA, 27 MAR - La notte dell'omicidio di Meredith Kercher il clochard Curatolo vide Sollecito e la Knox in piazza Grimana dalle 21,30 a prima delle 24.Lo ha detto deponendo davanti alla Corte d'assise di Perugia nel processo ai due giovani, precisando che li vide fino 'a poco prima di mezzanotte'. La piazza si trova non lontano dalla casa del delitto. 'Da 8-9 anni - ha detto Curatolo - vivo per strada nella zona di piazza Grimana. Quella sera stavo su una panchina a leggere l'Espresso. Vidi due ragazzi'.

[ ANSA ] 28 March 2009
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PROCESSO DI PERUGIA, CONTINUANO I DUBBI SUI TESTIMONI
L'ALBANESE HEKURAN KOKOMANI E IL CLOCHARD CHE INCHIODEREBBERO RAFFAELE SOLLECITO E AMANDA KNOX IN AULA NON CONVINCONO DEL TUTTO
28 marzo, 2009

Si gioca tutto sull'attendibilità dei testimoni, prima ancora che sulle loro dichiarazioni, la nuova udienza a carico di Raffaele Sollecito e Amanda Knox, per l'omicidio Kercher. Oggi, davanti alla Corte d'Assise di Perugia, verrà ascoltato Hekuran Kokomani, l'albanese che, con la sua testimonianza inchioderebbe la Knox, Sollecito e Guede sulla scena del delitto. L'uomo, però, arrestato a febbraio per spaccio, era già stato giudicato inattendibile nell'udienza preliminare. Contraddittorie anche le dichiarazioni del clochard che avrebbe visto Raffaele e Amanda vicino alla casa di Mez.

[ SKY ] 28 March 2009
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IL CLOCHARD: «QUELLA SERA VIDI AMANDA E RAFFAELE». MA SI CONFONDE SUGLI ORARI
SOLLECITO: «MAI VISTO GUEDE IN VITA MIA»
L'IMPUTATO PROTESTA DOPO LA TESTIMONIANZA DI UN GIOVANE RICERCATORE, CHE AFFERMA DI AVER VISTO I QUATTRO INSIEME

MILANO - Il testimone: «Il 30 ottobre ho visto Amanda, Raffaele, Rudy e Meredith tutti insieme davanti alla casa di via della Pergola». Pronta la reazione di Raffaele Sollecito, che si alza e chiede di fare una dichiarazione spontanea: «Quel teste non può avermi visto insieme a Rudy perché non lo conosco e penso di non averlo mai incontrato in vita mia». Fabrizio Gioffredi, un giovane ricercatore universitario, aveva sostenuto di avere visto insieme il giovane, Meredith Kercher, Amanda Knox e Guede il 30 ottobre uscire dalla casa di via della Pergola. In tale occasione - secondo il testimone - la giovane americana indossava un cappotto lungo rosso. «Mai visto quel cappotto ad Amanda», ha sottolineato Sollecito. «Quello che ha descritto - ha aggiunto - è impossibile. Quel giorno ero altrove e verrà dimostrato dalla mia difesa». Quella di Gioffredi è la prima testimonianza che parla di una conoscenza certa tra i quattro protagonisti.
IL CLOCHARD - Sul banco dei testimoni è salito anche un clochard che frequentava piazza Grimana, la piazza sovrastante il casolare degli orrori di via della Pergola. Il teste ha confermato - come nei verbali della Procura - di aver visto, la notte dell’omicidio di Metz, Amanda e Raffaele insieme, in più ha aggiunto che «i due giovani guardavano con fare sospetto verso l’abitazione di via della Pergola». Un testimone dunque importante, perché smonterebbe l’alibi dei due fidanzatini e proverebbe un coinvolgimento diretto sempre dei due indagati sull’azione dell’omicidio. Però il clochard ha commesso in aula qualche passo falso: nei verbali aveva ribadito di aver visto Amanda e Raffaele intorno alle 23, mentre oggi, dopo diversi tentennamenti, ha spostato le lancette dell’orologio tra le 21 e le 21.30.

28 marzo 2009


[ Corriere ] 28 March 2009
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SOLLECITO, MAI VISTO E CONOSCIUTO GUEDE

(AGI) - Perugia, 28 mar. - "Non posso essere stato visto con Rudy Hermann Guede perche' ribadisco di non averlo mai visto e conosciuto". E' quanto ha voluto sottolineare lo studente di Giovinazzo, Raffaele Solellecito, facendo dichiarazioni spontanee al termine della testimonianza davanti alla Corte d'Assise di Perugia del testimone che ha riferito di aver visto Sollecito, la Knox, Meredith e Guede insieme, uscire dal casolare di via della Pergola, il 30 ottobre del 2007. Il testimone "non puo' avermi visto in compagnia di Rudy Guede perche' io non lo conosco - ha detto Raffaele Sollecito in aula -. Questa e' la terza-quarta volta che lo ribadisco. Non l'ho mai incontrato in vita mia e tanto meno lo conosco". Sollecito ha poi spiegato di non aver "mai visto ad Amanda un cappotto rosso" come quello descritto dal testimone. "Io quel giorno mi trovavo altrove - ha concluso Sollecito - e verra' dimostrato nel proseguo di questo processo dalle mie difese e dai documenti".

[ AGI ] 28 March 2009
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TESTE, MEREDITH E ACCUSATI INSIEME DAVANTI A CASA

(AGI) - Perugia, 28 mar. - Il 30 novembre, intorno alle 17-17:30, Amanda, Raffaele e Meredith, insieme a un ragazzo di colore, probabilmente Rudy, uscivano insieme dal casolare di via della Pergola. E' quanto ha sostenuto questa mattina durante la sua testimonianza nel processo per l'omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher, Fabrizio Gioffredi, che oggi ha riconosciuto in aula Amanda e Raffaele. Il testimone ha riferito che quel giorno, andando a riprendere l'auto parcheggiata poco distante dalla casa del delitto, ha visto i quattro ragazzi uscire insieme dall'abitazione. Gioffredi ha riferito che pioveva e che Amanda indossava un cappotto rosso.
Riguardo al ragazzo di colore, il teste ha spiegato che "al 99 per cento si trattava di Rudy Hermann Guede", l'ivoriano gia' condannato a 30 anni con rito abbreviato per l'omicidio della giovane inglese.

[ AGI ] 28 March 2009
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L'OMICIDIO DI MEZ
RAFFAELE PRENDE LA PAROLA IN AULA
"IO RUDY NON LO CONOSCEVO NEMMENO"
''Quell'uomo non puo' avermi visto insieme a Rudy perchè non lo conosco e penso di non averlo mai incontrato in vita mia''. Queste le parole di Raffaele Sollecito che ha preso la parole per una breve dichiarazione spontanea davanti alla Corte d'assise di Perugia riferendosi alla deposizione di Fabrizio Gioffredi

Perugia, 28 marzo 2009 - ''Quell'uomo non puo' avermi visto insieme a Rudy perchè non lo conosco e penso di non averlo mai incontrato in vita mia''. Queste le parole di Raffaele Sollecito che ha preso la parole per una breve dichiarazione spontanea davanti alla Corte d'assise di Perugia riferendosi alla deposizione di Fabrizio Gioffredi.


Questi aveva sostenuto di avere visto insieme il giovane, Meredith Kercher, Amanda Knox e Rudy Guede il 30 ottobre uscire da casa di via della Pergola. In tale occasione - secondo il testimone - la giovane americana indossava un cappotto lungo rosso. ''Mai visto Amanda - ha sottolineato Sollecito - con quel cappotto. Quello che ha descritto - ha aggiunto - è impossibile. Quel giorno ero altrove e verrà dimostrato dalla mia difesa''.


[ Nazione ] 28 March 2009
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IL DELITTO DI MEREDITH
LA TESTIMONIANZA DEL CLOCHARD
"QUELLA NOTTE LI HO VISTI
LITIGARE IN PIAZZA GRIMANA"



E' ripresa in Corte d'Assise l'udienza per il processo a carico di Amanda Knox e Raffaele Sollecito con la testimonianza del clochard Antonio Curatolo. "La notte dell'omicidio di Meredith Kercher - ha detto - ho visto i due ragazzi in piazza Grimana, non lontano dalla casa del delitto, dalle 21.30 fino a poco prima di mezzanotte

Perugia, 28 marzo 2009 - E' ripresa in Corte d'Assise l'udienza per il processo a carico di Amanda Knox e Raffaele Sollecito con la testimonianza del clochard Antonio Curatolo. "La notte dell'omicidio di Meredith Kercher - ha detto - ho visto i due ragazzi in piazza Grimana, non lontano dalla casa del delitto, dalle 21.30 fino a poco prima di mezzanotte.

''Da otto o nove anni - ha spiegato Curatolo - vivo per strada nella zona di piazza Grimana. Quella sera stavo su una panchina a leggere l'Espresso. Fumavo una sigaretta e vidi intorno al campo di basket (che si trova sulla piazza - ndr) due ragazzi che sembravano fidanzati discutere tra loro. Lui ogni tanto andava alla ringhiera a guardare di sotto (nella zona in cui c'è anche la casa di Mez - ndr)''. Alla domanda del pm Giuliano Mignini su chi fossero, il clochard ha indicato Sollecito e la Knox, entrambi in aula.

Ha quindi sostenuto di avere ''osservato quattro-cinque volte'' i due imputati. Curatolo ha affermato di essere tornato in piazza Grimana ''nella tarda mattinata'' del giorno dopo, notando che ''c'era qualcosa di strano, con la polizia che andava e veniva''. L'uomo ha sostenuto inoltre di non avere mai visto Rudy Guede, già condannato a 30 anni per il delitto. Un altro dei testimoni sentiti stamani, Fabrizio Gioffredi, ha detto di avere visto insieme Sollecito, la Knox, la Kercher e un ''ragazzo di colore che al 99 per cento era Guede'' uscire dalla casa di via della Pergola nel pomeriggio del 30 ottobre.


[ Nazione ] 28 March 2009
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MEREDITH: UDIENZA RIPRESA, IN AULA IL CLOCHARD

(AGI) - Perugia, 28 mar. - E' ripreso con la testimonianza del senzatetto che vive in Piazza Grimana, a poche decine di metri dal casolare di via della Pergola, il processo davanti alla Corte d'Assise di Perugia per l'omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher. In aula anche i due imputati, Raffaele Sollecito e Amanda Knox. Quattro i testimoni citati per oggi dai pubblici ministeri Manuela Comodi e Giuliano Mignini.



[ AGI ] 28 March 2009
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l delitto di Via della Pergola
CASO MEREDITH, TESTIMONIA IL CLOCHARD CURATOLO

28 Marzo 2009
L'avvocato Giulia Bongiorno tira fuori un altro asso dalla manica nel processo per l'omicidio di Meredith Kercher. La Bongiorno, che difende Raffaele Sollecito - accusato insieme ad Amanda Knox di aver ucciso Meredith -, ha giudicato fondamentale la testimonianza di Antonio Curatolo, il clochard che nell'udienza di oggi ha testimoniato di aver visto Sollecito e la Knox in Piazza Grimana a Perugia la notte dell'omicidio, scagionandoli, secondo il difensore di Sollecito.
Curatolo "sgretola l'ipotesi dell'accusa" ha detto la Bongiorno, "il processo è stato fatto perchè si ritiene che la notte del primo novembre Amanda e Raffaele erano in via della Pergola. Oggi un testimone non portato dalla difesa ha riferito che la notte del delitto questi ragazzi erano altrove. È oggettivo che c' è una incompatibilità con l'ipotesi d'accusa».
In realtà Piazza Grimana non è lontana da Via della Pergola. E Curatolo ha spiegato: "Vivo da anni per strada nella zona di piazza Grimana. La sera del delitto stavo su una panchina a leggere l'Espresso. Fumavo una sigaretta e ho visto nei pressi del campo di basket (in Piazza Grimana, ndr) due ragazzi che discutevano tra loro. Lui ogni tanto andava alla ringhiera a guardare di sotto (verso via della Pergola, nadr)". Quando il pm Giuliano Mignini glielo ha chiesto, Curatolo ha riconosciuto in aula Raffaele e Amanda come "i due che guardavano con fare sospetto verso l’abitazione di via della Pergola".

Oggi è stato ascoltato anche il ricercatore Fabrizio Gioffredi, che ha sostenuto di aver visto Sollecito, la Knox e Rudi Guede "dalla casa di via della Pergola. La giovane americana indossava un cappotto lungo rosso". Sollecito ha reagito dicendo di non aver mai conosciuto in vita sua Guede. "Quel giorno ero altrove - ha detto il giovane - e verrà dimostrato dalla mia difesa".

L'ultima testimonianza è stata quella dell'albanese Hekuran Kokomani, che ha confermato di avere visto la Knox, Sollecito e Guede davanti alla casa dove abitava Meredith Kercher, anche se non ricorda se era il 31 ottobre o il giorno dopo. Secondo Kokomani, Raffaele e Amanda stringevano in mano un coltello. Giulia Bongiorno ha contestato duramente il teste, facendo riferimento alle sue contraddizioni con le versioni precedenti. "E' un testimone giudicato inattendibile dal gup. Abbiamo avuto un continuo mutamento di dichiarazioni. Non si sa quando e a che ora avvengono i fatti e a volte li colloca in date in cui è impossibile si verifichino". Il processo va avanti.



[ Occidentale ] 28 March 2009
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Meredith/ Testimone albanese: Amanda aveva un coltello in borsa
di Apcom
Il teste avrebbe visto i tre indagati davanti abitazione omicidio

Perugia, 28 mar. (Apcom) - Il Pm Giuliano Mignini, insieme ai pool difensivi di Raffaele Sollecito e Amanda Knox, sta ascoltando da più di due ore quello che fu definito il super-testimone albanese nelle fasi di indagine. Erogan Kokunami ha ribadito, tra mille difficoltà di comprensione per gli auditori a causa di un italiano poco fluente, di aver incontrato Amanda Knox, Raffaele Sollecito e Rudy Guede mentre "spiavano" dalla strada l'abitazione di via della Pergola. "Passavo con la mia automobile per via della Pergola - spiega il teste albanese - quando ho notato uno strano sacco nero sulla carreggiata. Prima di urtarlo piano ho suonato. A quel punto mi sono reso conto che non era un sacco nero ma erano un uomo e una donna che erano distesi". Kokunami spiega poi di aver notato un coltello lungo 40 centimetri. "L'uomo si è scagliato subito contro di me e io per reazione ho dato un cazzotto che gli ha fatto saltare gli occhiali. Poi gli animi si sono calmati anche se la ragazza ha tirato fuori dalla borsa un coltello di 40 centimetri". Il Pm ha chiesto al teste se riconoscesse in aula i due giovani con cui aveva avuto la discussione. L'albanese ha puntato il dito verso Amanda e Raffaele. "Mentre cercavo di fare manovra per andarmene - spiega Kokunami - ho notato un ragazzo di colore che conoscevo da tempo che si chiama Rudy Guede. Lui mi ha detto: 'Io non sono mica marocchino o tunisino, sono negro. Non ti preoccupare eh, è tutto a posto'". Il testimone albanese afferma di aver chiesto a Rudy a che cosa fosse servito il coltello mostrato da Amanda Knox. "Rudy mi ha detto che siccome era un giorno di festa, sarebbe servito per tagliare la torta".


[ Wall Street Italia ] 28 March 2009
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Processo Meredith, arriva il testimone clochard
Autore: dopstart pubblicato il : 28/03/2009
Processo per l'omicidio di Meredith. Oggi è il giorno della testimonianza di Antonio Curatolo, l'uomo senza fissa dimora che vide in piazza Grimana, non lontano dalla casa del delitto, dalle 21.30 fino "a poco prima di mezzanotte".
Curatolo inoltre ha testimoniato che non ha mai visto Rudy Guede che intanto è stato già giudicato.
Come finirà questa vicenda?


[ Italia News ] 28 March 2009
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«MI SI ACCAPPONÒ LA PELLE». AMANDA E RAFFAELE IN AULA: SONO APPARSI SERENI
"LA NOTTE DEL DELITTO SENTII URLO STRAZIANTE"
LA TESTIMONIANZA DELLA DONNA CHE ABITA VICINO ALLA CASA IN CUI FU UCCISA MEREDITH KERCHER



PERUGIA - La notte in cui venne uccisa Meredith Kercher, Nara Capezzali sentì un «grido prolungato e straziante di donna» provenire dalla casa del delitto e poi ancora sentì «correre» sulle scalette in ferro accanto all'abitazione di via della Pergola e «quasi nello stesso momento» passi nella ghiaia e tra le foglie secche sul piazzale antistante il casolare. Dopo, «più niente», il silenzio. È questa la testimonianza resa venerdì davanti alla Corte d'assise di Perugia nel processo a Raffaele Sollecito e ad Amanda Knox. La donna - ha spiegato - abita in via del Melo, vicino alla casa del delitto. Ai giudici ha riferito che l'urlo «non era normale, mi si accapponò la pelle». «Era prolungato - ha raccontato alle domande del pm Giuliano Mignini - ed ogni volta che passo davanti a quella finestra (dove avverti l'urlo - ndr) mi sembra di risentirlo». E di un «urlo fortissimo» la notte del delitto ha parlato anche Antonella Monacchia, giovane insegnante che abita non lontano dalla case del delitto. Lo ha collocato subito dopo una discussione animata in italiano tra un uomo e una donna.

«TESTIMONIANZA ATTENDIBILE» - All'avvocato Giulia Bongiorno, uno dei difensori di Raffaele Sollecito, che le chiedeva di indicare con precisione la data di quando avvertì l'urlo, la Capezzali ha detto: «Non me lo ricordo più». Ha però spiegato che era la sera prima del ritrovamento del cadavere della studentessa. Ad avvertirla della scoperta furono - ha riferito - alcuni giovani che abitavano in un suo appartamento dato loro in affitto. Dopo essere uscita la Capezzali ha spiegato di essersi fermata a parlare con due amiche. «Ecco chi era chi urlava, dissi» ha riferito alla Corte d'assise. Riguardo alla sua decisione di recarsi a riferire quanto sapeva alla polizia diversi giorni dopo il delitto, la Capezzali ha detto di averlo «fatto con il cuore». Francesco Maresca e Serena Perna, legali della famiglia della vittima, la deposizione è «genuina» e «conferma come si sono svolti i atti» hanno sottolineato gli avvocati . «Ribadisce - hanno aggiunto i due avvocati - che l'omicidio è avvenuto tra le 23.30 e la mezzanotte, lontano dall'orario in cui Sollecito sostiene di essere rimasto in casa sua». Una «testimonianza inattendibile» invece per l'avvocato Luca Maori, uno dei difensori del giovane pugliese, secondo il quale in base al racconto della Capezzali «se un urlo c' è stato è da collocare la notte del 31 ottobre e non del primo novembre».
IMPUTATI SERENI - Sollecito e la Knox sono apparsi sereni. Durante le pause dell'udienza si sono scambiati sorrisi e qualche cenno, forse anche un «ciao». La Knox è stata tra l'altro raggiunta dalla madre che dagli Usa le ha portato ieri in carcere libri, cd musicali e un paio di infradito. La donna ha spiegato che a Seattle, la loro città, tutti sono convinti dell'innocenza di Amanda e i dj delle radio «la sostengono».

27 marzo 2009


[ Corriere ] 27 March 2009



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MEREDITH: MADRE AMANDA, DJ SEATTLE CON MIA FIGLIA

(AGI) - Perugia, 27 mar. - I dj di Seattle sostengono la giovane Amanda Knox accusata a Perugia dell'omicidio di Meredith Kercher e alla radio dicono che e' terribile che la ragazza si trovi in questa situazione. Lo ha detto, parlando con i giornalisti, Edda Mellas, la madre di Amanda, arrivata mercoledi' scorso in Italia per cercare di restare vicina alla figlia. La donna, che a Seattle insegna matematica alle scuole primarie, ha preso dei giorni giorni di permesso e si fermera' a Perugia per 15 giorni. Poi, dopo Pasqua, a darle il cambio sara' il padre della Knox, Curt. Edda Mellas ha incontrato ieri la figlia in carcere. Dall'America le ha portato il libro scritto dal padre di una ex compagna di calcio della ragazza e relativo alla scoperta di una nave affondata nel 1700. Alla figlia ha anche portato dei libri in tedesco di Hermann Hesse e un paio di infradito. Gli amici, invece, le hanno fatto arrivare dei cd musicali. La donna ha riferito di aver trovato la figlia "serena". Durante l'udienza di oggi la madre di Amanda non e' potuta restare in aula perche' presto dovra' testimoniare nel processo. E' riuscita comunque a vedere e abbracciare per pochi istanti la figlia. "Mi ha detto che e' andata bene e di essere serena" ha detto la donna. In Italia Edda Mellas si e' portata anche un libro elettronico nel quale e' possibile scaricare centinaia di volumi. "Amanda me lo invidia molto e lo vorrebbe anche lei", ha spiegato la Mellas.


[ AGI ] 27 March 2009
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MEREDITH/ LA TESTIMONIANZA DELLA VICINA: "DALLA CASA URLA LANCINANTI". LA LETTERA DI SOLLECITO: "SONO INNOCENTE"
Venerdí 27.03.2009 18:11

Torna in aula il processo per l'omicidio di Meredith Kercher, uccisa il giorno di Halloween nella villetta di via Pergola a Perugia. Oggi è il giorno della testimonianza di Nara Capezzali, l'anziana vicina di casa che vive insieme alla figlia in un appartamento di fronte alla casa del delitto, sopra al parcheggio.


La donna sostiene di aver sentito il grido prolungato di una donna proveniente dal casolare, poco dopo, i passi veloci di qualcuno che correva. Passi di più persone, alcuni percepiti lungo il viale della casa del delitto, altri lungo le scalette di ferro che costeggiano il parcheggio difronte al casolare.

La donna è stata sentita oggi come testimone davanti alla Corte d'Assise di Perugia nell'ambito del processo che vede imputati Raffaele Sollecito e Amanda Knox per l'omicidio della studentessa inglese. La donna ha raccontato in aula di essere andata a dormire intorno alle 9, 9.30, la notte tra il primo e il due novembre 2007. "Mi alzai circa due ore dopo per andare in bagno. Ad un certo punto sentii il grido prolungato di una donna proveniente dall'abitazione difronte". Ha raccontato la donna. "Non era un grido normale".

[p2]
E ancora: "Mi si è accapponata la pelle. Guardai dalla finestra del bagno ma non vidi nessuno, soltanto 2 o 3 macchine. Poco dopo sentii un calpestio di foglie secche e ghiaia lungo il viale della casa del delitto e, quasi contemporaneamente, i passi frettolosi di qualcuno lungo le scalette di metallo del parcheggio". La donna ha raccontato che, quella notte, non riuscì a prendere sonno tanto che dovette prendere una camomilla.


Secondo gli inquirenti l'urlo di donna che la Capezzali sentì quella notte fu quello della povera Meredith, prima di essere ammazzata con una coltellata alla gola. "Ogni volta che passo davanti a quella casa mi sembra di risentire quell'urlo" .
I LEGALI DI GUEDE - E' stata "una testimonianza genuina, spontanea ed efficace" e da "manuale di Corte d'Assise" quella di Nara Capezzali, secondo i legali dell'ivoriano Rudy Hermann Guede, gli avvocati Valter Biscotti e Nicodemo Gentile, oggi presenti in aula per assistere al processo che vede imputati Raffaele Sollecito ed a Amanda Knox per l'omicidio di Meredith Kercher. "Abbiamo sempre pensato che la Capezzali fosse la vera super testimone di questo processo - hanno detto i legali - ed e' per questo che oggi abbiamo voluto ascoltarla di persona in aula. Le nostre convinzioni si sono rafforzate. La teste ha detto chiaramente di aver sentito perfettamente la notte dell'omicidio scappare due persone, uno di qua e l'altro di la'. Una versione che calza perfettamente con il racconto di Rudy il quale ha sostenuto che mentre gli altri scappavano lui soccorreva Meredith".



[ Affari 27 march 2009]
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OMICIDIO MEREDITH: MADRE AMANDA, E' SERENA SONO RIUSCITA AD ABBRACCIARLA
Perugia, 27 mar. (Adnkronos) - E' arrivata mercoledi' in Italia e ieri e' stata a trovare la 'sua' Amanda nel carcere di Perugia Edda Mellas, la madre di Amanda Knox, imputata con Raffaele Sollecito per l'omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher nel processo in corso davanti alla Corte d'Assise del capoluogo umbro.
Edda Mellas restera' in Italia per 15 giorni, quando a sostituirla verra' il marito, il cui arrivo e' atteso per subito dopo Pasqua. Incontrando i cronisti, la madre di Amanda ha raccontato della visita fatta ieri alla figlia in carcere, spiegando di averla trovata serena e raccontando di averle portato alcuni libri, tra i quali uno che racconta la storia di una nave del 1700 affondata e alcuni romanzi in tedesco di Hermann Hesse, un paio di infradito e alcuni cd musicali da parte degli amici.
La madre di Amanda ha anche raccontato di come in America siano in tanti a battersi per l'innocenza della studentessa, e dei dj di Seattle che alla radio definiscono terribile la vicenda in cui la ragazza americana si trova. Edda Mellas, che non puo' assistere alle udienze perche' dovra' testimoniare, ha infine riferito di essere riuscita ad abbracciare la figlia al termine dell'udienza anche se solo per qualche minuto.



[ Libero ] 27 March 2009
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MEREDITH: EDUCATORE ONAOSI, RAFFAELE TACITURNO E INTROVERSO

(AGI) - Perugia, 27 mar. - Ricorda Raffaele Sollecito come un ragazzo "taciturno, introverso e schivo" ma anche che "arrossiva spesso" e "si imbarazzava", Francesco Tavernese, responsabile della sezione universitaria del collegio Onaosi di Perugia, oggi testimone nel processo che vede imputati Raffaele Sollecito e Amanda Knox per l'omicidio della studentessa inglese, Meredith Kercher. Tavernese ha spiegato in aula che Sollecito e' rimasto ospite dell'Onaosi dal 2003 al 2005 e che, inizialmente, aveva manifestato qualche difficolta' di adattamento. "E' normale, tra le matricole - ha detto il testimone -, che soprattutto all'inizio i ragazzi si sentano spaesati a causa del distacco con la famiglia e del nuovo ambiente universitario". L'educatore ha poi ricordato che Raffaele vedeva molti film, faceva sport, frequentava le palestre, tra cui anche quella dell'Onaosi, faceva kick boxing e amava i fumetti manga. "Raffaele parlava poco - ho proseguito Tavernese -. Anche quando mori' sua madre se ne ando' senza dire nulla a nessuno". Sentito anche Leonardo Fazio, un compagno di Sollecito durante il soggiorno dell'imputato all'Onaosi. Fazio ha descritto Raffaele come un ragazzo "normale, tranquillo, forse introverso".

[ link ] 27 March 2009
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Venerdì 27 marzo 2009 16.27

MEREDITH, PARLA L'EDUCATORE DI RAFFAELE
"E' UN RAGAZZO SCHIVO E INTROVERSO"

Deponendo questo pomeriggio in Aula a Perugia, Francesco Tavernese, educatore di Raffaele sollecito, ha descritto lo studente come un "giovane introverso"
Ha descritto Raffaele Sollecito come un giovane "taciturno, introverso, schivo" che "arrossiva molto spesso" Francesco Tavernese, responsabile della sezione universitaria del collegio Onaosi di Perugia, dove fu ospite dal 2003 al 2005, deponendo oggi pomeriggio davanti alla Corte d'assise di Perugia. Secondo Tavernese Sollecito aveva manifestato "difficoltà di adattamento dovute all'allontanamento dal nucleo familiare" piuttosto "comuni" comunque tra le matricole. Ha poi spiegato che il giovane "aveva fatto un buon percorso di crescita in collegio". "Vedeva molti film - ha riferito Tavernese - e faceva sport, come il kick boxing. Frequentava molto la palestra interna ma anche una esterna, forse anche quella del pugile perugino Gianfranco Rosi". "Raffaele - ha spiegato ancora Tavernese - parlava molto poco delle sue cose. Anche quando morì la madre partì in silenzio, senza dire niente".


[ Unione Sarda ] 27 March 2009
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2009-03-27 11:09 Meredith: teste, grido prolungato di donna da casa delitto Poi correre sulle scale e passi sulla ghiaia e le foglie secche (ANSA) - PERUGIA, 27 MAR - La notte in cui venne uccisa Meredith Kercher, si senti' un 'grido prolungato di donna' e poi un 'correre' sulle scalette in ferro. 'Quasi nello stesso momento' ci fu un rumore di passi sulla ghiaia e tra le foglie secche sul piazzale davanti al casolare di via della Pergola. Poi 'piu' niente'. E' la testimonianza di Nara Capezzali, che ha deposto oggi davanti alla Corte d'Assise di Perugia nel processo a Raffaele Sollecito e ad Amanda Knox. La donna abita vicino alla casa del delitto.

[ ANSA ] 27 March 2009
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Venerdì 27 marzo 2009 16.32
MEREDITH, SORRISI E ABBRACCI IN AULA
UN TESTE: "HO SENTITO UN URLO STRAZIANTE"

Clima apparentemente sereno per Amanda Knox e Raffaele Sollecito. In Aula era la volta dei testimoni: Nara Capezzali, che abita vicino alla casa del delitto, ha raccontato di aver sentito un grido
Rispondendo a una domanda dell'avvocato Giulia Bongiorno, uno dei difensori di Raffaele Sollecito, di indicare con precisione la data di quando sentì l'urlo, la Capezzali ha detto: "non me lo ricordo più". Ha però spiegato che era la sera prima del ritrovamento del cadavere della studentessa. Ad avvertirla della scoperta furono - ha riferito - alcuni giovani che abitavano in un suo appartamento dato loro in affitto. Dopo essere uscita la Capezzali ha spiegato di essersi fermata a parlare con due amiche. "Ecco chi era chi urlava, dissi" ha riferito oggi alla Corte d'assise. Riguardo alla sua decisione di recarsi a riferire quanto sapeva alla polizia diversi giorni dopo il delitto, la Capezzali ha detto di averlo "fatto con il cuore".


[ Unione Sarda ] 27 March 2009
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MEREDITH: NO IMPUTATI A SOPRALLUOGO CORTE IN CASA DELITTO

(AGI) - Perugia, 27 mar. - Amanda Knox e Raffaele Sollecito non prenderanno parte all'eventuale sopralluogo della Corte d'Assise di Perugia nel casolare di via della Pergola. Lo hanno riferito oggi in aula i difensori dei due imputati accusati dell'omicidio della studentessa inglese, Meredith Kercher. A chiedere una sopralluogo della Corte fuori e dentro la casa del delitto era stata la difesa di Sollecito. Richiesta alla quale si sono associate tutte le parti. La Corte non si e' ancora espressa ufficialmente in merito.


[ AGI ] 27 March 2009
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L'OMICIDIO DI MEZ
IN AULA TESTIMONIA LA VICINA DI CASA
"QUEL GRIDO MI HA TERRORIZZATO"
La notte in cui venne uccisa Meredith Kercher, Nara Capezzali sentì un ''grido di donna provenire dalla casa del delitto e poi correre sulle scalette in ferro accanto all'abitazione di via della Pergola e quasi nello stesso momento passi nella ghiaia e tra le foglie secche sul piazzale antistante il casolare. Poi più niente"

Perugia, 27 marzo 2009 - A parlare oggi in aula Nora Capezzali, la vedova di 69 anni che vive insieme alla figlia in un'abitazione di fronte al casolare di via della Pergola a Perugia, dove la notte tra il 1 e il 2 novembre 2007 fu uccisa la studentessa inglese Meredith Kercher. "Ho sentito il grido di una donna prolungato, non era un grido normale, mi si è accapponata la pelle".

La Capezzali, ascoltata in aula come testimone nel processo, ha raccontato di essersi affacciata subito dopo alla finestra del bagno ma di non aver visto nulla. "Poco dopo - ha spiegato - ho sentito un calpestio di ghiaia e foglie secche nel viale davanti alla casa e quasi contemporaneamente dei passi veloci sulle scalette di metallo accanto al parcheggio. Ogni volta che passo davanti a quella finestra mi sembra di sentire il grido", ha concluso la donna.


[ Nazione ] 27 March 2009
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Venerdì 27 marzo 2009 10.57

MEREDITH, IL TESTE: "UN GRIDO
PROLUNGATO DI DONNA"

In aula testimonia Nara Capezzali che abita vicino alla casa del delitto. La donna ha sentito prima un grido, poi "correre" sulle scalette in ferro ed infine passi sulla ghiaia e le foglie secche.
La notte in cui venne uccisa Meredith Kercher, Nara Capezzali sentì un "grido prolungato di donna" provenire dalla casa del delitto e poi "correre" sulle scalette in ferro accanto all'abitazione di via della Pergola e "quasi nello stesso momento" passi nella ghiaia e tra le foglie secche sul piazzale antistante il casolare; poi "più niente". Lo ha detto lei stessa deponendo stamani davanti alla Corte d'assise di Perugia nel processo a Raffaele Sollecito e ad Amanda Knox. La donna - ha spiegato - abita in via del Melo, vicino alla casa del delitto. Ai giudici ha riferito stamani che l'urlo "non era normale, mi si accapponò la pelle". "Era prolungato - ha riferito rispondendo alle domande del pm Giuliano Mignini - ed ogni volta che passo davanti a quella finestra (dove avverti l'urlo) mi sembra di risentirlo". Riguardo all'orario la Capezzali ha affermato di essere andata a letto verso le 21-21.30 e di essersi rialzata dopo circa due ore per andare in bagno. E' stato in quel momento - ha spiegato - che sentì l'urlo spiegando anche di non avere però guardato l'ora.


[ Unione Sarda ] 27 March 2009
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Delitto di Perugia. Parla una testimone: "Ho sentito un urlo agghiacciante"
venerdì, 27 marzo 2009 Nuova udienza per il delitto di Perugia, nel quale venne uccisa la studentessa inglese Meredith Kercher. In aula i due indagati, Raffaele Sollecito e Amanda Knox. Arriva il racconto di una testimone.
di Arianna Luciani

Delitto Perugia. Tutti i pezzi

“HO SENTITO UN GRIDO PRLUNGATO DI DONNA” – Scorrono gli 11 testimoni, a Perugia, che raccontano la loro versione dei fatti. Tra loro, Nara Capezzali, che vive in via del Melo, vicino a via della Pergola, dove è stata uccisa Meredith Kercher. La notte in cui venne uccisa la giovane inglese, la donna ha detto di aver sentito un "grido prolungato di donna" provenire dalla casa del delitto e poi "correre" sulle scalette in ferro accanto all'abitazione di via della Pergola e "quasi nello stesso momento" passi nella ghiaia e tra le foglie secche sul piazzale antistante il casolare; poi "più niente". Ai giudici ha riferito stamani che l'urlo "non era normale, mi si accapponò la pelle". "Era prolungato - ha riferito rispondendo alle domande del pm Giuliano Mignini - ed ogni volta che passo davanti a quella finestra (dove avverti l'urlo - ndr) mi sembra di risentirlo".
Riguardo all'ora, la Capezzali ha affermato di essere andata a dormire intorno le 21-21.30 e di essersi rialzata dopo circa due ore per andare in bagno. È stato in quel momento - ha spiegato - che sentì l'urlo spiegando anche di non avere però guardato l'ora. Alla domanda dell’avvocato Giulia Bongiorno, uno dei difensori di Sollecito, su che ora ha sentito l’urlo, la Capezzali ha risposto: "Non me lo ricordo più". La donna ha però riferito che tutto è avvenuto la sera prima del ritrovamento del corpo di Meredith. Sono stati dei ragazzi che vivevano in affitto in un suo appartamento ad avvertirle della scoperta. Dopo essere uscita, la Capezzali ha spiegato di essersi fermata a parlare con due amiche. "Ecco chi era chi urlava, dissi" ha riferito oggi alla Corte d'assise. Riguardo alla sua decisione di recarsi a riferire quanto sapeva alla polizia diversi giorni dopo il delitto, la Capezzali ha detto di averlo "fatto con il cuore". Secondo i difensori di Rudy Guede – condannato a 30 anni di carcere per l’omicidio, e che erano in aula – la “una testimonianza” di Nara Capezzali è stata “da manuale di Corte d'Assise". Poi, Walter Biscotti e Nicodeno Gentile hanno aggiunto: "Abbiamo sempre pensato che Capezzali fosse la vera super testimone del processo ed è per questo che oggi abbiamo voluto ascoltarla di persona in aula. Le nostre convinzioni si sono rafforzate". I due legali hanno parlato di una teste "genuina, spontanea ed efficace". "Ha detto chiaramente - hanno sostenuto i difensori di Guede - che ha sentito perfettamente la notte dell'omicidio scappare due persone, uno di qua e l'altro di là. Una versione che calza perfettamente con il racconto di Rudy il quale ha sostenuto che mentre altre due persone scappavano lui soccorreva Meredith". Di tutt’altro parere l’opinione di Luca Maori, uno dei legali di Sollecito, secondo il quale la testimonianza della Capezzali si è rivelata “inattendibile”. Inoltre, ha aggiunto: "Se mai c' è stato un urlo era il 31 ottobre e non certo il primo novembre".

SOLLECITO, TACITURNO E SCHIVO – Nella sua deposizione, Francesco Tavernese - il responsabile della sezione universitaria del collegio Onaosi di Perugia, dove Sollecito è stato ospite dal 2003 al 2005 ha descritto il ragazzo "taciturno, introverso, schivo" che "arrossiva molto spesso". Secondo Tavernese Sollecito aveva manifestato "difficoltà di adattamento dovute all'allontanamento dal nucleo familiare" piuttosto "comuni" comunque tra le matricole. Ha poi spiegato che il giovane "aveva fatto un buon percorso di crescita in collegio". "Vedeva molti film - ha riferito Tavernese - e faceva sport, come il kick boxing. Frequentava molto la palestra interna ma anche una esterna, forse anche quella del pugile perugino Gianfranco Rosi". "Raffaele - ha spiegato ancora Tavernese - parlava molto poco delle sue cose. Anche quando morì la madre partì in silenzio, senza dire niente".
In ogni caso, secondo l’avvocato Maori si è trattato di un’udienza “molto positiva”: per il legale è emerso che Raffaele ha un carattere "mite e senza problematiche". Riguardo al carattere di Sollecito, per l'avvocato Maori "nelle indagini preliminari c'è stato un accanimento su ciò che oggi si è dimostrato inesistente". Nel corso della deposizione del comandante della stazione dei carabinieri di Giovinazzo, paese di origine del giovane, è stata affrontata la questione della morte della madre avvenuta per un malore. "Ho chiesto a Raffaele il permesso di introdurre questo argomento - ha rivelato l'avvocato Maori - e lui mi ha detto di farlo perché così si sarebbe chiarita la questione 'una volta per tutte'".

PER AMANDA LIBRI E UN PAIO DI INFRADITO – In aula non è potuto entrare la madre di Amanda, Edda Mellas, che però ha riabbracciare la figlia e le ha portato dei regali ieri: un paio di infradito, dei cd musicali, e alcuni libri. Parlando con i giornalisti al termine dell'udienza, la donna ha rivelato che a Seattle, la loro città, i dj delle radio sostengono la giovane, convinti della sua innocenza all'accusa di avere ucciso Meredith Kercher. Dell’incontro con la figlia, la Mellas ha detto: “È serena e mi ha detto che oggi è andata bene" ha affermato.
Tra i libri che le ha portato dagli Stati Uniti c’erano un testo di di Hermann Hesse e un volume sul ritrovamento di una nave affondata nel 1700 scritto dal padre di una delle ragazze con le quali la Knox giocava a calcio negli Stati Uniti. La Mellas ha rivelato che Amanda "le invidia molto" un libro elettronico in grado di contenere centinaia di testi che la donna ha sempre con sé. Per avere notizie del processo, la donna tiene contatti con i difensori di Amanda, Luciano Ghirga e Carlo Dalla Vedova. Insegnante di matematica alle scuole primarie, ha preso un periodo di permesso per poter essere a Perugia. Lei, l'ex marito e l'attuale compagno si alternano nel capoluogo umbro per non lasciare mai sola la giovane. "Amanda resiste e continua a fare attività in carcere" ha spiegato l'avvocato Dalla Vedova.

Nella mattina del 28 marzo riprenderà il procedimento, con la deposizione di quattro testimoni. Nel caso di un eventuale sopralluogo nella casa di via della Pergola – chiesto da entrambe le parti –, nessuno dei due imputati potrà partecipare; in ogni caso, la Corte non ha ancora sciolto la riserva . Ad annunciare la decisione dei due imputati sono stati i loro difensori alla ripresa del processo. La Corte, che aveva chiesto di conoscere le intenzioni dei due prima di prendere una decisione, ha preso atto della loro scelta.


Arianna Luciani
Last Updated ( venerdì, 27 marzo 2009 )

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Omicidio Meredith, una testimone: una coppia litigava, poi si sentì l'urlo PERUGIA – Un grido di donna, prolungato e straziante, “da fare accapponare la pelle”, poi uno o più persone, che correvano nei pressi della casa dove a Perugia venne uccisa Meredith Kercher: è quanto ricorda della notte del delitto Nara Capezzali che oggi ha ricostruito quei momenti davanti alla Corte d’assise che processa Raffaele Sollecito e Amanda Knox. Un urlo che la donna ha poi collegato al delitto. “Dopo le prime notizie pensai, ecco chi era che urlava...” ha detto in aula. Una deposizione “genuina che conferma come si sono svolti i fatti” hanno sottolineato gli avvocati Francesco Maresca e Serena Perna, legali della famiglia della vittima. “Ribadisce – hanno aggiunto – che l’omicidio è avvenuto tra le 23.30 e la mezzanotte, lontano dall’orario in cui Sollecito sostiene di essere rimasto in casa sua”. Una “testimonianza inattendibile” invece per l’avvocato Luca Maori, uno dei difensori del giovane pugliese, secondo il quale in base al racconto della Capezzali “se un urlo c' è stato è da collocare la notte del 31 ottobre e non del primo novembre”. Il giovane e la Knox sono apparsi sereni. Durante le pause dell’udienza si sono scambiati sorrisi e qualche cenno, forse anche un “ciao”. La Knox è stata tra l’altro raggiunta dalla madre che dagli Usa le ha portato ieri in carcere libri, cd musicali e un paio di infradito.

La donna ha spiegato che a Seattle, la loro città, tutti sono convinti dell’innocenza di Amanda e i dj delle radio “la sostengono”. Oggi è stato comunque il giorno della Capezzali, che ha 69 anni, commossa quando in aula è stata proposta una sua intervista a Porta a porta nella quale definiva il grido “straziante come nemmeno nei film dell’orrore”. Lo ha collocato verso le 23-23.30 di quella notte. Ha poi spiegato di avere avvertito “quasi nello stesso momento” qualcuno che correva sulle scalette vicine alla casa del delitto e dei passi sul piazzale antistante il casolare. Rispondendo a una domanda specifica dell’avvocato Giulia Bongiorno, un altro dei difensori di Sollecito, sulla data di quell'episodio la teste ha detto: “non me lo ricordo piu”.

“Voglio cercare di dimenticare” aveva spiegato in precedenza. Per tutta la sua lunga deposizione, la Capezzali ha comunque collocato la notte precedente al ritrovamento del cadavere di Mez quanto udito. Di un “urlo fortissimo” la notte del delitto ha parlato anche Antonella Monacchia, giovane insegnante che abita non lontano dalla case del delitto. Lo ha collocato subito dopo una discussione animata in italiano tra un uomo e una donna. Francesco Tavernese, uno dei responsabili del collegio Onaosi di Perugia dove Sollecito fu ospite dal 2003 al 2005 ha parlato di lui come di un giovane “taciturno e che arrossiva spesso”, ma anche del “buon percorso di crescita” fatto nella struttura. Praticava kick boxing – ha riferito – e leggeva fumetti manga. Nel corso della deposizione Tavernese ha fatto riferimento anche alla visione da parte di Sollecito di un film hard “con animali coinvolti”. “Un film visto per pochi attimi quando era ragazzo” la replica dell’avvocato Maori. (claudio.sebastiani@ansa.it).

27/3/2009

[ Mezzogiorno ] 27 March 2009
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'Rapporti deteriorati tra la Kercher e la Knox'
18.07: I rapporti tra Meredith Kercher e Amanda Knox si sarebbero deteriorati nelle settimane precedenti il delitto. E' la testimonianza resa da una vicina di casa oggi al processo di Perugia per l'omicidio della studentessa inglese. La donna ha raccontato inoltre di aver udito un urlo "non normale" la notte della tragedia. In aula scambi di sorrisi e sguardi tra gli imputati Amanda Knox e Raffaele Sollecito.


[ AudioNews ] 28 March 2009
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27/03/2009 - 17.04
OMICIDIO MEREDITH: VICINA DI CASA, C'ERA RUGGINE TRA AMANDA E METZ


(IRIS) - ROMA, 27 MAR - Si complica la situazione di Amanda Knox dopo la deposizione della testimone Nara Capezzali stamane davanti alla Corte d'Assise di Perugia, nel processo sull'uccisione di Meredith Kercher. Secondo la donna che vive a pochi mesi nella casa dove si è consumato l'omicidio, i rapporti tra la studentessa inglese e Amanda Knox si sarebbero molto deteriorati nelle settimane precedenti la tragedia. L'udienza riprenderù domattina alle 9. Fra i testimoni che saranno chiamati a deporre, anche l'albanese che affermò di aver visto Rudy, Amanda e Raffaele insieme davanti alla casa del delitto.

Ma.car


[ Iris ] 27 March 2009
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OMICIDIO, MEREDITH, "HO SENTITO UN URLO STRAZIANTE"


“La sera dell’omicidio ho sentaito un urlo straziante di donna, mi si è accapponata la pelle”. Queste le parole di Nara Capezzali, vedova di 69 anni, chiamata oggi a testimoniare al processo per l’omicidio di Meredith Kercher a Perugia. La donna abita vicino alla casa della vittima e ha dichiarato che la sera tra l’1 e il 2 novembre è andata a letto presto, verso le 21 e 30 ma circa due ore dopo si è alzata per andare in bagno e ha sentito un solo urlo, prolungato e straziante provenire da via del Pergolato.

La Capezzali, spaventata, si è subito affacciata alla finestra ma non ha notato nulla di strano in strada. Mentre tornava a letto dichiara di aver sentito un rumore di calpestio di ghiaia e foglie secche provenienti dalla casetta e il rumore metallico di qualcuno che scende velocemente le scale. La testimonianza della signora è molto importante per stabilire l’ora precisa del delitto ed è previsto un sopralluogo nella casa della teste. Il processo vede imputati l’americana Amanda Knox e il fidanzato Raffaele Sollecito che dovranno rispondere alle accuse di omicidio, violenza sessuale, furto e calunnia. I due ragazzi continuano a dichiararsi innocenti. Il terzo imputato, il nigeriano Rudy Guede, è stato invece condannato a 30 anni con il rito abbreviato per omicidio e violenza sessuale.

Serena Tondo

[ Bari Mia ]
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Meredith/ Testimone: Amanda e Metz divise nell'ultimo periodo
di Apcom
Una donna interviene sul filone dei difficili rapporti tra le due

Perugia, 27 mar. (Apcom) - La testimone Nara Capezzali, che vive a pochi metri dalla casa di via della Pergola dove è stata uccisa Meredith Kercher, non si è limitata a dire al Pm Giuliano Mignini di aver udito un grido di donna la sera dell'omicidio. Ma ha detto di conoscere di vista sia Amanda Knox che Meredith Kercher. "Non le conoscevo di persona ma spesso vedevo le due ragazze lasciare insieme via della Pergola per andare, borsa in spalla, all'Università. Nell'ultimo periodo, invece, ognuno andava per conto suo. Prima vedevo una ragazza, poi a distanza di poco anche l'altra". Una dichiarazione che rientra nel filone dei presunti cattivi rapporti tra le due coinquiline.


[ Wall Street Italia ] 27 March 2009
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MEREDITH, LA VICINA: «SENTII UN GRIDO PROLUNGATO DALLA CASA DEL DELITTO»
I legali di Rudy: «Testimonianza spontanea ed efficace»
La difesa di Sollecito: «Teste inattendibile»

ROMA (27 marzo) - Un grido prolungato di donna, urla che fecevano venire i brividi: è questa la testimonianza di Nara Capezzali, vicina di casa di Meredith. La notte in cui Mez venne uccisa, sentì l'urlo dalla casa del delitto e poi «correre» sulle scalette in ferro accanto all'abitazione di via della Pergola e «quasi nello stesso momento» passi nella ghiaia e tra le foglie secche sul piazzale antistante il casolare; poi «più niente».Questa la testimonianza chiave di oggi, il procedimento proseguirà domani mattina, in programma c'è la deposizione di altri quattro testimoni.

La teste in aula. Lo ha detto lei stessa deponendo stamani davanti alla Corte d'assise di Perugia nel processo a Raffaele Sollecito e ad Amanda Knox. La donna - ha spiegato - abita in via del Melo, vicino alla casa del delitto. Ai giudici ha riferito stamani che l'urlo «non era normale, mi si accapponò la pelle». «Era prolungato - ha riferito rispondendo alle domande del pm Giuliano Mignini - ed ogni volta che passo davanti a quella finestra mi sembra di risentirlo». Riguardo all'orario la Capezzali ha affermato di essere andata a letto verso le 21-21.30 e di essersi rialzata dopo circa due ore per andare in bagno. È stato in quel momento - ha spiegato - che sentì l'urlo spiegando anche di non avere però guardato l'ora.

Il racconto di quella notte. Rispondendo a una domanda dell'avvocato Giulia Bongiorno, uno dei difensori di Raffaele Sollecito, di indicare con precisione la data di quando sentì l'urlo, la Capezzali ha detto: «non me lo ricordo più». Ha però spiegato che era la sera prima del ritrovamento del cadavere della studentessa. Ad avvertirla della scoperta furono - ha riferito - alcuni giovani che abitavano in un suo appartamento dato loro in affitto. Dopo essere uscita la Capezzali ha spiegato di essersi fermata a parlare con due amiche. «Ecco chi era chi urlava, dissi» ha riferito oggi alla Corte d'assise. Riguardo alla sua decisione di recarsi a riferire quanto sapeva alla polizia diversi giorni dopo il delitto, la Capezzali ha detto di averlo «fatto con il cuore».

I legali di Rudy Guede. È stata «una testimonianza da manuale di Corte d'Assise» quella di Nara Capezzali secondo i difensori di Rudy Guede, gli avvocati Walter Biscotti e Nicodemo Gentile, presenti oggi nell'aula. «Abbiamo sempre pensato - hanno detto i legali - che la Capezzali fosse la vera super testimone del processo ed è per questo che oggi abbiamo voluto ascoltarla di persona in aula. Le nostre convinzioni si sono rafforzate». Gli avvocati Biscotti e Gentile hanno parlato di una teste «genuina, spontanea ed efficace». «Ha detto chiaramente - hanno sostenuto i difensori di Guede - che ha sentito perfettamente la notte dell'omicidio scappare due persone, uno di qua e l'altro di là. Una versione che calza perfettamente con il racconto di Rudy il quale ha sostenuto che mentre altre due persone scappavano lui soccorreva Meredith».

Il padre di Raffaele in tv. «Le prove non esistono. Mio figlio non solo è innocente, ma è completamente estraneo alla vicenda. Non c'è nulla che collochi mio figlio in quella stanza quella sera». Lo ha detto in un'intervista a Mattino Cinque il padre di Raffaele Sollecito, Francesco Sollecito. «Lui sta disperatamente cercando di resistere e di conservare il suo equilibrio nonostante tutto perchè lui non capisce il motivo per cui è costretto a subire questa carcerazione - ha aggiunto - Per sopportare questa situazione lui sta cercando di aggrapparsi a qualcosa di importante, tipo gli studi e cercando di distrarsi e non pensare al carcere».

«Raffaele è un ragazzo semplice, limpido e lineare - ha sottolineato Francesco Sollecito - Dalla lettera che ha scritto si intuisce benissimo chi è mio figlio. Io posso soltanto aggiungere che quando mi vedo con lui in carcere, la prima cosa che mi chiede è che cosa sono riuscito a fare io per lui a livello di università, se riesco a fargli fare gli esami, se riesco a fargli avere un computer per continuare a studiare. Lui cerca disperatamente di pensare al suo futuro cerca disperatamente di estraniarsi dalla situazione che sta vivendo».

La lettera di Raffaele. «Ciò che mi fa più male qui
in carcere, è il fatto che non posso più stare in mezzo alla gente e che devo rimanere isolato da tutto e da tutti, come fossi un mostro. Spero che questo incubo finisca al più presto e che, sia io che Amanda, possiamo tornare alla vita. Un caro saluto, Raffaele Sollecito». Lo scrive in una lettera inviata nel giorno del suo compleanno alla redazione di Mattino Cinque, che ospita il padre Francesco. «In questo giorno, 26 marzo 2009, data del mio 25esimo compleanno -si legge- avrei un gran desiderio, poter finalmente, dopo sedici mesi, riabbracciare i miei amici e i miei familiari e soprattutto fare, una lunga passeggiata con i miei amici, sul lungo mare del mio piccolo paese, Giovinazzo».

«Mi manca l'odore della mia terra d'origine, ed il sapore del pesce fresco, mi mancano i discorsi spensierati e talvolta grotteschi fatti tra me e i miei amici come se non esistesse nè tempo nè spazio
- prosegue Sollecito dal carcere - Mi manca la mia vita, della quale sono stato privato, senza una giusta causa, senza un motivo che considero valido».

Educatore: Raffaele è introverso e taciturno.
Ha descritto Raffaele Sollecito come un giovane «taciturno, introverso, schivo» che «arrossiva molto spesso» Francesco Tavernese, responsabile della sezione universitaria del collegio Onaosi di Perugia, dove fu ospite dal 2003 al 2005, deponendo oggi pomeriggio davanti alla Corte. Secondo Tavernese Sollecito aveva manifestato «difficoltà di adattamento dovute all'allontanamento dal nucleo familiare» piuttosto «comuni» comunque tra le matricole. Ha poi spiegato che il giovane «aveva fatto un buon percorso di crescita in collegio». «Vedeva molti film - ha riferito Tavernese - e faceva sport, come il kick boxing. Frequentava molto la palestra interna ma anche una esterna, forse anche quella del pugile perugino Gianfranco Rosi». «Raffaele - ha spiegato ancora Tavernese - parlava molto poco delle sue cose. Anche quando morì la madre partì in silenzio, senza dire niente».

Difesa Sollecito: teste inattendibile È stata una udienza «molto positiva» quella di oggi per Raffaele Sollecito secondo uno dei suoi difensori, l'avvocato Luca Maori. Per il legale è infatti emerso che il giovane ha un carattere «mite e senza problematiche», mentre si è rivelata «inattendibile» la deposizione che ha riferito di avere udito un urlo la notte del delitto. Riguardo al carattere di Sollecito, per l'avvocato Maori «nelle indagini preliminari c' è stato un accanimento su ciò che oggi si è dimostrato inesistente». Nel corso della deposizione del comandante della stazione dei carabinieri di Giovinazzo, paese di origine del giovane, è stata affrontata la questione della morte della madre avvenuta per un malore. «Ho chiesto a Raffaele il permesso di introdurre questo argomento - ha rivelato l'avvocato Maori - e lui mi ha detto di farlo perchè così si sarebbe chiarita la questione "una volta per tutte"». Riguardo alla deposizione di Nara Capezzali, il legale ha detto: «se mai c' è stato un urlo era il 31 ottobre e non certo il primo novembre».

Sopralluogo nella casa del delitto. Raffaele Sollecito e Amanda Knox non parteciperanno all'eventuale sopralluogo nella casa del delitto chiesto da tutte le parti e sul quale la Corte non ha ancora sciolto la riserva. Ad annunciare la decisione dei due imputati sono stati i loro difensori alla ripresa del processo, la Corte aveva chiesto di voler conoscere le loro intenzioni prima di decidere.

Amanda: la madre le porta cd, libri e infradito. Un paio di ciabatte infradito, cd musicali e libri inviati dagli amici sono ciò che ha portato in carcere a Perugia ad Amanda Knox la madre Edda Mellas arrivata mercoledì a Perugia. La donna ha rivelato che a Seattle, la loro città, i dj delle radio sostengono la giovane, convinti della sua innocenza all'accusa di avere ucciso Meredith Kercher. La Mellas non ha potuto essere in aula perchè citata come testimone dalla difesa della figlia. Ha comunque incontrato Amanda in tribunale e l'ha potuta abbracciare per un attimo. «È serena e mi ha detto che oggi è andata bene» ha affermato. Ieri l'aveva invece incontrata in carcere. Tra i libri che le ha portato dagli Usa uno in tedesco di Hermann Hesse e un volume sul ritrovamento di una nave affondata nel 1700 scritto dal padre di una delle ragazze con le quali la Knox giocava a calcio negli Stati Uniti.



[ Messaggero ] 27 March 2009
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PostPosted: Sat Apr 18, 2009 9:00 am   Post subject:    

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FRANCESCO SOLLECITO: ''NON C'È PROVA CHE RAFFAELE FOSSE IN VIA PERGOLA''
OMICIDIO MEREDITH, IL RESPONSABILE DEL COLLEGIO: "RAFFAELE ERA UN RAGAZZO TACITURNO E SCHIVO"

Nel corso dell’udienza l'educatore l’ha descritto come un giovane con “difficoltà di adattamento dovute all’allontanamento dal nucleo familiare”

ultimo aggiornamento: 27 marzo, ore 19:49
Perugia, 27 mar. - (Adnkronos/Ign) – "Un ragazzo taciturno, introverso e schivo che si imbarazzava spesso e arrossiva''. Cosi' Francesco Tavernese, responsabile della sezione universitaria del collegio Onaofi di Perugia, dove Raffaele Sollecito e' stato dal 2003 al 2005 ha descritto lo studente pugliese imputato per l'omicidio di Meredith Kercher insieme ad Amanda Knox davanti alla Corte d'Assise di Perugia.

All'arrivo in collegio, ha raccontato il testimone, Sollecito aveva mostrato qualche ''difficolta' di adattamento'', un fattore ritenuto pero' ''normale'' da Tavernese soprattutto nelle matricole a causa del distaccamento dalla famiglia e dell'inserimento nel contesto universitario. Il responsabile del collegio ha poi riferito che lo studente pugliese vedeva molti film, faceva sport, frequentava palestre, tra cui quella dell'Onaofi. Ha spiegato inoltre che Sollecito faceva kick boxing e amava i 'manga', i fumetti giapponesi, e che generalmente ''parlava poco'', tanto che anche quando mori' sua madre, se ne ando' senza dire questa cosa a nessuno.

Da parte sua Sollecito ha voluto ribadire la sua innocenza non in un’aula di tribunale, ma con una lettera, inviata al programma ‘Mattino 5’ di Mediaset. ''Cio' che mi fa piu' male qui in carcere, e' il fatto che non posso piu' stare in mezzo alla gente e che devo rimanere isolato da tutto e da tutti, come fossi un mostro. Spero che questo incubo finisca al piu' presto e che, sia io che Amanda, possiamo tornare alla vita. Un caro saluto, Raffaele Sollecito''.

Torna a difendere il figlio, il padre Francesco. ''Le prove che non esistono. Raffaele non solo e' innocente, ma e' completamente estraneo alla vicenda. Non c'e' nulla che collochi mio figlio in quella stanza in quella sera''. ''Lui sta disperatamente cercando di resistere e di conservare il suo equilibrio nonostante tutto perche' lui non capisce il motivo per cui e' costretto a subire questa carcerazione - ha concluso -. Per sopportare questa situazione lui sta cercando di aggrapparsi a qualcosa di importante, tipo gli studi e cercando di distrarsi e non pensare al carcere''.



[ AND Kronos ] 27 March 2009
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28/3/2009 (15:54) - OMICIDIO DI MEREDITH KERCHER
Processo di Perugia, testimoni in aula
Sollecito controbatte: mai visto Rudy

Kokunami: «Li ho visti insieme davanti alla casa, avevano un coltello». Ma la difesa solleva dubbi su date e ricostruzione dei fatti

PERUGIA
Sul banco dei testimoni è stato il turno del «supertestimone» Erogan Kokunami. L'albanese ha dichiarato ai pm di aver visto davanti la casa di via della pergola Amanda, Raffaele e Rudy che spiavano dalla strada l’abitazione. Il teste ha aggiunto che avrebbe conosciuto la ragazza americana e il ragazzo pugliese tra la fine di agosto e i primi di settembre del 2007; due mesi prima dell’omicidio. «Con loro due e uno zio americano di Amanda - spiega il testimone albanese - bevemmo due birre in un bar di Perugia». Sia gli avvocati di Sollecito che della Knox hanno definito questa possibile conoscenza: Amanda e Raffaele si sono conosciuto soltanto a metà ottobre e la ragazza americana è arrivata da Seattle a fine settembre; impossibile dunque che i protagonisti di questa vicenda possano aver bevuto delle birre in un bar in estate.

Sono molti gli elementi che fanno vacillare la ricostruzione di Kokunami. Si va dal mancato riscontro sull’orario dell’incontro tra il teste e i tre indagati davanti a via della Pergola (non vi è certezza se questo sia avvenuto il 30 ottobre o il primo novembre, ndr.) fino al duplice coltello che avrebbe visto prima in mano di Amanda e poi impugnata da Sollecito. Sulla credibilità del testimone albanese è stato ascoltato anche il suo avvocato Antonio Aiello, che al pm ha ribadito che «il suo assistito intorno al mese di novembre lo aveva contattato per fare delle dichiarazioni sull’omicidio di Meredith Kercher. E che si è presentato ai pubblici ministeri intorno al 18 gennaio 2008 appena di ritorno da una vacanza in Albania».

E' stato poi il turno del clochard Antonio Curatolo che sostiene di aver visto Amanda Knox e Raffaele Sollecito la sera del 1 novembre, attorno alle 21, 30 in piazza Grimana, a poca distanza dalla casa dove è stato compiuto l’omicidio (loro hanno sempre sostenuto di essere rimasti nell’abitazione del giovane e quindi impossibile vederli lì a quell’ora) e il teste Fabrizio Gioffredi, un laureato in relazioni internazionali, che ha asserito di aver visto nel pomeriggio del 30 ottobre 2007, uscire tra le 17 e 17, 30 in una giornata piovosa, dalla casa di via della Pergola, Amanda, Mez, Raffaele Sollecito e un giovane di colore («al 99% Guedè, ma - ha detto - non ne sono sicuro perchè era coperto da Sollecito») affermazioni queste che hanno provocato una reazione dell’ingegnere informatico di Giovinazzo. Sollecito ha infatti chiesto di poter rilasciare una dichiarazione spontanea, per controbattere le affermazioni di chi lo avrebbe visto insieme a Rudy Guedè. «non posso essere stato visto con Rudy Guedè (il terzo imputato per l’omicidio e violenza in concorso che ha avuto 30 anni in rito abbreviato - ndr) perchè non lo ho mai incontrato e conosciuto». «E' la terza, quarta volta che lo ribadisco; non l’ho mai incontrato e non lo conosco».


[ Stampa ] 28 March 2009




Chiara Poggi murder: Stasi asks for fast-track trial
[ Stampa ] 28 March 2009


Last edited by Catnip on Sat Apr 18, 2009 9:03 am, edited 1 time in total.
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Meredith/ Teste: "Rudy voleva la mia auto per portare via mobili"
di Apcom
Il testimone albanese ricostruisce l'incontro con gli indagati

Perugia, 28 mar. (Apcom) - Si è conclusa l'udienza sul processo per l'omicidio di Meredith Kercher che ha visto come protagonista il super testimone albanese Hekuran Kokomani che ha sempre affermato di aver visto Amanda, Raffaele e Rudy di fronte alla casa di via della Pergola, anche se non sa dire se questo sia avvenuto il 30 ottobre o il primo novembre. Kokomani ha ampliato la sua dichiarazione precisando un fatto considerando impaceortante per l'accusa: il suo colloquio con Rudy davanti alla casa di via della Pergola. "Rudy mi chiese se potevo dargli la mia auto - precisa Kokomani - perchè doveva trasportare alcuni mobili dalla casa. In cambio mi avrebbe dato 250 euro. Stavamo contrattando anche perchè non i andava di cedergli l'auto fino alla sera del giorno dopo. Poi sono scappato perchè dallo specchietto, ho visto arrivare Sollecito con un coltello". E proprio sul coltello Kokonami ha avuto diverse esitazione: l'avvocato Giulia Bongiorno, difensore di Raffaele Sollecito, ha fatto notare come il testimone sui verbali afferma "che il coltello di Sollecito era diverso da quello visto impugnare da Amanda" mentre oggi in aula "parla di un coltello unico". Giulia Bongiorno sul colloquio con Rudy parla di dichiarazioni nuove e inedite, mentre per il Pm Manuela Comodi i fatti erano noti e registrati sui verbali.


[ Wall Street Italia ] 28 March 2009
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OMICIDIO MEREDITH, SOLLECITO CONTESTA TESTE: NON CONOSCO RUDY
sabato 28 marzo 2009 16:0

PERUGIA (Reuters) - Raffaele Sollecito, uno degli imputati nel processo per l'omicidio della studentessa britannica Meredith Kercher, ha contestato oggi la deposizione di un testimone che sostiene di averlo visto due sere prima del delitto assieme alla vittima, all'altra imputata Amanda Knox e a una terza persona, identificata come Rudy Guede già condannato nel caso a 30 anni di carcere.
"Gioffredi non può avermi visto con Rudy perché, ribadisco, io Rudy non lo conosco, non l'ho mai incontrato in vita mia", ha detto Sollecito davanti ai giudici della Corte d'Assise oggi a Perugia.
Rispondendo ai giudici che gli chiedevano di descrivere come fossero vestiti quella notte i quattro ragazzi, Gioffredi ha detto: "Ricordo che Amanda aveva un cappotto lungo e rosso".
"Non ho mai visto Amanda con un cappotto lungo e rosso", ha replicato Sollecito.
"Io quel giorno ero altrove e verrà dimostrato dai documenti che di seguito fornirà la mia difesa", ha puntualizzato Sollecito.
Nel corso della prossima udienza -- che si terrà venerdì -- saranno ascoltati i tecnici che hanno eseguito l'autopsia sul corpo di Meredith mentre il giorno dopo -- sabato prossimo -- sarà la volta di Rudy e Lumumba.
Il processo vede imputati l'americana Knox e Sollecito, studenti e fidanzati all'epoca della morte di Meredith, che devono rispondere di omicidio, violenza sessuale, simulazione di reato, furto. Knox verrà processata anche per avere calunniato Patrick Lumumba, un congolese arrestato subito dopo l'omicidio e poi rilasciato, quando gli investigatori hanno appurato che era estraneo ai fatti.
A ottobre, nel corso dell'udienza preliminare, Knox e Sollecito hanno ribadito di essere innocenti. La giovane americana ha anche detto di aver subito pressioni dalla polizia per confessare.


[ Reuters ] 28 March 2009
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INASPETTATA SVOLTA ALL'UDIENZA PER L'OMICIDIO DI PERUGIA. UN CLOCHARD "FILOSOFO"
DICHIARA DI AVER VISTO LA GIOVANE AMERICANA E SOLLECITO IN UNA PIAZZA
PROCESSO MEREDITH, UN ALIBI AD AMANDA
DAL TESTIMONE DELL'ACCUSA
DAL NOSTRO INVIATO MEO PONTE
PERUGIA - Doveva essere il teste chiave dell'accusa, la voce che avrebbe irrimediabilmente inchiodato all'uccisione di Meredith Kercher Amanda Knox e Raffaele Sollecito. Oggi invece Antonio Curatolo, 53 anni, un filosofo di strada che da una decina di anni dorme sulle panchine di piazza Grimana, a pochi passi dalla villetta dove la notte del 1 novembre fu uccisa la studentessa inglese, con la sua sua deposizione ha di fatto dato un alibi ai due imputati.

"Quella sera stavo leggendo l'Espresso su una panchina - ha raccontato il clochard che qualche anno fa aveva testimoniato in un altro processo per omicidio incastrando l'imputato" - mentre fumavo una sigaretta ho notato in fondo alla piazza, vicino al campo da basket due fidanzati, per lo meno mi sono sembrati tali, che discutevano tra loro, come stessero litigando. Li ho osservati dalle 21,30 sino a quando me ne sono andato a dormire nel parco, verso le 23,30. Quei due ragazzi sono in quest'aula. Sono Amanda e Raffaele".

Per gli avvocati dei due imputati la testimonianza di Curatolo si rivela un aiuto inaspettato. Durante l'udienza di venerdì Nara Capezzali, una pensionata che vive a poca distanza dalla casa del delitto, aveva ripetuto di aver sentito un urlo lacerante di donna tra le 23 e le 23,30. E altrettanto aveva fatto Alessandra Monacchia, un'altra vicina di via Della Pergola 7. Che il teste su cui i pm Giuliano Mignini e Manuela Comodi contavano tanto una volta di fronte ai giudici della Corte d'Assise di fatto collochi i due imputati nella piazza nel momento esatto del delitto quindi rappresenta indubbiamente un duro colpo alle tesi dell'accusa.

Alla tredicesima udienza del processo per l'uccisione di Meredith Kercher il tallone d'Achille dell'accusa paiono essere proprio i testimoni chiamati in aula dai pm. In particolare l'albanese Hekuran Kokomani, giudicato già del tutto intattendibile durante l'udienza preliminare dal gup Paolo Micheli e oggi però, masochisticamente, riproposto alla Corte d'Assise. Con un insolito stratagemma: per ridare credibilità al teste che a suo tempo aveva raccontato uno sconcertante incontro con Amanda e Raffaele (armati di coltelli) e Rudy la sera prima del delitto e che era poi caduto nel ridicolo affermando di aver già visto la giovane americana e il suo ragazzo pugliese a luglio insieme ad uno zio made in Usa (è stato accertato che Amanda arrivò in Italia solo nel settembre 2007), i pm hanno convocato in aula anche il suo avvocato, Antonino Aiello che naturalmente non ha potuto far altro che ribadire la credibilità del suo cliente.


Ma Kokomani in aula è dovuto arrivare in manette perché nel frattempo è stato arrestato perché sorpreso con sei grammi di cocaina dai carabinieri. Nonostante gli sforzi del presidente della Corte Giancarlo Massei di mettere ordine nei suoi confusi ricordi, è sostanzialmente caduto in un vortice di contraddizioni. Per Giulia Buongiono, legale di Raffaele Sollecito, non è stato infatti difficile far risaltare la sua assoluta inaffidabilità. E Luciano Ghirga, l'avvocato di Amanda, ha definito la seconda deposizione dell'albanese "il replay di una catastrofe giudiziaria". E poco ha contato anche la deposizione di Fabio Gioffredi, un ragazzo che giura di aver visto insieme Meredith, Amanda, Raffaele e Rudy il 30 ottobre 2007 davanti alla casa di via Della Pergola. Ha voluto rispondergli lo stesso Raffaele: "Non ho mai visto Rudy in vita mia e sono in grado di provare che quel giorno ero da un'altra parte".

In più gran parte dei testimoni si sono presentati al pm quasi ad un anno di distanza dal delitto. Addirittura alcuni di loro lo hanno fatto dopo essere stati rintracciati dai giornalisti de Il giornale dell'Umbria. Un particolare che la dice lunga su come è stata condotta l'inchiesta sulla morte della studentessa inglese. Il processo riprenderà la prossima settimana con le deposizioni dei consulenti medico legali dell'accusa e le deposizioni di Patrick Lumumba, indicato in un primo tempo come l'assassino di Meredith e ora parte lesa, e di Rudy Guede, già condannato a 30 anni con il rito abbreviato, che probabilmente si avvarrà della facoltà di non rispondere.

(28 marzo 2009)


[ Repubblica ] 28 March 2009
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MEREDITH. SCONTRO TRA TESTIMONIANZE: PER LA DIFESA SONO INATTENDIBILI

28 Marzo 2009
Seduto su una panchina di piazza Grimana, non lontano dalla casa dove venne uccisa Meredith Kercher, Antonio Curatolo notò Raffaele Sollecito e Amanda Knox la notte del delitto. Tra le 21.30-22 e le 23-23.30 ha detto oggi alla Corte d'assise di Perugia davanti al quale si svolge il processo ai due giovani per l'omicidio della studentessa inglese. Un'udienza caratterizzata anche dalla deposizione dell'albanese Hekuran Kokomani.
Curatolo ha spiegato di "vivere su una panchina" da otto-nove anni. Della sera del delitto, ha spiegato di essersi messo verso 21.30-22 "a leggere l'Espresso e a fumare una sigaretta" in piazza Grimana. "Intorno al campo di basket (che si trova lì - ndr) - ha proseguito - vidi due ragazzi che sembravano fidanzati, forse discutevano. Lui andava verso la ringhiera a guardare di sotto (dove c' è anche la casa del delitto - ndr). Li ho visti per l'ultima volta poco prima di mezzanotte". Alla domanda del pm su chi fossero, Curatolo ha indicato Sollecito e la Knox.
Secondo gli inquirenti il clochard avrebbe quindi visto gli imputati subito prima dell'omicidio. Dopo di lui Fabrizio Gioffredi ha riferito che il 30 ottobre vide uscire dalla casa di Mez Sollecito, la Knox, con indosso un cappotto rosso, la Kercher e "un ragazzo di colore, al 99% Rudy Guede". Una deposizione alla quale ha replicato Sollecito. "Non può avermi visto insieme a Rudy - ha detto in una dichiarazione spontanea - perché non lo conosco. Non ho poi mai visto Amanda con un cappotto rosso. Quel giorno ero altrove".
A lungo è stato quindi sentito l'albanese Hekuran Kokomani. Ha detto di avere visto davanti alla casa di Mez, Sollecito e la Knox, che avevano in mano ciascuno un coltello (quello del giovane italiano ha detto di averlo poi riconosciuto nelle foto pubblicate dai giornali), ma anche Guede. Non ha saputo indicare se si trattasse della sera del 31 ottobre o quella del primo novembre del 2007 ma ha parlato anche di urla, forse di una lite, provenire dall'abitazione. Kokomani ha anche riferito di avere visto in un bar, tra la fine di agosto e l'inizio di settembre, Sollecito, la Knox e quello che ha definito uno "uno zio" di quest'ultima in base ai loro dialoghi nel locale (circostanza della quale parlava anche in un'intervista al Tg5 proposta in aula), anche se l'americana aveva già spiegato di non avere mai avuto alcuno zio che era venuto a trovarla a Perugia (dove è giunta alla metà di settembre). Ha quindi spiegato di essersi sentito minacciato dopo la deposizione agli investigatori ma di non avere sporto denuncia.
L'avvocato Giulia Bongiorno, uno dei difensori di Sollecito, ha replicato sottolineando che i due imputati si erano conosciuti alla fine di ottobre. Ha ricordato che il testimone è già stato definito inattendibile dal gup che lo ha già sentito e sottolineato che oggi c'è stato "un continuo mutamento di dichiarazioni". "Testimone attendibile riguardo alla conoscenza dei ragazzi" la replica dei legali della famiglia Kercher, Francesco Maresca e Serena Perna. Di Curatolo l'avvocato Bongiorno ha parlato come di un teste che "sgretola l'accusa". "Ha riferito - ha aggiunto - che i ragazzi non erano in via della Pergola". Testimonianza invece "apprezzabile" per gli avvocati Maresca e Perna secondo i quali gli imputati "sicuramente erano in giro".
Venerdì si torna in aula con le deposizioni dei medici legali. Poi, sabato, saranno ascoltati Patrick Lumumba e Guede ( l'invoriano giudicato con rito abbreviato e condannato per il delitto di Mez a 30 anni) che quasi sicuramente si avvarrà della facoltà di non rispondere.


[ Occidentale ] 28 March 2009
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MEREDITH UNA VICINA DI CASA RACCONTA IN AULA QUEL CHE SENTÌ PRIMA DELL'OMICIDIO
«UNA DONNA URLÒ A LUNGO QUELLA NOTTE»
PERUGIA UN GRIDO DI DONNA, PROLUNGATO E STRAZIANTE, «DA FARE ACCAPPONARE LA PELLE», POI UNO O PIÙ PERSONE, CHE CORREVANO NEI PRESSI DELLA CASA DOVE A PERUGIA VENNE UCCISA MEREDITH KERCHER: È QUANTO RICORDA DELLA NOTTE DEL DELITTO NARA CAPEZZALI CHE HA RICOSTRUITO QUEI MOMENTI DAVANTI ALLA CORTE D'ASSISE CHE PROCESSA RAFFAELE SOLLECITO E AMANDA KNOX.

Un urlo che la donna ha poi collegato al delitto. «Dopo le prime notizie pensai, ecco chi era che urlava...», ha detto in aula. Una deposizione «genuina che conferma come si sono svolti i fatti» hanno sottolineato gli avvocati Francesco Maresca e Serena Perna, legali della famiglia della vittima. «Ribadisce - hanno aggiunto - che l'omicidio è avvenuto tra le 23.30 e la mezzanotte, lontano dall'orario in cui Sollecito sostiene di essere rimasto in casa sua». Una «testimonianza inattendibile» invece per l'avvocato Luca Maori, uno dei difensori del giovane pugliese, secondo il quale in base al racconto della Capezzali «se un urlo c' è stato è da collocare la notte del 31 ottobre e non del primo novembre».
28/03/2009


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OMICIDIO MEREDITH: KOKOMANI ULTIMO TESTE, VENERDI' PROSSIMA UDIENZA

SARANNO ASCOLTATI MEDICI LEGALI - SABATO TOCCHERA' A LUMUMBA E GUEDE

ultimo aggiornamento: 28 marzo, ore 19:48
Perugia, 28 mar. (Adnkronos) - Riprendera' venerdi' prossimo il processo in corso davanti alla Corte d'Assise di Perugia per l'omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher che vede imputati Raffaele Sollecito e Amanda Knox. Nella prossima udienza aranno ascoltati i medici legali, mentre sabato tocchera' a Patrick con rito Lumumba e a Rudy Hermann Guede, l'invoriano giudicato con abbreviato e condannato per il delitto di Mez a 30 anni.


[ ADN Kronos ] 28 March 2009
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MEREDITH, UN TESTE: «VIDI SOLLECITO
E AMANDA KNOX VICINO ALLA CASA»
Altra testimonianza: «Erano insieme a Guede»
La reazione dell'imputato: «Impossibile, non ero lì»
ROMA (28 marzo) - Sul banco dei testimoni davanti alla Corte d'Assise di Perugia nel processo per l'omicidio di Meredith Kercher è stato il giorno di un clochard, Antonio Curatolo, e di Fabrizio Gioffredi, un ricercatore universitario. Il senzatetto ha dichiarato di aver visto gli imputati Raffaele Sollecito e Amanda Knox non lontano dalla casa di Via della Pergola nella serata del delitto.

Il riconoscimento. «Da otto-nove anni - ha detto in aula Antonio Curatolo - vivo per strada nella zona di piazza Grimana. Quella sera stavo su una panchina a leggere l'Espresso. Fumavo una sigaretta e vidi intorno al campo da basket (che si trova sulla piazza, ndr) due ragazzi che sembravano fidanzati discutere tra loro. Lui ogni tanto andava alla ringhiera a guardare di sotto (nella zona in cui c'è anche la casa di Meredith, ndr)». Su richiesta del pm Giuliano Mignini, Curatolo ha riconosciuto in aula Raffaele e Amanda come i due fidanzati «che guardavano con fare sospetto verso l’abitazione di via della Pergola».

«Ho visto insieme Sollecito, Guede e la Knox». Il teste Fabrizio Gioffredi ha sostenuto di aver visto i tre «uscire insieme il 30 ottobre dalla casa di via della Pergola. La giovane americana indossava un cappotto lungo rosso». Sollecito ha reagito immediatamente alla testimonianza, chiedendo ai giudici di poter rilasciare dichiarazioni spontanee. «Quel teste non può avermi visto insieme a Rudy - ha ribattuto Sollecito - perché non lo conosco e penso di non averlo mai incontrato in vita mia. Non ho mai visto ad Amanda quel cappotto. Quel giorno ero altrove e verrà dimostrato dalla mia difesa».

«Testimone inattendibile». Nel pomeriggio ha deposto davanti ai giudici di Perugia anche l'albanese Hekuran Kokomani, che ha confermato di avere visto Amanda Knox, Raffaele Sollecito e Rudy Guede davanti alla casa dove abitava Meredith Kercher, senza però sapere specificare se fosse la sera del 31 ottobre o del primo novembre. Secondo lo straniero Sollecito e la Knox avrebbero avuto in mano ciascuno un coltello. Giulia Bongiorno, difensore di Raffaele Sollecito, ha contestato in aula al teste più volte contraddizioni con le versioni rese in passato. Al termine dell'udienza il legale ha sottolineato che si tratta di un testimone «già dichiarato inattendibile dal gup. Abbiamo avuto un continuo mutamento di dichiarazioni. Non si sa quando e a che ora avvengono i fatti e a volte li colloca in date in cui è impossibile si verifichino».

[ Messaggero ] 28 March 2009
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2009-03-28 19:22 Meredith: teste, Knox, Sollecito e Guede davanti casa Mez Pero' non specifica se giorno delitto o prima (ANSA)- PERUGIA, 28 MAR - Il testimone albanese ha confermato di avere visto Knox, Sollecito e Guede davanti alla casa dove abitava Meredith Kercher. Senza pero' sapere specificare se fosse la sera del 31 ottobre o del primo novembre. Secondo lo straniero Sollecito e la Knox avrebbero avuto in mano ciascuno un coltello. Ha inoltre riferito di avere sentito 'voci di piu' persone', forse una lite, nella villetta. 'C'era qualcuno che urlava', ha detto.

[ ANSA ] 28 March 2009
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OMICIDIO MEREDITH: KOKOMANI ULTIMO TESTE, VENERDI' PROSSIMA UDIENZA

Perugia, 28 mar. (Adnkronos) - Riprendera' venerdi' prossimo il processo in corso davanti alla Corte d'Assise di Perugia per l'omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher che vede imputati Raffaele Sollecito e Amanda Knox. Nella prossima udienza aranno ascoltati i medici legali, mentre sabato tocchera' a Patrick Lumumba e a Rudy con rito abbreviato e Hermann Guede, l'invoriano giudicato con condannato per il delitto di Mez a 30 anni.
L'udienza di oggi si e' conclusa con la testimonianza dell'albanese Hekuran Kokomani, portato in aula dagli agenti penitenziari, essendo attualmente detenuto per droga. Kokomani, che era stato ritenuto inattendibile dal gup, ha raccontato di aver visto Amanda e Raffaele insieme a Guede davanti al casolare di via della Pergola, senza pero' riuscire a ricordare se si trattasse della sera del 31 ottobre o di quella dell'1 novembre 2007. In particolare, l'albanese ha detto di aver urtato con la sua auto due ragazzi, identificati in Sollecito e Knox, e di aver discusso con loro. Nel corso della discussione, a suo dire, la studentessa americana gli avrebbe fatto vedere un coltello, dicendogli ''adesso ti faccio vedere io''. Secondo Kokomani, anche lo studente pugliese avrebbe avuto un coltello. Sul posto poi, secondo l'albanese, sarebbe a un certo punto arrivato l'ivoriano Guede, che lui conosceva da prima. A Rudy Kokomani avrebbe chiesto perche' Amanda fosse in possesso di un coltello, sentendosi rispondere che era in corso una festa e che il coltello serviva a tagliare la torta.
L'albanese ha anche raccontato di un episodio avvenuto tra la fine di agosto e i primi di settembre del 2007, quando avrebbe incontrato in un bar di Perugia i due imputati insieme allo zio di Amanda. Una circostanza smentita dalla difesa, secondo cui i due ragazzi si sarebbero conosciuti alla fine di ottobre.


[ Libero ] 28 March 2009
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28-03-09 MEREDITH: SFILANO TESTI CHE HANNO VISTO IMPUTATI. SOLLECITO CONTROBATTE
(ASCA) - Perugia, 28 mar - La Corte d'Assise per il processo ad Amanda Knox e Raffaele Sollecito, accusati della morte della studentessa inglese Meredith Kercher, ha ascoltato oggi 4 testi che asseriscono di aver visto gli imputati.

In aula sono sfilati dinanzi la corte presieduta da Giancarlo Massei, il clochard Antonio Curatolo che sostiene di aver visto Amanda Knox e Raffaele Sollecito la sera del 1 novembre, attorno alle 21,30 in Piazza Grimana, a poca distanza dalla casa dove e' stato compiuto l'omicidio (loro hanno sempre sostenuto di essere rimasti nell'abitazione del giovane e quindi impossibile vederli li' a quell'ora) e il teste Fabrizio Gioffredi, un laureato in relazioni internazionali, che ha asserito di aver visto nel pomeriggio del 30 ottobre 2007, uscire tra le 17 e 17,30 in una giornata piovosa, dalla casa di Via della Pergola, Amanda, Mez, Raffaele Sollecito e un giovane di colore (al 99% Guede', ma - ha detto - non ne sono sicuro perche' era coperto da Sollecito) affermazioni queste che hanno provocato una reazione dell'ingegnere informatico di Giovinazzo.

Sollecito ha infatti chiesto di poter rilasciare una dichiarazione spontanea, per controbattere le affermazioni di chi lo avrebbe visto insieme a Rudy Guede. ''Non posso essere stato visto con Rudy Guede (il terzo imputato per l'omicidio e violenza in concorso che ha avuto 30 anni in rito abbreviato - ndr) perche' non lo ho mai incontrato e conosciuto''. ''E' la terza, quarta volta che lo ribadisco; non l'ho mai incontrato e non lo conosco''. Ed ancora una affermazione sul ''capotto rosso'' di cui aveva parlato il teste Gioffredi nel rispondere alle domande del Pm Mignini e delle difese, tanto che Sollecito ha sottolineato di ''non aver mai visto Amanda con un capotto rosso''.

''In quel giorno - il 30 ottobre - ha concluso Raffaele - io mi trovato altrove e cio' verra' dimostrato dalle mie difese e dai documenti''. Sia nella testimonianza del clochard Curatolo che in quella di Gioffredi, sono stati approfonditi gli orari dei momenti in cui venivano visti Amanda e Raffaele. Curatolo, che da una decina di anni dorme su una panchina dinanzi alla sede dell'Universita' per Stranieri, in piazza Grimana, ha spiegato che alle 21,30, mentre era seduto a leggere il giornale, vide vicino alla ringhiera i due ex fidanzatini che parlavano e che, il ragazzo di tanto in tanto si alzava e si sporgeva in direzione del casolare, mentre c'erano tanti altri giovani che si trovavano nella piazza e che aspettavano di partire con i bus per le discoteche, come avveniva dalle 23,30 a mezzanotte il giovedi', venerdi' e sabato ed i giorni pre-festivi. Sempre su quanto visto dinanzi alla casa del delitto, e' stato sentito anche Hekuran Kokomani, l'albanese che ha dato piu' di una versione, ascoltato dalla corte tra due agenti della penitenziaria, perche' detenuto da meta' febbraio 2009, per possesso di droga.

red/mac/ss


[ ASCA ] 28 March 2009
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OMICIDIO MEREDITH: TESTIMONIA CLOCHARD, VIDI IMPUTATI INSIEME LA SERA DEL DELITTO

Perugia, 28 mar. (Adnkronos) - E' ripreso con la testimonianza del clochard Antonio Curatolo il processo a Raffaele Sollecito e ad Amanda Knox per l'omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher in corso davanti alla Corte d'Assise di Perugia. Curatolo ha ribadito quello che ha sempre detto, cioe' di aver visto la sera del primo novembre Amanda e Raffaele al campetto da basket di piazza Grimana, dove il clochard da anni dorme abitualmente. In particolare, Curatolo, dopo avere indicato in aula i due imputati, riconoscendoli per l'ennesima volta, ha raccontato che alle 21.30 circa di quella sera lui era seduto sulla panchina ''a leggere l'Espresso'', quando, alzando gli occhi, ha notato Amanda e Raffaele, seduti a parlare sul muretto, vicino a un lampione.
Il clochard ha spiegato di averli osservati fino alle 23.30 circa. ''Ogni tanto fumavo una sigaretta e alzavo lo sguardo - ha raccontato - Lo avro' fatto quattro o cinque volte e ogni volta ho visto i due ragazzi insieme''. Curatolo ha anche detto di aver visto Sollecito in piu' occasioni alzarsi dal muretto e affacciarsi alla ringhiera guardando in direzione del casolare di via della Pergola.
Anche un altro teste ha riconosciuto in aula Amanda e Raffaele. Si tratta di Fabrizio Gioffredi, che, nella testimonianza di oggi, ha ribadito di aver visto, intorno alle 17-17.30 del 30 ottobre, i due imputati e la vittima uscire dalla casa del delitto insieme a un ragazzo di colore. "Al 99 per cento Rudy Hermann Guede", ha detto il teste. Gioffredi ha raccontato che pioveva e si stava dirigendo alla sua auto, parcheggiata poco piu' in la', quando ha notato i quattro, tra i quali la studentessa americana che portava un cappotto rosso. Alle parole di Gioffredi Sollecito ha voluto replicare con una dichiarazione spontanea: ''Non posso essere stato visto con Rudy Hermann Guede perche' ribadisco di non averlo mai visto e conosciuto", ha detto lo studente di Giovinazzo, sostenendo anche di non aver ''mai visto ad Amanda un cappotto rosso'', e assicurando: ''Quel giorno ero altrove, e questo verra' dimostrato dalle mie difese e dai documenti''.


[ Libero ] 28 March 2009
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2009-03-28 12:19 Meredith: clochard dice di aver visto imputati La notte del delitto in piazza Grimana da 21, 30 fino a prima 24 (ANSA) - PERUGIA, 27 MAR - La notte dell'omicidio di Meredith Kercher il clochard Curatolo vide Sollecito e la Knox in piazza Grimana dalle 21,30 a prima delle 24.Lo ha detto deponendo davanti alla Corte d'assise di Perugia nel processo ai due giovani, precisando che li vide fino 'a poco prima di mezzanotte'. La piazza si trova non lontano dalla casa del delitto. 'Da 8-9 anni - ha detto Curatolo - vivo per strada nella zona di piazza Grimana. Quella sera stavo su una panchina a leggere l'Espresso. Vidi due ragazzi'.

[ ANSA ] 28 March 2009
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PROCESSO DI PERUGIA, CONTINUANO I DUBBI SUI TESTIMONI
L'ALBANESE HEKURAN KOKOMANI E IL CLOCHARD CHE INCHIODEREBBERO RAFFAELE SOLLECITO E AMANDA KNOX IN AULA NON CONVINCONO DEL TUTTO
28 marzo, 2009

Si gioca tutto sull'attendibilità dei testimoni, prima ancora che sulle loro dichiarazioni, la nuova udienza a carico di Raffaele Sollecito e Amanda Knox, per l'omicidio Kercher. Oggi, davanti alla Corte d'Assise di Perugia, verrà ascoltato Hekuran Kokomani, l'albanese che, con la sua testimonianza inchioderebbe la Knox, Sollecito e Guede sulla scena del delitto. L'uomo, però, arrestato a febbraio per spaccio, era già stato giudicato inattendibile nell'udienza preliminare. Contraddittorie anche le dichiarazioni del clochard che avrebbe visto Raffaele e Amanda vicino alla casa di Mez.

[ SKY ] 28 March 2009
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IL CLOCHARD: «QUELLA SERA VIDI AMANDA E RAFFAELE». MA SI CONFONDE SUGLI ORARI
SOLLECITO: «MAI VISTO GUEDE IN VITA MIA»
L'IMPUTATO PROTESTA DOPO LA TESTIMONIANZA DI UN GIOVANE RICERCATORE, CHE AFFERMA DI AVER VISTO I QUATTRO INSIEME

MILANO - Il testimone: «Il 30 ottobre ho visto Amanda, Raffaele, Rudy e Meredith tutti insieme davanti alla casa di via della Pergola». Pronta la reazione di Raffaele Sollecito, che si alza e chiede di fare una dichiarazione spontanea: «Quel teste non può avermi visto insieme a Rudy perché non lo conosco e penso di non averlo mai incontrato in vita mia». Fabrizio Gioffredi, un giovane ricercatore universitario, aveva sostenuto di avere visto insieme il giovane, Meredith Kercher, Amanda Knox e Guede il 30 ottobre uscire dalla casa di via della Pergola. In tale occasione - secondo il testimone - la giovane americana indossava un cappotto lungo rosso. «Mai visto quel cappotto ad Amanda», ha sottolineato Sollecito. «Quello che ha descritto - ha aggiunto - è impossibile. Quel giorno ero altrove e verrà dimostrato dalla mia difesa». Quella di Gioffredi è la prima testimonianza che parla di una conoscenza certa tra i quattro protagonisti.
IL CLOCHARD - Sul banco dei testimoni è salito anche un clochard che frequentava piazza Grimana, la piazza sovrastante il casolare degli orrori di via della Pergola. Il teste ha confermato - come nei verbali della Procura - di aver visto, la notte dell’omicidio di Metz, Amanda e Raffaele insieme, in più ha aggiunto che «i due giovani guardavano con fare sospetto verso l’abitazione di via della Pergola». Un testimone dunque importante, perché smonterebbe l’alibi dei due fidanzatini e proverebbe un coinvolgimento diretto sempre dei due indagati sull’azione dell’omicidio. Però il clochard ha commesso in aula qualche passo falso: nei verbali aveva ribadito di aver visto Amanda e Raffaele intorno alle 23, mentre oggi, dopo diversi tentennamenti, ha spostato le lancette dell’orologio tra le 21 e le 21.30.

28 marzo 2009


[ Corriere ] 28 March 2009
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SOLLECITO, MAI VISTO E CONOSCIUTO GUEDE

(AGI) - Perugia, 28 mar. - "Non posso essere stato visto con Rudy Hermann Guede perche' ribadisco di non averlo mai visto e conosciuto". E' quanto ha voluto sottolineare lo studente di Giovinazzo, Raffaele Solellecito, facendo dichiarazioni spontanee al termine della testimonianza davanti alla Corte d'Assise di Perugia del testimone che ha riferito di aver visto Sollecito, la Knox, Meredith e Guede insieme, uscire dal casolare di via della Pergola, il 30 ottobre del 2007. Il testimone "non puo' avermi visto in compagnia di Rudy Guede perche' io non lo conosco - ha detto Raffaele Sollecito in aula -. Questa e' la terza-quarta volta che lo ribadisco. Non l'ho mai incontrato in vita mia e tanto meno lo conosco". Sollecito ha poi spiegato di non aver "mai visto ad Amanda un cappotto rosso" come quello descritto dal testimone. "Io quel giorno mi trovavo altrove - ha concluso Sollecito - e verra' dimostrato nel proseguo di questo processo dalle mie difese e dai documenti".

[ AGI ] 28 March 2009
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TESTE, MEREDITH E ACCUSATI INSIEME DAVANTI A CASA

(AGI) - Perugia, 28 mar. - Il 30 novembre, intorno alle 17-17:30, Amanda, Raffaele e Meredith, insieme a un ragazzo di colore, probabilmente Rudy, uscivano insieme dal casolare di via della Pergola. E' quanto ha sostenuto questa mattina durante la sua testimonianza nel processo per l'omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher, Fabrizio Gioffredi, che oggi ha riconosciuto in aula Amanda e Raffaele. Il testimone ha riferito che quel giorno, andando a riprendere l'auto parcheggiata poco distante dalla casa del delitto, ha visto i quattro ragazzi uscire insieme dall'abitazione. Gioffredi ha riferito che pioveva e che Amanda indossava un cappotto rosso.
Riguardo al ragazzo di colore, il teste ha spiegato che "al 99 per cento si trattava di Rudy Hermann Guede", l'ivoriano gia' condannato a 30 anni con rito abbreviato per l'omicidio della giovane inglese.

[ AGI ] 28 March 2009
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L'OMICIDIO DI MEZ
RAFFAELE PRENDE LA PAROLA IN AULA
"IO RUDY NON LO CONOSCEVO NEMMENO"
''Quell'uomo non puo' avermi visto insieme a Rudy perchè non lo conosco e penso di non averlo mai incontrato in vita mia''. Queste le parole di Raffaele Sollecito che ha preso la parole per una breve dichiarazione spontanea davanti alla Corte d'assise di Perugia riferendosi alla deposizione di Fabrizio Gioffredi

Perugia, 28 marzo 2009 - ''Quell'uomo non puo' avermi visto insieme a Rudy perchè non lo conosco e penso di non averlo mai incontrato in vita mia''. Queste le parole di Raffaele Sollecito che ha preso la parole per una breve dichiarazione spontanea davanti alla Corte d'assise di Perugia riferendosi alla deposizione di Fabrizio Gioffredi.


Questi aveva sostenuto di avere visto insieme il giovane, Meredith Kercher, Amanda Knox e Rudy Guede il 30 ottobre uscire da casa di via della Pergola. In tale occasione - secondo il testimone - la giovane americana indossava un cappotto lungo rosso. ''Mai visto Amanda - ha sottolineato Sollecito - con quel cappotto. Quello che ha descritto - ha aggiunto - è impossibile. Quel giorno ero altrove e verrà dimostrato dalla mia difesa''.


[ Nazione ] 28 March 2009
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IL DELITTO DI MEREDITH
LA TESTIMONIANZA DEL CLOCHARD
"QUELLA NOTTE LI HO VISTI
LITIGARE IN PIAZZA GRIMANA"
E' ripresa in Corte d'Assise l'udienza per il processo a carico di Amanda Knox e Raffaele Sollecito con la testimonianza del clochard Antonio Curatolo. "La notte dell'omicidio di Meredith Kercher - ha detto - ho visto i due ragazzi in piazza Grimana, non lontano dalla casa del delitto, dalle 21.30 fino a poco prima di mezzanotte

Perugia, 28 marzo 2009 - E' ripresa in Corte d'Assise l'udienza per il processo a carico di Amanda Knox e Raffaele Sollecito con la testimonianza del clochard Antonio Curatolo. "La notte dell'omicidio di Meredith Kercher - ha detto - ho visto i due ragazzi in piazza Grimana, non lontano dalla casa del delitto, dalle 21.30 fino a poco prima di mezzanotte.

''Da otto o nove anni - ha spiegato Curatolo - vivo per strada nella zona di piazza Grimana. Quella sera stavo su una panchina a leggere l'Espresso. Fumavo una sigaretta e vidi intorno al campo di basket (che si trova sulla piazza - ndr) due ragazzi che sembravano fidanzati discutere tra loro. Lui ogni tanto andava alla ringhiera a guardare di sotto (nella zona in cui c'è anche la casa di Mez - ndr)''. Alla domanda del pm Giuliano Mignini su chi fossero, il clochard ha indicato Sollecito e la Knox, entrambi in aula.

Ha quindi sostenuto di avere ''osservato quattro-cinque volte'' i due imputati. Curatolo ha affermato di essere tornato in piazza Grimana ''nella tarda mattinata'' del giorno dopo, notando che ''c'era qualcosa di strano, con la polizia che andava e veniva''. L'uomo ha sostenuto inoltre di non avere mai visto Rudy Guede, già condannato a 30 anni per il delitto. Un altro dei testimoni sentiti stamani, Fabrizio Gioffredi, ha detto di avere visto insieme Sollecito, la Knox, la Kercher e un ''ragazzo di colore che al 99 per cento era Guede'' uscire dalla casa di via della Pergola nel pomeriggio del 30 ottobre.


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MEREDITH: UDIENZA RIPRESA, IN AULA IL CLOCHARD

(AGI) - Perugia, 28 mar. - E' ripreso con la testimonianza del senzatetto che vive in Piazza Grimana, a poche decine di metri dal casolare di via della Pergola, il processo davanti alla Corte d'Assise di Perugia per l'omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher. In aula anche i due imputati, Raffaele Sollecito e Amanda Knox. Quattro i testimoni citati per oggi dai pubblici ministeri Manuela Comodi e Giuliano Mignini.



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l delitto di Via della Pergola
CASO MEREDITH, TESTIMONIA IL CLOCHARD CURATOLO

28 Marzo 2009
L'avvocato Giulia Bongiorno tira fuori un altro asso dalla manica nel processo per l'omicidio di Meredith Kercher. La Bongiorno, che difende Raffaele Sollecito - accusato insieme ad Amanda Knox di aver ucciso Meredith -, ha giudicato fondamentale la testimonianza di Antonio Curatolo, il clochard che nell'udienza di oggi ha testimoniato di aver visto Sollecito e la Knox in Piazza Grimana a Perugia la notte dell'omicidio, scagionandoli, secondo il difensore di Sollecito.
Curatolo "sgretola l'ipotesi dell'accusa" ha detto la Bongiorno, "il processo è stato fatto perchè si ritiene che la notte del primo novembre Amanda e Raffaele erano in via della Pergola. Oggi un testimone non portato dalla difesa ha riferito che la notte del delitto questi ragazzi erano altrove. È oggettivo che c' è una incompatibilità con l'ipotesi d'accusa».
In realtà Piazza Grimana non è lontana da Via della Pergola. E Curatolo ha spiegato: "Vivo da anni per strada nella zona di piazza Grimana. La sera del delitto stavo su una panchina a leggere l'Espresso. Fumavo una sigaretta e ho visto nei pressi del campo di basket (in Piazza Grimana, ndr) due ragazzi che discutevano tra loro. Lui ogni tanto andava alla ringhiera a guardare di sotto (verso via della Pergola, nadr)". Quando il pm Giuliano Mignini glielo ha chiesto, Curatolo ha riconosciuto in aula Raffaele e Amanda come "i due che guardavano con fare sospetto verso l’abitazione di via della Pergola".

Oggi è stato ascoltato anche il ricercatore Fabrizio Gioffredi, che ha sostenuto di aver visto Sollecito, la Knox e Rudi Guede "dalla casa di via della Pergola. La giovane americana indossava un cappotto lungo rosso". Sollecito ha reagito dicendo di non aver mai conosciuto in vita sua Guede. "Quel giorno ero altrove - ha detto il giovane - e verrà dimostrato dalla mia difesa".

L'ultima testimonianza è stata quella dell'albanese Hekuran Kokomani, che ha confermato di avere visto la Knox, Sollecito e Guede davanti alla casa dove abitava Meredith Kercher, anche se non ricorda se era il 31 ottobre o il giorno dopo. Secondo Kokomani, Raffaele e Amanda stringevano in mano un coltello. Giulia Bongiorno ha contestato duramente il teste, facendo riferimento alle sue contraddizioni con le versioni precedenti. "E' un testimone giudicato inattendibile dal gup. Abbiamo avuto un continuo mutamento di dichiarazioni. Non si sa quando e a che ora avvengono i fatti e a volte li colloca in date in cui è impossibile si verifichino". Il processo va avanti.



[ Occidentale ] 28 March 2009
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Meredith/ Testimone albanese: Amanda aveva un coltello in borsa
di Apcom
Il teste avrebbe visto i tre indagati davanti abitazione omicidio

Perugia, 28 mar. (Apcom) - Il Pm Giuliano Mignini, insieme ai pool difensivi di Raffaele Sollecito e Amanda Knox, sta ascoltando da più di due ore quello che fu definito il super-testimone albanese nelle fasi di indagine. Erogan Kokunami ha ribadito, tra mille difficoltà di comprensione per gli auditori a causa di un italiano poco fluente, di aver incontrato Amanda Knox, Raffaele Sollecito e Rudy Guede mentre "spiavano" dalla strada l'abitazione di via della Pergola. "Passavo con la mia automobile per via della Pergola - spiega il teste albanese - quando ho notato uno strano sacco nero sulla carreggiata. Prima di urtarlo piano ho suonato. A quel punto mi sono reso conto che non era un sacco nero ma erano un uomo e una donna che erano distesi". Kokunami spiega poi di aver notato un coltello lungo 40 centimetri. "L'uomo si è scagliato subito contro di me e io per reazione ho dato un cazzotto che gli ha fatto saltare gli occhiali. Poi gli animi si sono calmati anche se la ragazza ha tirato fuori dalla borsa un coltello di 40 centimetri". Il Pm ha chiesto al teste se riconoscesse in aula i due giovani con cui aveva avuto la discussione. L'albanese ha puntato il dito verso Amanda e Raffaele. "Mentre cercavo di fare manovra per andarmene - spiega Kokunami - ho notato un ragazzo di colore che conoscevo da tempo che si chiama Rudy Guede. Lui mi ha detto: 'Io non sono mica marocchino o tunisino, sono negro. Non ti preoccupare eh, è tutto a posto'". Il testimone albanese afferma di aver chiesto a Rudy a che cosa fosse servito il coltello mostrato da Amanda Knox. "Rudy mi ha detto che siccome era un giorno di festa, sarebbe servito per tagliare la torta".


[ Wall Street Italia ] 28 March 2009
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Processo Meredith, arriva il testimone clochard
Autore: dopstart pubblicato il : 28/03/2009
Processo per l'omicidio di Meredith. Oggi è il giorno della testimonianza di Antonio Curatolo, l'uomo senza fissa dimora che vide in piazza Grimana, non lontano dalla casa del delitto, dalle 21.30 fino "a poco prima di mezzanotte".
Curatolo inoltre ha testimoniato che non ha mai visto Rudy Guede che intanto è stato già giudicato.
Come finirà questa vicenda?


[ Italia News ] 28 March 2009
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Meredith/ Sollecito: Io non conosco Guede, testimone sbaglia
di Apcom
Il ragazzo pugliese rigetta le accuse rivoltegli da teste

Perugia, 28 mar. (Apcom) - Dopo le dichiarazioni dei testimoni di questa mattina che di fatto hanno cercato di incrinare l'alibi di Sollecito e Amanda, il giovane ragazzo pugliese ha sentito la necessità di rilasciare dichiarazioni spontanee. "Non possono avermi visto in qualsiasi parte del mondo - spiega Sollecito - con Rudy Guede. Lo ribadisco per la quarta volta: non l'ho mai conosciuto prima. Inoltre, affermo con certezza che non ho mai visto ad Amanda un cappotto rosso come descritto dal testimone. Inoltre, dimostrerò nel corso del processo che io il 30 ottobre non mi potevo trovarmi in via della Pergola per via di altri importanti impegni".


[ Wall Street Italia ] 28 March 2009
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IL DELITTO DI PERUGIA
SOLLECITO: "MAI CONOSCIUTO RUDY"
MA UN TESTIMONE LO SMENTISCE
Nuova udienza del processo per la morte di Meredith Kercher. Un clochard vide Raffaele e Amanda la sera del 1° novembre in piazza Grimanana. Uno studente: "Erano insieme a un ragazzo di colore"
Perugia, 28 marzo 2009 - Ha indicato in aula Amanda Knox e Raffaele Sollecito riconoscendoli ancora una volta come i due ragazzi che aveva visto insieme la sera del primo novembre, al campetto da basket di piazza Grimanana, Antonio Curatolo, il clochard di Perugia sentito oggi come testimone nel processo per l’omicidio di Meredith Kercher.

Curatolo, che da otto-nove anni dorme abitualmente su una panchina di piazza Grimana ha spiegato alla Corte che quella sera intorno alle 21:30, mentre era seduto a leggere il giornale, alzando gli occhi notò i due ragazzi che parlavano seduti su un muretto, vicino a un lampione. Il clochard ha spiegato che, a volte, il ragazzo si alzava e si dirigeva verso la ringhiera sporgendosi all’esterno in direzione del casolare di via della Pergola e di aver visto i due insieme, fino alle 23:30 circa.

"Ero seduto sulla panchina", ha raccontato Curatolo, "stavo leggendo l’Espresso, ogni tanto fumavo una sigaretta e alzavo lo sguardo. Lo avrò fatto quattro-cinque volte e ogni volta ho visto i due ragazzi insieme. Non mi piace approfittarmi della vita degli altri. Premetto che quello che dico non lo dico per fare del male a qualcuno". Il senzatetto ha poi riferito che, il giorno successivo intorno alle 12:30, ha visto il via vai nell’abitazione di via della Pergola, l’ambulanza, la polizia e l’arrivo degli uomini in tuta bianca.

LA TESTIMONIANZA

Il 30 novembre, intorno alle 17-17:30, Amanda, Raffaele e Meredith, insieme a un ragazzo di colore, probabilmente Rudy, uscivano insieme dal casolare di via della Pergola. È quanto ha sostenuto questa mattina durante la sua testimonianza nel processo per l’omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher, Fabrizio Gioffredi, che oggi ha riconosciuto in aula Amanda e Raffaele. Il testimone ha riferito che quel giorno, andando a riprendere l’auto parcheggiata poco distante dalla casa del delitto, ha visto i quattro ragazzi uscire insieme dall’abitazione. Gioffredi ha riferito che pioveva e che Amanda indossava un cappotto rosso.

Riguardo al ragazzo di colore, il teste ha spiegato che "al 99 per cento si trattava di Rudy Hermann Guede", l’ivoriano già condannato a 30 anni con rito abbreviato per l’omicidio della giovane inglese.

RAFFAELE SOLLECITO

"Non posso essere stato visto con Rudy Hermann Guede perchè ribadisco di non averlo mai visto e conosciuto". È quanto ha voluto sottolineare lo studente di Giovinazzo, Raffaele Solellecito, facendo dichiarazioni spontanee al termine della testimonianza davanti alla Corte d’Assise di Perugia del testimone che ha riferito di aver visto Sollecito, la Knox, Meredith e Guede insieme, uscire dal casolare di via della Pergola, il 30 ottobre del 2007.

Il testimone "non può avermi visto in compagnia di Rudy Guede perchè io non lo conosco - ha detto Raffaele Sollecito in aula -. Questa è la terza-quarta volta che lo ribadisco. Non l’ho mai incontrato in vita mia e tanto meno lo conosco".

Sollecito ha poi spiegato di non aver "mai visto ad Amanda un cappotto rosso" come quello descritto dal testimone. "Io quel giorno mi trovavo altrove - ha concluso Sollecito - e verrà dimostrato nel proseguo di questo processo dalle mie difese e dai documenti".


[ Quotidiano ] 28 March 2009
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28/03/2009 - 13.20
OMICIDIO MEREDITH: CLOCHARD VIDE SOLLECITO E AMANDA IN PIAZZA


(IRIS) - PERUGIA, 28 MAR - Sollecito e la Knox sono stati visti dal clochard Curatolo in piazza Grimana dalle 21,30 a prima delle 24 la notte dell'omicidio di Meredith Kercher. Lo ha detto l'uomo deponendo davanti alla Corte d'assise di Perugia nel processo ai due giovani, precisando che li vide fino "a poco prima di mezzanotte". La piazza non è lontano dalla casa del delitto. "Da 8-9 anni - ha detto Curatolo - vivo per strada nella zona di piazza Grimana. Quella sera stavo su una panchina a leggere. Vidi due ragazzi".

VaFo


[ Iris ] 28 March 2009
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Delitto di Perugia, clochard nota gli imputati a piazza Grimana

sabato, 28 marzo 2009 Delitto Perugia. Tutti i pezzi
28 marzo 2009 - La notte in cui è stata uccisa Meredith Kercher il clochard Antonio Curatolo vide Raffaele Sollecito e Amanda Knox in piazza Grimana, non distante dalla casa dove è avvenuto il delitto, dalle 21.30 fino "a poco prima di mezzanotte". Lo ha detto nel corso della deposizione davanti alla Corte d'assise di Perugia nel processo ai due giovani. "Da otto-nove anni - ha affermato Curatolo - vivo per strada nella zona di piazza Grimana.
Quella sera stavo su una panchina a leggere l'Espresso. Fumavo una sigaretta e vidi intorno al campo di basket (situato sulla piazza, ndr) due ragazzi che sembravano fidanzati discutere tra loro. Lui ogni tanto andava alla ringhiera a guardare di sotto (nella zona in cui si trova anche la casa di Mez, ndr)". Alla domanda del pm Giuliano Mignini sull’identità dei due, il clochard ha indicato Sollecito e la Knox, tutti e due in aula. Ha quindi detto di avere "osservato quattro-cinque volte" i due imputati. Curatolo ha sostenuto di essere tornato in piazza Grimana "nella tarda mattinata" del giorno seguente, accorgendosi che "c'era qualcosa di strano, con la polizia che andava e veniva". L'uomo ha affermato anche di non avere mai visto Rudy Guede, già condannato per il delitto. Un altro dei testimoni sentiti, Fabrizio Gioffredi, ha affermato di avere visto insieme Sollecito, la Knox, la Kercher e un "ragazzo di colore che al 99 per cento era Guede" uscire dalla abitazione di via della Pergola nel pomeriggio del 30 ottobre. Lo si apprende dall'Ansa.
Last Updated ( sabato, 28 marzo 2009 )

[ Fondazione ] 28 March 2009
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Delitto di Perugia, procedimento rinviato a venerdì prossimo
sabato, 28 marzo 2009 Delitto Perugia. Tutti i pezzi
28 marzo - Dopo la lunga deposizione dell'albanese Hekuran Kokomani è stata sospesa l'udienza del 28 marzo del processo a Raffaele Sollecito e ad Amanda Knox per l'assassinio di Meredith Kercher. Il procedimento è stato rimandato a venerdì prossimo per ascoltare altri testi del pubblico ministero. Lo si apprende dall’Ansa.

[ Fondazione ] 28 March 2009
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domenica 29 marzo 2009, 07:00
TESTIMONI UN CLOCHARD E UN ALBANESE INCHIODANO AMANDA E RAFFAELE

Un clochard e un supertestimone in galera per droga. Due rischi boomerang. Ecco le ultime carte dell’accusa che si scoprono sul tavolo dei giudici della corte d’Assise di Perugia. Sono loro a dover far quadrare il cerchio, a dover dimostrare il teorema già enunciato dai rilievi della polizia, dalle bugie, dalle omissioni degli indagati e dai tanti indizi che hanno portato in carcere Raffaele Sollecito, Amanda Knox e l’ivoriano Rudy Guede, l’unico già condannato per l’omicidio di Meredith Kercher. Comincia Antonio Curatolo, l’uomo che dormiva sulla panchina vicino alla casa di via della Pergola. Ha indicato in aula la bella americanina e il suo ex fidanzato riconoscendoli ancora una volta come i due ragazzi che aveva visto insieme la sera del primo novembre (quando avvenne il delitto), al campetto da basket di piazza Grimanana. «Ero seduto sulla panchina», ha raccontato Curatolo, «stavo leggendo, ogni tanto fumavo una sigaretta e alzavo lo sguardo. E ogni volta ho visto i due ragazzi insieme». Dopo di lui tocca all’albanese parlare. Per oltre due ore, viste le difficoltà degli interpreti. Erogan Kokunami ripete di aver notato davanti al cascinale Amanda, Raffaele e Rudy che spiavano dalla strada l’abitazione. «Passavo in auto quando ho visto uno strano sacco nero sulla carreggiata. Prima di urtarlo piano ho suonato. A quel punto mi sono reso conto che non era un sacco ma si trattava di un uomo e una donna che erano distesi». Secondo lui Raffaele e Amanda.
«L’uomo si è scagliato subito contro di me e io per reazione ho dato un cazzotto che gli ha fatto saltare gli occhiali. Poi gli animi si sono calmati, ma la ragazza ha tirato fuori dalla borsa un coltello di 40 centimetri: “Ti faccio vedere io”, mi ha detto». Infine l’intervento di Rudy. «Mentre cercavo di fare manovra per andarmene è spuntato Rudy. “Non ti preoccupare eh, è tutto a posto” - mi ha detto -. Il coltello serve per tagliare una torta».
Ma la sua ricostruzione non trova riscontri.

[ Giornale ] 29 March 2009
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“Curatolo dimostra che mentono”.

Per l’avvocato Gentile, legale dell’ivoriano, “Totò” si sbaglia solo sull’orario.


“Curatolo inguaia Amanda e Raffaele”. Le dichiarazioni di Nicodemo Gentile sono all’opposto di quelle dei difensori dei due imputati. Per il legale del Guede, presente ieri in aula assieme a Walter Biscotti, non ci sono dubbi. “Li ha visti - dice Gentile - sull’ora ci possono essere evidenti confusioni, e c’era da aspettarselo, ma li pone in un posto diverso rispetto a quello che loro hanno sempre asserito: ossia a casa di Raffaele. Quindi i ragazzi mentono. Curatolo è un testimone genuino e conferma tra quanto detto dalla Capezzali, ossia che si tratta di un omicidio plurisoggettivo: c’erano più persone sul luogo del delitto”. Non mancano i distinguo fra i testimoni. “Non è attendibile Gioffredi - precisa Gentile - perché Rudy ribadisce di non conoscere Sollecito. Forse il teste non ricorda bene se si trattasse di Rudy o di un altro soggetto”. Lo stesso Sollecito è intervenuto per smentire. "Gioffredi non può avermi visto con Rudy perché, ribadisco, io Rudy non lo conosco, non l’ho mai incontrato in vita mia", ha detto davanti ai giudici della Corte d’assise. Rispondendo ai giudici che gli chiedevano di descrivere come fossero vestiti quella notte i quattro ragazzi, Gioffredi ha detto: "Ricordo che Amanda aveva un cappotto lungo e rosso". "Non ho mai visto Amanda con un cappotto lungo e rosso", ha replicato Sollecito. "Io quel giorno ero altrove e verrà dimostrato dai documenti che di seguito fornirà la mia difesa", ha puntualizzato Raffaele sempre nel corso della sua dichiarazione spontanea
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GHIRGA: “QUEL CLOCHARD DÀ LORO UNA SCAPPATOIA”.

L’avvocato della Knox rompe il silenzio.
PERUGIA29.03.2009

“Non mi piace questo sistema di commentare le udienze... Poi finisce che si riportano cose che non capisco, come le ‘urla strazianti’ di cui tutti hanno scritto”. Luciano Ghirga come al solito è restio a straparlare dopo il processo, ma stavolta ci ripensa e qualcosa la dice (“sennò poi mi accusate di essere scortese”). Resta la stessa linea difensiva: “La nostra linea - insiste Ghirga - è immutata. Amanda era a casa di Raffaele e non ci sono prove per collocarli sulla casa del delitto. Se Curatolo viene considerato attendibile di certo fornisce un alibi per Amanda e Raffaele, visto che li tiene d’occhio ininterrottamente fino a mezzanotte”. La notte dell’omicidio di Meredith Kercher il clochard Curatolo vide Sollecito e la Knox in piazza Grimana dalle 21,30 a poco prima delle 24. Lo ha detto deponendo ieri davanti alla Corte d’assise di Perugia nel processo ai due giovani, precisando che li vide fino “a poco prima di mezzanotte”. La piazza si trova non lontano dalla casa del delitto. Secondo Curatolo i due non si sarebbero dunque allontanati dalla piazza, in quell’orario in cui invece almeno tre testimoni dicono di aver sentito l’ormai famoso urlo di donna prolungato e i rumori di passi di più persone allontanarsi

[ Corriere dell’Umbria ] 29 March 2009
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OMICIDIO MEREDITH
IL CLOCHARD: HO VISTO AMANDA E RAFFAELE INSIEME
Ha testimoniato in Corte d'Assise il clochard Antonio Curatolo che sostiene di aver visto Amanda e Raffaele la notte dell'omicidio.

La notte dell'omicidio di Meredith Kercher il clochard Antonio Curatolo vide Raffaele Sollecito e Amanda Knox in piazza Grimana, non lontano dalla casa del delitto, dalle 21.30 fino «a poco prima di mezzanotte». Lo ha detto ieri deponendo davanti alla Corte d'assise di Perugia nel processo ai due giovani.
L'uomo ha sostenuto inoltre di non avere mai visto Rudy Guede, già condannato per il delitto mentre un altro dei testimoni sentiti ieri, Fabrizio Gioffredi, ha detto di avere visto insieme Sollecito, la Knox, la Kercher e un «ragazzo di colore che al 99% per cento era Guede» uscire dalla casa di via della Pergola nel pomeriggio del 30 ottobre. Ma Sollecito ha ribattuto: «Quel teste non può avermi visto insieme a Rudy perché non loconosco e penso di non averlo mai incontrato in vita mia».
29/03/2009


[ Tempo ] 29 March 2009
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MEREDITH. LEGALE KERCHER: "CLOCHARD CONFERMA FALSITÀ DI SOLLECITO E KNOX"

29 Marzo 2009
La deposizione di Antonio Curatolo davanti alla Corte d'assise di Perugia "conferma la falsità delle dichiarazioni" rese da Raffale Sollecito e da Amanda Knox sulla loro permanenza nella casa del giovane italiano la sera dell'omicidio, secondo l'avvocato Francesco Maresca, che rappresenta la famiglia di Meredith Kercher come parte civile.
Il legale si è detto "sorpreso" dalle dichiarazioni dei due imputati e da quella che definisce "l'ironia fatta dagli stessi circa la testimonianza del clochard". "Penso che in un processo che riguarda l'omicidio di una ragazza di venti anni - ha aggiunto - nessuno possa permettersi di essere ironico. Chi conosce il codice di procedura sa che lo svolgimento del processo serve a focalizzare ed a puntualizzare tutti gli elementi portati a sostegno dell'ipotesi accusatoria. Così tutte le prove acquisite e da acquisire nel corso del processo che stiamo facendo, testimoniali e documentali, serviranno ad evidenziare, nella piena tutela delle posizioni processuali dell'accusa e della difesa e quindi a favore ed a sfavore dell'una o dell'altra parte, la personalità degli imputati, il loro comportamento nei giorni dell'accaduto, l'orario della morte, le cause della stessa, i riscontri biologici e medico-legali. Questi sono i principali temi oggetto di prova".
Secondo l'avvocato Maresca "Curatolo, nella ricerca della verità, confermando la falsità delle dichiarazioni rese da entrambi gli imputati circa la permanenza degli stessi in casa Sollecito durante la sera dell'omicidio, ci ha dato, così come faranno gli altri testimoni ed i consulenti medico-legali, ulteriori dettagli sui tempi della morte di Mez e sui movimenti degli imputati in quella serata". "Elementi che saranno valutati dalla Corte d'assise - ha proseguito Maresca - così come gli altri risultati dell'intera istruttoria dibattimentale".


[ Occidentale ] 29 March 2009
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UN CLOCHARD: QUELLA SERA LI HO VISTI IN PIAZZA. LA DIFESA: ACCUSE SGRETOLATE
AMANDA E RAFFAELE, SPUNTA UN ALIBI
DECISIVA L'ORA DELLA MORTE DI MEREDITH. I PERITI L'HANNO FISSATA ALLE 23: SARANNO SENTITI LA PROSSIMA SETTIMANA
Dal nostro inviato Alessandro Capponi
PERUGIA - Il testimone dell'accusa come previsto contraddice la versione degli imputati sulla sera del delitto: e però rischia anche di fornire loro un alibi nuovo di zecca. È il clochard Antonio Curatolo: lunga barba bianca, 53 anni, da nove vive in strada; spesso è su una panchina di piazza Grimana, a pochi metri dalla casina di via della Pergola nella quale, nel novembre 2007, fu uccisa la studentessa inglese Meredith Kercher. Era lì, seduto a «leggere e a fumare», anche la sera dell'omicidio. Davanti alla Corte d'assise giura: «La sera dell'omicidio ho visto Amanda e Raffaele, erano in piazza Grimana»; soprattutto, però, aggiunge che i due sono stati lì dalle «9.30-10 alle 11.30-mezzanotte, li ho guardati quattro o cinque volte».

Ma la signora che abita di fronte alla casa nella quale fu uccisa Meredith non dice di aver sentito l'urlo della vittima e la fuga degli assassini proprio intorno alle 11-11.30? Ma se quella è l'ora del delitto, come possono gli imputati Amanda Knox e Raffaele Sollecito essere contemporaneamente in strada e sulla scena del crimine? Le difese, a udienza finita, ironizzano. Giulia Bongiorno, legale del ragazzo, dice che «il testimone dell'accusa sgretola l'ipotesi dell'accusa». Luciano Ghirga, difensore del-l'americana, sorride: «È un testimone che, se ritenuto credibile, mette in discussione l'intera indagine». Chi si aspetta facce tese in procura, sbaglia: «L'unica cosa certa è che Amanda e Raffaele, contrariamente a quanto da loro sostenuto, quella sera non erano in casa a dormire. E in ogni caso non è vero che gli orari non coincidono: i testimoni possono anche aver sbagliato di un quarto d'ora, è umano». Francesco Maresca e Serena Perna, legali dei Kercher, non hanno dubbi: «Curatolo dice cose compatibili con quanto sostenuto dai pm». L'ipotesi accusatoria, adesso, è la seguente: i due ragazzi prima vanno in piazza Grimana e poi uccidono Meredith. Di certo, però, stabilire l'ora della morte della studentessa inglese sembra sempre più importante.
I periti hanno fissato l'orario del decesso intorno alle undici della sera: saranno sentiti la prossima settimana. Il clochard Antonio Curatolo, comunque, non è l'unico testimone a tradire le speranze dell'accusa: l'albanese Hekuran Kokomani, detenuto per spaccio, ribadisce in aula di aver visto Amanda e Raffaele davanti alla casa. Dice di essere stato aggredito e di aver risposto lanciando olive e un telefonino. Aggiunge di averli visti anche tra fine agosto e settembre, «erano con uno zio di lei, americano»: periodo nel quale l'americana non era in Italia e di certo ancora non conosceva lo studente pugliese. Per Giulia Bongiorno «è un testimone già dichiarato inattendibile dal gup». Comunque Amanda Knox, in aula, non sembra voler sfruttare l'alibi fornito dal clochard: «Io quella notte ero in casa di Raffaele», dice al suo avvocato. Poco dopo, mentre ascolta il racconto del testimone albanese, ride senza riuscire a trattenersi, si copre la bocca con le mani.

29 marzo 2009


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MEREDITH. LEGALE KERCHER: "CLOCHARD CONFERMA FALSITÀ DI SOLLECITO E KNOX"
Marzo 2009
La deposizione di Antonio Curatolo davanti alla Corte d'assise di Perugia "conferma la falsità delle dichiarazioni" rese da Raffale Sollecito e da Amanda Knox sulla loro permanenza nella casa del giovane italiano la sera dell'omicidio, secondo l'avvocato Francesco Maresca, che rappresenta la famiglia di Meredith Kercher come parte civile.
Il legale si è detto "sorpreso" dalle dichiarazioni dei due imputati e da quella che definisce "l'ironia fatta dagli stessi circa la testimonianza del clochard". "Penso che in un processo che riguarda l'omicidio di una ragazza di venti anni - ha aggiunto - nessuno possa permettersi di essere ironico. Chi conosce il codice di procedura sa che lo svolgimento del processo serve a focalizzare ed a puntualizzare tutti gli elementi portati a sostegno dell'ipotesi accusatoria. Così tutte le prove acquisite e da acquisire nel corso del processo che stiamo facendo, testimoniali e documentali, serviranno ad evidenziare, nella piena tutela delle posizioni processuali dell'accusa e della difesa e quindi a favore ed a sfavore dell'una o dell'altra parte, la personalità degli imputati, il loro comportamento nei giorni dell'accaduto, l'orario della morte, le cause della stessa, i riscontri biologici e medico-legali. Questi sono i principali temi oggetto di prova".
Secondo l'avvocato Maresca "Curatolo, nella ricerca della verità, confermando la falsità delle dichiarazioni rese da entrambi gli imputati circa la permanenza degli stessi in casa Sollecito durante la sera dell'omicidio, ci ha dato, così come faranno gli altri testimoni ed i consulenti medico-legali, ulteriori dettagli sui tempi della morte di Mez e sui movimenti degli imputati in quella serata". "Elementi che saranno valutati dalla Corte d'assise - ha proseguito Maresca - così come gli altri risultati dell'intera istruttoria dibattimentale".


[ Occidentale ] 29 March 2009
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TESTIMONI UN CLOCHARD E UN ALBANESE INCHIODANO AMANDA E RAFFAELE
di Redazione

Un clochard e un supertestimone in galera per droga. Due rischi boomerang. Ecco le ultime carte dell’accusa che si scoprono sul tavolo dei giudici della corte d’Assise di Perugia. Sono loro a dover far quadrare il cerchio, a dover dimostrare il teorema già enunciato dai rilievi della polizia, dalle bugie, dalle omissioni degli indagati e dai tanti indizi che hanno portato in carcere Raffaele Sollecito, Amanda Knox e l’ivoriano Rudy Guede, l’unico già condannato per l’omicidio di Meredith Kercher. Comincia Antonio Curatolo, l’uomo che dormiva sulla panchina vicino alla casa di via della Pergola. Ha indicato in aula la bella americanina e il suo ex fidanzato riconoscendoli ancora una volta come i due ragazzi che aveva visto insieme la sera del primo novembre (quando avvenne il delitto), al campetto da basket di piazza Grimanana. «Ero seduto sulla panchina», ha raccontato Curatolo, «stavo leggendo, ogni tanto fumavo una sigaretta e alzavo lo sguardo. E ogni volta ho visto i due ragazzi insieme». Dopo di lui tocca all’albanese parlare. Per oltre due ore, viste le difficoltà degli interpreti. Erogan Kokunami ripete di aver notato davanti al cascinale Amanda, Raffaele e Rudy che spiavano dalla strada l’abitazione. «Passavo in auto quando ho visto uno strano sacco nero sulla carreggiata. Prima di urtarlo piano ho suonato. A quel punto mi sono reso conto che non era un sacco ma si trattava di un uomo e una donna che erano distesi». Secondo lui Raffaele e Amanda.
«L’uomo si è scagliato subito contro di me e io per reazione ho dato un cazzotto che gli ha fatto saltare gli occhiali. Poi gli animi si sono calmati, ma la ragazza ha tirato fuori dalla borsa un coltello di 40 centimetri: “Ti faccio vedere io”, mi ha detto». Infine l’intervento di Rudy. «Mentre cercavo di fare manovra per andarmene è spuntato Rudy. “Non ti preoccupare eh, è tutto a posto” - mi ha detto -. Il coltello serve per tagliare una torta».
Ma la sua ricostruzione non trova riscontri.

[ Giornale ] 29 March 2009
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28/3/2009 (15:54) - OMICIDIO DI MEREDITH KERCHER
Processo di Perugia, testimoni in aula
Sollecito controbatte: mai visto Rudy


Raffaele Sollecito guarda le impronte rilevate dalla Polizia


Kokunami: «Li ho visti insieme davanti alla casa, avevano un coltello». Ma la difesa solleva dubbi su date e ricostruzione dei fatti
PERUGIA
Sul banco dei testimoni è stato il turno del «supertestimone» Erogan Kokunami. L'albanese ha dichiarato ai pm di aver visto davanti la casa di via della pergola Amanda, Raffaele e Rudy che spiavano dalla strada l’abitazione. Il teste ha aggiunto che avrebbe conosciuto la ragazza americana e il ragazzo pugliese tra la fine di agosto e i primi di settembre del 2007; due mesi prima dell’omicidio. «Con loro due e uno zio americano di Amanda - spiega il testimone albanese - bevemmo due birre in un bar di Perugia». Sia gli avvocati di Sollecito che della Knox hanno definito questa possibile conoscenza: Amanda e Raffaele si sono conosciuto soltanto a metà ottobre e la ragazza americana è arrivata da Seattle a fine settembre; impossibile dunque che i protagonisti di questa vicenda possano aver bevuto delle birre in un bar in estate.

Sono molti gli elementi che fanno vacillare la ricostruzione di Kokunami. Si va dal mancato riscontro sull’orario dell’incontro tra il teste e i tre indagati davanti a via della Pergola (non vi è certezza se questo sia avvenuto il 30 ottobre o il primo novembre, ndr.) fino al duplice coltello che avrebbe visto prima in mano di Amanda e poi impugnata da Sollecito. Sulla credibilità del testimone albanese è stato ascoltato anche il suo avvocato Antonio Aiello, che al pm ha ribadito che «il suo assistito intorno al mese di novembre lo aveva contattato per fare delle dichiarazioni sull’omicidio di Meredith Kercher. E che si è presentato ai pubblici ministeri intorno al 18 gennaio 2008 appena di ritorno da una vacanza in Albania».

E' stato poi il turno del clochard Antonio Curatolo che sostiene di aver visto Amanda Knox e Raffaele Sollecito la sera del 1 novembre, attorno alle 21, 30 in piazza Grimana, a poca distanza dalla casa dove è stato compiuto l’omicidio (loro hanno sempre sostenuto di essere rimasti nell’abitazione del giovane e quindi impossibile vederli lì a quell’ora) e il teste Fabrizio Gioffredi, un laureato in relazioni internazionali, che ha asserito di aver visto nel pomeriggio del 30 ottobre 2007, uscire tra le 17 e 17, 30 in una giornata piovosa, dalla casa di via della Pergola, Amanda, Mez, Raffaele Sollecito e un giovane di colore («al 99% Guedè, ma - ha detto - non ne sono sicuro perchè era coperto da Sollecito») affermazioni queste che hanno provocato una reazione dell’ingegnere informatico di Giovinazzo. Sollecito ha infatti chiesto di poter rilasciare una dichiarazione spontanea, per controbattere le affermazioni di chi lo avrebbe visto insieme a Rudy Guedè. «non posso essere stato visto con Rudy Guedè (il terzo imputato per l’omicidio e violenza in concorso che ha avuto 30 anni in rito abbreviato - ndr) perchè non lo ho mai incontrato e conosciuto». «E' la terza, quarta volta che lo ribadisco; non l’ho mai incontrato e non lo conosco».


[ Stampa ] 28 March 2009
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Mercoledì 15 aprile 2009 17.05

MEREDITH, GLI AVVOCATI DI RUDY
"PRESSIONI DAGLI USA CONTRO DI LUI"

Troppe pressioni, "mediatiche e non" che "partono da lontano", dagli Stati Uniti: lo denunciano i difensori di Rudy Guede, che chiedono anche all' ambasciata Usa le ragioni della presenza di suoi sedicenti rappresentanti nei corridoi romani della Cassazione, mentre si discuteva dei ricorsi per la concessione della libertà ai tre imputati dell'omicidio di Meredith Kercher
Gli avvocati Walter Biscotti e Nicodemo Gentile, è detto in un comunicato, "prendendo atto dell'ennesima 'americanatà apparsa sul settimanale Oggi hanno deciso di sporgere denuncia nei confronti del direttore della rivista, dell'articolista e dello scrittore Douglas Preston, secondo il quale Rudy è l'unico assassino". Oggi riporta infatti un'intervista allo scrittore Douglas Preston, in passato autore di un libro sul Mostro di Firenze, che definisce "errori incredibili" le accuse ad Amanda Knox e a Raffaele Sollecito e critica il pubblico ministero Giuliano Mignini. "Siamo stufi - continuano i due avvocati - di questo genere di pressioni 'mediatiche e non' che partono da lontano, dai vari Tacopina, dall'avvocato Anne Bremner, da un giudice di Seattle che ha scritto più lettere alla corte ed al pm italiani e da ultimo da questo scrittore, Preston, in evidente ricerca di pubblicità come novello tenente Colombo". Tacopina, consulente americano della famiglia di Amanda, e l'avvocato Bremner, incaricata da un gruppo di amici americani della studentessa di Seattle di occuparsi della sua vicenda giudiziaria, hanno rivolto pesanti critiche all'operato degli inquirenti italiani che hanno avuto ampia eco sui media internazionali. "Non siamo nuovi - affermano ancora gli avvocati Biscotti e Gentile - a questi tentativi di intromissione con gravi accuse e vorremmo chiedere pubblicamente all'ambasciata Usa in Italia chi c'era a nome della ambasciata stessa e cosa ci faceva nei corridoi della Cassazione quando, il primo aprile dell'anno scorso, si discuteva il ricorso di Amanda sulla libertà e degli altri due imputati". Rudy Guede, che si è sempre proclamato innocente, è già stato condannato a 30 anni di reclusione con rito abbreviato, mentre è ancora in corso il processo in assise ad Amanda e Raffaele. Per sabato prossimo è in programma un sopralluogo della Corte nella villetta dove fu uccisa Meredith, sottoposta a sequestro e che nelle scorse settimane è stata oggetto di due "irruzioni" da parte di persone non ancora identificate dagli inquirenti.



[Unione Sarda] 15 April 2009
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MEREDITH: SOPRALLUOGO CORTE IN CASA DELITTO

(AGI) - Perugia, 18 apr. - E' iniziato nel casolare di viale La Pergola, dove la notte tra il primo e il 2 novembre e' stata uccisa la studentessa inglese Meredith Kercher, il sopralluogo della corte d'Assise di Perugia. Sul posto anche i pubblici ministeri Giuliano Mignini e Manuele Comodi, i legali di difese di Amanda Knox e Raffaele Sollecito, i legali delle parti civili e gli agenti della squadra mobile del capoluogo umbro.
La prima parte del sopralluogo si sta svolgendo nella parte esterna dell'abitazione. La corte, presieduta da Giancarlo Massei entrera' poi all'interno del casolare. In particolare, per consentire lo svolgimento del sopralluogo, saranno fatti entrare gruppi di cinque persone alla volta. Da lontano sta assistendo alla procedura anche il padre di Amanda, Curt Knox.
A chiedere il sopralluogo era stata la difesa di Raffaele Sollecito per consentire alla corte di prendere visione dello stato della casa del delitto. Richiesta alla quale si erano poi associate tutte le parti.

[AGI] 18 April 2009
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MEREDITH, IL MEDICO LEGALE:
LA VITTIMA FU COLPITA CON COLTELLI DIVERSI
Mez ebbe rapporto sessuale «non consenziente»
Lettera da un detenuto di Ancona: Sollecito innocente



PERUGIA (18 aprile) - Chi uccise Meredith Kercher prima tentò di strozzarla e poi la colpì alla gola forse con due coltelli. E' il contenuto della deposizione del medico legale Mauro Bacci, consulente dei pubblici ministeri, che si è svolta oggi a porte chiuse davanti alla Corte di assise di Perugia nel processo a Raffaele Sollecito a ad Amanda Knox accusati dell'omicidio.

La questione dei coltelli. Per il medico legale il coltello individuato dall'accusa come l'arma del delitto è compatibile con la ferita più grande, quella mortale, riscontrata sul collo della vittima, mentre non lo è con quella più piccola. Il medico legale ha inoltre parlato di un rapporto sessuale «non consenziente» avuto dalla vittima prima di morire. Per l'avvocato Luca Maori, uno dei difensori di Sollecito, in base alle conclusioni del consulente del pm il coltello indicato dall'accusa è «solo astrattamente compatibile» con le ferite riscontrate. «Il medico legale - ha aggiunto - ipotizza inoltre che la vittima sia stata afferrata davanti e non da dietro».

Sopralluogo nella casa del delitto. Si è concluso il sopralluogo nella casa dove venne uccisa Meredith. I giudici si sono allontanati senza fare commenti con i giornalisti. Il processo è stato rinviato a giovedì prossimon via della Pergola.

Lettera da un detenuto: Sollecito innocente. Un detenuto nel carcere di Ancona, Luciano Aviello, napoletano, 40 anni, ha inviato alla Corte d'Assise di Perugia una lettera nella quale si sostiene che Raffaele Sollecito è innocente, lettera alla quale gli inquirenti non darebbero comunque particolare rilievo. A dare notizia dell'arrivo del testo è stato in apertura d'udienza il presidente del collegio giudicante, Giancarlo Massei. Afferma inoltre di avere dato incarico ad alcuni amici di forzare i sigilli apposti alla casa per dimostrare che chiunque poteva introdursi sulla scena del delitto.

[Messaggero] 18 April 2009


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18-04-09 MEREDITH: A PORTE CHIUSE DEPOSIZIONE DEL MEDICO LEGALE
(ASCA) - Perugia, 18 apr - La Corte d'Assise presieduta da Giancarlo Massei, che deve giudicare Raffaele Sollecito e Amanda Knox accusati della morte della giovane studentessa inglese Maredith Kercher, ha accolto la richiesta dei legali di parte civile della famiglia Kercher, avv. Maresca e Perna, per far svolgere la deposizione del medito legale Mauro Bacci a porte chiuse. E' infatti iniziata cosi' l'udienza odierna, per ascoltare l'unico teste chiamato, il consulente dei PM.

Mignini e Comodi, sugli esiti dell'incidente probatorio sulle cause della morte della giovane Mez. La Corte aveva gia' disposto nell'ultima udienza, oltre alla escussione del teste, un sopralluogo alla casa di Via della Pergola dove e' stata uccisa la studentessa inglese nella notte tra il 1 e 2 novembre 2007, sopralluogo che si terra' al termine della deposizione del medico legale, quindi attorno alle 14 o anche piu' tardi, nel pomeriggio. Infatti due sono state le ipotesi avanzate: o tra le 13-14 o dopo le 16. Stamane prima che i due imputati arrivassero in aula, solita ressa di fotografi, operatori TV e giornalisti davanti al tribunale dove nell'aula degli Affreschi, si celebra il processo; dinanzi alla casa di Via della Pergola con il cancello chiuso e le porte sbarrate (ci sono affissi grandi fogli con la disposizione di sequestro ancora in essere), solo un'auto della polizia.

red/mar/ss


[ASCA] 18 April 2009
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Processo Meredith, nuovo sopralluogo dei giudici nella casa del delitto
Autore: dopstart pubblicato il : 18/04/2009
Perugia - Ci sarà ancora un sopralluogo della Corte d'Assise di Perugia nella casa di via della Pergola, dove la notte tra il primo e il due novembre del 2007 venne uccisa la studentessa inglese, Meredith Kercher. A chiedere il suopralluogo è stata la difesa di Raffaele Sollecito e di Amanda Knox che hanno fatto sapere che non parteciperanno al sopralluogo.
Il sopralluogo da parte dei giudici dovrebbe avvenire oggi pomeriggio dopo una udienza a porte chiuse dove dovrebbe deporre il medico legale Mauro Bacci, consulente dei pubblici ministeri chiamato a riferire gli esiti dell'incidente probatorio sulle cause della morte della studentessa inglese. Secondo il medico legale il coltello sequestrato a Sollecito non sarebbe compatibile con le ferite riportate da Meredith.
Non mancano i colpi di scena. In apertura dell'udienza, il giudice Giancarlo Massei, presidente del collegio giudicante ha dato notizia dell'arrivo di una lettera di un detenuto nel carcere di Ancona nella quale si sostiene che Raffaele Sollecito è innocente.

[Italia News] 18 April 2009
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